Applausi a scena aperta - brava, Eleonora!
JC

(Sent from my wireless device; please excuse brevity and typos (if any))

On 09/apr/2015, at 01:08, Eleonora Panto <eleonora.panto@csp.it> wrote:

Mi inserisco in questo dibattito con qualche considerazione sparsa

1)   condivido don l'articolo citato,  la mancanza di dati aggiornati su cui ragionare. Si riportano i dati di scuola in chiaro  datati ottobre 2012.  Dopo quella rilevazione  il MIUR ha stipulato accordi con le Regioni per finanziare altre classi 2.0 (dalle elementari alla medie) e intere scuole 2.0 (38 in totale)  con una spesa  (annunciata ma non documentata) di  circa 40 milioni di euro,  ha erogato contributi  per il  registro elettronico (con cui molte scuole hanno comprato sw & tablet), ha  avviato sperimentazioni  con editori sui contenuti digitali, ha fatto  bandi per dotare le scuole di connessioni wireless, ha avviato un processo di formazione peer-to-peer fra insegnanti sulle competenze digitali, ha persino lanciato un bando per  MOOC (talentitaly) che si e' perso nella nebbia,  ma di tutto questo non si sa quali siano stati risultati e ricadute  ne' tantomeno quale sia il panorama attuale.

2) la questione sui soldi spesi per l'ICT nella scuola è una vecchia faccenda su cui gia' Clifford Stoll in "Confessioni di un eretico high tech" si era speso anni fa, sostenendo che piuttosto che per i PC a scuola era meglio migliorare le cure sanitarie.  E' superfluo sottolineare  che la  tecnologia  da sola non risolve magicamente nulla, ma credo indiscutibile che un bravo professionista che padroneggia le tecnologie appropriate fa meglio il suo mestiere - non vedo perche' per gli insegnanti il discorso dovrebbe essere diverso. Si puo' insegnare informatica senza i computer ma si puo imparare la fisica con sw audio.  Soprattutto come gia' e' stato detto bisogna che ci sia competenza su come spendere  bene i pochi soldi che ci sono,  dando evidenza e facendo circolare buone pratiche.

3) alla domanda "si impara di piu' con un computer per ogni studente" dopo 30  anni  di sperimentazioni (il primo progetto e' del 1985)  ho trovato  la risposta: il prof. Bosco, della Western Michigan Univerisity dice che  "dipende" da come sono stati progettati gli aspetti organizzativi, logistici, tecnologici e didattici (http://goo.gl/As2b80) Una risposta tanto scontata quanto disattesa.

4) in conclusione, la scuola - in generale-  non sta offrendo ai ragazzi la possibilita' di acquisire le competenze di cittadinanza digitale, che non vuol dire saper usare la chat sul telefono.  Alcuni ragazzi hanno la fortuna di avere una famiglia che può supplire, altri  invece no (ISTAT e Save the Children http://goo.gl/ZZpV0a ) questo per me e' il punto chiave da cui partire e su cui ci dev'essere un impegno non solo della scuola ma anche di altre agenzie formative, come ad esempio la RAI.


Eleonora Pantò



Il 08/04/2015 15:40, Giorgio Ventre ha scritto:
Figuratevi per me !-))
Purtroppo però, e torno qui a dare voce ai timori di Juan Carlos, in Campania abbiamo avuto scuole che non hanno voluto accettare la spesa del canone di manutenzione GARR per motivazioni davvero strane.
Tra queste davvero mitica la Direttrice Didattica che diceva che quei soldi le servivano per una seconda linea telefonica (manco fosse un call center ed ignorando quello che può fare con Skype e c.).
E' quindi un problema di cultura e di percezione dell'utilità del digitale.

Giorgio
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Prof. Ing. Giorgio Ventre
Dipartimento 2di Ingegneria Elettrica e Tecnologie dell'Informazione
Università degli Studi di Napoli Federico II
Via Claudio 21
80125, Napoli, Italy
Tel: +39 081 7683908  Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 
E-mail: giorgio@unina.it
http://www.comics.unina.it
http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre
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On 08/04/2015 15:27, J.C. DE MARTIN wrote:
Anche su questo punto, caro Sergio,
pieno accordo da parte mia, naturalmente:
le scuole devono tutte essere connesse a banda larga.
E' ormai, infatti, come l'elettricità o l'acqua corrente.

juan carlos


On 08/04/15 14:59, Sergio Duretti wrote:
Grazie Juan Carlos, grazie a Giorgio Ventre,

per gli interessanti spunti di riflessione offerti al confronto in lista a partire dall'articolo di Cecchi e Rettore.

Anche a chi - come il sottoscritto insieme ad altri si occupa da molto tempo di tecnologie nelle scuole - i dati citati da la Scuola in chiaro- denotando un quadro estremamente disomogeneo - fanno riflettere.

Anzi, è proprio la "disomogeneità" la chiave di lettura che ci viene consegnata da un quasi ventennio di interventi per la diffusione digitale nelle scuole (dai Piani nazionali del MIUR della fine del secolo scorso al Forum della società dell'Informazione nella sua declinazione per le scuole all'Osservatorio Tecnologico troppo presto dimesso nonostante l'ottima lavoro svolto nei primi anni 2000 a tutte le iniziative più recenti).

Ciò si manifesta - nonostante i molti tentativi svolti e l'importante ruolo svolto dal GARR - di avere tutte le scuole dotate di una buona connessione alla rete, affidabile e sicura, in grado di accedere ai servizi offerti dal GARR stesso e condizione necessaria per poter realizzare tutto ciò possa andare nella direzione di formare persone più preparate, consapevoli, curiose e desiderose di conoscenza (siano essere le flipped classroom o l'introduzione del coding dalle primarie o - la mia preferita - il superamento dell'apprendimento per silos verticali).

Leggevo ieri sera che in Emilia-Romagna saranno 600 le scuole collegate a banda ultralarga e allo stesso tempo in molte realtà siamo ancora all'ADSL base: mi pare che sia il miglior esempio del molto lavoro che c'è da fare.

Sarebbe interessante e stimolante creare le condizioni per un confronto libero e aperto su questi temi.

Buona giornata a tutti

Sergio Duretti

Il 08/04/2015 11.45, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Lo so che dò un dolore ad alcuni amici,
ma purtroppo sono anni che la letteratura scientifica è
piuttosto concorde nel ritenere che i benefici dell'ICT
a scuola si manifestano solo in alcuni, limitati scenari.
In tutti gli altri casi è meglio spendere i soldi per
avere insegnanti migliori e remunerati dignitosamente,
classi meno affollate, locali belli e sicuri,
e scuole dotate di biblioteche
(sì, quegli strani posti con tanti libri sugli scaffali,
con strane persone che a quanto pare di professione
si occupano proprio di quei libri... strano, vero?).

juan carlos


Ma la scuola 2.0 è buona scuola?
08.04.15
Daniele Checchi e Enrico Rettore

Le attrezzature informatiche migliorano gli apprendimenti degli alunni? Prima di investire nuove risorse pubbliche nell’acquisto di tablet o lavagne multimediali servirebbero risposte basate su dati e rigorosa valutazione di efficacia degli esperimenti pilota. L’esperienza del progetto Cl@ssi 2.0.

INFRASTRUTTURE SCOLASTICHE: LA SITUAZIONE

La dotazione infrastrutturale della scuola italiana è carente. Ne è un preoccupante indicatore la manutenzione degli edifici scolastici. Se prendiamo per esempio l’ultima indagine svolta da Legambiente, il 32,5 per cento delle scuole necessita di interventi urgenti e solo il 30,9per cento è dotato di certificati essenziali come quello della prevenzione incendi.
La situazione appare particolarmente degradata nelle aree meridionali del paese, anche a causa del prosciugarsi delle risorse a disposizione degli enti locali, che dovrebbero assicurare la fruibilità degli edifici scolatici.
Le circostanze non appaiono migliori dal punto di vista della dotazione di attrezzature. Se utilizziamo la banca dati de La scuola in chiaro osserviamo che meno della metà delle classi italiane dispone di una connessione a internet, e poco più di un quarto possiede una lavagna interattiva multimediale (Lim).

[…]

Continua qui: http://www.lavoce.info/archives/34099/ma-la-scuola-2-0-e-buona-scuola/




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Eleonora Pantò
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CSP - Innovazione nelle ICT s.c.a r.l.
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