André Gorz, "L’ideologia sociale dell'automobile" (1973)
Nella mia ignoranza ho scoperto solo da poco questo articolo del 1973 di André Gorz, intitolato: "L’ideologia sociale dell'automobile": https://www.slow-news.com/lideologia-sociale-della-macchina/ Lo condivido in questa sede anche se non parla di digitale perché mi sembra metodologicamente utile quando si riflette di tecnologia (digitale incluso). Mi scuso con chi già conosce il testo. jc
direi che tutte le cose di Gorz, oggi pressoché dimenticate, andrebbero rilette. sia in relazione alla crisi ecologica, sia in relazione all'espansione del digitale. dopo la pubblicazione del rapporto sui limiti dello sviluppo del Club di Roma, Gorz colse bene il fatto che la crisi ecologica sarebbe divenuta il punto di partenza per ridefinire i rapporti di forza tra capitale e lavoro Il giorno gio 24 mar 2022 alle ore 11:12 J.C. DE MARTIN < juancarlos.demartin@polito.it> ha scritto:
Nella mia ignoranza ho scoperto solo da poco questo articolo del 1973 di André Gorz, intitolato: "L’ideologia sociale dell'automobile":
https://www.slow-news.com/lideologia-sociale-della-macchina/
Lo condivido in questa sede anche se non parla di digitale perché mi sembra metodologicamente utile quando si riflette di tecnologia (digitale incluso). Mi scuso con chi già conosce il testo.
jc
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On 24/03/2022 11:12, J.C. DE MARTIN wrote:
Nella mia ignoranza ho scoperto solo da poco questo articolo del 1973 di André Gorz, intitolato: "L’ideologia sociale dell'automobile": https://www.slow-news.com/lideologia-sociale-della-macchina/ Lo condivido in questa sede anche se non parla di digitale perché mi sembra metodologicamente utile quando si riflette di tecnologia (digitale incluso). Mi scuso con chi già conosce il testo.
al di là del mio giudizio (totalmente negativo) sul testo, come lo intendi "applicare" al digitale? -- |_|o|_| Andrea Trentini - http://atrent.it |_|_|o| Dipartimento di Informatica |o|o|o| Università degli Studi di Milano
in attesa della tua argomentazione (ovviamente sempre benvenuta: non siamo infatti qui per dirci a vicenda "uhh, che bello!"), direi che un buon 80% del traffico in questa lista cerca di ragionare sul digitale cercando di capirne laicamente le implicazioni sociali e provando ad articolare scenari alternativi, esattamente come Gorz prova a delineare come potrebbe essere (o, meglio, tornare ad essere) una città non dominata dalle esigenze delle automobili. jc On 24/03/22 11:21, Andrea Trentini wrote:
On 24/03/2022 11:12, J.C. DE MARTIN wrote:
Nella mia ignoranza ho scoperto solo da poco questo articolo del 1973 di André Gorz, intitolato: "L’ideologia sociale dell'automobile": https://www.slow-news.com/lideologia-sociale-della-macchina/ Lo condivido in questa sede anche se non parla di digitale perché mi sembra metodologicamente utile quando si riflette di tecnologia (digitale incluso). Mi scuso con chi già conosce il testo.
al di là del mio giudizio (totalmente negativo) sul testo, come lo intendi "applicare" al digitale?
On 24/03/2022 11:31, J.C. DE MARTIN wrote:
in attesa della tua argomentazione (ovviamente sempre benvenuta:
no no, non voglio scatenare un flame OT
non siamo infatti qui per dirci a vicenda "uhh, che bello!"), direi che un buon 80% del traffico in questa lista cerca di ragionare sul digitale cercando di capirne laicamente le implicazioni sociali e provando ad articolare scenari alternativi, esattamente come Gorz prova a delineare come potrebbe essere (o, meglio, tornare ad essere) una città non dominata dalle esigenze delle automobili.
infatti chiedevo come applicare la metafora al digitale, vorresti delle città senza digitale? il digitale è un bene di lusso? (sto esagerando ovviamente, giusto per ragionare) -- |_|o|_| Andrea Trentini - http://atrent.it |_|_|o| Dipartimento di Informatica |o|o|o| Università degli Studi di Milano
Eh ma il punto è lì: come per altro aveva visto bene Gorz (tra altri, ovviamente) un digitale diverso, come lo chiami tu, presuppone un ordinamento sociale diverso, in cui non vigono più i rapporti di forza tra classi oggi vigenti Nella letteratura contemporanea, ho trovato stimolante l’analisi del rapporto tra digitale, ecologia e forme di potere contemporanee fatta da Erich Hörl nella sua introduzione a General Ecology (Bloomsbury Academic, 2017) Il giorno gio 24 mar 2022 alle ore 11:50 J.C. DE MARTIN < juancarlos.demartin@polito.it> ha scritto:
No, ripeto: come spesso discutiamo in questa lista, un digitale diverso da quello predominate.
jc
infatti chiedevo come applicare la metafora al digitale, vorresti delle città senza digitale? il digitale è un bene di lusso? (sto esagerando ovviamente, giusto per ragionare)
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Certo, ma il ragionamento può fluire in entrambe le direzioni. Per me, per esempio, è stato così, da tecnologia a ordinamento sociale, e sospetto che lo stesso sia capitato a non pochi di coloro che contribuiscono in lista. jc On 24/03/22 12:08, Giovanni Leghissa wrote:
Eh ma il punto è lì: come per altro aveva visto bene Gorz (tra altri, ovviamente) un digitale diverso, come lo chiami tu, presuppone un ordinamento sociale diverso, in cui non vigono più i rapporti di forza tra classi oggi vigenti
Nella letteratura contemporanea, ho trovato stimolante l’analisi del rapporto tra digitale, ecologia e forme di potere contemporanee fatta da Erich Hörl nella sua introduzione a General Ecology (Bloomsbury Academic, 2017)
Il giorno gio 24 mar 2022 alle ore 11:50 J.C. DE MARTIN <juancarlos.demartin@polito.it> ha scritto:
No, ripeto: come spesso discutiamo in questa lista, un digitale diverso da quello predominate.
jc
> infatti chiedevo come applicare la metafora al digitale, vorresti > delle città senza digitale? > il digitale è un bene di lusso? > (sto esagerando ovviamente, giusto per ragionare) > >
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On Thu, Mar 24, 2022 12:08:15 PM +0100, Giovanni Leghissa wrote:
Eh ma il punto è lì: come per altro aveva visto bene Gorz (tra altri, ovviamente) un digitale diverso, come lo chiami tu, presuppone un ordinamento sociale diverso, in cui non vigono più i rapporti di forza tra classi oggi vigenti
se parliamo di "digitale diverso E automobili", mi permetto di aggiungere "Beware the fascist driverless car", mia personale sintesi e commento di un saggio molto piu' approfondito su "automobile e violenza strutturale": https://stop.zona-m.net/2020/10/beware-the-fascist-driverless-car/ Marco -- Help me write my NEXT MILLION WORDS for digital awareness: https://stop.zona-m.net/2021/10/funding-2021-2022/
Il paragone con l'auto è utile, e non solo per il riferimento di Gorz a Illich che oggi dovremmo rileggere per capire i punti di equilibrio nell'uso delle tecnologie. Mi riferisco a un altro testo prezioso, che spiegando quanto è accaduto con la strada, illustra le modalità di appropriazione dello spazio relazionale da parte dei social responsabili della sua industrializzazione. Rapporti di forza, come dice Giovanni. Peter D. Norton ha documentato il progressivo spostamento della concezione comune della strada urbana con la diffusione dell'automobile come bene di massa nel corso degli anni ‘20 del secolo scorso. La strada è diventata sede del traffico automobilistico e non più luogo pubblico, adatto per esempio al gioco dei bambini. Secondo quanto riferito da Norton, negli USA l'industria automobilistica si è attivamente prodigata nel cambiare il senso comune a sfavore del pedone, grazie all'introduzione del reato di /jaywalking/ o “attraversamento imprudente”, usando tra l'altro la retorica della libertà e della necessità dell'avanzamento tecnologico e del progresso. L'analogia è evidente con l'appropriazione di beni comuni o privati come l'attenzione, il tempo, i dati, la conoscenza, ma non si ferma qui. Il regolatore urbano ha dovuto istituire le aree pedonali, nelle quali l'assenza dei motori contribuisce ad un aumento di valore della città e all'appetibilità delle aree. Allo stesso modo, oggi ci accorgiamo di quanto la qualità e la riservatezza delle relazioni necessita di un contesto che non sia quello proprietario, e che la privacy e altre cose che una volta erano scontate, oggi costano e richiedono di nuovo l'esercizio di rapporti di forza. What is a street for? In 1910, the answers would have varied with the affected social group, including parents, pedestrians, streetcar riders, and motorists. But most—including many motorists—would have agreed that streets were not for fast driving, and that motorists who drove faster than pre-automotive vehicles were alone responsible for any harmful conse- quences. But what made cars worth buying? Precisely their advantages over pre-automotive alternatives. To those who bought and sold them, cars were vehicles capable of higher sustained speeds than horses and more versatile than crowded and track-bound streetcars. Thus the automobile’s essential attributes put it at odds with prevailing perceptions of legitimate street use. Used as intended, the car was a misuser of streets. Norton, (2007) Street Rivals: Jaywalking and the Invention of the Motor Age Street, Technology and Culture 48 (2): <https://www.jstor.org/stable/40061474> <https://cdn1.vox-cdn.com/uploads/chorus_asset/file/2934608/Norton_Street_Riv...> On 24/03/22 12:08, Giovanni Leghissa wrote:
Eh ma il punto è lì: come per altro aveva visto bene Gorz (tra altri, ovviamente) un digitale diverso, come lo chiami tu, presuppone un ordinamento sociale diverso, in cui non vigono più i rapporti di forza tra classi oggi vigenti
Nella letteratura contemporanea, ho trovato stimolante l’analisi del rapporto tra digitale, ecologia e forme di potere contemporanee fatta da Erich Hörl nella sua introduzione a General Ecology (Bloomsbury Academic, 2017)
Il giorno gio 24 mar 2022 alle ore 11:50 J.C. DE MARTIN <juancarlos.demartin@polito.it> ha scritto:
No, ripeto: come spesso discutiamo in questa lista, un digitale diverso da quello predominate.
jc
> infatti chiedevo come applicare la metafora al digitale, vorresti > delle città senza digitale? > il digitale è un bene di lusso? > (sto esagerando ovviamente, giusto per ragionare) > >
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Il 24/03/22 11:49, J.C. DE MARTIN ha scritto:
No, ripeto: come spesso discutiamo in questa lista, un digitale diverso da quello predominante.
Sono d'accordo con Juan Carlos, senza scomodare l'ordinamento sociale un digitale diverso è possibile, anche, inizialmente, con piccoli passi. Faccio un esempio che mi riguarda ma che può essere (mi auguro che possa essere) esteso ... La mia amministrazione, così come la maggior parte della P.A., è MS dipendente e questo è pacifico, non dico nulla di nuovo. Da DOS a Windows 3.1/95/NT/XP/7/10... c'è gente che è stata assunta ed è andata in pensione senza aver lavorato su un PC con "appiccicato" un logo diverso da quello rosso, verde, giallo e blu. Bene, tra pochi giorni, una distribuzione Linux "custom" realizzata, tra gli altri, anche da me verrà installata in diversi (centinaia, forse migliaia) PC. E' un piccolo passo ed è certo merito di un gruppo di persone ostinate e preparate non facile da trovare ovunque, ma per tanti anni e con le stesse persone non è stato nemmeno possibile immaginarlo. A.
Ma congratulazioni! Certo, concordo, è possibile ottenere risultati concreti senza stare ad aspettare palingenesi sociali, peraltro quanto mai improbabili in questo periodo storico. Basta tarare le aspettative. jc On 24/03/22 17:42, Antonio Iacono wrote:
Il 24/03/22 11:49, J.C. DE MARTIN ha scritto:
No, ripeto: come spesso discutiamo in questa lista, un digitale diverso da quello predominante.
Sono d'accordo con Juan Carlos, senza scomodare l'ordinamento sociale un digitale diverso è possibile, anche, inizialmente, con piccoli passi.
Faccio un esempio che mi riguarda ma che può essere (mi auguro che possa essere) esteso ...
La mia amministrazione, così come la maggior parte della P.A., è MS dipendente e questo è pacifico, non dico nulla di nuovo.
Da DOS a Windows 3.1/95/NT/XP/7/10... c'è gente che è stata assunta ed è andata in pensione senza aver lavorato su un PC con "appiccicato" un logo diverso da quello rosso, verde, giallo e blu.
Bene, tra pochi giorni, una distribuzione Linux "custom" realizzata, tra gli altri, anche da me verrà installata in diversi (centinaia, forse migliaia) PC. E' un piccolo passo ed è certo merito di un gruppo di persone ostinate e preparate non facile da trovare ovunque, ma per tanti anni e con le stesse persone non è stato nemmeno possibile immaginarlo.
A.
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Il 24/03/22 17:42, Antonio Iacono ha scritto:
[...] La mia amministrazione, così come la maggior parte della P.A., è MS dipendente e questo è pacifico, non dico nulla di nuovo. [...] Bene, tra pochi giorni, una distribuzione Linux "custom" realizzata, tra gli altri, anche da me verrà installata in diversi (centinaia, forse migliaia) PC. E' un piccolo passo ed è certo merito di un gruppo di persone ostinate e preparate non facile da trovare ovunque, ma per tanti anni e con le stesse persone non è stato nemmeno possibile immaginarlo.
Posso chiedere dettagli? Quale P.A.? Di che progetto si tratta, esattamente? Oltre a queste informazioni oggettive, mi interessa anche capire quel "retroscena" che intuisco leggendo l'ultima parte del messaggio quotato ("/per tanti anni e con le stesse persone non è stato nemmeno possibile immaginarlo/"). Saluti, DV -- Damiano Verzulli e-mail:damiano@verzulli.it --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "...I realized that free software would not generate the kind of income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able to get a well paying job as a free software developer, but not here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008 http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Quale P.A.? Di che progetto si tratta, esattamente?
E' un progetto interno come tanti se ne fanno nelle amministrazioni e di cui non viene reso pubblico pressoché nulla. In caso contrario, ovvero che l'ufficio stampa dovesse ritenerlo degno di pubblicazione, sarei ben lieto di discuterne con voi. Allo stato attuale, comunque, è prematuro aggiungere altro.
Oltre a queste informazioni oggettive, mi interessa anche capire quel "retroscena" che intuisco leggendo l'ultima parte del messaggio quotato ("/per tanti anni e con le stesse persone non è stato nemmeno possibile immaginarlo/").
Nessun retroscena. Le amministrazioni pubbliche, a volte giustamente, altre volte no, si affidano ad esterni per il software di cui necessitano, pur avendo al proprio interno personale assunto e/o formato per questo scopo. Altre volte, nella lista, ho scritto dell'importanza della dirigenza "tecnica" nella P.A. Un dirigente dei sistemi informativi che sceglie la via più complicata e rischiosa, ovvero servirsi dei tecnici del proprio ufficio è *raro*, ecco svelato il "retroscena". Certo, a volte il caso aiuta, ma si sa "audentes fortuna iuvat", e così accade un fatto mai successo prima, una pandemia che lascia a casa migliaia di persone, a cui bisogna fornire immediatamente un supporto informatico per il lavoro a distanza. Il "nostro" che fa, si affida al personale interno non solo per l'installazione e l'assistenza ma per la realizzazione del software. E così migliaia di dipendenti si ritrovano questo "strano" sistema operativo, con "icone" e programmi mai visti primi ma di una velocità impressionante. L'azzardo ha funzionato ... ora, a distanza di due anni, si replica (e non per lo smart working) :) A.
Il 24/03/22 17:42, Antonio Iacono ha scritto:
Il 24/03/22 11:49, J.C. DE MARTIN ha scritto:
No, ripeto: come spesso discutiamo in questa lista, un digitale diverso da quello predominante.
Sono d'accordo con Juan Carlos, senza scomodare l'ordinamento sociale un digitale diverso è possibile, anche, inizialmente, con piccoli passi.
Certo, l'utopia di un digitale di liberazione collettiva e non di "liberazione" come arbitrio illimitato del singolo (Gorz ci guarda da lassù e sorride), come è stato letto da molti, senza fare nomi, è sempre lì come modello a cui tendere.
Faccio un esempio che mi riguarda ma che può essere (mi auguro che possa essere) esteso ...
Certo, alcuni esempi li abbiamo conosciuti insieme Antonio, nella ventina d'anni passati da quando ci conosciamo ...
La mia amministrazione, così come la maggior parte della P.A., è MS dipendente e questo è pacifico, non dico nulla di nuovo.
Da DOS a Windows 3.1/95/NT/XP/7/10... c'è gente che è stata assunta ed è andata in pensione senza aver lavorato su un PC con "appiccicato" un logo diverso da quello rosso, verde, giallo e blu.
Se ha conosciuto un PC, era quello, nel 99,9% dei casi ...
Bene, tra pochi giorni, una distribuzione Linux "custom" realizzata, tra gli altri, anche da me verrà installata in diversi (centinaia, forse migliaia) PC. E' un piccolo passo ed è certo merito di un gruppo di persone ostinate e preparate non facile da trovare ovunque, ma per tanti anni e con le stesse persone non è stato nemmeno possibile immaginarlo.
Grande Antonio! Non vedo l'ora di conoscere i dettagli, vedo che hai già scritto in merito, dopo leggo ... ciao, rob
A.
butto lì una "micro mappatura" fra i due mondi (veicoli e computing)... un veicolo è un /computing device/ e come per il digitale io lo vorrei: - sotto il mio totale controllo (hw e sw) - owned e non in "service" (nel senso di SaaS) - disconnesso se io desidero così (segue dal primo punto) - non tracciante delle mie attività (segue dal primo punto) (insomma le libertà fondamentali del Software Libero, applicate anche alla mobilità del mio mezzo) On 24/03/2022 11:49, J.C. DE MARTIN wrote:
No, ripeto: come spesso discutiamo in questa lista, un digitale diverso da quello predominate.
jc
infatti chiedevo come applicare la metafora al digitale, vorresti delle città senza digitale? il digitale è un bene di lusso? (sto esagerando ovviamente, giusto per ragionare)
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-- |_|o|_| Andrea Trentini - http://atrent.it |_|_|o| Dipartimento di Informatica |o|o|o| Università degli Studi di Milano
Ciao Andrea, On Thu, 24 Mar 2022 19:22:32 +0100 Andrea Trentini wrote:
un veicolo è un /computing device/ e come per il digitale io lo vorrei: - sotto il mio totale controllo (hw e sw) - owned e non in "service" (nel senso di SaaS) - disconnesso se io desidero così (segue dal primo punto) - non tracciante delle mie attività (segue dal primo punto)
ti stai concentrando su un singolo componente del sistema, mentre Gorz proponeva una analisi cibernetica piuttosto raffinata. Nell'articolo proposto da Juan Carlos, viene descritta una società urbana progettata presupponendo la proprietà privata delle automobili. In quanto presupposto della progettazione di uno spazio condiviso (la città), il possesso dell'auto diventa norma implicita, obbligo di fatto, bisogno fondamentale per partecipare alla vita civile, lavorare, incontrare amici etc... Gorz propone inoltre di abbanonare questo paradigma. Lo propone a chi spera lo possa seguire. Proviamo ad applicare il metodo di Gorz alla nostra società cibernetica. Viviamo in una società cibernetica che presuppone l'always on-line. Presuppone che ciascuno di noi si porti dietro un cellulare connesso ad Internet, dotato di telecamera, microfono, GPS etc... che sia sempre raggiungibile, rintracciabile etc... Presuppone che ciascuno di noi utilizzi su quel cellulare software scritto da altri, di cui non comprende lontanamente il funzionamento. Tale assunzione sta diventando norma implicita. Qualche "filosofo" arriva a teorizzarla, definendola "On-Life". [1] Questo rende tale automatismo (o meglio insieme di automatismi, che ogni App è un automatismo a sé) necessario ed obbligatorio. PER ORA, è possibile resistere a questo obbligo sociale (con discreta fatica), ma nel prossimo futuro non avere un cellulare sorvegliabile potrebbe diventare fonte di forte discriminazione (discriminazione che, comunque, è già presente seppure in forme ancora tollerabili). Ora ti chiedo, ti piace questo progetto di società cibernetica? Esattamente come avvenne per le auto, non si tratta di un evoluzione spontanea della società umana: si tratta di un progetto politico perseguito coscientemente dai GAFAM e dai loro molti alleati (succubi?) con grandi investimenti propagandistici, economici e politici. Cosa pensi di una società cibernetica che imponga di fatto il possesso di un cellulare Android (o Apple) sempre connesso? Una società a misura di smartphone USA. Scommetto un caffé che la tua risposta a questo quesito non sarebbe troppo diversa da quella di Gorz rispetto alla città a misura di auto. Mi sbaglio? Se no, che sistema alternativo proporresti? A chi?
(insomma le libertà fondamentali del Software Libero, applicate anche alla mobilità del mio mezzo)
Per la verità le libertà fondamentali del Software Libero sono altre: - Libertà di eseguire il programma come si desidera, per qualsiasi scopo. - Libertà di studiare come funziona il programma e di modificarlo in modo da adattarlo alle proprie necessità. L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito. - Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare gli altri - Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti da voi apportati (e le vostre versioni modificate in genere), in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito. https://www.gnu.org/philosophy/free-sw.it.html Nulla a che vedere con il SaaSS (che la FSF addirittura lascia alla moralità individuale degli sviluppatori che dovrebbero rifiutarsi di scriverlo [2]) o con la disconnessione o con la privacy. Il software libero, sin dalla sua definizione, soffre dei limiti culturali del contesto in cui è nato. Come puoi osservare, non è in grado di normare, nemmeno in termini etici, la complessità della società cibernetica contemporanea. Dobbiamo superare questi limiti o altri continueranno ad abusarne. Giacomo [1] https://link.springer.com/content/pdf/10.1007%2F978-3-319-04093-6.pdf [2] https://www.gnu.org/licenses/why-affero-gpl.html
On 24/03/2022 21:59, Giacomo Tesio wrote:
... ti stai concentrando su un singolo componente del sistema, mentre Gorz proponeva una analisi cibernetica piuttosto raffinata.
mah, io vedo solo farneticazioni utopistiche... (utopia che non condivido ovviamente)
... Ora ti chiedo, ti piace questo progetto di società cibernetica?
no, infatti, è esattamente quello che NON voglio, se non si era capito chiedo scusa per essere stato troppo sintetico
... Cosa pensi di una società cibernetica che imponga di fatto il possesso di un cellulare Android (o Apple) sempre connesso? Una società a misura di smartphone USA.
ne penso tutto il male possibile
... Scommetto un caffé che la tua risposta a questo quesito non sarebbe troppo diversa da quella di Gorz rispetto alla città a misura di auto.
Mi sbaglio?
sbagli nel senso che non vedo un parallelo, semmai un antiparallelo io voglio un mondo in cui il device (sia esso un telefono o un automobile/moto) siano MIEI (se decido di comprarli ovviamente, non devo essere obbligato a possederli per esercitare i miei diritti di cittadinanza) e totalmente controllabili da me, **non** ci devono essere ingerenze da parte di chicchessia (cfr. la proposta USA di rendere i veicoli "stoppabili" da remoto), sia esso un governo o una AI
...
(insomma le libertà fondamentali del Software Libero, applicate anche alla mobilità del mio mezzo)
Per la verità le libertà fondamentali del Software Libero sono altre:
le conosco benissimo, cmq elaboro meglio qui di seguito, trasportando le libertà nel mondo automotive
- Libertà di eseguire il programma come si desidera, per qualsiasi scopo.
libertà di possedere pienamente un veicolo, facendogli fare ciò che voglio
- Libertà di studiare come funziona il programma e di modificarlo in modo da adattarlo alle proprie necessità. L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.
libertà di studiarne e di cambiarne il funzionamento per adattarlo alle mie necessità
- Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare gli altri
(questa è difficile ovviamente, ma potrebbe essere...) libertà di prestarlo/noleggiarlo/rivenderlo senza alcuna limitazione
- Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti da voi apportati (e le vostre versioni modificate in genere), in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.
libertà di ripararlo (Right To Repair!), modificarlo e pubblicare le info su come farlo
... Nulla a che vedere con il SaaSS (che la FSF addirittura lascia alla moralità individuale degli sviluppatori che dovrebbero rifiutarsi di scriverlo [2]) o con la disconnessione o con la privacy.
infatti! forse non hai letto bene la mia frase originale, io dicevo "owned e NON in service", esattamente come per il SaaS, non voglio dipendere da uno sharing (che mi può essere "negato con un click", come si suol dire) per la mia mobilità, naturalmente nulla vieta l'esistenza dei servizi pubblici, ci mancherebbe, ma non devono essere la sola (obbligata) scelta
Il software libero, sin dalla sua definizione, soffre dei limiti culturali del contesto in cui è nato.
questi limiti mi sfuggono... -- |_|o|_| Andrea Trentini - http://atrent.it |_|_|o| Dipartimento di Informatica |o|o|o| Università degli Studi di Milano
Il 24/03/22 11:31, J.C. DE MARTIN ha scritto:
[...] un buon 80% del traffico in questa lista cerca di ragionare sul digitale cercando di capirne laicamente le implicazioni sociali e provando ad articolare scenari alternativi, esattamente come Gorz prova a delineare come potrebbe essere (o, meglio, tornare ad essere) una città non dominata dalle esigenze delle automobili.
Provo a dire la mia... e lo faccio da questo particolare punto di vista: - sono nato in provincia (periferia di Chieti); - mia madre [classe 1949] è nata in "contrada 'sperduto'" di Alanno (PE), dove l'acquedotto è arrivato negli anni 70 e la strada asfaltata è arrivata a fine 70; - frequento Pennapiedimonte (CH), dove mio suocero compro' e ristrutturo' un piccolo edificio, in centro; - ho avuto il privilegio di lavorare in Cineca (Casalecchio di Reno), facendo il pendolare Pescara<=>Bologna per 7 anni. Avevo colleghi sparsi fra Bologna, Modena, Parma, tutti auto-muniti; - ho un certo numero di "frequentazioni" con tanti "amici di sventura [ICT]" sparsi nelle principali citta' Italiane. Se non si fosse capito: - sono stato "configurato", dalla vita, per _NON_ essere un "abitante di una citta'"; - la sola idea di vivere in una citta' (anche solo fosse Pescara...), mi crea tantissimi problemi (...e da un po' mi chiedo se riusciro' a "resistere" alle pressioni che arriveranno dai miei figli). Alla luce di tutto questo, dopo aver letto il testo citato, dico che: 1 - Scommetto che Gorz sia nato e cresciuto in una grande citta'. E scommetto che è vissuto esclusivamente nelle citta'. Se fosse nato a Pennapiedimonte (o anche ad Alanno), la sua visione dell'auto sarebbe stata diversa; 2 - Se Gorz fosse nato a Pennapiedimonte [1], ad Alanno [2] , a Scanno [3], a Castelli [4] o in moltissimi degli altri ~300 comuni Abruzzesi.... non sarebbe cosi' tranciante nel dire: --- "....Perché per fare in modo che la gente possa rinunciare alla macchina, non basta affatto offrire loro dei mezzi di trasporto collettivi e più comodi: bisogna fare in modo che non si debbano proprio spostare. Per fare questo bisogna farli sentire bene nel loro quartiere, nel loro comune, nella loro cittadina a dimensione umana, che vadano con piacere da casa a lavoro a piedi — a piedi o, al limite, in bicicletta...." ---- Ed il problema, ovviamente, NON è "la bicicletta" (...che comunque, a Pennapiedimonte, _E'_ un problema....). L'auto, quindi, serviva... e serve. Forse non nelle sue citta'. Ma le sue citta' non rappresentano (fortunatamente!) il 100% dei territori (in Italia, abbiamo solo 12 citta' con piu' di 250.000 abitanti; 6.727 Comuni con MENO di 10.000 abitanti di cui 3.485 con MENO di 1.000 (mille!) abitanti [5]) Cio' detto, trovo anch'io una assonanza con il mondo IT e, in particolare, con i servizi cloud: ----- => "Ma, in realtà, questa autonomia apparente aveva come lato oscuro la dipendenza totale: a differenza di un cavaliere, di un carrettiere o di un ciclista, l’automobilista sarebbe dipeso dai commercianti per il proprio approvvigionamento di energia, o da specialisti della carburazione, della lubrificazione, dell’accensione e della sostituzione di ricambi come d‘altronde anche per la riparazione o per il più piccolo problema." ---- Questa "dipendenza" è certamente presente nel mondo IT, dove è molto piu' subdola. ---- => "A differenza di tutti i proprietari degli altri mezzi di locomozione, l’automobilista avrebbe avuto un rapporto di cliente e di consumatore, e non di possessore e gestore, con il veicolo di cui formalmente era proprietario" => "La situazione che ogni capitalista sognava si stava per realizzare: tutti sarebbero diventati dipendenti per i propri bisogni quotidiani di un prodotto di cui una sola industria deteneva il monopolio." ---- Sembrano frasi fatte a misura per il cloud dei nostri giorni. A differenza che per il settore automobilistico, pero', la "dipendenza" in ambito ICT è --a mio avviso-- molto piu' semplice da abbattere: è "solo" un aspetto culturale. Viceversa, per portare la mia famiglia a spostarsi definitivamente a Pennapiedimonte (o ad Alanno), servono (...oltre ad una auto ed a _TANTO_ carburante...), scuole, farmacie, infrastrutture, servizi, pubbliche amministrazioni efficienti... e tanto altro (a partire dal "LAVORO"). Se addirittura vogliamo togliere l'auto... allora serve TANTO altro (pare che il PNRR portera' la linea Pescara-Roma. Ma sono entrambi lontano da Pennapiedimonte...). In confronto, riacquistare la "Sovranità Digitale", a livello Europeo, è una passeggiata.... (non sono ironico!). Una terza via sarebbe il mio lavoro: d'estate mi capita spesso di lavorare seduto al tavolino di fronte la finestra del soggiorno, a Pennapiedimonte. E (oltre ad interrogarmi su cosa si perdono coloro che vivono in citta') penso che potremmo vivere anche li, sostentati unicamente dal mio lavoro. Mi sento fortunato, per questo. Ma 70 anni fa, era normale (a Pennapiedimonte, e in moltissimi altri posti) che moglie e figli fossero entita' funzionali alla gestione domestica e poco piu'. Oggi (fortunatamente!) tutti vogliono lavorare [inclusa mia moglie] e tutti _devono_ studiare (scuola dell'obbligo, di fatto fino a 18 anni!). Quindi, semplicemente.... non si puo' fare. Forse se ne riparlera' quando andro'/andremo in pensione... (forse!) Bye, DV [1] https://it.wikipedia.org/wiki/Pennapiedimonte#Evoluzione_demografica [2] https://it.wikipedia.org/wiki/Alanno#Evoluzione_demografica [3] https://it.wikipedia.org/wiki/Scanno#Evoluzione_demografica [4] https://it.wikipedia.org/wiki/Castelli_(Italia)#Evoluzione_demografica [5-1] https://www.tuttitalia.it/comuni-per-fasce-demografiche/ [5-2] https://www.quora.com/What-are-some-non-touristy-places-and-things-to-do-in-...
jc
On 24/03/22 11:21, Andrea Trentini wrote:
On 24/03/2022 11:12, J.C. DE MARTIN wrote:
Nella mia ignoranza ho scoperto solo da poco questo articolo del 1973 di André Gorz, intitolato: "L’ideologia sociale dell'automobile": https://www.slow-news.com/lideologia-sociale-della-macchina/ Lo condivido in questa sede anche se non parla di digitale perché mi sembra metodologicamente utile quando si riflette di tecnologia (digitale incluso). Mi scuso con chi già conosce il testo.
al di là del mio giudizio (totalmente negativo) sul testo, come lo intendi "applicare" al digitale?
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
-- Damiano Verzulli e-mail: damiano@verzulli.it --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "...I realized that free software would not generate the kind of income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able to get a well paying job as a free software developer, but not here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008 http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Grazie Juan Carlos, non lo conoscevo. On Thu, 24 Mar 2022 11:12:08 +0100 J.C. DE MARTIN wrote:
https://www.slow-news.com/lideologia-sociale-della-macchina/
Lo condivido in questa sede anche se non parla di digitale perché mi sembra metodologicamente utile quando si riflette di tecnologia (digitale incluso).
Una lettura interessantissima: di seguito provo a riproporne alcuni passaggi sostituendo poche parole nel testo, giusto per evidenziarne l'estrema attualità nel contesto cibernetico attuale. Prima però non posso che osservare con estrema tristezza che, nonostante la lucidità dell'analisi, dopo 50 anni, la città (e la società) è ancora dominata dall'automobile e solo la tecnologia (reti ad alta velocità, processori molto potenti, nuovi sistemi di codifica audio video etc...) hanno potuto sottrarre _alcuni_ cittadini al dominio dell'autoveicolo. Ed evidentemente (ma non ovviamente) la pandemia. Solo 2 anni fa, anche in un'azienda informatica relativamente moderna come quella in cui lavoro, il lavoro a distanza avrebbe ricevuto forte opposizione dal management (ed in effetti HA ricevuto forte opposizione all'inizio della pandemia, quando molti erano spaventati dal virus e chiedevano di lavorare da casa). Nulla di nuovo sotto il sole, peraltro. Solo la tecnologia può spodestare un potere fondato sulla tecnologia. Ma oggi ci ritroviamo in una società cibernetica dominata da automatismi che rafforzano i rapporti di potere precedenti. E noi, come Gorz e Illich, ne siamo consapevoli. Dunque ti/vi chiedo: perché la loro analisi non ha prodotto cambiamenti? Che errori hanno compiuto? Quali occasioni non hanno sfruttato? Non sono domande retoriche: per favore, provate a rispondere. Dobbiamo urgentemente imparare dal passato. Giacomo _______ Il vizio profondo dei sorgenti del software è che sono come i castelli o le ville in costiera: dei beni di lusso inventati per il piacere esclusivo di una minoranza di ricchissimi e di cui nulla, nella loro concezione e nella loro natura, era destinato al popolo. [...] Per questo, nella sua concezione come per la sua destinazione originale, il sorgente del software è un bene di lusso. E il lusso, per sua stessa essenza, non si può democratizzare: se tutto il mondo ha accesso al lusso, nessuno ne può più trarre vantaggio [...] la diffusione del software proprietario ha spodestato il software libero, modificato l’informatica e l’habitat e trasferito sulle macchine le funzioni che la sua stessa diffusione ha reso necessarie. Paradosso del software as a service: in apparenza, concede ai suoi proprietari una indipendenza illimitata, permettendo loro di non possedere hardware o amministrare software. Ma, in realtà, questa autonomia apparente aveva come lato oscuro la dipendenza totale [...] l'utente avrebbe avuto un rapporto definito da ToS incomprensibili, e non di possessore e gestore, con il device di cui formalmente era proprietario. [...] I capitalisti della sorveglianza sono stati i primi a godere dei benefici che potevano derivare dall'uso diffuso del SaaS [...] La situazione che ogni capitalista sognava si stava per realizzare: tutti sarebbero diventati dipendenti per i propri bisogni quotidiani di un prodotto di cui una sola industria deteneva il monopolio. [...] [NOTA: la frase precedente non ha subito alcuna sostituzione!]
Il 24/03/22 11:12, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Nella mia ignoranza ho scoperto solo da poco questo articolo del 1973 di André Gorz, intitolato: "L’ideologia sociale dell'automobile":
https://www.slow-news.com/lideologia-sociale-della-macchina/
Lo condivido in questa sede anche se non parla di digitale perché mi sembra metodologicamente utile quando si riflette di tecnologia (digitale incluso). Mi scuso con chi già conosce il testo.
Non lo conoscevo, ma mi accade di conoscere Jacopo Nespolo che ha collaborato alla traduzione, e che per combinazione devo incontrare proprio oggi. Gli farò i miei complimenti, perché il testo è veramente interessante; ha un sapore radicale piuttosto raro ai nostri giorni, e propone una visione forse troppo totalizzante della nostra società come organizzata intorno all'automobile privata, anche se probabilmente può essere semplicemente un modo per evidenziare delle contraddizioni e storture fondamentali, come l'egoismo elitario che diventa prassi delle masse (perdendo così di senso) e l'intoccabilità del ruolo dell'automobile ("la vacca sacra"). Sono questioni che fanno riecheggiare temi che spesso ricorrono in questa lista: la nostra "vacca sacra" intoccabile non è più l'automobile, ma la tecnologia, e più in particolare la tecnologia digitale. Ormai qualunque problema *deve* trovare una soluzione tecnologica, anche quando ci sono evidenti segnali che una soluzione tecnologica introduca più criticità di quante ne risolva. Un esempio su tutti: il voto elettronico. Un passo saliente: "... per la prima volta, degli uomini cavalcavano dei veicoli individuali il cui meccanismo e funzionamento gli era completamente sconosciuto, il cui mantenimento e la cui stessa alimentazione dovevano delegare ad altri specialisti." Ricorda qualcosa di molto attuale, no? E subito dopo: "Paradosso della vettura automobile: in apparenza, essa concede ai suoi proprietari una indipendenza illimitata, permettendo loro di spostarsi alle ore e sugli itinerari a loro scelta e a una velocità uguale o superiore a quella del treno. Ma, in realtà, questa autonomia apparente aveva come lato oscuro la dipendenza totale: a differenza di un cavaliere, di un carrettiere o di un ciclista, l’automobilista sarebbe dipeso dai commercianti per il proprio approvvigionamento di energia, o da specialisti della carburazione, della lubrificazione, dell’accensione e della sostituzione di ricambi come d‘altronde anche per la riparazione o per il più piccolo problema." Anche ai tempi nostri, la Rete è sembrata garantire per un certo periodo di tempo una "indipendenza illimitata", in cui l'informazione e la conoscenza diventano beni collettivi. Tutto il movimento del software libero si è mosso su questa linea fondamentale, ma se vediamo qual'è l'impatto attuale di questa premessa sulla vita delle persone, non mi sembra che l'evoluzione sia stata dissimile da quella dell'automobile, ed anzi gli esiti sono assai più pervasivi. A me anche il paragrafo in chiusura suggerisce dei paralleli: "L’allocazione dello spazio suddivisa per funzioni continua quella disgregazione dell’uomo cominciata con la divisione del lavoro in fabbrica. Taglia l’individuo a fettine: fa a pezzi il suo tempo e la sua vita in fette ben separate in modo da fare di ognuno di voi un consumatore passivo lasciato senza difesa ai commercianti, ma anche in modo che a nessuno di voi venga in mente l’idea che lavoro, cultura, comunicazione, piacere, soddisfazione dei bisogni e vita personale possano e debbano essere una sola cosa: l’unità della vita, sostenuta dal tessuto sociale della comunità." ... e a voi? rob
Ho ritrovato una geniale sequenza di Sempè del 1961 che riassume in modo molto efficace quello che Gorz avrebbe detto 12 anno dopo. Anche questa si applica a tutte le tecnologie "esclusive" di adesso. Spero che passi l'allegato. A. On 24/03/22 11:12, J.C. DE MARTIN wrote:
Nella mia ignoranza ho scoperto solo da poco questo articolo del 1973 di André Gorz, intitolato: "L’ideologia sociale dell'automobile":
https://www.slow-news.com/lideologia-sociale-della-macchina/
Lo condivido in questa sede anche se non parla di digitale perché mi sembra metodologicamente utile quando si riflette di tecnologia (digitale incluso). Mi scuso con chi già conosce il testo.
jc
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