Garante privacy e cyberbullismo
Della lettera del Garante privacy al Ministro dell'Istruzione sul cyber bullismo http://bit.ly/Y5Asms è, credo, ampiamente condivisibile la richiesta di sensibilizzazione per una formazione scolastica più attenta e puntuale in materia di tutela dei dati personali (benché anche un po' più di informatica non farebbe male...). Ritengo, invece, poco appropriato l'utilizzo di immagini negative tipo (le virgolette sono del Garante stesso) il "lato oscuro" dei social-network o la "terra incognita" di Internet. E' noto che sono le cose che non conosciamo quelle che ci fanno paura. Le parole del Garante, IMHO, trasmettono una spiacevole sensazione di non padronanza di tali mezzi. Un caro saluto, Monica
Cara Monica, forse la prosa su certi punti indugia un poco nell'aggettivazione ad effetto, ma perché non parlare del "lato oscuro" dei social-network o meglio della Rete? Non credo che sia una questione di ignoranza o di paura, ma di obiettività ed in questo il Garante stesso è chiaro ("lo sviluppo tecnologico è sempre connotato dall'endiadi "opportunità-rischi"). Su questo dovremmo forse riflettere invece. Nello sforzo di sostenere lo sviluppo delle nuove tecnologie, specie in un contesto un po' refrattario come quello italiano, ci si è focalizzati molto sugli aspetti positivi, ma occorre probabilmente gettare più luce (ora che la fase iniziale è superata) anche su quelli negativi. Che la Rete venga utilizzata per commettere crimini anche molto gravi (v. alla voce pedo-pornografia) non è un mistero e che abbia offerto ai criminali nuovi strumenti ben lo sanno i penalisti. Quindi perchè non denunciare, proprio da parte di chi è favorevole allo sviluppo ed all'innovazione che internet ha comportato, anche questi aspetti? La c.d. cultura digitale non può solo fermarsi sul bello e sul buono, ma dove consapevolmente guardare anche al negativo e valutare come rimuoverlo o quantomeno limitarlo. Non mi pare una questione di paura, ma un giusto richiamo alla sensibilizzazione su temi a volte taciuti da un certo tecno-entusiasmo di maniera o, più spesso, a causa di un'attenzione rivolta principalmente ai profili collegati all'economia digitale piuttosto che al rispetto dei diritti. Alessandro On Mon, 14 Jan 2013 17:51:08 +0100 "avv. Monica A. Senor" <senor@penalistiassociati.it> wrote:
Della lettera del Garante privacy al Ministro dell'Istruzione sul cyber bullismo http://bit.ly/Y5Asms è, credo, ampiamente condivisibile la richiesta di sensibilizzazione per una formazione scolastica più attenta e puntuale in materia di tutela dei dati personali (benché anche un po' più di informatica non farebbe male...). Ritengo, invece, poco appropriato l'utilizzo di immagini negative tipo (le virgolette sono del Garante stesso) il "lato oscuro" dei social-network o la "terra incognita" di Internet. E' noto che sono le cose che non conosciamo quelle che ci fanno paura.
Le parole del Garante, IMHO, trasmettono una spiacevole sensazione di non padronanza di tali mezzi.
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Concordo in pieno: proprio perchè amo le teconologie e pretendo un'Internet libera auspico anche una regolamentazione. Il che non significa "controllo" o "censura", bensì un ritorno al ruolo fondamentale delle regole, ossia far vivere meglio tutti. Come nel mondo reale voglio essere libero, libero di studiare, di esprimermi, di dissentire, ma non posso essere libero di sparare sulla folla, di appropriarmi di quel che non è mio eccetera, così nel mondo virtuale non posso essere libero di insultare, di sfruttare minori, di istigare al delitto. Già in altre occasioni ho sostenuto che non vi è differenza concettuale fra il mondo reale e quello digitale, ma nel secondo un maggior anonimato ed una potenza di elaborazione dei dati infinitamente superiore amplifica di molto determinati effetti. Al di là del linguaggio, riportare ogni tanto l'attenzione anche ai pericoli, a questo "lato oscuro" che pervade l'essere umano e, di conseguenza, le sue manifestazioni, non può che essere positivo. Diego
From: alessandro.mantelero@polito.it To: senor@penalistiassociati.it; nexa@server-nexa.polito.it Date: Tue, 15 Jan 2013 09:41:27 +0100 Subject: Re: [nexa] Garante privacy e cyberbullismo
Cara Monica,
forse la prosa su certi punti indugia un poco nell'aggettivazione ad effetto, ma perché non parlare del "lato oscuro" dei social-network o meglio della Rete? Non credo che sia una questione di ignoranza o di paura, ma di obiettività ed in questo il Garante stesso è chiaro ("lo sviluppo tecnologico è sempre connotato dall'endiadi "opportunità-rischi"). Su questo dovremmo forse riflettere invece. Nello sforzo di sostenere lo sviluppo delle nuove tecnologie, specie in un contesto un po' refrattario come quello italiano, ci si è focalizzati molto sugli aspetti positivi, ma occorre probabilmente gettare più luce (ora che la fase iniziale è superata) anche su quelli negativi. Che la Rete venga utilizzata per commettere crimini anche molto gravi (v. alla voce pedo-pornografia) non è un mistero e che abbia offerto ai criminali nuovi strumenti ben lo sanno i penalisti. Quindi perchè non denunciare, proprio da parte di chi è favorevole allo sviluppo ed all'innovazione che internet ha comportato, anche questi aspetti? La c.d. cultura digitale non può solo fermarsi sul bello e sul buono, ma dove consapevolmente guardare anche al negativo e valutare come rimuoverlo o quantomeno limitarlo. Non mi pare una questione di paura, ma un giusto richiamo alla sensibilizzazione su temi a volte taciuti da un certo tecno-entusiasmo di maniera o, più spesso, a causa di un'attenzione rivolta principalmente ai profili collegati all'economia digitale piuttosto che al rispetto dei diritti.
Alessandro
On Mon, 14 Jan 2013 17:51:08 +0100 "avv. Monica A. Senor" <senor@penalistiassociati.it> wrote:
Della lettera del Garante privacy al Ministro dell'Istruzione sul cyber bullismo http://bit.ly/Y5Asms è, credo, ampiamente condivisibile la richiesta di sensibilizzazione per una formazione scolastica più attenta e puntuale in materia di tutela dei dati personali (benché anche un po' più di informatica non farebbe male...). Ritengo, invece, poco appropriato l'utilizzo di immagini negative tipo (le virgolette sono del Garante stesso) il "lato oscuro" dei social-network o la "terra incognita" di Internet. E' noto che sono le cose che non conosciamo quelle che ci fanno paura.
Le parole del Garante, IMHO, trasmettono una spiacevole sensazione di non padronanza di tali mezzi.
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Ripeto, concordo, ma a me interessa proprio il linguaggio. E mi interessa anche un rigoroso vaglio dei fatti: per esempio, l'incredibile, infinita campagna, sui pericoli dell'"adescamento" online di minori vogliamo che si confronti o no con dati oggettivi? Dati che ci dicono che statisticamente le violenze su minori sono al 90% e più fatte in famiglia o da persone a diretto contatto coi minori stessi (insegnanti, allenatori, religiosi, ecc.)? Il ché _non_ vuol dire che il pericolo online non esista: ma che è dovere di tutti trattarlo razionalmente. E che quindi, per esempio, se devo allocare risorse, quelle risorse (mediatiche, dello Stato, delle scuole, ecc.) dovrebbero andare più o meno al 90% a trovare il modo di aiutare quei poveri bambini che vengono abusati tra le mura domestiche. Solo che è difficile aiutarli in quei contesti. E poi sai che noia parlarne .... E' molto più facile, fa molti più click, vende molte più copie, fa molto più moderno insistere all'infinito sui "mostri" che si aggirano su Facebook. Ciao, juan carlos On 15/01/13 09:54, Diego Giorio wrote:
Concordo in pieno: proprio perchè amo le teconologie e pretendo un'Internet libera auspico anche una regolamentazione. Il che non significa "controllo" o "censura", bensì un ritorno al ruolo fondamentale delle regole, ossia far vivere meglio tutti. Come nel mondo reale voglio essere libero, libero di studiare, di esprimermi, di dissentire, ma non posso essere libero di sparare sulla folla, di appropriarmi di quel che non è mio eccetera, così nel mondo virtuale non posso essere libero di insultare, di sfruttare minori, di istigare al delitto. Già in altre occasioni ho sostenuto che non vi è differenza concettuale fra il mondo reale e quello digitale, ma nel secondo un maggior anonimato ed una potenza di elaborazione dei dati infinitamente superiore amplifica di molto determinati effetti. Al di là del linguaggio, riportare ogni tanto l'attenzione anche ai pericoli, a questo "lato oscuro" che pervade l'essere umano e, di conseguenza, le sue manifestazioni, non può che essere positivo.
Diego
From: alessandro.mantelero@polito.it To: senor@penalistiassociati.it; nexa@server-nexa.polito.it Date: Tue, 15 Jan 2013 09:41:27 +0100 Subject: Re: [nexa] Garante privacy e cyberbullismo
Cara Monica,
forse la prosa su certi punti indugia un poco nell'aggettivazione ad effetto, ma perché non parlare del "lato oscuro" dei social-network o meglio della Rete? Non credo che sia una questione di ignoranza o di paura, ma di obiettività ed in questo il Garante stesso è chiaro ("lo sviluppo tecnologico è sempre connotato dall'endiadi "opportunità-rischi"). Su questo dovremmo forse riflettere invece. Nello sforzo di sostenere lo sviluppo delle nuove tecnologie, specie in un contesto un po' refrattario come quello italiano, ci si è focalizzati molto sugli aspetti positivi, ma occorre probabilmente gettare più luce (ora che la fase iniziale è superata) anche su quelli negativi. Che la Rete venga utilizzata per commettere crimini anche molto gravi (v. alla voce pedo-pornografia) non è un mistero e che abbia offerto ai criminali nuovi strumenti ben lo sanno i penalisti. Quindi perchè non denunciare, proprio da parte di chi è favorevole allo sviluppo ed all'innovazione che internet ha comportato, anche questi aspetti? La c.d. cultura digitale non può solo fermarsi sul bello e sul buono, ma dove consapevolmente guardare anche al negativo e valutare come rimuoverlo o quantomeno limitarlo. Non mi pare una questione di paura, ma un giusto richiamo alla sensibilizzazione su temi a volte taciuti da un certo tecno-entusiasmo di maniera o, più spesso, a causa di un'attenzione rivolta principalmente ai profili collegati all'economia digitale piuttosto che al rispetto dei diritti.
Alessandro
On Mon, 14 Jan 2013 17:51:08 +0100 "avv. Monica A. Senor" <senor@penalistiassociati.it> wrote:
Della lettera del Garante privacy al Ministro dell'Istruzione sul cyber bullismo http://bit.ly/Y5Asms è, credo, ampiamente condivisibile la richiesta di sensibilizzazione per una formazione scolastica più attenta e puntuale in materia di tutela dei dati personali (benché anche un po' più di informatica non farebbe male...). Ritengo, invece, poco appropriato l'utilizzo di immagini negative tipo (le virgolette sono del Garante stesso) il "lato oscuro" dei social-network o la "terra incognita" di Internet. E' noto che sono le cose che non conosciamo quelle che ci fanno paura.
Le parole del Garante, IMHO, trasmettono una spiacevole sensazione di non padronanza di tali mezzi.
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Caro Juan Carlos, sono d'accordo circa le osservazioni sui media ed un certo modo di fare giornalismo (che non tocca solo internet), lo stesso che per altro molte volte esalta eccessivamente alcuni aspetti della tecnologia con poca comprensione degli stessi (cloud, RFID, big data,....). Il Garante mi pare storicamente lontano da certi rischi. Personalmente nel comunicato avrei solo sfumato l'incipit e qualche aggettivo, ma per il resto mi è parso molto equilibrato, ben lontano dal sensazionalismo mediatico. Sull'importanza della ricerca su questi temi nuovamente concordo e, come tu sai, da tempo sostengo occorra indagare il rapporto fra internet e minori. A presto, A. On Tue, 15 Jan 2013 10:17:52 +0100 "J.C. DE MARTIN" <demartin@polito.it> wrote:
Ripeto, concordo, ma a me interessa proprio il linguaggio.
E mi interessa anche un rigoroso vaglio dei fatti: per esempio, l'incredibile, infinita campagna, sui pericoli dell'"adescamento" online di minori vogliamo che si confronti o no con dati oggettivi? Dati che ci dicono che statisticamente le violenze su minori sono al 90% e più fatte in famiglia o da persone a diretto contatto coi minori stessi (insegnanti, allenatori, religiosi, ecc.)?
Il ché _non_ vuol dire che il pericolo online non esista: ma che è dovere di tutti trattarlo razionalmente. E che quindi, per esempio, se devo allocare risorse, quelle risorse (mediatiche, dello Stato, delle scuole, ecc.) dovrebbero andare più o meno al 90% a trovare il modo di aiutare quei poveri bambini che vengono abusati tra le mura domestiche. Solo che è difficile aiutarli in quei contesti. E poi sai che noia parlarne .... E' molto più facile, fa molti più click, vende molte più copie, fa molto più moderno insistere all'infinito sui "mostri" che si aggirano su Facebook.
Ciao,
juan carlos
On 15/01/13 09:54, Diego Giorio wrote:
Concordo in pieno: proprio perchè amo le teconologie e pretendo un'Internet libera auspico anche una regolamentazione. Il che non significa "controllo" o "censura", bensì un ritorno al ruolo fondamentale delle regole, ossia far vivere meglio tutti. Come nel mondo reale voglio essere libero, libero di studiare, di esprimermi, di dissentire, ma non posso essere libero di sparare sulla folla, di appropriarmi di quel che non è mio eccetera, così nel mondo virtuale non posso essere libero di insultare, di sfruttare minori, di istigare al delitto. Già in altre occasioni ho sostenuto che non vi è differenza concettuale fra il mondo reale e quello digitale, ma nel secondo un maggior anonimato ed una potenza di elaborazione dei dati infinitamente superiore amplifica di molto determinati effetti. Al di là del linguaggio, riportare ogni tanto l'attenzione anche ai pericoli, a questo "lato oscuro" che pervade l'essere umano e, di conseguenza, le sue manifestazioni, non può che essere positivo.
Diego
From: alessandro.mantelero@polito.it To: senor@penalistiassociati.it; nexa@server-nexa.polito.it Date: Tue, 15 Jan 2013 09:41:27 +0100 Subject: Re: [nexa] Garante privacy e cyberbullismo
Cara Monica,
forse la prosa su certi punti indugia un poco nell'aggettivazione ad effetto, ma perché non parlare del "lato oscuro" dei social-network o meglio della Rete? Non credo che sia una questione di ignoranza o di paura, ma di obiettività ed in questo il Garante stesso è chiaro ("lo sviluppo tecnologico è sempre connotato dall'endiadi "opportunità-rischi"). Su questo dovremmo forse riflettere invece. Nello sforzo di sostenere lo sviluppo delle nuove tecnologie, specie in un contesto un po' refrattario come quello italiano, ci si è focalizzati molto sugli aspetti positivi, ma occorre probabilmente gettare più luce (ora che la fase iniziale è superata) anche su quelli negativi. Che la Rete venga utilizzata per commettere crimini anche molto gravi (v. alla voce pedo-pornografia) non è un mistero e che abbia offerto ai criminali nuovi strumenti ben lo sanno i penalisti. Quindi perchè non denunciare, proprio da parte di chi è favorevole allo sviluppo ed all'innovazione che internet ha comportato, anche questi aspetti? La c.d. cultura digitale non può solo fermarsi sul bello e sul buono, ma dove consapevolmente guardare anche al negativo e valutare come rimuoverlo o quantomeno limitarlo. Non mi pare una questione di paura, ma un giusto richiamo alla sensibilizzazione su temi a volte taciuti da un certo tecno-entusiasmo di maniera o, più spesso, a causa di un'attenzione rivolta principalmente ai profili collegati all'economia digitale piuttosto che al rispetto dei diritti.
Alessandro
On Mon, 14 Jan 2013 17:51:08 +0100 "avv. Monica A. Senor" <senor@penalistiassociati.it> wrote:
Della lettera del Garante privacy al Ministro dell'Istruzione sul cyber bullismo http://bit.ly/Y5Asms è, credo, ampiamente condivisibile la richiesta di sensibilizzazione per una formazione scolastica più attenta e puntuale in materia di tutela dei dati personali (benché anche un po' più di informatica non farebbe male...). Ritengo, invece, poco appropriato l'utilizzo di immagini negative tipo (le virgolette sono del Garante stesso) il "lato oscuro" dei social-network o la "terra incognita" di Internet. E' noto che sono le cose che non conosciamo quelle che ci fanno paura.
Le parole del Garante, IMHO, trasmettono una spiacevole sensazione di non padronanza di tali mezzi.
Un caro saluto, Monica
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Caro Alessandro, nella sostanza credo siamo tutti d'accordo, ma a mio avviso non possiamo non tener conto che i media italiani si distinguono per una spettacolarizzazione tendenzialmente in negativo di tutto quanto connesso a Internet. E lo fanno con linguaggio a effetto, superficialità e tendenziale esagerazione iperbolica di qualsiasi aspetto negativo (vero o anche solo potenziale) della rete. Rimarcare quanto sopra ovviamente non significa ricadere nella schiera di coloro (ammesso esistano) che dicono che la Rete è perfetta. Ne' tanto meno, per persone come noi, rinunciare a investigare con serietà, equilibrio e rigore tutti gli aspetti di Internet, inclusi naturalmente quelli negativi. Anzi, c'è chi sostiene che dovrebbe essere una nostra priorità, non solo perché importante in sé e per sé, ma anche per provare a coniare moneta nuova che scacci (auspicabilmente) la moneta cattiva di cui sopra (il sensazionalismo). Da questo punto di vista, quindi, sarebbe utile, particolarmente in Italia, che le istituzioni avessero un approccio misurato e razionale alla Rete, anche nel linguaggio. My 2 cents. Ora torno ai progetti europei, che scadono oggi :) Ciao, juan carlos On 15/01/13 09:41, MANTELERO ALESSANDRO wrote:
Cara Monica,
forse la prosa su certi punti indugia un poco nell'aggettivazione ad effetto, ma perché non parlare del "lato oscuro" dei social-network o meglio della Rete? Non credo che sia una questione di ignoranza o di paura, ma di obiettività ed in questo il Garante stesso è chiaro ("lo sviluppo tecnologico è sempre connotato dall'endiadi "opportunità-rischi"). Su questo dovremmo forse riflettere invece. Nello sforzo di sostenere lo sviluppo delle nuove tecnologie, specie in un contesto un po' refrattario come quello italiano, ci si è focalizzati molto sugli aspetti positivi, ma occorre probabilmente gettare più luce (ora che la fase iniziale è superata) anche su quelli negativi. Che la Rete venga utilizzata per commettere crimini anche molto gravi (v. alla voce pedo-pornografia) non è un mistero e che abbia offerto ai criminali nuovi strumenti ben lo sanno i penalisti. Quindi perchè non denunciare, proprio da parte di chi è favorevole allo sviluppo ed all'innovazione che internet ha comportato, anche questi aspetti? La c.d. cultura digitale non può solo fermarsi sul bello e sul buono, ma dove consapevolmente guardare anche al negativo e valutare come rimuoverlo o quantomeno limitarlo. Non mi pare una questione di paura, ma un giusto richiamo alla sensibilizzazione su temi a volte taciuti da un certo tecno-entusiasmo di maniera o, più spesso, a causa di un'attenzione rivolta principalmente ai profili collegati all'economia digitale piuttosto che al rispetto dei diritti.
Alessandro
On Mon, 14 Jan 2013 17:51:08 +0100 "avv. Monica A. Senor" <senor@penalistiassociati.it> wrote:
Della lettera del Garante privacy al Ministro dell'Istruzione sul cyber bullismo http://bit.ly/Y5Asms è, credo, ampiamente condivisibile la richiesta di sensibilizzazione per una formazione scolastica più attenta e puntuale in materia di tutela dei dati personali (benché anche un po' più di informatica non farebbe male...). Ritengo, invece, poco appropriato l'utilizzo di immagini negative tipo (le virgolette sono del Garante stesso) il "lato oscuro" dei social-network o la "terra incognita" di Internet. E' noto che sono le cose che non conosciamo quelle che ci fanno paura.
Le parole del Garante, IMHO, trasmettono una spiacevole sensazione di non padronanza di tali mezzi.
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A questo proposito richiamo il confronto di due giornali, italiano e spagnolo, del 19 luglio 2012 e che ho conservato come esempio: Italia: "incubo", "fallimento". La Spagna "la domanda ne risente". Sono loro che la prendono alla leggera o siamo noi che facciamo sempre di tutto un dramma? Diego
Date: Tue, 15 Jan 2013 09:59:37 +0100 From: demartin@polito.it To: nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] Garante privacy e cyberbullismo
Caro Alessandro,
nella sostanza credo siamo tutti d'accordo, ma a mio avviso non possiamo non tener conto che i media italiani si distinguono per una spettacolarizzazione tendenzialmente in negativo di tutto quanto connesso a Internet. E lo fanno con linguaggio a effetto, superficialità e tendenziale esagerazione iperbolica di qualsiasi aspetto negativo (vero o anche solo potenziale) della rete.
Rimarcare quanto sopra ovviamente non significa ricadere nella schiera di coloro (ammesso esistano) che dicono che la Rete è perfetta.
Ne' tanto meno, per persone come noi, rinunciare a investigare con serietà, equilibrio e rigore tutti gli aspetti di Internet, inclusi naturalmente quelli negativi. Anzi, c'è chi sostiene che dovrebbe essere una nostra priorità, non solo perché importante in sé e per sé, ma anche per provare a coniare moneta nuova che scacci (auspicabilmente) la moneta cattiva di cui sopra (il sensazionalismo).
Da questo punto di vista, quindi, sarebbe utile, particolarmente in Italia, che le istituzioni avessero un approccio misurato e razionale alla Rete, anche nel linguaggio.
My 2 cents. Ora torno ai progetti europei, che scadono oggi :)
Ciao,
juan carlos
On 15/01/13 09:41, MANTELERO ALESSANDRO wrote:
Cara Monica,
forse la prosa su certi punti indugia un poco nell'aggettivazione ad effetto, ma perché non parlare del "lato oscuro" dei social-network o meglio della Rete? Non credo che sia una questione di ignoranza o di paura, ma di obiettività ed in questo il Garante stesso è chiaro ("lo sviluppo tecnologico è sempre connotato dall'endiadi "opportunità-rischi"). Su questo dovremmo forse riflettere invece. Nello sforzo di sostenere lo sviluppo delle nuove tecnologie, specie in un contesto un po' refrattario come quello italiano, ci si è focalizzati molto sugli aspetti positivi, ma occorre probabilmente gettare più luce (ora che la fase iniziale è superata) anche su quelli negativi. Che la Rete venga utilizzata per commettere crimini anche molto gravi (v. alla voce pedo-pornografia) non è un mistero e che abbia offerto ai criminali nuovi strumenti ben lo sanno i penalisti. Quindi perchè non denunciare, proprio da parte di chi è favorevole allo sviluppo ed all'innovazione che internet ha comportato, anche questi aspetti? La c.d. cultura digitale non può solo fermarsi sul bello e sul buono, ma dove consapevolmente guardare anche al negativo e valutare come rimuoverlo o quantomeno limitarlo. Non mi pare una questione di paura, ma un giusto richiamo alla sensibilizzazione su temi a volte taciuti da un certo tecno-entusiasmo di maniera o, più spesso, a causa di un'attenzione rivolta principalmente ai profili collegati all'economia digitale piuttosto che al rispetto dei diritti.
Alessandro
On Mon, 14 Jan 2013 17:51:08 +0100 "avv. Monica A. Senor" <senor@penalistiassociati.it> wrote:
Della lettera del Garante privacy al Ministro dell'Istruzione sul cyber bullismo http://bit.ly/Y5Asms è, credo, ampiamente condivisibile la richiesta di sensibilizzazione per una formazione scolastica più attenta e puntuale in materia di tutela dei dati personali (benché anche un po' più di informatica non farebbe male...). Ritengo, invece, poco appropriato l'utilizzo di immagini negative tipo (le virgolette sono del Garante stesso) il "lato oscuro" dei social-network o la "terra incognita" di Internet. E' noto che sono le cose che non conosciamo quelle che ci fanno paura.
Le parole del Garante, IMHO, trasmettono una spiacevole sensazione di non padronanza di tali mezzi.
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