Re: [nexa] cervello elettronico, si diceva una volta
"" le regole dovrebbero discendere dai principi che si vogliono difendere ""
Nei sistemi giuridici come il nostro, alle costituzioni, ai principi, si devono armonizzare le leggi ordinarie, le regole. Però nel mondo digitale è insormontabile "" l'ostacolo linguistico "" che altrove ho chiamato ""rischio digitale"". *Humanware *è l’obiettivo cui puntare, sistemi sw ma anche hw in funzione degli utenti finali, in armonia con l'affermazione per la quale “” *sono le macchine che devono imparare a riconoscerci, non noi a doverci assimilare alle macchine*. “” ( https://www.corriere.it/tecnologia/24_gennaio_02/l-intelligenza-artificiale-...) criticando la situazione attuale nella quale “”*dobbiamo imparare a fare funzionare i servizi che ci offrono*, anche se sono fatti male, sono controintuitivi e scomodi “”. Lo aveva riconosciuto Quintarelli (https://blog.quintarelli.it/spid/): “” Mia moglie ha … chiesto di spiegarle come funziona e il perché di certe cose che le sembravano complicazioni inutili) “”. Per me, ignorante in molto ed ancor più nel digitale, quasi tutto il digitale è complicato. Ancora oggi – agosto 2024 – noi ignoranti digitali sfioriamo il 100% degli umani: perchè accettare la schiavitù digitale e, molto peggio, abbandonare ad essa i giovani (Attardi, op cit)? La regola generale dovrebbe essere semplice: ogni strumento informatico, materiale od immateriale, deve essere interamente leggibile e trasparente allo scopo di essere comprensibili agli utilizzatori finali. Per gli analfabeti - tali siamo quasi tutti - c'è solo arbitrio, non c'è principio non c'è regola. Cordialmente. Duccio (Alessandro Marzocchi) Date: Thu, 15 Aug 2024 09:26:58 +0200
From: Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> To: nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] cervello elettronico, si diceva una volta Message-ID: <A5A69DE6-C61F-47D1-829E-5F7105277096@di.unipi.it> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
On 13 Aug 2024, at 12:46, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
l’autrice osserva che per disciplinare l’intelligenza artificiale in modo generale occorre «passare dalle regole ai princìpi». Questi ultimi, a differenza delle prime, sono caratterizzati da una maggiore ampiezza e flessibilità. Ne sono esempi i princìpi di trasparenza, di non discriminazione, di sorveglianza umana ecc.
Direi proprio l’opposto: le regole dovrebbero discendere dai principi che si vogliono difendere. Un ribaltamento che si ritrova anche nell’impostazione dell’European AI Act, che impone regole sul come sviluppare e certificare applicazioni di AI (intesa in senso talmente lato da coprire praticamente qualunque applicazione informatica), anziché stabilire quali siano i principi da difendere, in particolare i diritti degli utenti. La GDPR stabilisce invece quali siano i nostri diritti e lascia aperto il compito alle autorità di protezione di come farli valere.
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alessandro marzocchi