Voce.info: "Ma la scuola 2.0 è buona scuola?"
Lo so che dò un dolore ad alcuni amici, ma purtroppo sono anni che la letteratura scientifica è piuttosto concorde nel ritenere che i benefici dell'ICT a scuola si manifestano solo in alcuni, limitati scenari. In tutti gli altri casi è meglio spendere i soldi per avere insegnanti migliori e remunerati dignitosamente, classi meno affollate, locali belli e sicuri, e scuole dotate di biblioteche (sì, quegli strani posti con tanti libri sugli scaffali, con strane persone che a quanto pare di professione si occupano proprio di quei libri... strano, vero?). juan carlos *Ma la scuola 2.0 è buona scuola?* 08.04.15 Daniele Checchi e Enrico Rettore Le attrezzature informatiche migliorano gli apprendimenti degli alunni? Prima di investire nuove risorse pubbliche nell’acquisto di tablet o lavagne multimediali servirebbero risposte basate su dati e rigorosa valutazione di efficacia degli esperimenti pilota. L’esperienza del progetto Cl@ssi 2.0. INFRASTRUTTURE SCOLASTICHE: LA SITUAZIONE La dotazione infrastrutturale della scuola italiana è carente. Ne è un preoccupante indicatore la manutenzione degli edifici scolastici. Se prendiamo per esempio l’ultima indagine svolta da Legambiente, il 32,5 per cento delle scuole necessita di interventi urgenti e solo il 30,9per cento è dotato di certificati essenziali come quello della prevenzione incendi. La situazione appare particolarmente degradata nelle aree meridionali del paese, anche a causa del prosciugarsi delle risorse a disposizione degli enti locali, che dovrebbero assicurare la fruibilità degli edifici scolatici. Le circostanze non appaiono migliori dal punto di vista della dotazione di attrezzature. Se utilizziamo la banca dati de La scuola in chiaro osserviamo che meno della metà delle classi italiane dispone di una connessione a internet, e poco più di un quarto possiede una lavagna interattiva multimediale (Lim). […] Continua qui: http://www.lavoce.info/archives/34099/ma-la-scuola-2-0-e-buona-scuola/
Caro Juan Carlos, se fai riferimento agli "illusi" come noi di "Programma il Futuro" le tue critiche sono sempre uno stimolo a riflettere su questi temi e quindi ben vengano queste tue considerazioni. Permettimi di rispondere evitando di abusare troppo della pazienza tua e di chi segue questa lista. Primo punto: la scuola 2.0 è la Buona Scuola? Ovviamente no. Io direi che una scuola 2.0 (per quello che vale questo termine e che considererò dopo) è una condizione necessaria ma non sufficiente ad avere una buona scuola, che invece ovviamente richiederebbe anche e soprattutto le cose che tu elenchi. Secondo punto: cosa è una scuola 2.0? Secondo me è una scuola dove il digitale è sia una disciplina sia una tecnologia di supporto alle altre discipline. Non credo che una Scuola 2.0 sia una Scuola totalmente digitale e non mi piacciono approcci "finlandesi", se mi consentite di usare un termine che fa riferimento ad alcune notizie pubbicate dalla stampa relative a scelte didattiche di questo paese. Ma anche qui è u a opinione assolutamente personale. Terzo punto: ma l'informatica ed il digitale sono davvero anche una disciplina? IMHO l'informatica, ed in particolare alcuni suoi aspetti come il coding per esempio, aiuta lo sviluppo di capacità di problem solving attraverso quello che viene definito il pensiero computazionale (ma che io amo chiamare pensiero procedurale per legarlo maggiormente alla teoria degli atti linguistici). Sono invece molto perplesso rispetto approcci puramente tecnologi alla ECDL e patenti e certificazioni varie. Quarto punto: ammesso e non concesso che il coding sia importante per la Scuola 2.0, l'approccio che stiamo seguendo con eventi tipo Programma il Futuro (che comunque è un progetto che coinvolge il MIUR) oppure quello con eventi di natura bottom-up alla CoderDojo e similari sono i migliori possibile? Secondo me ovviamente no, ma se aspettiamo che il MIUR renda strutturali iniziative in questa direzione potremmo attendere decenni. E temo che comunque non ci sia un silver bullet. Quinto punto: ma ci sono evidenze empiriche del fatto che la Scuola (intesa come docenti e discenti) vuole avere iniziative di questo genere? La mia risposta anche qui è positiva perchè i numeri che stiamo avendo sono estremamente lusinghieri: Qui http://www.programmailfuturo.it/progetto/monitoraggio-del-progetto c'è un report che abbiamo da poco prodotto con dei numeri davvero molto interessanti. Non ho evidenze se queste cose si tradurranno in un effettivo miglioramento delle capacità logiche di queste povere vittime che hanno fatto l'ora del codice !-) Un caro saluto e perdonate la lunghezza della mail. Giorgio ======================================================================== Prof. Ing. Giorgio Ventre Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail: giorgio@unina.it http://www.comics.unina.it http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ======================================================================== On 08/04/2015 11:45, J.C. DE MARTIN wrote:
Lo so che dò un dolore ad alcuni amici, ma purtroppo sono anni che la letteratura scientifica è piuttosto concorde nel ritenere che i benefici dell'ICT a scuola si manifestano solo in alcuni, limitati scenari. In tutti gli altri casi è meglio spendere i soldi per avere insegnanti migliori e remunerati dignitosamente, classi meno affollate, locali belli e sicuri, e scuole dotate di biblioteche (sì, quegli strani posti con tanti libri sugli scaffali, con strane persone che a quanto pare di professione si occupano proprio di quei libri... strano, vero?).
juan carlos
*Ma la scuola 2.0 è buona scuola?* 08.04.15 Daniele Checchi e Enrico Rettore
Le attrezzature informatiche migliorano gli apprendimenti degli alunni? Prima di investire nuove risorse pubbliche nell’acquisto di tablet o lavagne multimediali servirebbero risposte basate su dati e rigorosa valutazione di efficacia degli esperimenti pilota. L’esperienza del progetto Cl@ssi 2.0.
INFRASTRUTTURE SCOLASTICHE: LA SITUAZIONE
La dotazione infrastrutturale della scuola italiana è carente. Ne è un preoccupante indicatore la manutenzione degli edifici scolastici. Se prendiamo per esempio l’ultima indagine svolta da Legambiente, il 32,5 per cento delle scuole necessita di interventi urgenti e solo il 30,9per cento è dotato di certificati essenziali come quello della prevenzione incendi. La situazione appare particolarmente degradata nelle aree meridionali del paese, anche a causa del prosciugarsi delle risorse a disposizione degli enti locali, che dovrebbero assicurare la fruibilità degli edifici scolatici. Le circostanze non appaiono migliori dal punto di vista della dotazione di attrezzature. Se utilizziamo la banca dati de La scuola in chiaro osserviamo che meno della metà delle classi italiane dispone di una connessione a internet, e poco più di un quarto possiede una lavagna interattiva multimediale (Lim).
[…]
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Caro Giorgio, nessun abuso, anzi, al contrario! Questa lista esiste apposta per discutere insieme e cercare, sempre insieme, di capire un po' meglio la realtà e le opzioni che abbiamo davanti. In questo caso specifico, tuttavia, la differenza di posizioni tra di noi è del tutto apparente e mi scuso se non mi sono spiegato bene (e tra l'altro non pensavo affatto a te, come si capirà tra un attimo): io, infatti, non parlavo né dell'informatica a scuola come disciplina, né tantomeno del "coding", ma dell'uso dell'ICT a scuola, ovvero, LIM, tablet, etc. Insomma, la fantasia - molto diffusa negli USA, ma che ha aderenti anche in Italia - che basti dare un tablet a ogni studente per avere ipso facto studenti più preparati. A questo credo (che risale almeno agli anni '80 del Novecento) la ricerca ha finora risposto come ho sintetizzato in precedenza, ovvero: *prima* ci devono essere le condizioni di base (insegnanti ben pagati, classi piccole, locali gradevoli e sicuri, biblioteche, ecc.) e *poi* ben venga l'ICT intesa come dispositivi. Invece in Italia è evidente che la politica è tentata dalla scorciatoia "dispositivi in classe" perché: - costa molto meno che mettere a posto i "basics"; - rende contenti alcuni specifici interessi; - fa tanto "moderno" e "2.0", mentre assicurare, chessò, una bibliotechina decente per ogni scuola (magari con annesso bibliotecario), no. Tutto altro discorso, quindi, è quello del coding, ovvero, dell'informatica a scuola: scusa se prima sono stato troppo sintetico. Ciao! juan carlos On 08/04/15 12:30, Giorgio Ventre wrote:
Caro Juan Carlos, se fai riferimento agli "illusi" come noi di "Programma il Futuro" le tue critiche sono sempre uno stimolo a riflettere su questi temi e quindi ben vengano queste tue considerazioni.
Permettimi di rispondere evitando di abusare troppo della pazienza tua e di chi segue questa lista.
Primo punto: la scuola 2.0 è la Buona Scuola? Ovviamente no. Io direi che una scuola 2.0 (per quello che vale questo termine e che considererò dopo) è una condizione necessaria ma non sufficiente ad avere una buona scuola, che invece ovviamente richiederebbe anche e soprattutto le cose che tu elenchi.
Secondo punto: cosa è una scuola 2.0? Secondo me è una scuola dove il digitale è sia una disciplina sia una tecnologia di supporto alle altre discipline. Non credo che una Scuola 2.0 sia una Scuola totalmente digitale e non mi piacciono approcci "finlandesi", se mi consentite di usare un termine che fa riferimento ad alcune notizie pubbicate dalla stampa relative a scelte didattiche di questo paese. Ma anche qui è u a opinione assolutamente personale.
Terzo punto: ma l'informatica ed il digitale sono davvero anche una disciplina? IMHO l'informatica, ed in particolare alcuni suoi aspetti come il coding per esempio, aiuta lo sviluppo di capacità di problem solving attraverso quello che viene definito il pensiero computazionale (ma che io amo chiamare pensiero procedurale per legarlo maggiormente alla teoria degli atti linguistici). Sono invece molto perplesso rispetto approcci puramente tecnologi alla ECDL e patenti e certificazioni varie.
Quarto punto: ammesso e non concesso che il coding sia importante per la Scuola 2.0, l'approccio che stiamo seguendo con eventi tipo Programma il Futuro (che comunque è un progetto che coinvolge il MIUR) oppure quello con eventi di natura bottom-up alla CoderDojo e similari sono i migliori possibile? Secondo me ovviamente no, ma se aspettiamo che il MIUR renda strutturali iniziative in questa direzione potremmo attendere decenni. E temo che comunque non ci sia un silver bullet.
Quinto punto: ma ci sono evidenze empiriche del fatto che la Scuola (intesa come docenti e discenti) vuole avere iniziative di questo genere? La mia risposta anche qui è positiva perchè i numeri che stiamo avendo sono estremamente lusinghieri: Qui http://www.programmailfuturo.it/progetto/monitoraggio-del-progetto c'è un report che abbiamo da poco prodotto con dei numeri davvero molto interessanti. Non ho evidenze se queste cose si tradurranno in un effettivo miglioramento delle capacità logiche di queste povere vittime che hanno fatto l'ora del codice !-)
Un caro saluto e perdonate la lunghezza della mail.
Giorgio
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Lo so che dò un dolore ad alcuni amici, ma purtroppo sono anni che la letteratura scientifica è piuttosto concorde nel ritenere che i benefici dell'ICT a scuola si manifestano solo in alcuni, limitati scenari. In tutti gli altri casi è meglio spendere i soldi per avere insegnanti migliori e remunerati dignitosamente, classi meno affollate, locali belli e sicuri, e scuole dotate di biblioteche (sì, quegli strani posti con tanti libri sugli scaffali, con strane persone che a quanto pare di professione si occupano proprio di quei libri... strano, vero?).
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*Ma la scuola 2.0 è buona scuola?* 08.04.15 Daniele Checchi e Enrico Rettore
Le attrezzature informatiche migliorano gli apprendimenti degli alunni? Prima di investire nuove risorse pubbliche nell’acquisto di tablet o lavagne multimediali servirebbero risposte basate su dati e rigorosa valutazione di efficacia degli esperimenti pilota. L’esperienza del progetto Cl@ssi 2.0.
INFRASTRUTTURE SCOLASTICHE: LA SITUAZIONE
La dotazione infrastrutturale della scuola italiana è carente. Ne è un preoccupante indicatore la manutenzione degli edifici scolastici. Se prendiamo per esempio l’ultima indagine svolta da Legambiente, il 32,5 per cento delle scuole necessita di interventi urgenti e solo il 30,9per cento è dotato di certificati essenziali come quello della prevenzione incendi. La situazione appare particolarmente degradata nelle aree meridionali del paese, anche a causa del prosciugarsi delle risorse a disposizione degli enti locali, che dovrebbero assicurare la fruibilità degli edifici scolatici. Le circostanze non appaiono migliori dal punto di vista della dotazione di attrezzature. Se utilizziamo la banca dati de La scuola in chiaro osserviamo che meno della metà delle classi italiane dispone di una connessione a internet, e poco più di un quarto possiede una lavagna interattiva multimediale (Lim).
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Grazie Juan Carlos, grazie a Giorgio Ventre, per gli interessanti spunti di riflessione offerti al confronto in lista a partire dall'articolo di Cecchi e Rettore. Anche a chi - come il sottoscritto insieme ad altri si occupa da molto tempo di tecnologie nelle scuole - i dati citati da la Scuola in chiaro- denotando un quadro estremamente disomogeneo - fanno riflettere. Anzi, è proprio la "disomogeneità" la chiave di lettura che ci viene consegnata da un quasi ventennio di interventi per la diffusione digitale nelle scuole (dai Piani nazionali del MIUR della fine del secolo scorso al Forum della società dell'Informazione nella sua declinazione per le scuole all'Osservatorio Tecnologico troppo presto dimesso nonostante l'ottima lavoro svolto nei primi anni 2000 a tutte le iniziative più recenti). Ciò si manifesta - nonostante i molti tentativi svolti e l'importante ruolo svolto dal GARR - di avere tutte le scuole dotate di una buona connessione alla rete, affidabile e sicura, in grado di accedere ai servizi offerti dal GARR stesso e condizione necessaria per poter realizzare tutto ciò possa andare nella direzione di formare persone più preparate, consapevoli, curiose e desiderose di conoscenza (siano essere le flipped classroom o l'introduzione del coding dalle primarie o - la mia preferita - il superamento dell'apprendimento per silos verticali). Leggevo ieri sera che in Emilia-Romagna saranno 600 le scuole collegate a banda ultralarga e allo stesso tempo in molte realtà siamo ancora all'ADSL base: mi pare che sia il miglior esempio del molto lavoro che c'è da fare. Sarebbe interessante e stimolante creare le condizioni per un confronto libero e aperto su questi temi. Buona giornata a tutti Sergio Duretti Il 08/04/2015 11.45, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Lo so che dò un dolore ad alcuni amici, ma purtroppo sono anni che la letteratura scientifica è piuttosto concorde nel ritenere che i benefici dell'ICT a scuola si manifestano solo in alcuni, limitati scenari. In tutti gli altri casi è meglio spendere i soldi per avere insegnanti migliori e remunerati dignitosamente, classi meno affollate, locali belli e sicuri, e scuole dotate di biblioteche (sì, quegli strani posti con tanti libri sugli scaffali, con strane persone che a quanto pare di professione si occupano proprio di quei libri... strano, vero?).
juan carlos
*Ma la scuola 2.0 è buona scuola?* 08.04.15 Daniele Checchi e Enrico Rettore
Le attrezzature informatiche migliorano gli apprendimenti degli alunni? Prima di investire nuove risorse pubbliche nell'acquisto di tablet o lavagne multimediali servirebbero risposte basate su dati e rigorosa valutazione di efficacia degli esperimenti pilota. L'esperienza del progetto Cl@ssi 2.0.
INFRASTRUTTURE SCOLASTICHE: LA SITUAZIONE
La dotazione infrastrutturale della scuola italiana è carente. Ne è un preoccupante indicatore la manutenzione degli edifici scolastici. Se prendiamo per esempio l'ultima indagine svolta da Legambiente, il 32,5 per cento delle scuole necessita di interventi urgenti e solo il 30,9per cento è dotato di certificati essenziali come quello della prevenzione incendi. La situazione appare particolarmente degradata nelle aree meridionali del paese, anche a causa del prosciugarsi delle risorse a disposizione degli enti locali, che dovrebbero assicurare la fruibilità degli edifici scolatici. Le circostanze non appaiono migliori dal punto di vista della dotazione di attrezzature. Se utilizziamo la banca dati de La scuola in chiaro osserviamo che meno della metà delle classi italiane dispone di una connessione a internet, e poco più di un quarto possiede una lavagna interattiva multimediale (Lim).
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Anche su questo punto, caro Sergio, pieno accordo da parte mia, naturalmente: le scuole devono tutte essere connesse a banda larga. E' ormai, infatti, come l'elettricità o l'acqua corrente. juan carlos On 08/04/15 14:59, Sergio Duretti wrote:
Grazie Juan Carlos, grazie a Giorgio Ventre,
per gli interessanti spunti di riflessione offerti al confronto in lista a partire dall'articolo di Cecchi e Rettore.
Anche a chi - come il sottoscritto insieme ad altri si occupa da molto tempo di tecnologie nelle scuole - i dati citati da la Scuola in chiaro- denotando un quadro estremamente disomogeneo - fanno riflettere.
Anzi, è proprio la "disomogeneità" la chiave di lettura che ci viene consegnata da un quasi ventennio di interventi per la diffusione digitale nelle scuole (dai Piani nazionali del MIUR della fine del secolo scorso al Forum della società dell'Informazione nella sua declinazione per le scuole all'Osservatorio Tecnologico troppo presto dimesso nonostante l'ottima lavoro svolto nei primi anni 2000 a tutte le iniziative più recenti).
Ciò si manifesta - nonostante i molti tentativi svolti e l'importante ruolo svolto dal GARR - di avere tutte le scuole dotate di una buona connessione alla rete, affidabile e sicura, in grado di accedere ai servizi offerti dal GARR stesso e condizione necessaria per poter realizzare tutto ciò possa andare nella direzione di formare persone più preparate, consapevoli, curiose e desiderose di conoscenza (siano essere le flipped classroom o l'introduzione del coding dalle primarie o - la mia preferita - il superamento dell'apprendimento per silos verticali).
Leggevo ieri sera che in Emilia-Romagna saranno 600 le scuole collegate a banda ultralarga e allo stesso tempo in molte realtà siamo ancora all'ADSL base: mi pare che sia il miglior esempio del molto lavoro che c'è da fare.
Sarebbe interessante e stimolante creare le condizioni per un confronto libero e aperto su questi temi.
Buona giornata a tutti
Sergio Duretti
Il 08/04/2015 11.45, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Lo so che dò un dolore ad alcuni amici, ma purtroppo sono anni che la letteratura scientifica è piuttosto concorde nel ritenere che i benefici dell'ICT a scuola si manifestano solo in alcuni, limitati scenari. In tutti gli altri casi è meglio spendere i soldi per avere insegnanti migliori e remunerati dignitosamente, classi meno affollate, locali belli e sicuri, e scuole dotate di biblioteche (sì, quegli strani posti con tanti libri sugli scaffali, con strane persone che a quanto pare di professione si occupano proprio di quei libri... strano, vero?).
juan carlos
*Ma la scuola 2.0 è buona scuola?* 08.04.15 Daniele Checchi e Enrico Rettore
Le attrezzature informatiche migliorano gli apprendimenti degli alunni? Prima di investire nuove risorse pubbliche nell’acquisto di tablet o lavagne multimediali servirebbero risposte basate su dati e rigorosa valutazione di efficacia degli esperimenti pilota. L’esperienza del progetto Cl@ssi 2.0.
INFRASTRUTTURE SCOLASTICHE: LA SITUAZIONE
La dotazione infrastrutturale della scuola italiana è carente. Ne è un preoccupante indicatore la manutenzione degli edifici scolastici. Se prendiamo per esempio l’ultima indagine svolta da Legambiente, il 32,5 per cento delle scuole necessita di interventi urgenti e solo il 30,9per cento è dotato di certificati essenziali come quello della prevenzione incendi. La situazione appare particolarmente degradata nelle aree meridionali del paese, anche a causa del prosciugarsi delle risorse a disposizione degli enti locali, che dovrebbero assicurare la fruibilità degli edifici scolatici. Le circostanze non appaiono migliori dal punto di vista della dotazione di attrezzature. Se utilizziamo la banca dati de La scuola in chiaro osserviamo che meno della metà delle classi italiane dispone di una connessione a internet, e poco più di un quarto possiede una lavagna interattiva multimediale (Lim).
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Figuratevi per me !-)) Purtroppo però, e torno qui a dare voce ai timori di Juan Carlos, in Campania abbiamo avuto scuole che non hanno voluto accettare la spesa del canone di manutenzione GARR per motivazioni davvero strane. Tra queste davvero mitica la Direttrice Didattica che diceva che quei soldi le servivano per una seconda linea telefonica (manco fosse un call center ed ignorando quello che può fare con Skype e c.). E' quindi un problema di cultura e di percezione dell'utilità del digitale. Giorgio ======================================================================== Prof. Ing. Giorgio Ventre Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail: giorgio@unina.it http://www.comics.unina.it http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ======================================================================== On 08/04/2015 15:27, J.C. DE MARTIN wrote:
Anche su questo punto, caro Sergio, pieno accordo da parte mia, naturalmente: le scuole devono tutte essere connesse a banda larga. E' ormai, infatti, come l'elettricità o l'acqua corrente.
juan carlos
On 08/04/15 14:59, Sergio Duretti wrote:
Grazie Juan Carlos, grazie a Giorgio Ventre,
per gli interessanti spunti di riflessione offerti al confronto in lista a partire dall'articolo di Cecchi e Rettore.
Anche a chi - come il sottoscritto insieme ad altri si occupa da molto tempo di tecnologie nelle scuole - i dati citati da la Scuola in chiaro- denotando un quadro estremamente disomogeneo - fanno riflettere.
Anzi, è proprio la "disomogeneità" la chiave di lettura che ci viene consegnata da un quasi ventennio di interventi per la diffusione digitale nelle scuole (dai Piani nazionali del MIUR della fine del secolo scorso al Forum della società dell'Informazione nella sua declinazione per le scuole all'Osservatorio Tecnologico troppo presto dimesso nonostante l'ottima lavoro svolto nei primi anni 2000 a tutte le iniziative più recenti).
Ciò si manifesta - nonostante i molti tentativi svolti e l'importante ruolo svolto dal GARR - di avere tutte le scuole dotate di una buona connessione alla rete, affidabile e sicura, in grado di accedere ai servizi offerti dal GARR stesso e condizione necessaria per poter realizzare tutto ciò possa andare nella direzione di formare persone più preparate, consapevoli, curiose e desiderose di conoscenza (siano essere le flipped classroom o l'introduzione del coding dalle primarie o - la mia preferita - il superamento dell'apprendimento per silos verticali).
Leggevo ieri sera che in Emilia-Romagna saranno 600 le scuole collegate a banda ultralarga e allo stesso tempo in molte realtà siamo ancora all'ADSL base: mi pare che sia il miglior esempio del molto lavoro che c'è da fare.
Sarebbe interessante e stimolante creare le condizioni per un confronto libero e aperto su questi temi.
Buona giornata a tutti
Sergio Duretti
Il 08/04/2015 11.45, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Lo so che dò un dolore ad alcuni amici, ma purtroppo sono anni che la letteratura scientifica è piuttosto concorde nel ritenere che i benefici dell'ICT a scuola si manifestano solo in alcuni, limitati scenari. In tutti gli altri casi è meglio spendere i soldi per avere insegnanti migliori e remunerati dignitosamente, classi meno affollate, locali belli e sicuri, e scuole dotate di biblioteche (sì, quegli strani posti con tanti libri sugli scaffali, con strane persone che a quanto pare di professione si occupano proprio di quei libri... strano, vero?).
juan carlos
*Ma la scuola 2.0 è buona scuola?* 08.04.15 Daniele Checchi e Enrico Rettore
Le attrezzature informatiche migliorano gli apprendimenti degli alunni? Prima di investire nuove risorse pubbliche nell’acquisto di tablet o lavagne multimediali servirebbero risposte basate su dati e rigorosa valutazione di efficacia degli esperimenti pilota. L’esperienza del progetto Cl@ssi 2.0.
INFRASTRUTTURE SCOLASTICHE: LA SITUAZIONE
La dotazione infrastrutturale della scuola italiana è carente. Ne è un preoccupante indicatore la manutenzione degli edifici scolastici. Se prendiamo per esempio l’ultima indagine svolta da Legambiente, il 32,5 per cento delle scuole necessita di interventi urgenti e solo il 30,9per cento è dotato di certificati essenziali come quello della prevenzione incendi. La situazione appare particolarmente degradata nelle aree meridionali del paese, anche a causa del prosciugarsi delle risorse a disposizione degli enti locali, che dovrebbero assicurare la fruibilità degli edifici scolatici. Le circostanze non appaiono migliori dal punto di vista della dotazione di attrezzature. Se utilizziamo la banca dati de La scuola in chiaro osserviamo che meno della metà delle classi italiane dispone di una connessione a internet, e poco più di un quarto possiede una lavagna interattiva multimediale (Lim).
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Mi inserisco in questo dibattito con qualche considerazione sparsa 1) condivido don l'articolo citato, la mancanza di dati aggiornati su cui ragionare. Si riportano i dati di scuola in chiaro datati ottobre 2012. Dopo quella rilevazione il MIUR ha stipulato accordi con le Regioni per finanziare altre classi 2.0 (dalle elementari alla medie) e intere scuole 2.0 (38 in totale) con una spesa (annunciata ma non documentata) di circa 40 milioni di euro, ha erogato contributi per il registro elettronico (con cui molte scuole hanno comprato sw & tablet), ha avviato sperimentazioni con editori sui contenuti digitali, ha fatto bandi per dotare le scuole di connessioni wireless, ha avviato un processo di formazione peer-to-peer fra insegnanti sulle competenze digitali, ha persino lanciato un bando per MOOC (talentitaly) che si e' perso nella nebbia, ma di tutto questo non si sa quali siano stati risultati e ricadute ne' tantomeno quale sia il panorama attuale. 2) la questione sui soldi spesi per l'ICT nella scuola è una vecchia faccenda su cui gia' Clifford Stoll in "Confessioni di un eretico high tech" si era speso anni fa, sostenendo che piuttosto che per i PC a scuola era meglio migliorare le cure sanitarie. E' superfluo sottolineare che la tecnologia da sola non risolve magicamente nulla, ma credo indiscutibile che un bravo professionista che padroneggia le tecnologie appropriate fa meglio il suo mestiere - non vedo perche' per gli insegnanti il discorso dovrebbe essere diverso. Si puo' insegnare informatica senza i computer ma si puo imparare la fisica con sw audio. Soprattutto come gia' e' stato detto bisogna che ci sia competenza su come spendere bene i pochi soldi che ci sono, dando evidenza e facendo circolare buone pratiche. 3) alla domanda "si impara di piu' con un computer per ogni studente" dopo 30 anni di sperimentazioni (il primo progetto e' del 1985) ho trovato la risposta: il prof. Bosco, della Western Michigan Univerisity dice che "dipende" da come sono stati progettati gli aspetti organizzativi, logistici, tecnologici e didattici (http://goo.gl/As2b80) Una risposta tanto scontata quanto disattesa. 4) in conclusione, la scuola - in generale- non sta offrendo ai ragazzi la possibilita' di acquisire le competenze di cittadinanza digitale, che non vuol dire saper usare la chat sul telefono. Alcuni ragazzi hanno la fortuna di avere una famiglia che può supplire, altri invece no (ISTAT e Save the Children http://goo.gl/ZZpV0a ) questo per me e' il punto chiave da cui partire e su cui ci dev'essere un impegno non solo della scuola ma anche di altre agenzie formative, come ad esempio la RAI. Eleonora Pantò Il 08/04/2015 15:40, Giorgio Ventre ha scritto:
Figuratevi per me !-)) Purtroppo però, e torno qui a dare voce ai timori di Juan Carlos, in Campania abbiamo avuto scuole che non hanno voluto accettare la spesa del canone di manutenzione GARR per motivazioni davvero strane. Tra queste davvero mitica la Direttrice Didattica che diceva che quei soldi le servivano per una seconda linea telefonica (manco fosse un call center ed ignorando quello che può fare con Skype e c.). E' quindi un problema di cultura e di percezione dell'utilità del digitale.
Giorgio ======================================================================== Prof. Ing. Giorgio Ventre Dipartimento 2di Ingegneria Elettrica e Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail:giorgio@unina.it http://www.comics.unina.it http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ======================================================================== On 08/04/2015 15:27, J.C. DE MARTIN wrote:
Anche su questo punto, caro Sergio, pieno accordo da parte mia, naturalmente: le scuole devono tutte essere connesse a banda larga. E' ormai, infatti, come l'elettricità o l'acqua corrente.
juan carlos
On 08/04/15 14:59, Sergio Duretti wrote:
Grazie Juan Carlos, grazie a Giorgio Ventre,
per gli interessanti spunti di riflessione offerti al confronto in lista a partire dall'articolo di Cecchi e Rettore.
Anche a chi - come il sottoscritto insieme ad altri si occupa da molto tempo di tecnologie nelle scuole - i dati citati da la Scuola in chiaro- denotando un quadro estremamente disomogeneo - fanno riflettere.
Anzi, è proprio la "disomogeneità" la chiave di lettura che ci viene consegnata da un quasi ventennio di interventi per la diffusione digitale nelle scuole (dai Piani nazionali del MIUR della fine del secolo scorso al Forum della società dell'Informazione nella sua declinazione per le scuole all'Osservatorio Tecnologico troppo presto dimesso nonostante l'ottima lavoro svolto nei primi anni 2000 a tutte le iniziative più recenti).
Ciò si manifesta - nonostante i molti tentativi svolti e l'importante ruolo svolto dal GARR - di avere tutte le scuole dotate di una buona connessione alla rete, affidabile e sicura, in grado di accedere ai servizi offerti dal GARR stesso e condizione necessaria per poter realizzare tutto ciò possa andare nella direzione di formare persone più preparate, consapevoli, curiose e desiderose di conoscenza (siano essere le flipped classroom o l'introduzione del coding dalle primarie o - la mia preferita - il superamento dell'apprendimento per silos verticali).
Leggevo ieri sera che in Emilia-Romagna saranno 600 le scuole collegate a banda ultralarga e allo stesso tempo in molte realtà siamo ancora all'ADSL base: mi pare che sia il miglior esempio del molto lavoro che c'è da fare.
Sarebbe interessante e stimolante creare le condizioni per un confronto libero e aperto su questi temi.
Buona giornata a tutti
Sergio Duretti
Il 08/04/2015 11.45, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Lo so che dò un dolore ad alcuni amici, ma purtroppo sono anni che la letteratura scientifica è piuttosto concorde nel ritenere che i benefici dell'ICT a scuola si manifestano solo in alcuni, limitati scenari. In tutti gli altri casi è meglio spendere i soldi per avere insegnanti migliori e remunerati dignitosamente, classi meno affollate, locali belli e sicuri, e scuole dotate di biblioteche (sì, quegli strani posti con tanti libri sugli scaffali, con strane persone che a quanto pare di professione si occupano proprio di quei libri... strano, vero?).
juan carlos
*Ma la scuola 2.0 è buona scuola?* 08.04.15 Daniele Checchi e Enrico Rettore
Le attrezzature informatiche migliorano gli apprendimenti degli alunni? Prima di investire nuove risorse pubbliche nell’acquisto di tablet o lavagne multimediali servirebbero risposte basate su dati e rigorosa valutazione di efficacia degli esperimenti pilota. L’esperienza del progetto Cl@ssi 2.0.
INFRASTRUTTURE SCOLASTICHE: LA SITUAZIONE
La dotazione infrastrutturale della scuola italiana è carente. Ne è un preoccupante indicatore la manutenzione degli edifici scolastici. Se prendiamo per esempio l’ultima indagine svolta da Legambiente, il 32,5 per cento delle scuole necessita di interventi urgenti e solo il 30,9per cento è dotato di certificati essenziali come quello della prevenzione incendi. La situazione appare particolarmente degradata nelle aree meridionali del paese, anche a causa del prosciugarsi delle risorse a disposizione degli enti locali, che dovrebbero assicurare la fruibilità degli edifici scolatici. Le circostanze non appaiono migliori dal punto di vista della dotazione di attrezzature. Se utilizziamo la banca dati de La scuola in chiaro osserviamo che meno della metà delle classi italiane dispone di una connessione a internet, e poco più di un quarto possiede una lavagna interattiva multimediale (Lim).
[…]
Continua qui: http://www.lavoce.info/archives/34099/ma-la-scuola-2-0-e-buona-scuola/
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Applausi a scena aperta - brava, Eleonora! JC (Sent from my wireless device; please excuse brevity and typos (if any))
On 09/apr/2015, at 01:08, Eleonora Panto <eleonora.panto@csp.it> wrote:
Mi inserisco in questo dibattito con qualche considerazione sparsa
1) condivido don l'articolo citato, la mancanza di dati aggiornati su cui ragionare. Si riportano i dati di scuola in chiaro datati ottobre 2012. Dopo quella rilevazione il MIUR ha stipulato accordi con le Regioni per finanziare altre classi 2.0 (dalle elementari alla medie) e intere scuole 2.0 (38 in totale) con una spesa (annunciata ma non documentata) di circa 40 milioni di euro, ha erogato contributi per il registro elettronico (con cui molte scuole hanno comprato sw & tablet), ha avviato sperimentazioni con editori sui contenuti digitali, ha fatto bandi per dotare le scuole di connessioni wireless, ha avviato un processo di formazione peer-to-peer fra insegnanti sulle competenze digitali, ha persino lanciato un bando per MOOC (talentitaly) che si e' perso nella nebbia, ma di tutto questo non si sa quali siano stati risultati e ricadute ne' tantomeno quale sia il panorama attuale.
2) la questione sui soldi spesi per l'ICT nella scuola è una vecchia faccenda su cui gia' Clifford Stoll in "Confessioni di un eretico high tech" si era speso anni fa, sostenendo che piuttosto che per i PC a scuola era meglio migliorare le cure sanitarie. E' superfluo sottolineare che la tecnologia da sola non risolve magicamente nulla, ma credo indiscutibile che un bravo professionista che padroneggia le tecnologie appropriate fa meglio il suo mestiere - non vedo perche' per gli insegnanti il discorso dovrebbe essere diverso. Si puo' insegnare informatica senza i computer ma si puo imparare la fisica con sw audio. Soprattutto come gia' e' stato detto bisogna che ci sia competenza su come spendere bene i pochi soldi che ci sono, dando evidenza e facendo circolare buone pratiche.
3) alla domanda "si impara di piu' con un computer per ogni studente" dopo 30 anni di sperimentazioni (il primo progetto e' del 1985) ho trovato la risposta: il prof. Bosco, della Western Michigan Univerisity dice che "dipende" da come sono stati progettati gli aspetti organizzativi, logistici, tecnologici e didattici (http://goo.gl/As2b80) Una risposta tanto scontata quanto disattesa.
4) in conclusione, la scuola - in generale- non sta offrendo ai ragazzi la possibilita' di acquisire le competenze di cittadinanza digitale, che non vuol dire saper usare la chat sul telefono. Alcuni ragazzi hanno la fortuna di avere una famiglia che può supplire, altri invece no (ISTAT e Save the Children http://goo.gl/ZZpV0a ) questo per me e' il punto chiave da cui partire e su cui ci dev'essere un impegno non solo della scuola ma anche di altre agenzie formative, come ad esempio la RAI.
Eleonora Pantò
Il 08/04/2015 15:40, Giorgio Ventre ha scritto:
Figuratevi per me !-)) Purtroppo però, e torno qui a dare voce ai timori di Juan Carlos, in Campania abbiamo avuto scuole che non hanno voluto accettare la spesa del canone di manutenzione GARR per motivazioni davvero strane. Tra queste davvero mitica la Direttrice Didattica che diceva che quei soldi le servivano per una seconda linea telefonica (manco fosse un call center ed ignorando quello che può fare con Skype e c.). E' quindi un problema di cultura e di percezione dell'utilità del digitale.
Giorgio ======================================================================== Prof. Ing. Giorgio Ventre Dipartimento 2di Ingegneria Elettrica e Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail: giorgio@unina.it http://www.comics.unina.it http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ========================================================================
On 08/04/2015 15:27, J.C. DE MARTIN wrote: Anche su questo punto, caro Sergio, pieno accordo da parte mia, naturalmente: le scuole devono tutte essere connesse a banda larga. E' ormai, infatti, come l'elettricità o l'acqua corrente.
juan carlos
On 08/04/15 14:59, Sergio Duretti wrote: Grazie Juan Carlos, grazie a Giorgio Ventre,
per gli interessanti spunti di riflessione offerti al confronto in lista a partire dall'articolo di Cecchi e Rettore.
Anche a chi - come il sottoscritto insieme ad altri si occupa da molto tempo di tecnologie nelle scuole - i dati citati da la Scuola in chiaro- denotando un quadro estremamente disomogeneo - fanno riflettere.
Anzi, è proprio la "disomogeneità" la chiave di lettura che ci viene consegnata da un quasi ventennio di interventi per la diffusione digitale nelle scuole (dai Piani nazionali del MIUR della fine del secolo scorso al Forum della società dell'Informazione nella sua declinazione per le scuole all'Osservatorio Tecnologico troppo presto dimesso nonostante l'ottima lavoro svolto nei primi anni 2000 a tutte le iniziative più recenti).
Ciò si manifesta - nonostante i molti tentativi svolti e l'importante ruolo svolto dal GARR - di avere tutte le scuole dotate di una buona connessione alla rete, affidabile e sicura, in grado di accedere ai servizi offerti dal GARR stesso e condizione necessaria per poter realizzare tutto ciò possa andare nella direzione di formare persone più preparate, consapevoli, curiose e desiderose di conoscenza (siano essere le flipped classroom o l'introduzione del coding dalle primarie o - la mia preferita - il superamento dell'apprendimento per silos verticali).
Leggevo ieri sera che in Emilia-Romagna saranno 600 le scuole collegate a banda ultralarga e allo stesso tempo in molte realtà siamo ancora all'ADSL base: mi pare che sia il miglior esempio del molto lavoro che c'è da fare.
Sarebbe interessante e stimolante creare le condizioni per un confronto libero e aperto su questi temi.
Buona giornata a tutti
Sergio Duretti
Il 08/04/2015 11.45, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Lo so che dò un dolore ad alcuni amici, ma purtroppo sono anni che la letteratura scientifica è piuttosto concorde nel ritenere che i benefici dell'ICT a scuola si manifestano solo in alcuni, limitati scenari. In tutti gli altri casi è meglio spendere i soldi per avere insegnanti migliori e remunerati dignitosamente, classi meno affollate, locali belli e sicuri, e scuole dotate di biblioteche (sì, quegli strani posti con tanti libri sugli scaffali, con strane persone che a quanto pare di professione si occupano proprio di quei libri... strano, vero?).
juan carlos
Ma la scuola 2.0 è buona scuola? 08.04.15 Daniele Checchi e Enrico Rettore
Le attrezzature informatiche migliorano gli apprendimenti degli alunni? Prima di investire nuove risorse pubbliche nell’acquisto di tablet o lavagne multimediali servirebbero risposte basate su dati e rigorosa valutazione di efficacia degli esperimenti pilota. L’esperienza del progetto Cl@ssi 2.0.
INFRASTRUTTURE SCOLASTICHE: LA SITUAZIONE
La dotazione infrastrutturale della scuola italiana è carente. Ne è un preoccupante indicatore la manutenzione degli edifici scolastici. Se prendiamo per esempio l’ultima indagine svolta da Legambiente, il 32,5 per cento delle scuole necessita di interventi urgenti e solo il 30,9per cento è dotato di certificati essenziali come quello della prevenzione incendi. La situazione appare particolarmente degradata nelle aree meridionali del paese, anche a causa del prosciugarsi delle risorse a disposizione degli enti locali, che dovrebbero assicurare la fruibilità degli edifici scolatici. Le circostanze non appaiono migliori dal punto di vista della dotazione di attrezzature. Se utilizziamo la banca dati de La scuola in chiaro osserviamo che meno della metà delle classi italiane dispone di una connessione a internet, e poco più di un quarto possiede una lavagna interattiva multimediale (Lim).
[…]
Continua qui: http://www.lavoce.info/archives/34099/ma-la-scuola-2-0-e-buona-scuola/
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io sono biased, lo dichiaro prima, essendo stato uno degli startupper dell'iniziativa Impara Digitale ha sempre sostenuto che non trattasi di questione di strumenti ma che il cuore della questione per fare un uso efficace della tecnologia a scuola e' l'adeguamento della didattica. esistono moltissime scuole in italia ed alcune anche in diversi paesi che applicano il metodo Bardi ad alcune loro classi e queste sono sottoposte a monitoraggi (sia sull'applicazione che sul risultato) che usano classi di riferimento che hanno gli stessi docenti ma metodi tradizionali inoltre ci sono diplomati che hanno "subito" il metodo per qualche anno. le valutazioni dicono che hanno preso quasi 2 punti in piu' delle classi di riferimento e le commissioni li hanno giudicati piu' originali e profondi dei loro peer. un limite di queste valutazioni e' che le classi che applicano il metodo Bardi sono (necessariamente) opt-in, per cui ci potrebbe essere un rumore di fondo legato ad una autoselezione del campione (poterbbe essere che quelli che chiedono di fare questa didattica siano i piu' curiosi e motivati e che avrebbero comunque dei risultati superiori). ciao, s. On 09/04/2015 08:17, J.C. DE MARTIN wrote:
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On 09/apr/2015, at 01:08, Eleonora Panto <eleonora.panto@csp.it <mailto:eleonora.panto@csp.it>> wrote:
Mi inserisco in questo dibattito con qualche considerazione sparsa
1) condivido don l'articolo citato, la mancanza di dati aggiornati su cui ragionare. Si riportano i dati di scuola in chiaro datati ottobre 2012. Dopo quella rilevazione il MIUR ha stipulato accordi con le Regioni per finanziare altre classi 2.0 (dalle elementari alla medie) e intere scuole 2.0 (38 in totale) con una spesa (annunciata ma non documentata) di circa 40 milioni di euro, ha erogato contributi per il registro elettronico (con cui molte scuole hanno comprato sw & tablet), ha avviato sperimentazioni con editori sui contenuti digitali, ha fatto bandi per dotare le scuole di connessioni wireless, ha avviato un processo di formazione peer-to-peer fra insegnanti sulle competenze digitali, ha persino lanciato un bando per MOOC (talentitaly) che si e' perso nella nebbia, ma di tutto questo non si sa quali siano stati risultati e ricadute ne' tantomeno quale sia il panorama attuale.
2) la questione sui soldi spesi per l'ICT nella scuola è una vecchia faccenda su cui gia' Clifford Stoll in "Confessioni di un eretico high tech" si era speso anni fa, sostenendo che piuttosto che per i PC a scuola era meglio migliorare le cure sanitarie. E' superfluo sottolineare che la tecnologia da sola non risolve magicamente nulla, ma credo indiscutibile che un bravo professionista che padroneggia le tecnologie appropriate fa meglio il suo mestiere - non vedo perche' per gli insegnanti il discorso dovrebbe essere diverso. Si puo' insegnare informatica senza i computer ma si puo imparare la fisica con sw audio. Soprattutto come gia' e' stato detto bisogna che ci sia competenza su come spendere bene i pochi soldi che ci sono, dando evidenza e facendo circolare buone pratiche.
3) alla domanda "si impara di piu' con un computer per ogni studente" dopo 30 anni di sperimentazioni (il primo progetto e' del 1985) ho trovato la risposta: il prof. Bosco, della Western Michigan Univerisity dice che "dipende" da come sono stati progettati gli aspetti organizzativi, logistici, tecnologici e didattici (http://goo.gl/As2b80) Una risposta tanto scontata quanto disattesa.
4) in conclusione, la scuola - in generale- non sta offrendo ai ragazzi la possibilita' di acquisire le competenze di cittadinanza digitale, che non vuol dire saper usare la chat sul telefono. Alcuni ragazzi hanno la fortuna di avere una famiglia che può supplire, altri invece no (ISTAT e Save the Children http://goo.gl/ZZpV0a ) questo per me e' il punto chiave da cui partire e su cui ci dev'essere un impegno non solo della scuola ma anche di altre agenzie formative, come ad esempio la RAI.
Eleonora Pantò
Il 08/04/2015 15:40, Giorgio Ventre ha scritto:
Figuratevi per me !-)) Purtroppo però, e torno qui a dare voce ai timori di Juan Carlos, in Campania abbiamo avuto scuole che non hanno voluto accettare la spesa del canone di manutenzione GARR per motivazioni davvero strane. Tra queste davvero mitica la Direttrice Didattica che diceva che quei soldi le servivano per una seconda linea telefonica (manco fosse un call center ed ignorando quello che può fare con Skype e c.). E' quindi un problema di cultura e di percezione dell'utilità del digitale.
Giorgio ======================================================================== Prof. Ing. Giorgio Ventre Dipartimento 2di Ingegneria Elettrica e Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail:giorgio@unina.it http://www.comics.unina.it http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ======================================================================== On 08/04/2015 15:27, J.C. DE MARTIN wrote:
Anche su questo punto, caro Sergio, pieno accordo da parte mia, naturalmente: le scuole devono tutte essere connesse a banda larga. E' ormai, infatti, come l'elettricità o l'acqua corrente.
juan carlos
On 08/04/15 14:59, Sergio Duretti wrote:
Grazie Juan Carlos, grazie a Giorgio Ventre,
per gli interessanti spunti di riflessione offerti al confronto in lista a partire dall'articolo di Cecchi e Rettore.
Anche a chi - come il sottoscritto insieme ad altri si occupa da molto tempo di tecnologie nelle scuole - i dati citati da la Scuola in chiaro- denotando un quadro estremamente disomogeneo - fanno riflettere.
Anzi, è proprio la "disomogeneità" la chiave di lettura che ci viene consegnata da un quasi ventennio di interventi per la diffusione digitale nelle scuole (dai Piani nazionali del MIUR della fine del secolo scorso al Forum della società dell'Informazione nella sua declinazione per le scuole all'Osservatorio Tecnologico troppo presto dimesso nonostante l'ottima lavoro svolto nei primi anni 2000 a tutte le iniziative più recenti).
Ciò si manifesta - nonostante i molti tentativi svolti e l'importante ruolo svolto dal GARR - di avere tutte le scuole dotate di una buona connessione alla rete, affidabile e sicura, in grado di accedere ai servizi offerti dal GARR stesso e condizione necessaria per poter realizzare tutto ciò possa andare nella direzione di formare persone più preparate, consapevoli, curiose e desiderose di conoscenza (siano essere le flipped classroom o l'introduzione del coding dalle primarie o - la mia preferita - il superamento dell'apprendimento per silos verticali).
Leggevo ieri sera che in Emilia-Romagna saranno 600 le scuole collegate a banda ultralarga e allo stesso tempo in molte realtà siamo ancora all'ADSL base: mi pare che sia il miglior esempio del molto lavoro che c'è da fare.
Sarebbe interessante e stimolante creare le condizioni per un confronto libero e aperto su questi temi.
Buona giornata a tutti
Sergio Duretti
Il 08/04/2015 11.45, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Lo so che dò un dolore ad alcuni amici, ma purtroppo sono anni che la letteratura scientifica è piuttosto concorde nel ritenere che i benefici dell'ICT a scuola si manifestano solo in alcuni, limitati scenari. In tutti gli altri casi è meglio spendere i soldi per avere insegnanti migliori e remunerati dignitosamente, classi meno affollate, locali belli e sicuri, e scuole dotate di biblioteche (sì, quegli strani posti con tanti libri sugli scaffali, con strane persone che a quanto pare di professione si occupano proprio di quei libri... strano, vero?).
juan carlos
*Ma la scuola 2.0 è buona scuola?* 08.04.15 Daniele Checchi e Enrico Rettore
Le attrezzature informatiche migliorano gli apprendimenti degli alunni? Prima di investire nuove risorse pubbliche nell’acquisto di tablet o lavagne multimediali servirebbero risposte basate su dati e rigorosa valutazione di efficacia degli esperimenti pilota. L’esperienza del progetto Cl@ssi 2.0.
INFRASTRUTTURE SCOLASTICHE: LA SITUAZIONE
La dotazione infrastrutturale della scuola italiana è carente. Ne è un preoccupante indicatore la manutenzione degli edifici scolastici. Se prendiamo per esempio l’ultima indagine svolta da Legambiente, il 32,5 per cento delle scuole necessita di interventi urgenti e solo il 30,9per cento è dotato di certificati essenziali come quello della prevenzione incendi. La situazione appare particolarmente degradata nelle aree meridionali del paese, anche a causa del prosciugarsi delle risorse a disposizione degli enti locali, che dovrebbero assicurare la fruibilità degli edifici scolatici. Le circostanze non appaiono migliori dal punto di vista della dotazione di attrezzature. Se utilizziamo la banca dati de La scuola in chiaro osserviamo che meno della metà delle classi italiane dispone di una connessione a internet, e poco più di un quarto possiede una lavagna interattiva multimediale (Lim).
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