di Carlo Lottieri
A internet non serve una costituzione
Il documento aderisce a quel socialismo del «politicamente
corretto» che rischia di comprimere ancora di più gli spazi di
libertà
Internet è un pezzo (importante) del nostro mondo: e non è strano
che lì, come nelle strade o nelle abitazioni, succeda di tutto e si
abbiano violazioni di diritti.
Partendo da questo dato, su iniziativa del presidente della Camera
Laura Boldrini una commissione guidata da Stefano Rodotà ha stilato
una «magna charta» del web in 14 punti, con l’obiettivo di favorire
il varo di norme a migliore tutela delle vittime. La cosa suscita
perplessità.
In primo luogo, il diritto ha una natura semplice e l’emergere di
nuove tecnologie non è sufficiente a giustificare documenti che
invochino altra regolazione.
Pensare a nuove leggi comporta che a qualcuno venga dato questo
potere di legiferare in campi già tutelati dal diritto. Le truffe in
Internet sono illegali anche senza norme specifiche e non saranno
meglio sventate soltanto grazie a un’inflazione di provvedimenti ad
hoc. In secondo luogo, che cosa si vuole proteggere con i punti
elaborati da Rodotà? Il documento aderisce a quel socialismo del
«politicamente corretto» che rischia di comprimere ancora di più gli
spazi di libertà. Mentre la tradizione giuridica liberale tutelava
l’incolumità personale e la proprietà, qui l’orizzonte è diverso.
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