Aggiungo un paio di mie considerazioni sul dibattito "informatica intangibile" vs. "informatica tangibile" di qualche giorno fa.

Da laureato in Scienze dell'Informazione (anno 1995), ho trascorso oltre 20 anni completamente all'interno dell'informatica "intangibile": applicazioni e pagine web, script per la gestione di sistemi, applicazioni "classiche".

Per oltre 20 anni, l'unico "feedback" tangibile che avevo dalle mie "creazioni" è stato quasi esclusivamente visivo (le videate) e, in minimissima parte (< 1%) "audio" (tipicamente "suoni" che evidenziassero l'insorgere di "allarmi" particolarmente impattanti sui sistemi che avevo in gestione).

~6 anni fa, dovendo decidere come far realizzare l'impianto elettrico della mia nuova abitazione, decisi che le luci della mia casa --la casa di un signore che per 20 anni aveva lavorato come "programmatore"-- non potevano accendersi attraverso un interruttore "meccanico": una "componente informatica" era imprescindibile.

Forte del fatto che gli interruttori "meccanici" fossero gia' scomparsi dall'interno degli autoveicoli (dove --da molti anni-- i "pulsanti" non chiudono un circuito elettrico ma richiedono delle azioni gestite da "centraline" e, nel caso dei fari, "relay") e che non avevo traccia di disastri/problemi/inaffidabilità di questi ultimi, mi sono deciso ad utilizzare lo stesso identico approccio: mettere nelle pareti dei normalissimi "pulsanti" la cui pressione viene rilevata da un oggetto intelligente (un microcontrollore) il quale, a sua volta, "ordina" l'accensione/spegnimento della lampadina attraverso un relay.

Ho analizzato le principali soluzioni commerciali (sulle cui brochure è ben evidenziato il termine "domotica") e le ho _SCARTATE_ non solo per gli aspetti economici ma, soprattutto, per le dinamiche di lock-in: in quel periodo, infatti, ho metabolizzato l'idea che --in linea teorica-- da mia moglie mi sarei potuto separare, mentre da un impianto domotico "proprietario" che gestisce le luci di casa, _NO_. Il rapporto con quest'ultimo, quindi, è decisamente più "delicato" rispetto a quello con il proprio partner.

I mesi successivi sono stati una continua scoperta:
Spendendo meno di 100€ (di cui 50 spesi fra legname, plexiglass, portalampade, lampade e pulsanti) ho allestito il mio primo prototipo: una "scatola" di legno al cui interno c'erano:

e poi, per far funzionare il tutto:

La costruzione di questa scatola --per me, che arrivavo da ~15 anni di vita professionale in ambito ICT-- ha rappresentano qualcosa di nuovo e incredibilmente soddisfacente: ricordo molto chiaramente il momento della prima accensione, quando ho dato corrente per "accendere" gli Arduino e poi, il primo "click" sul pulsante, con la prima luce accesa. È una sensazione indescrivibile. Nulla a che vedere con il classico "Hello World!" stampato a video come prima applicazioni su un PC classico.

Da allora (~5 anni fa) ho approfondito significativamente tutto l'ecosistema Arduino (e dei microcontrollori) e _NON_ riesco a capacitarmi del fatto che siano sostanzialmente sconosciuti al mondo dell'istruzione.

L'ESP8266, ad esempio, ha delle versioni straordinariamente utili per far approcciare gli studenti a queste tecnologie. Il Witty Cloud [4] ad esempio, a fronte dei ~7 € (sette!), include:

Evidenzio che tale attrezzo (che, ripeto, costa 7€) consente di avere su un banco di scuola un oggetto (lui), che si puo' programmare con il notebook di classe e poi "accendere" semplicemente collegandolo ad un power-bank via USB. E di li, a sperimentare:

È veramente difficile immaginare con quanto poco sforzo tutto questo sia fattibile.

Con uno sforzo leggermente maggiore (servono ~10 € di accessori) è possibile far scattare negli studenti il meccanismo della competizione:

Questa banale idea consente agli studenti di capire cose fondamentali quali:

E per tutti quelli che pensano che si tratti di sciocchezze.... invito a dare un'occhiata a questo video:

    https://youtu.be/IngelKjmecgnexa@server-nexa.polito.it

prestando attenzione attorno a: 01:30, 02:10, 03:33 e soprattutto 04:03 e seguenti

Non e' banale (per un "non addetto ai lavori") capire quanti problemi (informatici) devono essere risolti per consentire a quel micro-mouse di fare quello che fa... Certo è che mi piacerebbe che in una qualche finale, prima o poi, ci fosse qualche Italiano/Italiana...

Scusate la prolissità.

Buona fine settimana,
DV


[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Arduino
[2] https://en.wikipedia.org/wiki/ESP8266
[3] http://dvblog.soabit.com/arduino-what-i-missed-most-during-last-ten-years/
[4] https://cutt.ly/1vc0RPs
[5] https://www.instructables.com/Line-Follower-Robot-Using-Arduino-2/

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Damiano Verzulli
e-mail: damiano@verzulli.it
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possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
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"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
   http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html