Giorgio Israel: "IL CELLULARE IN CATTEDRA, IL PROF ALTROVE…"
Il Mattino, 4 novembre 2014 *IL CELLULARE IN CATTEDRA, IL PROF ALTROVE…** * È difficile negare la verità contenuta nel detto poco raffinato secondo cui “il pesce inizia a puzzare dalla testa”. Diversi anni fa, quando la diffusione dei cellulari non era universale come adesso, nelle riunioni di una certa importanza ogni partecipante teneva il telefono acceso ma silenziato, in modo da tenersi costantemente informato di ogni chiamata. Fino a che si trattava di persone con funzioni dirigenti amministrative o politiche, manager di un certo livello, primari ospedalieri, ecc. – insomma persone che erano suscettibili di ricevere chiamate tanto importanti quanto urgenti – la cosa si poteva ancora capire. Ma poi l’usanza è dilagata. Anche in un dibattito culturale, nella presentazione di un libro, in riunioni di importanza non così vitale, i partecipanti usano sedersi al tavolo ponendo di fronte a sé qualche foglio di carta, una penna e uno o anche due cellulari accesi e silenziati in modo da rimanere costantemente “wired” (connessi) in ogni istante della manifestazione. Gettano un occhio all’apparecchio del vicino, magari per compiacersi di possedere il modello più avanzato e poi tengono sotto controllo il piccolo schermo attenti alla minima vibrazione, alle chiamate e ai messaggi in arrivo. Spesso digitano una risposta, magari soltanto per dire che non possono rispondere, in non pochi casi si alzano con gesti compulsivi per appartarsi a rispondere, anche se sta parlando uno degli interlocutori – una maleducazione che un tempo veniva evitata anche sopportando per qualche tempo una necessità corporale, mentre il cellulare appare dotato di per sé di una necessità di ordine superiore che schiaccia tutto il resto. […] Continua qui: http://gisrael.blogspot.it/2014/11/il-cellulare-in-cattedra-il-prof-altrove....
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J.C. DE MARTIN