Intelligenza artificiale vs intelligenza collettiva
Is the new capitale vs lavoro? https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/codex-e-la-fine-per-i-program... Guido
Is the new capitale vs lavoro? https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/codex-e-la-fine-per-i-program...
Una volta i Lego erano i /mattoncini/, quadrati o rettangolari, con altezza di un /brick/ o di un /plate/ [1], FINE. Oggi non si trovano quasi più confezioni con solo mattoncini, al loro posto una miriade di auto, moto, astronavi, ecc. da costruire, con annesso libretto di istruzioni di almeno 20 pagine. Quando il bambino avrà finalmente finito non potrà, poi, smontarlo e costruire qualche altro oggetto, perché quei pezzi difficilmente andranno bene. Che c'entra questa storia dei Lego con la programmazione? La programmazione, caro Guido, non è /quasi/ più /Arte/, come il manuale che hai giustamente citato nell'articolo. Semplicemente perché l'arte, la fantasia è stata definitivamente sconfitta dalla /linea di montaggio/, anzi, semplicemente dalla /Linea/ come la chiamavano gli operai. La /linea/ si è impossessata di tutto, prima del lavoro manuale, poi, via via, anche di quello intellettuale. La fantasia è un pericolo, una persona che pensa, e che magari critica, è un pericolo, un progetto deve essere frazionato in mille parti, ognuna delle quali affidata allo /specialista/, allo /specializzato/ (non sia mai che un singolo programmatore possa accampare diritti del tipo, questo programma l'ho scritto interamente io). Qualche tempo fa un amico mi ha detto: "Tu sei fortunato, fai un lavoro creativo". Già, gli ho risposto io, per ventanni lo è stato, quando il /il software si scriveva con rudi editor di testo partendo da file vuoti/. E molto più creativi di me sono e sono stati Salvatore Sanfilippo /già citato altre volte/ con Redis e non solo. Rasmus Lerdorf, Richard Stallman, Linus Torvalds, John Ousterhout, Richard Hipp, il /nostro/ Giacomo Tesio che partendo da /file vuoti/ hanno creato linguaggi di programmazione, sistemi operativi e motori di database. Gianni Rodari diceva, a scuola, oltre che la /Logica/, dovrebbero insegnare la /Fantastica/. Invece ai programmatori di oggi si chiede loro solo di aggiungere i baffi alla Gioconda. Antonio [1] http://www.zalug.co.za/site/wp-content/uploads/2016/08/tony-graham-presentat...
A me questa storia di Codex preoccupa non tanto in sé (alla fine si tratta di un gadget di Microsoft Visual Studio), ma per il messaggio che c'è dietro. Questo messaggio è in aria già dal 2008 quando Chris Anderson, dalle colonne di Wired, parlò di "end of theory". Ora siamo alla "end of coding". A dispetto di chiunque abbia aperto un libro di epistemologia, a dispetto di quello che Turing-awarded Judea Pearl ha formalmente dimostrato, si insiste nella fantasia che nei dati, e nelle loro correlazioni, ci sia tutto. Il problema è che questo abbaglio da "rozzi cibernetici, signori degli anelli, orgoglio dei manicomi" è maledettamente funzionale a chi detiene i monopoli dei dati e delle computazioni. Il discorso è semplicissimo: "nei dati c'è tutto, tutti i dati li abbiamo noi, dunque soggiacete, felici, al nostro potere". Lo spazio di manovra che abbiamo è nello scarto che esiste tra l'allucinazione tecno-empirista dei monopolisti digitali e la vita vera. G. On Sat, 25 Sept 2021 at 09:40, Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
Is the new capitale vs lavoro?
https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/codex-e-la-fine-per-i-program...
Una volta i Lego erano i /mattoncini/, quadrati o rettangolari, con altezza di un /brick/ o di un /plate/ [1], FINE. Oggi non si trovano quasi più confezioni con solo mattoncini, al loro posto una miriade di auto, moto, astronavi, ecc. da costruire, con annesso libretto di istruzioni di almeno 20 pagine. Quando il bambino avrà finalmente finito non potrà, poi, smontarlo e costruire qualche altro oggetto, perché quei pezzi difficilmente andranno bene. Che c'entra questa storia dei Lego con la programmazione? La programmazione, caro Guido, non è /quasi/ più /Arte/, come il manuale che hai giustamente citato nell'articolo. Semplicemente perché l'arte, la fantasia è stata definitivamente sconfitta dalla /linea di montaggio/, anzi, semplicemente dalla /Linea/ come la chiamavano gli operai. La /linea/ si è impossessata di tutto, prima del lavoro manuale, poi, via via, anche di quello intellettuale. La fantasia è un pericolo, una persona che pensa, e che magari critica, è un pericolo, un progetto deve essere frazionato in mille parti, ognuna delle quali affidata allo /specialista/, allo /specializzato/ (non sia mai che un singolo programmatore possa accampare diritti del tipo, questo programma l'ho scritto interamente io). Qualche tempo fa un amico mi ha detto: "Tu sei fortunato, fai un lavoro creativo". Già, gli ho risposto io, per ventanni lo è stato, quando il /il software si scriveva con rudi editor di testo partendo da file vuoti/. E molto più creativi di me sono e sono stati Salvatore Sanfilippo /già citato altre volte/ con Redis e non solo. Rasmus Lerdorf, Richard Stallman, Linus Torvalds, John Ousterhout, Richard Hipp, il /nostro/ Giacomo Tesio che partendo da /file vuoti/ hanno creato linguaggi di programmazione, sistemi operativi e motori di database. Gianni Rodari diceva, a scuola, oltre che la /Logica/, dovrebbero insegnare la /Fantastica/. Invece ai programmatori di oggi si chiede loro solo di aggiungere i baffi alla Gioconda.
Antonio
[1] http://www.zalug.co.za/site/wp-content/uploads/2016/08/tony-graham-presentat... _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
A me pare chiaro che lo sforzo di questi computer scientists è orientato alla autoestinzione, trasformando in processo industriale quello che è ancora una attività artigianale. Standardizzazione di prodotto, compressione dei costi, produzione in serie e in tempi certi da catene di montaggio ad alta intensità di capitale e basso impiego umano, a discapito di innovazione e qualità: sono le caratteristiche di qualsiasi processo di industrializzazione. Alberto On 26/09/21 08:13, Guido Vetere wrote:
A me questa storia di Codex preoccupa non tanto in sé (alla fine si tratta di un gadget di Microsoft Visual Studio), ma per il messaggio che c'è dietro. Questo messaggio è in aria già dal 2008 quando Chris Anderson, dalle colonne di Wired, parlò di "end of theory". Ora siamo alla "end of coding". A dispetto di chiunque abbia aperto un libro di epistemologia, a dispetto di quello che Turing-awarded Judea Pearl ha formalmente dimostrato, si insiste nella fantasia che nei dati, e nelle loro correlazioni, ci sia tutto. Il problema è che questo abbaglio da "rozzi cibernetici, signori degli anelli, orgoglio dei manicomi" è maledettamente funzionale a chi detiene i monopoli dei dati e delle computazioni. Il discorso è semplicissimo: "nei dati c'è tutto, tutti i dati li abbiamo noi, dunque soggiacete, felici, al nostro potere". Lo spazio di manovra che abbiamo è nello scarto che esiste tra l'allucinazione tecno-empirista dei monopolisti digitali e la vita vera.
G.
On Sat, 25 Sept 2021 at 09:40, Antonio Iacono <antiac@gmail.com <mailto:antiac@gmail.com>> wrote:
> Is the new capitale vs lavoro? > https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/codex-e-la-fine-per-i-program... <https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/codex-e-la-fine-per-i-program...>
Una volta i Lego erano i /mattoncini/, quadrati o rettangolari, con altezza di un /brick/ o di un /plate/ [1], FINE. Oggi non si trovano quasi più confezioni con solo mattoncini, al loro posto una miriade di auto, moto, astronavi, ecc. da costruire, con annesso libretto di istruzioni di almeno 20 pagine. Quando il bambino avrà finalmente finito non potrà, poi, smontarlo e costruire qualche altro oggetto, perché quei pezzi difficilmente andranno bene. Che c'entra questa storia dei Lego con la programmazione? La programmazione, caro Guido, non è /quasi/ più /Arte/, come il manuale che hai giustamente citato nell'articolo. Semplicemente perché l'arte, la fantasia è stata definitivamente sconfitta dalla /linea di montaggio/, anzi, semplicemente dalla /Linea/ come la chiamavano gli operai. La /linea/ si è impossessata di tutto, prima del lavoro manuale, poi, via via, anche di quello intellettuale. La fantasia è un pericolo, una persona che pensa, e che magari critica, è un pericolo, un progetto deve essere frazionato in mille parti, ognuna delle quali affidata allo /specialista/, allo /specializzato/ (non sia mai che un singolo programmatore possa accampare diritti del tipo, questo programma l'ho scritto interamente io). Qualche tempo fa un amico mi ha detto: "Tu sei fortunato, fai un lavoro creativo". Già, gli ho risposto io, per ventanni lo è stato, quando il /il software si scriveva con rudi editor di testo partendo da file vuoti/. E molto più creativi di me sono e sono stati Salvatore Sanfilippo /già citato altre volte/ con Redis e non solo. Rasmus Lerdorf, Richard Stallman, Linus Torvalds, John Ousterhout, Richard Hipp, il /nostro/ Giacomo Tesio che partendo da /file vuoti/ hanno creato linguaggi di programmazione, sistemi operativi e motori di database. Gianni Rodari diceva, a scuola, oltre che la /Logica/, dovrebbero insegnare la /Fantastica/. Invece ai programmatori di oggi si chiede loro solo di aggiungere i baffi alla Gioconda.
Antonio
[1] http://www.zalug.co.za/site/wp-content/uploads/2016/08/tony-graham-presentat... <http://www.zalug.co.za/site/wp-content/uploads/2016/08/tony-graham-presentat...> _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa <https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa>
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Dove lavoro io cercano programmatori e non se ne trovano. Simone Ps nei negozi lego è possibile fantasticare con i singoli mattoncini. Il giorno dom 26 set 2021 alle 09:23 Alberto Cammozzo via nexa < nexa@server-nexa.polito.it> ha scritto:
A me pare chiaro che lo sforzo di questi computer scientists è orientato alla autoestinzione, trasformando in processo industriale quello che è ancora una attività artigianale.
Standardizzazione di prodotto, compressione dei costi, produzione in serie e in tempi certi da catene di montaggio ad alta intensità di capitale e basso impiego umano, a discapito di innovazione e qualità: sono le caratteristiche di qualsiasi processo di industrializzazione.
Alberto On 26/09/21 08:13, Guido Vetere wrote:
A me questa storia di Codex preoccupa non tanto in sé (alla fine si tratta di un gadget di Microsoft Visual Studio), ma per il messaggio che c'è dietro. Questo messaggio è in aria già dal 2008 quando Chris Anderson, dalle colonne di Wired, parlò di "end of theory". Ora siamo alla "end of coding". A dispetto di chiunque abbia aperto un libro di epistemologia, a dispetto di quello che Turing-awarded Judea Pearl ha formalmente dimostrato, si insiste nella fantasia che nei dati, e nelle loro correlazioni, ci sia tutto. Il problema è che questo abbaglio da "rozzi cibernetici, signori degli anelli, orgoglio dei manicomi" è maledettamente funzionale a chi detiene i monopoli dei dati e delle computazioni. Il discorso è semplicissimo: "nei dati c'è tutto, tutti i dati li abbiamo noi, dunque soggiacete, felici, al nostro potere". Lo spazio di manovra che abbiamo è nello scarto che esiste tra l'allucinazione tecno-empirista dei monopolisti digitali e la vita vera.
G.
On Sat, 25 Sept 2021 at 09:40, Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
Is the new capitale vs lavoro?
https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/codex-e-la-fine-per-i-program...
Una volta i Lego erano i /mattoncini/, quadrati o rettangolari, con altezza di un /brick/ o di un /plate/ [1], FINE. Oggi non si trovano quasi più confezioni con solo mattoncini, al loro posto una miriade di auto, moto, astronavi, ecc. da costruire, con annesso libretto di istruzioni di almeno 20 pagine. Quando il bambino avrà finalmente finito non potrà, poi, smontarlo e costruire qualche altro oggetto, perché quei pezzi difficilmente andranno bene. Che c'entra questa storia dei Lego con la programmazione? La programmazione, caro Guido, non è /quasi/ più /Arte/, come il manuale che hai giustamente citato nell'articolo. Semplicemente perché l'arte, la fantasia è stata definitivamente sconfitta dalla /linea di montaggio/, anzi, semplicemente dalla /Linea/ come la chiamavano gli operai. La /linea/ si è impossessata di tutto, prima del lavoro manuale, poi, via via, anche di quello intellettuale. La fantasia è un pericolo, una persona che pensa, e che magari critica, è un pericolo, un progetto deve essere frazionato in mille parti, ognuna delle quali affidata allo /specialista/, allo /specializzato/ (non sia mai che un singolo programmatore possa accampare diritti del tipo, questo programma l'ho scritto interamente io). Qualche tempo fa un amico mi ha detto: "Tu sei fortunato, fai un lavoro creativo". Già, gli ho risposto io, per ventanni lo è stato, quando il /il software si scriveva con rudi editor di testo partendo da file vuoti/. E molto più creativi di me sono e sono stati Salvatore Sanfilippo /già citato altre volte/ con Redis e non solo. Rasmus Lerdorf, Richard Stallman, Linus Torvalds, John Ousterhout, Richard Hipp, il /nostro/ Giacomo Tesio che partendo da /file vuoti/ hanno creato linguaggi di programmazione, sistemi operativi e motori di database. Gianni Rodari diceva, a scuola, oltre che la /Logica/, dovrebbero insegnare la /Fantastica/. Invece ai programmatori di oggi si chiede loro solo di aggiungere i baffi alla Gioconda.
Antonio
[1] http://www.zalug.co.za/site/wp-content/uploads/2016/08/tony-graham-presentat... _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Buongiorno Guido, grazie infinite per i tuoi ultimi commenti estremamente lucidi, i quali io sottoscrivo parola per parola. in merito all'articolo mi permetto "solo" una provocazione: considerato che si tratta - appunto - di concetti di epistemologia (e quindi anche di statistica) piuttosto chiari a chi abbia la pazienza di cimentarsi un minimo con il tema, direi che il conflitto sarà semrpe più tra intelligenza naturale e deficienza artificiosa, o - che è lo stesso - tra tecnica (cioé arte) e "meccanica riproduzione". detto da Adorno (mi ripeto): --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Philosophical thinking begins as soon as it ceases to content itself with cognitions that are predictable and from which nothing more emerges than what had been placed there beforehand. The humane significance of computers would be to unburden the thinking of living beings to the extent that thought would gain the freedom to attain a knowledge that is not already implicit. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- detto un po' più brutalmente: l'intelligenza artificiale lascia le cose come stanno, senza aggiungere nulla che non sia già conosciuto. dico tutto ciò sapendo bene in cosa consiste in teoria e in pratica il lavoro dell'intelligenza artificiale e con estremo rispetto nei confronti di chi svolge ricerche nel campo. Guido Vetere <vetere.guido@gmail.com> writes: [...]
Lo spazio di manovra che abbiamo è nello scarto che esiste tra l'allucinazione tecno-empirista dei monopolisti digitali e la vita vera.
Questo tuo richiamo al fatto che "lo spazio di manovra è nello scarto" in qualche modo mi richiama alla mente la teoria della destituzione di Agamben... se solo io la capissi :-D [...] Saluti, 380° -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
detto da Adorno
c'è un passaggio di Minima Moralia (ma non ricordo bene quale) in cui Adorno parla di dominio dell'avvenuto sull'avvenire, di gerarchia che il dato stabilisce rispetto alla possibilità. Anche questo ha molto a che fare con l'IA attuale, in un modo che andrebbe approfondito. Dico questo nell'80° della morte di Walter Benjamin, che è stato un suicidio del pensiero davanti ai fatti. Richiamo anche con tristezza il modo in cui la posizione di Agamben sulla pandemia (che io non condivido) è stata accolta: senza neanche un tentativo di farne una critica seria. Che la "fine della teoria" sia anche la fine del pensiero è abbastanza chiaro, ed è anche possibile intuire come questa fine possa arrivare come servizio cloud. G. On Sun, 26 Sept 2021 at 15:53, 380° <g380@biscuolo.net> wrote:
Buongiorno Guido,
grazie infinite per i tuoi ultimi commenti estremamente lucidi, i quali io sottoscrivo parola per parola.
in merito all'articolo mi permetto "solo" una provocazione: considerato che si tratta - appunto - di concetti di epistemologia (e quindi anche di statistica) piuttosto chiari a chi abbia la pazienza di cimentarsi un minimo con il tema, direi che il conflitto sarà semrpe più tra intelligenza naturale e deficienza artificiosa, o - che è lo stesso - tra tecnica (cioé arte) e "meccanica riproduzione".
detto da Adorno (mi ripeto):
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Philosophical thinking begins as soon as it ceases to content itself with cognitions that are predictable and from which nothing more emerges than what had been placed there beforehand. The humane significance of computers would be to unburden the thinking of living beings to the extent that thought would gain the freedom to attain a knowledge that is not already implicit.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
detto un po' più brutalmente: l'intelligenza artificiale lascia le cose come stanno, senza aggiungere nulla che non sia già conosciuto.
dico tutto ciò sapendo bene in cosa consiste in teoria e in pratica il lavoro dell'intelligenza artificiale e con estremo rispetto nei confronti di chi svolge ricerche nel campo.
Guido Vetere <vetere.guido@gmail.com> writes:
[...]
Lo spazio di manovra che abbiamo è nello scarto che esiste tra l'allucinazione tecno-empirista dei monopolisti digitali e la vita vera.
Questo tuo richiamo al fatto che "lo spazio di manovra è nello scarto" in qualche modo mi richiama alla mente la teoria della destituzione di Agamben... se solo io la capissi :-D
[...]
Saluti, 380°
-- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
On Sun, 26 Sep 2021 08:13:56 +0200 Guido Vetere wrote:
A me questa storia di Codex preoccupa non tanto in sé (alla fine si tratta di un gadget di Microsoft Visual Studio), ma per il messaggio che c'è dietro.
A me preoccupa solo per la violazione del copyleft math-washed. Se l'avessero realizzato con il codice di Microsoft, lo considererei un divertente autogol.
Questo messaggio è in aria già dal 2008 quando Chris Anderson, dalle colonne di Wired, parlò di "end of theory". Ora siamo alla "end of coding".
Bah... il "coding" è una minima parte del lavoro di un programmatore. (ed infatti è molto deprimente che, invece di insegnare informatica, nelle scuole si diffondano i corsi di "coding") Ma sarei felicissimo di vedere un manager alle prese con Copilot. O un politico! :-D Ah... come sarebbe divertente un mondo in cui il software delle banche, delle auto, degli ospedali e degli aerei fosse programmato così. Un mondo in cui chiunque può prendere il manuale di istruzioni di un software, leggerlo a Copilot ed ottenere il sorgente che con elevata probabilità controlla il sistema di videosorveglianza di una banca. Trovare vettori di attacco sarebbe LETTERALMENTE un gioco da ragazzi!
A dispetto di chiunque abbia aperto un libro di epistemologia, a dispetto di quello che Turing-awarded Judea Pearl ha formalmente dimostrato, si insiste nella fantasia che nei dati, e nelle loro correlazioni, ci sia tutto. Il problema è che questo abbaglio da "rozzi cibernetici, signori degli anelli, orgoglio dei manicomi" è maledettamente funzionale a chi detiene i monopoli dei dati e delle computazioni.
Ma è solo una narrazione. Una favola. Un'allucinazione, come dici. E' la favola dei vestiti nuovi dell'imperatore. Non c'è nessuna intelligenza, ma tutti la VOGLIONO vedere. Per non sembrare ignoranti (come sono) o per fregare chi lo è di più. Ed in questo senso, smettere di chiamarla "intelligenza artificiale" sarebbe già un grosso passo avanti. ;-)
Il discorso è semplicissimo: "nei dati c'è tutto, tutti i dati li abbiamo noi, dunque soggiacete, felici, al nostro potere".
Io credo che il messaggio sia più gretto e violento. "puoi leccarci i piedi o farti schiacciare" "servirci o sparire" E purtroppo molti sono felicissimi di tirar subito fuori la lingua.
Lo spazio di manovra che abbiamo è nello scarto che esiste tra l'allucinazione tecno-empirista dei monopolisti digitali e la vita vera.
I dati stanno rapidamente surclassando tutte le forme di capitale a crescita lineare del secolo scorso [1], ma parlare di "monopoli" riduce la questione a termini economici che non sono lontanamente sufficienti a descrivere o governare un sistema cibernetico. Ed infatti vi sono ampissimi spazi di lotta. [2] Insegnando, informando, scrivendo software, mettendo alla berlina l'ipocrita incompetenza delle aziende... [3] Il problema è che gli hacker sono pochi. Giacomo [1] http://www.tesio.it/2021/02/24/il_valore_dei_dati_slides.html [2] http://www.tesio.it/2020/10/02/la_lotta_informatica_per_la_democrazia_cibern... [3] https://www.exploit-db.com/papers/41913
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