Re: [nexa] How the Boeing 737 Max Disaster Looks to a Software Developer
On Apr 21, 2019, at 11:42, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
L'uomo non è più al vertice di tale catena alimentare, ma alla base.
Abbiamo messo sopra l’uomo i mercati. Sono i loro appetiti che dobbiamo sfamare.
Ci va bene così?
Certo che no. —
On April 21, 2019 1:14:22 PM UTC, Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> wrote:
On Apr 21, 2019, at 11:42, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
L'uomo non è più al vertice di tale catena alimentare, ma alla base.
Abbiamo messo sopra l’uomo i mercati. Sono i loro appetiti che dobbiamo sfamare.
Non dei "mercati", ma delle organizzazioni che operano nel mercato. Le quali a loro volta operano nell'interesse di coloro che le controllano. Infatti si raggiunge rapidamente i limiti della metafora: in nessuna specie il cervello si sognerebbe di vendere il corpo, perché opera nell'interesse di tutto l'organismo. Quante startup nascono per essere vendute? Quante aziende in crisi elargiscono bonus enormi ai top manager? Quante aziende non sono in grado di sostenere i costi delle esternalità che producono? Quanti Paesi massimizzano il GDP sacrificando risorse fisiche e sociali non rinnovabili? Le organizzazioni di cui parliamo schermano semplicemente coloro che le governano, esprimendo i loro appetiti.
Ci va bene così?
Certo che no.
Allora non rimane che smantellare l'ecosistema sintetico che abbiamo creato ed in cui siamo diventati prede. Giacomo
L'evoluzione sociale e tecnologica non deve essere cieca come quella biologica. Può osservare direttamente le conseguenze delle regole adottate ed alterarle con maggiore rapidità e immediatezza, in base a meta-regole che ne influenzano la traiettoria. Specificamente nell'ambito delle regole e meta-regole che si applicano alle aziende, quelle tradizionali devono simultaneamente soddisfare l'obbligo di massimizzare i profitti e di essere di beneficio, in senso più astratto, alla società intera. Nel momento in cui non è possibile soddisfare entrambi questi vincoli, prenderà il sopravvento il primo del profitto, perché è quello più rapidamente misurabile. Infatti, quando non è così, negli USA fioccano le cause legali contro i membri degli consigli di amministrazione da parte di associazioni di azionisti, per aver leso i loro diritti economici. È in base a questa dinamica che sono nate le società benefit, adottate recentemente anche nella legislazione italiana. Le società benefit [1] incorporano nelle proprie regole di funzionamento, lo statuto, l'obbligo di non massimizzare il profitto ad ogni costo, cioè di farlo solo nel rispetto di tutte le parti interessate e di tutte le esternalità. Nel momento in cui scelgono di diventare delle B-Corp certificate [2], di procedere a misurare il proprio impatto positivo nel modo migliore possibile e di pubblicare i risultati di queste misure in un report annuo. Questo movimento, l'evoluzione delle regole e meta-regole dell'impresa e dei suoi impatti sulla società, non è meramente una reazione di marketing superficiale, come poteva essere il cosiddetto green-washing [3] delle aziende per vestirsi di meriti ambientali superficiali. (L'esempio più mirabile per me è la trasformazione del nome e del logo di BP [4].) Se Boeing fosse una società benefit, secondo me nel suo DNA, nelle regole di governance che fanno fare alle persone le cose su cui lavorano e decidono quotidianamente, ci sarebbero stati quei sistemi di autocontrollo che invece sono in questo caso mancati. L'insostenibilità—ecologica, economica e sociale—è insostenibile sul lungo termine. Le organizzazioni miopi, che non se ne rendono conto, non sopravvivono a lungo. Da quando ho imparato della loro esistenza, tutte le aziende che creo o finanzio sia in Italia che all'estero, fintantoché è possibile, sono società benefit e B-Corp certificate, come per esempio SingularityU Italy [5][6]. In Italia, per chi fosse interessato ad approfondire, Eric Ezechieli con Nativa è il leader della trasformazione in questa direzione. [7] [1] http://www.societabenefit.net/cosa-sono-le-societa-benefit/ [2] https://bcorporation.net/certification [3] https://it.wikipedia.org/wiki/Greenwashing [4] https://www.famouslogos.net/bp-logo/ [5] http://bit.ly/suitaly-2017-impact-report [6] https://www.singularityuitaly.org/ [7] https://nativalab.com/ David Orban "What is the question that I should be asking?" twitter, linkedin, etc: davidorban http://davidorban.com ᐧ On Sun, Apr 21, 2019 at 4:30 PM Giacomo <giacomo@tesio.it> wrote:
On April 21, 2019 1:14:22 PM UTC, Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> wrote:
On Apr 21, 2019, at 11:42, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
L'uomo non è più al vertice di tale catena alimentare, ma alla base.
Abbiamo messo sopra l’uomo i mercati. Sono i loro appetiti che dobbiamo sfamare.
Non dei "mercati", ma delle organizzazioni che operano nel mercato.
Le quali a loro volta operano nell'interesse di coloro che le controllano.
Infatti si raggiunge rapidamente i limiti della metafora: in nessuna specie il cervello si sognerebbe di vendere il corpo, perché opera nell'interesse di tutto l'organismo.
Quante startup nascono per essere vendute? Quante aziende in crisi elargiscono bonus enormi ai top manager? Quante aziende non sono in grado di sostenere i costi delle esternalità che producono? Quanti Paesi massimizzano il GDP sacrificando risorse fisiche e sociali non rinnovabili?
Le organizzazioni di cui parliamo schermano semplicemente coloro che le governano, esprimendo i loro appetiti.
Ci va bene così?
Certo che no.
Allora non rimane che smantellare l'ecosistema sintetico che abbiamo creato ed in cui siamo diventati prede.
Giacomo _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
On April 21, 2019 5:32:12 PM UTC, David Orban <david@davidorban.com> wrote:
L'evoluzione sociale e tecnologica non deve essere cieca come quella biologica.
Come ti dissi un anno fa alla Bicocca, ho seri dubbi sulla cecità di questa fase della evoluzione biologica dell'uomo. Tutta questa fretta di ottenere dati medici "per le AI", ad esempio, suona tanto come il tentativo di stabilire una pressione evolutiva artificiale.
Può osservare direttamente le conseguenze delle regole adottate ed alterarle con maggiore rapidità e immediatezza, in base a meta-regole che ne influenzano la traiettoria.
Questo in teoria è vero, ma in pratica? Non c'è una mente alla guida dello sviluppo tecnologico globale e quanto a quello sociale... sono decenni che si aspetta che la mano invisibile risolva tutti i problemi.
Specificamente nell'ambito delle regole e meta-regole che si applicano alle aziende, quelle tradizionali devono simultaneamente soddisfare l'obbligo di massimizzare i profitti e di essere di beneficio, in senso più astratto, alla società intera.
Beneficiare la società intera non è mai stato un obbligo. Nell'articolo 41 della Costituzione Italiana è stabilito un limite alla attività di impresa, che "non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana". Ma non c'è un obbligo a perseguire finalità sociali. E' vero che alcuni imprenditori lo hanno vissuto come un dovere civico o come un motivo d'orgoglio personale o familiare (penso ad esempio a Olivetti o Ferrero), ma nessun imprenditore è mai stato arrestato per non aver fatto abbastanza bene alla società (figurati, nemmeno arrestiamo quelli che causano catastrofi ambientali!).
È in base a questa dinamica che sono nate le società benefit, adottate recentemente anche nella legislazione italiana.
Grazie dei riferimenti. Molto interessanti. A quanto leggo ricordano moltissimo le Social Purpose Corporations di cui Purism è l'unico esempio che conosco: https://puri.sm/about/social-purpose/ Mi sembra un esperimento interessante, ma temo sia fragile e possa essere controproducente. Fragile perché alla fin fine, è il management che decide come bilanciare le diverse finalità. Un management illuminato potrà massimizzare le finalità sociali riducendo drasticamente i profitti, uno meno illuminato potrebbe usare le finalità sociali come giustificazione per una scarsa redditività. La fragilità dipende in pratica dall'assenza di un meccanismo di selezione, una pressione evolutiva che stermini le aziende che non operano correttamente in questo regime (mentre la concorrenza _dovrebbe_ svolgere questa funzione per le aziende che massimizzano il profitto). Il beneficio sociale prodotto dalla SPC/B-Corp non è infatti oggetto di competizione e due aziende che perseguano la stessa finalità sociale dovrebbero collaborare mentre competono per il profitto (e se non collaborano, allora stanno facendo le furbe) E potrebbe essere controproducente nel ritardare una presa di coscienza generale del fallimento del Capitalismo. Se Facebook diventasse una B-Corp certificata, cambierebbe qualcosa? E Google? O Amazon? O Cloudflare? L'unico modo che hanno per minimizzare il proprio impatto sociale... è chiudere. Per cui sceglierebbero obbiettivi sociali compatibili con il proprio business model. Che so: produrre più open source di loro gradimento, di quello che causa lock-in e non sottrae utenti ai loro servizi. Spero naturalmente di sbagliare e che queste buove forme societarie ci salvino tutti, ma rimango un po' scettico. Se il problema fondamentale è il Capitalismo, una nuova forma societaria può forse alleviare i sintomi ma non guarire la malattia. Giacomo
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