Articolo Governi privati e intelligenza artificiale
Buongiorno, vi sottopongo il preprint di un mio articolo su Governi privati e intelligenza artificiale: <https://zenodo.org/records/15522002> La tesi è che i tratti feudali dell'epoca presente fossero stati previsti, negli Stati Uniti, dal 1890, da chi difese e introdusse le prime leggi antitrust. È la legge giuridica a creare le corporations e le regole del mercato, e chi - anziché salvaguardare la concorrenza e alcuni beni comuni - opti a favore della regolazione dei monopoli, ponendo le basi giuridiche della loro esistenza, compie una scelta a favore di norme giuridiche che condurranno a oligarchie, a dispotismi e all'instaurarsi di relazioni feudali. La scelta è politica. A chi inquini il dibattito pubblico sull'intelligenza artificiale con inapplicabili linee guida, anemici standard tecnici e fantasie sulla moralizzazione di inesistenti menti artificiali, convogliando le istanze democratiche in qualche ininfluente consultazione pubblica, occorre ricordare che gli unici agenti artificiali esistenti sono le corporations, come Louis Brandeis osservava, e l'unico approccio democratico all'intelligenza artificiale è quello anti-monopolistico. Vi sarò grata di qualsiasi osservazione. Un saluto, Daniela
Splendida conclusione Daniela: ``` Ma, per chi occupi il vertice di una gerarchia feudale, “l'istinto di perpetuare il lavoro inutile” si fonda, come osservava George Orwell, su una ben fondata paura della massa. La massa è composta infatti “da spregevoli animali che, se avessero tempo a disposizione, sarebbero pericolosi; ad evitare rischi, è meglio che siano sempre troppo occupati per pensare”. ``` Ti pongo una domanda: se il parallelo con il feudalesimo è solido, possiamo usarlo per ideare strategie politiche per superarlo? Cosa ha determinato la fine del feudalesimo e come potremmo sfruttarlo, almeno, per gettare le basi del suo superamento nei prossimi anni? Giacomo Il 27 Maggio 2025 07:17:49 UTC, Daniela Tafani <daniela.tafani@unipi.it> ha scritto:
Buongiorno,
vi sottopongo il preprint di un mio articolo su Governi privati e intelligenza artificiale:
<https://zenodo.org/records/15522002>
La tesi è che i tratti feudali dell'epoca presente fossero stati previsti, negli Stati Uniti, dal 1890, da chi difese e introdusse le prime leggi antitrust. È la legge giuridica a creare le corporations e le regole del mercato, e chi - anziché salvaguardare la concorrenza e alcuni beni comuni - opti a favore della regolazione dei monopoli, ponendo le basi giuridiche della loro esistenza, compie una scelta a favore di norme giuridiche che condurranno a oligarchie, a dispotismi e all'instaurarsi di relazioni feudali. La scelta è politica.
A chi inquini il dibattito pubblico sull'intelligenza artificiale con inapplicabili linee guida, anemici standard tecnici e fantasie sulla moralizzazione di inesistenti menti artificiali, convogliando le istanze democratiche in qualche ininfluente consultazione pubblica, occorre ricordare che gli unici agenti artificiali esistenti sono le corporations, come Louis Brandeis osservava, e l'unico approccio democratico all'intelligenza artificiale è quello anti-monopolistico.
Vi sarò grata di qualsiasi osservazione.
Un saluto, Daniela
On 5/30/25 21:54, Giacomo Tesio wrote:
Cosa ha determinato la fine del feudalesimo e come potremmo sfruttarlo, almeno, per gettare le basi del suo superamento nei prossimi anni?
Domanda interessante. Ecco un classico della storiografia, "La società feudale" di Marc Bloch, in traduzione italiana (Einaudi, 1999). ----------citazione P. 493 "Il feudalesimo europeo appare dunque il risultato della *brutale dissoluzione di società più antiche*. Sarebbe, infatti, inintelligibile senza il grande sconvolgimento delle invasioni germaniche, che, forzando a fondersi insieme due società situate originariamente a stadi differenti dell’evoluzione, frantumò i quadri di entrambe e fece tornare alla superficie tante maniere di pensare e abitudini sociali d’un carattere singolarmente primitivo. Esso si costituì in modo definitivo nell'atmosfera delle ultime aggressioni barbariche. Presupponeva un **profondo rallentamento della vita di relazione, una circolazione monetaria troppo atrofizzata per permettere una burocrazia stipendiata, una mentalità attaccata al sensibile e al prossimo.** Quando tali condizioni cominciarono a cambiare, l'era del feudalesimo volse verso il suo declino" ------------fine Si ritrovano, oggi, in una qualche forma diversa, queste componenti? E ancora (p 496): ----------------citazione "Nell’area della civiltà occidentale, la carta del feudalesimo presenta larghi vuoti: penisola scandinava, Frisia, Irlanda. Forse, è ancor più importante rilevare che l’Europa feudale non fu tutta tale nel medesimo grado né con lo stesso ritmo e, soprattutto, che in nessun luogo fu completamente tale. In nessun paese, la popolazione rurale cadde totalmente nei vincoli di una dipendenza personale ed ereditaria. Quasi dovunque, se pur in numero estremamente variabile a seconda delle regioni, sopravvissero **allodi**, grandi o piccoli II concetto dello **Stato** non scomparve mai in maniera assoluta e, dove conservò maggior forza, degli uomini continuarono a chiamarsi « liberi », nel senso antico della parola, perché dipendevano solamente dal capo del popolo o dai suoi rappresentanti. Gruppi di contadini guerrieri sopravvissero in Normandia, nell’Inghilterra danese, in Spagna. Il **giuramento comune**, antitetico al giuramento di subordinazione, visse nelle **istituzioni di pace e trionfò nei Comuni**. Senza dubbio, è nel destino di qualsiasi sistema d’istituzioni umane di non realizzarsi che assai imperfettamente. Nell’economia europea dell’inizio del secolo xx, posta incontestabilmente sotto il segno del capitalismo, più di un’impresa non continuava forse a sfuggire a questo schema?" ------------------fine Le forze anti-feudali, diceva Bloch, furono la proprietà allodiale (degli uomini liberi), lo stato, i giuramenti comuni (di tutti con tutti invece che di qualcuno con un signore) e dunque le istituzioni di pace e i Comuni. Possiamo aggiungervi le università (quelle medioevali: vedi Le Goff citato nell'introduzione a questo testo: https://zenodo.org/records/15052959) Anche qui: possiamo ritrovare, oggi, in forma diversa analoghe componenti antagoniste? Buonanotte, MCP
Caro Giacomo, grazie. Il 30/05/25 21:54, Giacomo Tesio ha scritto:
Ti pongo una domanda: se il parallelo con il feudalesimo è solido, possiamo usarlo per ideare strategie politiche per superarlo?
Cosa ha determinato la fine del feudalesimo e come potremmo sfruttarlo, almeno, per gettare le basi del suo superamento nei prossimi anni?
Concordo con quanto ha scritto Maria Chiara. Aggiungo solo una nota a margine, considerato che all'attuale specifico intreccio di tratti feudali e tratti capitalistici siamo giunti dando attuazione alla proposta politica neoliberale. La dottrina neoliberale è, com'è noto, una dottrina prescrittiva, non un contributo teorico. Non sostiene che un'università o un ospedale siano un'azienda. Ci chiede di trasformarli in aziende. Propone di utilizzare, in ogni ambito della vita associata, la sola razionalità strumentale: da questo punto di vista, tra l'idea che un ospedale debba essere gestito come un'azienda sanitaria (o l'idea che i docenti universitari debbano essere valutati contando il numero delle loro pubblicazioni) e l'idea di fare di Gaza un resort turistico c'è una differenza di grado, non di specie. Nella stessa dottrina neoliberale sono inclusi, per negazione, due elementi che è perciò lecito supporre siano considerati come capaci di scardinare il sistema: 1. "who is society? There is no such thing!" non è la tesi che non si diano una società civile, strutture collettive o istanze di partecipazione democratica; è l'annuncio della tua intenzione di polverizzarle, scardinarle, disciplinarle o reprimerle perché le ritieni pericolose portatrici di una dimensione comunitaria, dell'interesse pubblico e del punto di vista di una razionalità deontologica, intrinsecamente alternativi al tuo progetto politico; non è una novità: Polanyi ricordava che "soltanto la minaccia della fame e non anche l'allettamento di alti salari era ritenuta in grado di creare un mercato del lavoro funzionante" e che si è ritenuto perciò "necessario liquidare la società organica che si rifiutava di permettere che l'individuo fosse abbandonato ad essa"( Karl Polanyi, La grande trasformazione, p. 212); 2. "there is no alternative" (TINA), analogamente, non è una teoria, è il programma di chi intenda impedire a chiunque di chiamare le cose con il loro nome e di concepire alternative (per questo, chi, come Cory Doctorow o Ted Chiang, sia in grado di concepire altri mondi è anche un pensatore o un attivista politico). In una condizione nella quale, come osservava David Graeber, è davvero difficile mantenere in tutti la convinzione che non ci sia nulla di meglio di questa forma di capitalismo, concepire sistemi alternativi è un'attività potenzialmente sovversiva. In un sistema dai tratti feudali, in cui la fedeltà e la protezione siano importanti (Supiot), ogni mancato allineamento a una narrazione ha un costo. Ma, come scriveva Benedetto Croce, coacti tamen volunt. Ovviamente, anche di un'intelligenza artificiale concepita a sua immagine, come ottimizzazione rispetto a target, il neoliberale dirà che è inevitabile, che è qui per restare, che non ci sono alternative, che se non lo facciamo noi lo farà qualcun altro. Ad un analogo argomento per l'ambito militare, Weizenbaum rispondeva, come sai, "not without us". Un caro saluto, Daniela
Gli schemi vanno bene. Cordiali saluti. _____________________________________ Francesco M. Sacco SDA Bocconi School of Management Strategy and Operations Department Via Sarfatti 10 20136 Milan, Italy Mobile: +39 348 22.11.309 On 31 May 2025, at 18:24, Daniela Tafani <daniela.tafani@unipi.it> wrote: Caro Giacomo, grazie. Il 30/05/25 21:54, Giacomo Tesio ha scritto: Ti pongo una domanda: se il parallelo con il feudalesimo è solido, possiamo usarlo per ideare strategie politiche per superarlo? Cosa ha determinato la fine del feudalesimo e come potremmo sfruttarlo, almeno, per gettare le basi del suo superamento nei prossimi anni? Concordo con quanto ha scritto Maria Chiara. Aggiungo solo una nota a margine, considerato che all'attuale specifico intreccio di tratti feudali e tratti capitalistici siamo giunti dando attuazione alla proposta politica neoliberale. La dottrina neoliberale è, com'è noto, una dottrina prescrittiva, non un contributo teorico. Non sostiene che un'università o un ospedale siano un'azienda. Ci chiede di trasformarli in aziende. Propone di utilizzare, in ogni ambito della vita associata, la sola razionalità strumentale: da questo punto di vista, tra l'idea che un ospedale debba essere gestito come un'azienda sanitaria (o l'idea che i docenti universitari debbano essere valutati contando il numero delle loro pubblicazioni) e l'idea di fare di Gaza un resort turistico c'è una differenza di grado, non di specie. Nella stessa dottrina neoliberale sono inclusi, per negazione, due elementi che è perciò lecito supporre siano considerati come capaci di scardinare il sistema: 1. "who is society? There is no such thing!" non è la tesi che non si diano una società civile, strutture collettive o istanze di partecipazione democratica; è l'annuncio della tua intenzione di polverizzarle, scardinarle, disciplinarle o reprimerle perché le ritieni pericolose portatrici di una dimensione comunitaria, dell'interesse pubblico e del punto di vista di una razionalità deontologica, intrinsecamente alternativi al tuo progetto politico; non è una novità: Polanyi ricordava che "soltanto la minaccia della fame e non anche l'allettamento di alti salari era ritenuta in grado di creare un mercato del lavoro funzionante" e che si è ritenuto perciò "necessario liquidare la società organica che si rifiutava di permettere che l'individuo fosse abbandonato ad essa"( Karl Polanyi, La grande trasformazione, p. 212); 2. "there is no alternative" (TINA), analogamente, non è una teoria, è il programma di chi intenda impedire a chiunque di chiamare le cose con il loro nome e di concepire alternative (per questo, chi, come Cory Doctorow o Ted Chiang, sia in grado di concepire altri mondi è anche un pensatore o un attivista politico). In una condizione nella quale, come osservava David Graeber, è davvero difficile mantenere in tutti la convinzione che non ci sia nulla di meglio di questa forma di capitalismo, concepire sistemi alternativi è un'attività potenzialmente sovversiva. In un sistema dai tratti feudali, in cui la fedeltà e la protezione siano importanti (Supiot), ogni mancato allineamento a una narrazione ha un costo. Ma, come scriveva Benedetto Croce, coacti tamen volunt. Ovviamente, anche di un'intelligenza artificiale concepita a sua immagine, come ottimizzazione rispetto a target, il neoliberale dirà che è inevitabile, che è qui per restare, che non ci sono alternative, che se non lo facciamo noi lo farà qualcun altro. Ad un analogo argomento per l'ambito militare, Weizenbaum rispondeva, come sai, "not without us". Un caro saluto, Daniela [La tua firma può scrivere un futuro. Aiuta gli studenti meritevoli a costruire il proprio. Dai il tuo 5x1000 alla Bocconi C.F. 80024610158] <https://giving.unibocconi.it/5x1000> Please note that the above message is addressed only to individuals filing Italian income tax returns. 5x1000 is a percentage of Italian personal income tax that taxpayers can allocate to Universities, scientific research and non profit organizations.
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Daniela Tafani -
Francesco Sacco -
Giacomo Tesio -
Maria Chiara Pievatolo