Portare a 4 le ore settimanali di Tecnologia nelle scuole medie
L'Educazione Tecnica è stata introdotta nella scuola secondaria di primo grado, come materia obbligatoria, nel 1977 (prima esisteva "Applicazione Tecniche" ma solo come materia facoltativa). Le ore erano 3 su 30 settimanali. Con la riforma Moratti (L. 53/2003) le cose di complicano. A dispetto dello slogan delle tre I (inglese, impresa e informatica), le tre ore di educazione tecnica vengono soppresse, ne rimarrà solo una ma accorpata a Scienze. Nel 2005 si torna a 2 ore. E fino ad oggi è così. Io ritengo sia ora di portare le 2 ore a 4, di cui una espressamente dedicata a Robotica educativa. In questi giorni ho "perlustrato" Internet in cerca di iniziative legate alla robotica educativa (o micro-robotica). Ho notato che la stragrande maggioranza proviene dalle scuole dell'infanzia, primarie o secondarie di secondo grado. Non sono un pedagogista ma, imho, i bambini fino agli 8/9 anni sono ancora troppo piccoli per ricevere stimoli utili dall'insegnamento della robotica. La fascia d'età ideale dovrebbe essere quella tra i 10 e i 14 anni. Antonio
Ciao Antonio Antonio Iacono <antiac@gmail.com> writes: [...]
Io ritengo sia ora di portare le 2 ore a 4, di cui una espressamente dedicata a Robotica educativa.
qualcosina di informatica prima della robotica :-O ? non so nulla, ma proprio nulla di pedagogia scientifica/matematica ma ho l'impressione che se prima si capisce almeno vagamente il ciclo sensore-processo-attuatore meglio si apprezzano i risultati dello studio della robotica e si aiutano meglio i ragazzi a cancellarsi dalla testa il "retropensiero tecno-magico" il prima possibile (e *magari* a farsi venire la voglia di avere totalmente sotto il proprio controllo la propria "computing agency") comunque sì, la robotica educativa è divertente almeno quanto l'elettrotecnica, la pittura, la musica... scienza e tecnologia interdisciplinari :-D [...]
Non sono un pedagogista ma, imho, i bambini fino agli 8/9 anni sono ancora troppo piccoli per ricevere stimoli utili dall'insegnamento della robotica. La fascia d'età ideale dovrebbe essere quella tra i 10 e i 14 anni.
Non ho idea di quanto siano diffusi questi due progetti che conosco perché me ne ha parlato un mio conoscente pedagogista: 1. https://www.poppy-project.org/en/technologies/ Progetto di software è tutto libero e hardware in CC-BY-SA, finanziato tramite un progetto della commissione EU https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/IP_14_1211 Nasce in ambito accademico https://flowers.inria.fr/ coordinato da Pierre-Yves Oudeyer http://www.pyoudeyer.com/ che studia processi cognitivi per mezzo di tecnologia Questa la pagina dedicata alle iniziative EDU: https://www.poppy-education.org/ 2. https://www.thymio.org/ Un piccolo robot open hardware (https://www.thymio.org/about/, non ho verificato le licenze e i materiali distrubuiti) e che si può programmare con diversi strumenti e linguaggi liberi. Viene usato per queste attività EDU (una anche in Italia): https://www.thymio.org/education/ 3. Infine, sebbene probabilmente per la didattica i robot fisici siano più divertenti, trovo piuttosto interessante anche il simulatore webots http://www.cyberbotics.com/ (licenza Apache2), programmabile in diversi linguaggi di programmazione (ma non Snap! per i più piccoli) Insomma, di lavoro per costruire, distribuire, sviluppare e insegnare con strumenti liberi de ne sarebbe tanto, mi pare Saluti, Giovanni. -- Giovanni Biscuolo Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché.
qualcosina di informatica prima della robotica :-O ?
Ci ho pensato a lungo prima di indicare robotica anziché informatica. Secondo me no, non è necessario con ragazzini di 10/14 anni. Se a Kemény e Kurtz sono stati sufficienti una dozzina di comandi (LET, PRINT, FOR...NEXT, GOTO, GOSUB...RETURN, IF...THEN, DEF, READ, DATA, DIM) per innescare, con il loro BASIC, la rivoluzione informatica non vedo perché debba servire qualcosa di più complesso per far muovere un robottino. Il RoboMaker che ho citato la scorsa volta ha pochissimi "comandi" "Condizione semplice", "Deviatore", "Multiplexer", "Salto", eppure, la quantità di "logica" producibile è illimitata. [...]
1. https://www.poppy-project.org/en/technologies/ [...] 2. https://www.thymio.org/
Entrambi ottimi prodotti, solo un po' costosi (200/300 euro). L'ideale sarebbe un RoboMaker open source (a qualcuno in lista si è accesa una lampadina?) Antonio
Ciao Antonio e Giovanni On Mon, 12 Apr 2021 20:52:07 +0200 Antonio Iacono wrote:
qualcosina di informatica prima della robotica :-O ?
Ci ho pensato a lungo prima di indicare robotica anziché informatica. Secondo me no, non è necessario con ragazzini di 10/14 anni.
In questi giorni sto preparando un micro corso di informatica su richiesta (accolta con finanche eccessivo entusiasmo... :-D) di un gruppo Scout della mia zona. Età target 12-16 anni (reparto), ma a causa delle limitazioni imposte dal Covid stiamo pensando di "formare i formatori" ovvero i capi, così che possano ideare loro stessi giochi educativi e riflessioni da condividere con le squadriglie (ovviamente con il mio aiuto se lo desiderano... ma io purtroppo non sono mai stato uno scout!) Ve la copio di seguoto: è solo una bozza, ma offre un'idea dei fondamenti di informatica che secondo me andrebbero insegnati sin dalle elementari (ma non è mai troppo tardi... :-D). Ed è proprio informatica. (vi sfido a dimostrare il contrario! :-D) E può essere divertente. E si può insegnare senza un computer. A valle di questi fondamenti, IMHO, si può accendere il computer. Giacomo ______ Fondamentali: - Informatica: Informazione Automatica - differenza fra automatismo e autonomia - differenza tra programmi e regole - differenza fra oggetto e soggetto - differenza fra informazione e dato - informazione: esperienza soggettiva di pensiero comunicabile - dato: rappresentazione di un'informazione su un supporto trasferibile http://www.tesio.it/2019/06/03/what-is-informatics.html - l'informatica riguarda le menti umane, i computer sono meri specchi - storia del dato: pitture rupestri, geroglifici, scrittura alfabetica, bit, byte... - il dato è indipendente dal supporto che lo veicola - la copia del dato non lascia traccia (mantra da ripetere sempre prima di trasmetterlo) - teoremi di incompletezza: - i dati possono essere coerenti o incoerenti indipendentemente dal fatto che siano veri o falsi: la verità non è decidibile matematicamente, è necessaria una esperienza della stessa (fake news, polarizzazione politica sui social etc...) - gioco: prepariamo una serie di biglietti in una scatola, metà con informazioni vere e metà con informazioni false; sia le vere che le false sono per lo più coerenti fra loro, ma ci sono incoerenze sia fra le prime che fra le seconde; distribuiamo a caso i biglietti ai ragazzi e poi gli facciamo decidere qual'è la verità. - non dovrebbe volerci molto a capire che non possono stabilire quale gruppo di informazioni sia vero e quale sia falso - si potrà riflettere sulla responsabilità di ciò che mettiamo in internet ma anche di ciò che riceviamo da internet - questa esperienza potrà poi tornare utile quando si parlerà di fiducia: cosa sarebbe successo se i biglietti non fossero stati distribuiti a caso, ma conoscendo le idee pregresse dei partecipanti? Classificazione dei dati: - Contenuti (espressi consapevolmente) - possono essere consapevolmente falsificati - fra questi vi sono i programmi - Dati Personali (emessi inconsapevolmente) - identificativi - asse temporale (temporanei vs permanenti) - asse spaziale (globalo vs locali) - descrittivi - osservazioni - deduzioni probabilistiche - profili cognitivo-comportamentali Se hai 10 minuti, puoi farti un idea della questione ascoltando https://video.resolutions.it/videos/watch/c9b50e80-85de-4b62-bc3a-8f6501d26b... Privacy/riservatezza delle comunicazioni: - diritto fondamentale, costituzionale - precondizione libertà ed autonomia - NON è segretezza (perché riguarda comunicazioni) - NON è riguarda solo la sfera intima della persona - NON è semplicemente controllo sui dati che ci riguardano E' un diritto relazionale della persona: - sapere esattamente di chi ci stiamo fidando - poter scoprire quando queste persone tradiscono tale fiducia - poter punire efficacemente tale tradimento - "non ti faccio più amico" <- bimbi - scazzottata <- giovani (ma anche adulti) - risarcimento danni/multe <- adulti e organizzazioni E' anche un dovere individuale nei confronti della collettività: - diffondere dati che ci riguardano danneggia anche - chi è intorno a noi - chi è come noi - le comunità di cui siamo membri (vedi filmato di cui sopra) In qualsiasi sistema umano, la fiducia ha un ruolo fondamentale: - famiglia - amici/scout/squadra - mercato (vedi Adam Smith) - democrazia rappresentativa - software (che non scriviamo noi stessi dal compilatore in su vedi "Reflections on Trusting Trust" di Thompson) (anche la Fede è una forma di fiducia... e la possibilità di pregare da soli o con coloro di cui ci fidiamo ma non sempre e solo con tutti è importantissima per garantire una scelta autentica...) Tuttavia quando la fiducia viene concessa - senza piena consapevolezza (ignoranza, ingenuità, superficialità) - senza libertà (network effect, peer pressure) - senza la possibilità di ritirarla facilmante e rapidamente quando viene tradita o abusata (lock-in) diventa una forma di Potere facilmente abusabile Insomma la privacy è il diritto di scegliere di chi fidarci. "La mente attraverso lo specchio automatico": - Algoritmo (un'informazione) vs Programma (un dato) - code is data <=> data is code - Garbage In -> Garbage out <- nei programmi, NON algoritmi - BUG (un caso particolare del GIGO) <- nei programmi, NON algoritmi - Gli automatismi programmabili non hanno MAI autonomia: - AI come programmazione statistica ed opaca - c'è SEMPRE qualcuno dietro - la responsabilità degli errori devono essere sempre riconducibili vedi http://www.tesio.it/2021/03/16/la_simbiosi_intelligente.html - facial features, deep fakes: ovvero del perché è meglio NON usare Google Meet, Teams, Zoom a telecamera (o microfono) acceso - Protocolli (un'informazione) vs Reti (un dato) - Prerequisiti per comunicare - Un'identità definita, una prospettiva diversa (avere qualcosa da comunicare, da mettere in comune) - Un canale di comunicazione + un protocollo condiviso (linguaggio) - La volontà di comunicare - Esempi di protocolli che si possono implementare giocosamente - DNS: è una rubrica telefonica gerarchica - IP: si può fare il routing dei pacchetti assegnando prima gli IP, usando foglietti per i pacchetti e stabilendo regole di route - SMTP: è un sistema postale informatico, il capo squadriglia fa il server e raccoglie i messaggi della propria squadriglia, e poi li consegna agli altri capi squadriglia (quando indirizzati a membri di quella squadriglia) mentre consegna ai destinatari solo su richiesta esplicita (qui si mixa un po' SMTP e POP/IMAP... ma non dovranno mettere su un server nei prossimi giorni :-D) L'importante è far capire che chi si trova sul tragitto di un messaggio può leggerlo, copiarselo per uso futuro etc... senza che nessuno possa evitarlo o anche solo accorgersene - Crittografia e Crittoanalisi (analisi delle frequenze) - One Time Pad: non posso spiegare la crittografia asimmetrica a dei ragazzi ma sostituendo allo XOR l'aritmetica modulare si può creare un sistema crittografico assolutamente sicuro (anche se con una chiave lunga almeno quanto il messaggio da cifrare e da cambiare ogni volta) - Utile anche per insegnare ai ragazzi ad usare password sempre diverse nei diversi contesti - e a cambiarle ogni tanto - Analisi delle frequenze - si può dimostrare che con una 20ina di messaggi diversi cifrati in OTP con la stessa chiave è facile indovinare la chiave e decifrarli tutti NOTA è una vita che non lo faccio... ma ripasso volentieri se pensate che possa essere un gioco interessante... c'è un po' di matematica... e può risultare noioso, ma anche solo spiegare COME funziona invece può essere interessante (ovvero si sfrutta la diversa probabilità delle lettere in una lingua)
In questi giorni sto preparando un micro corso di informatica su richiesta (accolta con finanche eccessivo entusiasmo... :-D) di un gruppo Scout della mia zona.
Giacomo, il programma del corso (per niente micro imho) è interessantissimo e alcune delle lezioni potrebbero andare benissimo anche per la fascia d'età a cui mi riferivo. Vorrei tornare all'argomento principale, ovvero le ore di "Tecnologia", per una piccola indagine. Tu hai figli che stanno frequentando, o hanno finito da poco di frequentare, la scuola media? Cosa studiano in quelle due misere ore di Tecnologia? Uno dei professori dei miei figli è "fissato" con il disegno tecnico e l'80% del tempo lo dedica a quello. L'altra divide equamente in "teoria" e "disegno tecnico". Ora, con tutto il rispetto, mi dite voi, nel 2021, chi, nella vita reale, usa ancora il compasso per ... "disegnare" degli esagoni perfetti? A questo punto meglio reintrodurre il latino. Mini storia della scuola media. Fino al 1962 esistevano due distinti canali di istruzione dopo la scuola elementare: la scuola media, caratterizzata da una preparazione umanistica, votata ad accompagnare gli alunni migliori e meritevoli verso il liceo e l’avviamento professionale, che orientava invece i giovani all’addestramento al lavoro. La precocità delle scelte appariva un fattore determinante che segnava i percorsi lavorativi ma anche sociali e culturali. Il futuro dei ragazzi, la natura dei percorsi formativi da intraprendere non erano legati solo alle capacità o alle inclinazioni personali, ma erano condizionati in modo decisivo dal contesto socio-familiare. Con la Legge 1859 del 31 dicembre 1962 ("Istituzione e ordinamento della scuola media") si dà finalmente attuazione al dettato sancito dall'art. 34 della Costituzione. Le riforme dei primi anni del Duemila (dalla "Moratti" in poi) hanno privilegiato, per la scuola media, le lingue straniere. Bene, in mondo sempre più globalizzato, torneranno utili per ... fuggire all'estero. E allora, se davvero vogliamo puntare su una formazione al passo con i tempi, iniziamo dalle basi, mettiamo mano ai programmi scolastici. Antonio
On Tue, Apr 13, 2021 08:35:09 AM +0200, Antonio Iacono wrote:
Ora, con tutto il rispetto, mi dite voi, nel 2021, chi, nella vita reale, usa ancora il compasso per ... "disegnare" degli esagoni perfetti?
non pochi studenti di ingegneria. Per pura coincidenza, la settimana scorsa ho avuto modo di parlare con alcuni di loro e ho scoperto che, almeno nelle facolta' di Roma, il disegno tecnico a mano e' ancora materia d'esame, non eludibile per alcuni indirizzi. Tornando al tema centrale:
Mini storia della scuola media.
Fosse per me, se c'e' l'obbligo fino a 16 anni, la scuola fino a 16 anni dovrebbe essere: - uguale per tutti - FREGARSENE completamente dell'avviamento al lavoro, perche' confondere formazione professionale con educazione significa svilire molto la seconda, per ottenere poco o niente in pratica (se hanno un minimo fondamento i discorsi tipo "la maggior parte dei lavori decenti che ancora ci saranno fra 10 anni oggi ancora non esistono") - insegnare a ragionare, e dare una cultura (ripeto: NON formazione professionale) VERA, di base solida a tutti, sia umanistica che scientifica. Scolpendo fino in fondo al cervello che se non ti piace leggere (salvo ovvie eccezioni con cause mediche concrete, ovviamente) sei un povero sfigato, non uno al passo coi tempi. Vedi "la differenza fra operaio e padrone e' che il primo conosce solo 300 parole, il secondo 3000". L'idea che chi fa lavori "umili" possa essere un analfabeta funzionale, senza la minima apertura mentale che ti danno musica, filosofia, matematica, fondamenti di informatica e fisica, letteratura, tutti insieme, e' distruttiva (per essere educati) per TUTTI, pure i plurilaureati, e lo vediamo ogni giorno. Poi, per chi non vuole fare l'universita', due anni di formazione professionale al 100%, VERA, senza piu' studiare italiano lingue matematica eccetera Solo con una scuola cosi' ci si ritroverebbe con una cittadinanza che non crede a tante boiate, e' solidale, e vota, qualsiasi cosa voti, con cognizione di causa. Marco -- Help me to continue my digital awareness blogging: https://stop.zona-m.net/christmas-2020-fundraising/
Fosse per me, se c'e' l'obbligo fino a 16 anni, la scuola fino a 16 anni dovrebbe essere: - uguale per tutti ... L'idea che chi fa lavori "umili" possa essere un analfabeta funzionale, senza la minima apertura mentale che ti danno musica, filosofia, matematica, fondamenti di informatica e fisica, letteratura, tutti insieme, e' distruttiva (per essere educati) per TUTTI, pure i plurilaureati, e lo vediamo ogni giorno.
Assolutamente d'accordo. Due cicli, primaria (5 anni), secondaria (5 anni), dai 6 ai 16 anni. Attualmente, alle medie, si studiano (tra parentesi le ore settimanali): Italiano, Storia, Geografia (9) Matematica e Scienze (6) Inglese (3) 2° Lingua Comunitaria (2) Tecnologia (2) Arte e immagine (2) Educazione fisica (2) Musica (2) Religione cattolica (1) Attività di approfondimento in materie letterarie (1) A queste si potrebbero aggiungere filosofia (possibilmente integrata con nozioni di sociologia/antropologia), fondamenti di informatica e fisica (con attività laboratoriali di robotica). Un sogno? Può essere. Ma sono i sognatori (i visionari) quelli che cambiano il mondo. Antonio
On 13/04/2021 08:35, Antonio Iacono wrote:
In questi giorni sto preparando un micro corso di informatica su richiesta (accolta con finanche eccessivo entusiasmo... :-D) di un gruppo Scout della mia zona. Giacomo, il programma del corso (per niente micro imho) è interessantissimo e alcune delle lezioni potrebbero andare benissimo anche per la fascia d'età a cui mi riferivo. Vorrei tornare all'argomento principale, ovvero le ore di "Tecnologia", per una piccola indagine. Tu hai figli che stanno frequentando, o hanno finito da poco di frequentare, la scuola media? Cosa studiano in quelle due misere ore di Tecnologia? Uno dei professori dei miei figli è "fissato" con il disegno tecnico e l'80% del tempo lo dedica a quello. L'altra divide equamente in "teoria" e "disegno tecnico". Ora, con tutto il rispetto, mi dite voi, nel 2021, chi, nella vita reale, usa ancora il compasso per ... "disegnare" degli esagoni perfetti? A questo punto meglio reintrodurre il latino. Mini storia della scuola media.
Forse può servire a formare la coordinazione visiva mano-occhio? Un mio amico insegnante di educazione fisica alle medie, costretto a fare DAD senza poter far fare attività fisica (che si può fare solo in palestra), ha provato a insegnare ai suoi ragazzi a costruire cerbottana e stoppini con la carta: molti allievi si sono arresi di fronte al compito "impossibile". Alcuni hanno addirittura abbandonato la lezione per la frustrazione. :-O Concentrando l'istruzione (e il gioco) sulle tecnologie in età in cui si sviluppano competenze motorie specifiche (non recuperabili) stiamo costruendo delle disabilità (oltre alle dipendenze - altro discorso). I ragazzi che si sono "scontrati" con l'inutile compasso sapranno muovere mani sensibili in modo fine: magari non disegneranno più esagoni, ma sapranno usare le mani per allacciarsi le scarpe, cucinare, aggiustare, costruire, dipingere e disegnare, giocare, per fare l'amore... Se anche pensiamo che queste siano cose inutili che possiamo appaltare alle macchine, è bene sapere che le competenze e il coordinamento spaziale-motorio è associato alle abilità matematiche e di espressione scritta [Vedi riferimenti qui sotto]. Per cui se vogliamo qualcuno bravo a costruire macchine, deve essere bravo a disegnare esagoni col compasso, a usare i lego, fare fionde, cerbottane, nodi, arrampicarsi e cascare. Magari crescerà anche più contento e umano. Prima insegnamo ad usare le mani, poi la tastiera. Ciao, Alberto Riferimenti sul coordinamento fine: Carlson, A. G., Rowe, E., & Curby, T. W. (2013). /Disentangling Fine Motor Skills’ Relations to Academic Achievement: The Relative Contributions of Visual-Spatial Integration and Visual-Motor Coordination. The Journal of Genetic Psychology, 174(5), 514–533./ doi:10.1080/00221325.2012.717122 <https://sci-hub.do/https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/00221325.2012...> Cameron, C. E., Cottone, E. A., Murrah, W. M., & Grissmer, D. W. (2016). /How Are Motor Skills Linked to Children’s School Performance and Academic Achievement? Child Development Perspectives, 10(2), 93–98./ doi:10.1111/cdep.12168 <https://sci-hub.do/https://srcd.onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/cdep...> Becker, D. R., Miao, A., Duncan, R., & McClelland, M. M. (2014). /Behavioral self-regulation and executive function both predict visuomotor skills and early academic achievement. Early Childhood Research Quarterly, 29(4), 411–424./ doi:10.1016/j.ecresq.2014.04.014 <https://sci-hub.do/https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S08...> Le elites tecnologiche in Silicon Valley cercano di risparmiare i propri figli da disabilità e dipendenza: <https://www.theguardian.com/teacher-network/2015/dec/02/schools-that-ban-tab...> <https://www.nytimes.com/2011/10/23/technology/at-waldorf-school-in-silicon-v...>
Per cui se vogliamo qualcuno bravo a costruire macchine, deve essere bravo a disegnare esagoni col compasso, a usare i lego, fare fionde, cerbottane, nodi, arrampicarsi e cascare. Magari crescerà anche più contento e umano.
Esatto, "compasso" E ... (c'è un mondo oltre il compasso ;) RoboMaker è composto da 400 pezzi, ci puoi costruire di tutto. Io ho spiegato ai miei figli gli ingranaggi, le ruote dentate, il giunto cardanico, le pulegge, la vite senza fine ... Tutte cose che, seppure presenti nel libro di testo di "Tecnologia", non avevano mai studiato. Antonio
Le elites tecnologiche in Silicon Valley cercano di risparmiare i propri figli da disabilità e dipendenza: <https://www.theguardian.com/teacher-network/2015/dec/02/schools-that-ban-tab...> <https://www.nytimes.com/2011/10/23/technology/at-waldorf-school-in-silicon-v...>
Direi niente di nuovo. Io stesso ero intervenuto in lista mesi fa sull'argomento "How classroom technology is holding students back" [1] Bill Gates [2] e Steve Jobs [3] hanno cresciuto i loro figli senza tecnologia. Niente schermi, niente smartphone o tablet. Ma la robotica è un'altra cosa, è meccanica, elettronica, programmazione ... immaginazione. L'attività a cui penso io è proprio quella di "mettere mano" nelle macchine e interagire con esse. Un po' quello che si fa al Laboratorio-Museo Tecnologicamente [4] (magari ce ne fosse uno per ogni provincia) Antonio [1] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2020-October/019173.html [2] https://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/microsoft4/fi... [3] https://www.macitynet.it/steve-jobs-i-bambini-e-la-tecnologia-niente-ipad-e-... [4] http://www.museotecnologicamente.it/category/la-didattica/
Ciao Antonio On Tue, 13 Apr 2021 08:35:09 +0200 Antonio Iacono wrote:
Tu hai figli che stanno frequentando, o hanno finito da poco di frequentare, la scuola media?
Sì.
Cosa studiano in quelle due misere ore di Tecnologia?
Nella parte di teoria studiano i materiali, la struttura degli edifici e simili, nella parte di pratica fanno disegno tecnico e costruzioni di solidi.
chi, nella vita reale, usa ancora il compasso per ... "disegnare" degli esagoni perfetti?
Non credo sia rilevante: ciò che impara mia figlia non è a disegnare poligoni ma a pensare geometricamente (ed a tenere un foglio di lavoro pulito, cosa che a suo padre non sono mai riusciti ad insegnare :-D) Mi sembra ragionevole pensare che potrà trovare molte applicazioni pratiche per ciò che impara a fare con il compasso, anche se si trovasse a dover usare una corda al suo posto.
A questo punto meglio reintrodurre il latino.
Pensiero tutt'altro che pellegrino: https://www.unz.com/ghood/why-europe-should-speak-latin/ Nelle mie elucubrazioni sulla prossima generazione di software libero, software che possa essere effettivamente letto e compreso da chiunque in al massimo un mese di studio, riflettevo che l'Europa (come l'umanità) è pluralista e multiculturale e dunque naturalmente e doverosamente multilinguista. Ma come mantenere il principio del "In varietate concordia" in un linguaggio di programmazione? Una soluzione (purtroppo solo) per l'Europa potrebbe essere il latino.
E allora, se davvero vogliamo puntare su una formazione al passo con i tempi, iniziamo dalle basi, mettiamo mano ai programmi scolastici.
Attento a cosa desideri... ;-) Ad oggi rischiamo di ritrovarci la blockchain nei libri di testo. O come usare GMail, Google Maps e Facebook. Giacomo
Entro nel dibattito con una operazione di marketing. Mi scuso. Comunque, il materiale che propongo è assolutamene gratuito e "free". Nel nostro portale fare.polito.it trovate centinaia di "learning objects" free (libri e capitoli di libro, videolezioni e videoconferenze, MOOC, videogiochi didattici, ecc,). Per vedere un primo elenco cliccate su "ricerca avanzata" che vi dà la possibilità di selezionare la disciplina scientifica e la classe di insegnamento, dalla scuola primaria all'università. Da informatico vecchissimo mi permetto di proporre tre libri. 1. Informatica per grandi e piccini. Contiene i fondamenti concettuali dell'informatica, dall'aritmetica binaria all'algebra di Boole, dai circuiti elettronici all'architettura del calcolatore, da Internet ai relativi servizi. Per trovare il libro cliccate su "Ricerca per parole chiave" e scrivete "grandi" (una delle parole contenute nel titolo del libro, che ha valore simbolico perchè simboleggia i ministri e le persone importanti, non le persone anziane). Potete trovare anche i filmati del corso. Il libro è stato pensato per la scuola secondaria di primo grado, ma un giorno, ho scoperto, casualmente, che una maestra lo aveva adottato in terza elementare e i bambini lo avevano molto apprezzato. 2. La programmazione in python. Per trovare il libro cliccate su "Ricerca per parole chiave" e scrivete "python". Nell'ambito di un corso di poche ore abbiamo insegnato la programmazione in python a trecento allievi del secondo anno della scuola secondaria di primo grado. L'insegnamento è facilitato dal caricamento automatico, in pochi secondi, di un ambiente interattivo di programmazione, che si ottiene semplicemente scrivendo "fare.polito.it/python". Rinunciando a qualche primitiva, come i loop più complicati e le liste, già in terza elementare si può inziare a programmare in python. 3.Breve storia del'Informatica, raccontata a grandi e piccini. Per la scuola secondaria di primo grado. Scrivete "storia" nella "Ricerca per parole chiave". Proprio in questi giorni stiamo caricando una nuova versione del portale FARE enormemente più ricca e potente. Vi informerò appena avremo completato il lavoro. Grazie per l'attenzione!!!! Raf I
Proprio in questi giorni stiamo caricando una nuova versione del portale FARE enormemente più ricca e potente. Vi informerò appena avremo completato il lavoro.
Grazie :) Già così contiene una quantità enorme di materiale didattico (molti pdf ho appena finito di scaricarli) . Colgo l'occasione per segnalare un articolo sul tema uscito proprio oggi "Laboratori STEAM con Arduino" [1] "Ma perchè far interagire gli oggetti con il mondo reale può essere una strategia di didattica laboratoriale utile? Perchè gli studenti apprendono con più facilità e rapidamente se lavorano con oggetti fisici, inoltre è fortemente motivante progettare e costruire una macchina "intelligente" e farla funzionare. Tutto ciò ha come diretta conseguenza la percezione da parte dello studente della materializzazione della propria competenza, ovvero lo studente percepisce l’evoluzione della propria competenza perchè "insegna", ad un oggetto inanimato ad interagire con lui mediante l’uso dell’elettronica e dell’informatica e ciò permetterà di far comprendere l’importanza dei saperi di base essenziali per saper fare elettronica ed informatica, saperi che afferiscono alle discipline STEAM (matematica, fisica, chimica, ecc…)." Antonio [1] https://www.tecnicadellascuola.it/laboratori-steam-con-arduino
Certamente Antonio la robotica può costituire un metodo didattico ed educativo molto efficace. Tuttavia c'è anche un rischio notevole: la normalizzazione dell'automatismo. On April 13, 2021 4:39:20 PM UTC, Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
Perchè gli studenti apprendono con più facilità e rapidamente se lavorano con oggetti fisici, inoltre è fortemente motivante progettare e costruire una macchina "intelligente" e farla funzionare.
Un adulto che CREDE di sapere come funziona, in linea di massima, un automatismo, senza in realtà essere in grado di verificare le proprie assunzioni, tenderà a fidarsi ed affidarsi più facilmente di uno che lo vede come scatola nera "anomala" o "strana". È dunque importante che ai ragazzi venga insegnato esplicitamente ad abusare degli automatismi didattici in modo che possano aspettarsi anche gli abusi di cui potrebbero essere vittime. In questo senso la robotica rischia di concentrarsi sulla produzione del risultato desiderato più che sullo sviluppo di capacità cognitive e critiche fondamentali per una cittadinanza piena nella nostra società cibernetica. Naturalmente non è detto. In un programma scolastico in cui matematica ed informatica fossero correttamente integrate, la robotica costituirebbe un ottimo strumento per il programma di tecnologia (accanto a compasso e squadretta) Ma robotica senza informatica... non so. Magari funziona! Ma molto dipende dall'implementazione. Giacomo
Aggiungo un paio di mie considerazioni sul dibattito "informatica intangibile" vs. "informatica tangibile" di qualche giorno fa. Da laureato in Scienze dell'Informazione (anno 1995), ho trascorso oltre 20 anni completamente all'interno dell'informatica "intangibile": applicazioni e pagine web, script per la gestione di sistemi, applicazioni "classiche". Per oltre 20 anni, l'unico "feedback" tangibile che avevo dalle mie "creazioni" è stato quasi esclusivamente visivo (le videate) e, in minimissima parte (< 1%) "audio" (tipicamente "suoni" che evidenziassero l'insorgere di "allarmi" particolarmente impattanti sui sistemi che avevo in gestione). ~6 anni fa, dovendo decidere come far realizzare l'impianto elettrico della mia nuova abitazione, decisi che le luci della mia casa --la casa di un signore che per 20 anni aveva lavorato come "programmatore"-- non potevano accendersi attraverso un interruttore "meccanico": una "componente informatica" era imprescindibile. Forte del fatto che gli interruttori "meccanici" fossero gia' scomparsi dall'interno degli autoveicoli (dove --da molti anni-- i "pulsanti" non chiudono un circuito elettrico ma richiedono delle azioni gestite da "centraline" e, nel caso dei fari, "relay") e che non avevo traccia di disastri/problemi/inaffidabilità di questi ultimi, mi sono deciso ad utilizzare lo stesso identico approccio: mettere nelle pareti dei normalissimi "pulsanti" la cui pressione viene rilevata da un oggetto intelligente (un microcontrollore) il quale, a sua volta, "ordina" l'accensione/spegnimento della lampadina attraverso un relay. Ho analizzato le principali soluzioni commerciali (sulle cui brochure è ben evidenziato il termine "domotica") e le ho _SCARTATE_ non solo per gli aspetti economici ma, soprattutto, per le dinamiche di lock-in: in quel periodo, infatti, ho metabolizzato l'idea che --in linea teorica-- da mia moglie mi sarei potuto separare, mentre da un impianto domotico "proprietario" che gestisce le luci di casa, _NO_. Il rapporto con quest'ultimo, quindi, è decisamente più "delicato" rispetto a quello con il proprio partner. I mesi successivi sono stati una continua scoperta: * Arduino [1] e la sua architettura "libera" che ne consente l'acquisto di "cloni" cinesi a prezzi dell'ordine di 5 € (cinque!); * ESP8266 [2] che supporta il wifi nativamente, è completamente/liberamente programmabile e si puo' acquistare a prezzi inferiori ai 5 € (cinque!); * community relativamente "di nicchia" ma comunque molto diffuse in Italia ed all'estero, caratterizzate da uno spirito di "condivisione", di "altruismo", di "crescita costruttiva" tali da rendere il concetto di "open-source" un default del proprio modus-operandi [3] Spendendo meno di 100€ (di cui 50 spesi fra legname, plexiglass, portalampade, lampade e pulsanti) ho allestito il mio primo prototipo: una "scatola" di legno al cui interno c'erano: * due arduino connessi fra loro; * 4 pulsanti, la cui pressione richiede l'accensione/spegnimento di luci; * 4 relay che accendono/spengono 4 lampadine * una presa di corrente (a cui si puo' collegare un abat-jour, ad esempio). e poi, per far funzionare il tutto: * ~150 righe di codice, che facevano si che quando si preme un pulsante, arduino rileva la pressione e chiede al relay di accendere/spegnere la luce associata. La costruzione di questa scatola --per me, che arrivavo da ~15 anni di vita professionale in ambito ICT-- ha rappresentano qualcosa di nuovo e incredibilmente soddisfacente: ricordo molto chiaramente il momento della prima accensione, quando ho dato corrente per "accendere" gli Arduino e poi, il primo "click" sul pulsante, con la prima luce accesa. È una sensazione indescrivibile. Nulla a che vedere con il classico "Hello World!" stampato a video come prima applicazioni su un PC classico. Da allora (~5 anni fa) ho approfondito significativamente tutto l'ecosistema Arduino (e dei microcontrollori) e _NON_ riesco a capacitarmi del fatto che siano sostanzialmente sconosciuti al mondo dell'istruzione. L'ESP8266, ad esempio, ha delle versioni straordinariamente utili per far approcciare gli studenti a queste tecnologie. Il Witty Cloud [4] ad esempio, a fronte dei ~7 € (sette!), include: * un chip wireless programmabile, che puo' comportarsi come "access point" (e quindi essere visto dal cellulare) o "client" (e quindi collegarsi al wireless di casa); * un LED RGB, che puo' essere acceso con una luce di colore programmabile * un sensore di luce, che puo' essere "letto" da applicazioni che, in funzione della luce disponibile, si comportano di conseguenza * una interfaccia USB per essere banalmente collegabile ad un PC, per essere programmato * una interfaccia USB per essere "alimentato" * alcuni PIN che possono essere utilizzati per "pilotare" oggetti esterni (es.: relay o altri sensori) Evidenzio che tale attrezzo (che, ripeto, costa 7€) consente di avere su un banco di scuola un oggetto (lui), che si puo' programmare con il notebook di classe e poi "accendere" semplicemente collegandolo ad un power-bank via USB. E di li, a sperimentare: * il cambiare colore del LED in funzione della luminosita' della stanza; * l'accensione del LED quando si mette un dito sopra al sensore di luminosita'; * il concetto di "energia", semplicemente verificando quanto tempo durano due batterie AA, _CON_ e _SENZA_ wifi "acceso"; * e, per i piu' grandi: o la scelta del colore del LED, via wifi, dal PC di classe; o lo sviluppo di una piccola APP per accendere/spegnere il LED. È veramente difficile immaginare con quanto poco sforzo tutto questo sia fattibile. Con uno sforzo leggermente maggiore (servono ~10 € di accessori) è possibile far scattare negli studenti il meccanismo della competizione: * costruire un "line follower" [5]: una piccola macchinina in grado di muoversi (grazie a due ruote azionate da motori) e che, grazie a tre sensori infrarosso riesce a "mantenersi" su una linea (di fatto, prendete un pavimento chiaro... ci piazzate sopra una lunga striscia di scotch nero (nastro da elettricistia classico)... ci piazzate sopra la macchinina.. e lei va); * chiedere agli studenti di "competere" per vedere chi riesce a costruire la macchina piu' veloce, in grado di fare tutto il circuito nel minor tempo (...e senza incidenti) Questa banale idea consente agli studenti di capire cose fondamentali quali: * accelerazione / frenata: se vai troppo veloce, la macchina non riesce ad avere il tempo di restare sulla linea e... esce di strada; * riuscire a discriminare (algoritmicamente parlando) fra "curve" (dove si deve andar piano) e "rettilinei" (dove si puo' accelerare); * riuscire a organizzarsi per preconfigurare (almeno in parte) il "circuito" * ....tante altre cosettine E per tutti quelli che pensano che si tratti di sciocchezze.... invito a dare un'occhiata a questo video: https://youtu.be/IngelKjmecgnexa@server-nexa.polito.it prestando attenzione attorno a: 01:30, 02:10, 03:33 e soprattutto 04:03 e seguenti Non e' banale (per un "non addetto ai lavori") capire quanti problemi (informatici) devono essere risolti per consentire a quel micro-mouse di fare quello che fa... Certo è che mi piacerebbe che in una qualche finale, prima o poi, ci fosse qualche Italiano/Italiana... Scusate la prolissità. Buona fine settimana, DV [1] https://en.wikipedia.org/wiki/Arduino [2] https://en.wikipedia.org/wiki/ESP8266 [3] http://dvblog.soabit.com/arduino-what-i-missed-most-during-last-ten-years/ [4] https://cutt.ly/1vc0RPs [5] https://www.instructables.com/Line-Follower-Robot-Using-Arduino-2/ -- Damiano Verzulli e-mail: damiano@verzulli.it --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "...I realized that free software would not generate the kind of income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able to get a well paying job as a free software developer, but not here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008 http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Con uno sforzo leggermente maggiore (servono ~10 € di accessori) è possibile far scattare negli studenti il meccanismo della competizione:
Se poi ci vogliamo proprio "svenare", aggiungiamo altri 15/20 euro e acquistiamo un kit con 45 sensori/accessori (cerca "Geekcreit 45") La Fisica non è una materia particolarmente amata dai ragazzi, specie negli istituti non scientifici. Ma con gli "esperimenti" quanto meno la si può rendere un po' meno noiosa. Uno degli accessori di quel kit è un led a tre colori. Qualche settimana fa ho spiegato ai miei figli lo spettro ottico, la lunghezza d'onda dei colori, ovviamente tutto con Arduino. Un altro accessorio è un piccolo laser. Anche questo usato per costruire, ai fini didattici, una piccola barriera anti-intrusione (un po' come nei cartoni di Lupin alle prese con il furto della collana di diamanti), con tre specchietti e un sensore fotorilevatore. Insomma, così come i RoboMaker o i Lego Mindstorms, anche Arduino e simili si possono usare benissimo nella didattica. Antonio
participants (7)
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Alberto Cammozzo -
Angelo Raffaele Meo -
Antonio Iacono -
Damiano Verzulli -
Giacomo Tesio -
Giovanni Biscuolo -
M. Fioretti