Lottieri: "A internet non serve una costituzione"
di Carlo Lottieri *A internet non serve una costituzione* /Il documento aderisce a quel socialismo del «politicamente corretto» che rischia di comprimere ancora di più gli spazi di libertà/ Internet è un pezzo (importante) del nostro mondo: e non è strano che lì, come nelle strade o nelle abitazioni, succeda di tutto e si abbiano violazioni di diritti. Partendo da questo dato, su iniziativa del presidente della Camera Laura Boldrini una commissione guidata da Stefano Rodotà ha stilato una «magna charta» del web in 14 punti, con l’obiettivo di favorire il varo di norme a migliore tutela delle vittime. La cosa suscita perplessità. In primo luogo, il diritto ha una natura semplice e l’emergere di nuove tecnologie non è sufficiente a giustificare documenti che invochino altra regolazione. Pensare a nuove leggi comporta che a qualcuno venga dato questo potere di legiferare in campi già tutelati dal diritto. Le truffe in Internet sono illegali anche senza norme specifiche e non saranno meglio sventate soltanto grazie a un’inflazione di provvedimenti ad hoc. In secondo luogo, che cosa si vuole proteggere con i punti elaborati da Rodotà? Il documento aderisce a quel socialismo del «politicamente corretto» che rischia di comprimere ancora di più gli spazi di libertà. Mentre la tradizione giuridica liberale tutelava l’incolumità personale e la proprietà, qui l’orizzonte è diverso. […] Continua qui: http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=15428
Lo aveva già inviato Fabrizio Testa ieri sera. Direi che è in linea con Micucci. Critiche da non sottovalutare... Il 17/ott/2014 20:07 "J.C. DE MARTIN" <demartin@polito.it> ha scritto:
di Carlo Lottieri *A internet non serve una costituzione*
*Il documento aderisce a quel socialismo del «politicamente corretto» che rischia di comprimere ancora di più gli spazi di libertà*
Internet è un pezzo (importante) del nostro mondo: e non è strano che lì, come nelle strade o nelle abitazioni, succeda di tutto e si abbiano violazioni di diritti.
Partendo da questo dato, su iniziativa del presidente della Camera Laura Boldrini una commissione guidata da Stefano Rodotà ha stilato una «magna charta» del web in 14 punti, con l’obiettivo di favorire il varo di norme a migliore tutela delle vittime. La cosa suscita perplessità.
In primo luogo, il diritto ha una natura semplice e l’emergere di nuove tecnologie non è sufficiente a giustificare documenti che invochino altra regolazione.
Pensare a nuove leggi comporta che a qualcuno venga dato questo potere di legiferare in campi già tutelati dal diritto. Le truffe in Internet sono illegali anche senza norme specifiche e non saranno meglio sventate soltanto grazie a un’inflazione di provvedimenti ad hoc. In secondo luogo, che cosa si vuole proteggere con i punti elaborati da Rodotà? Il documento aderisce a quel socialismo del «politicamente corretto» che rischia di comprimere ancora di più gli spazi di libertà. Mentre la tradizione giuridica liberale tutelava l’incolumità personale e la proprietà, qui l’orizzonte è diverso.
[…]
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Nulla sarà sottovalutato. E già il fatto che ci facciamo di diffondere le critiche persino più dei pareri positivi mi sembra un segnale non del tutto trascurabile. juan carlos On 17/10/14 20:14, Carlo Blengino wrote:
Lo aveva già inviato Fabrizio Testa ieri sera. Direi che è in linea con Micucci. Critiche da non sottovalutare...
Il 17/ott/2014 20:07 "J.C. DE MARTIN" <demartin@polito.it <mailto:demartin@polito.it>> ha scritto:
di Carlo Lottieri *A internet non serve una costituzione*
/Il documento aderisce a quel socialismo del «politicamente corretto» che rischia di comprimere ancora di più gli spazi di libertà/
Internet è un pezzo (importante) del nostro mondo: e non è strano che lì, come nelle strade o nelle abitazioni, succeda di tutto e si abbiano violazioni di diritti.
Partendo da questo dato, su iniziativa del presidente della Camera Laura Boldrini una commissione guidata da Stefano Rodotà ha stilato una «magna charta» del web in 14 punti, con l’obiettivo di favorire il varo di norme a migliore tutela delle vittime. La cosa suscita perplessità.
In primo luogo, il diritto ha una natura semplice e l’emergere di nuove tecnologie non è sufficiente a giustificare documenti che invochino altra regolazione.
Pensare a nuove leggi comporta che a qualcuno venga dato questo potere di legiferare in campi già tutelati dal diritto. Le truffe in Internet sono illegali anche senza norme specifiche e non saranno meglio sventate soltanto grazie a un’inflazione di provvedimenti ad hoc. In secondo luogo, che cosa si vuole proteggere con i punti elaborati da Rodotà? Il documento aderisce a quel socialismo del «politicamente corretto» che rischia di comprimere ancora di più gli spazi di libertà. Mentre la tradizione giuridica liberale tutelava l’incolumità personale e la proprietà, qui l’orizzonte è diverso.
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