EU warns governments against banning Uber and Airbnb
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Non è che abbia capito quale sia la novità... Il 1 giugno 2016 11:40:02 Fabio Chiusi <fabiochiusi@yahoo.it> ha scritto:
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Caro Stefano, Non sono certo di aver capito io cosa non hai capito tu :) ma la "novità" è che la Commissione Europea ha detto agli Stati Membri di darsi una calmata con gli istinti protezionisti e che esiste una cosa chiamata libera concorrenza nel mercato interno... Personalmente sono d'accordo che non sia una novità che la Commissione Europea ricordi agli Stati Membri che esistono principi e regole, ma per alcuni il concetto non era e non è chiarissimo. O forse ho capito male io la tua domanda? Andrea On Wednesday, June 1, 2016, Stefano Quintarelli <Stefano@quintarelli.it> wrote:
Non è che abbia capito quale sia la novità...
Il 1 giugno 2016 11:40:02 Fabio Chiusi <fabiochiusi@yahoo.it> ha scritto:
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Ma la Commissione si riferisce davvero a Uber? La Commissione definisce la "collaborative economy" come "activities are facilitated by collaborative platforms that create an open marketplace for the temporary usage of goods or services often provided by private individuals" , e i providers sono 'private individuals offering services on an occasional basis (‘peers’) or service providers acting in their professional capacity ("professional services providers");' Ora, nel caso di Uber è assai dubbio che i "contractor" rientrino tra i "peers". Sono diverse le corti che si occupano dela questione , e dovrebbe esserci anche un procedimento spagnolo presso ECJ (anche se non ne trovo traccia su curia.europa.eu ma solo su Reuters): se sia un "mere transport service" o un digital service. Mi chiedo: cosa fa pensare la stampa che la Commissione considererebbe Uber una "collaborative platform"? Ciao, Alberto On 02/06/2016 14:18, Andrea Glorioso wrote:
Caro Stefano,
Non sono certo di aver capito io cosa non hai capito tu :) ma la "novità" è che la Commissione Europea ha detto agli Stati Membri di darsi una calmata con gli istinti protezionisti e che esiste una cosa chiamata libera concorrenza nel mercato interno...
Personalmente sono d'accordo che non sia una novità che la Commissione Europea ricordi agli Stati Membri che esistono principi e regole, ma per alcuni il concetto non era e non è chiarissimo.
O forse ho capito male io la tua domanda?
Andrea
On Wednesday, June 1, 2016, Stefano Quintarelli <Stefano@quintarelli.it <mailto:Stefano@quintarelli.it>> wrote:
Non è che abbia capito quale sia la novità...
Il 1 giugno 2016 11:40:02 Fabio Chiusi <fabiochiusi@yahoo.it> ha scritto:
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Perché i "contractors" di Uber non sarebbero "peers", precisamente? Scusa ma non capisco bene la questione che sollevi. On Thursday, June 2, 2016, Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net> wrote:
Ma la Commissione si riferisce davvero a Uber?
La Commissione definisce la "collaborative economy" come "activities are facilitated by collaborative platforms that create an open marketplace for the temporary usage of goods or services often provided by private individuals" , e i providers sono 'private individuals offering services on an occasional basis (‘peers’) or service providers acting in their professional capacity ("professional services providers");' Ora, nel caso di Uber è assai dubbio che i "contractor" rientrino tra i "peers". Sono diverse le corti che si occupano dela questione , e dovrebbe esserci anche un procedimento spagnolo presso ECJ (anche se non ne trovo traccia su curia.europa.eu ma solo su Reuters): se sia un "mere transport service" o un digital service.
Mi chiedo: cosa fa pensare la stampa che la Commissione considererebbe Uber una "collaborative platform"?
Ciao,
Alberto
On 02/06/2016 14:18, Andrea Glorioso wrote:
Caro Stefano,
Non sono certo di aver capito io cosa non hai capito tu :) ma la "novità" è che la Commissione Europea ha detto agli Stati Membri di darsi una calmata con gli istinti protezionisti e che esiste una cosa chiamata libera concorrenza nel mercato interno...
Personalmente sono d'accordo che non sia una novità che la Commissione Europea ricordi agli Stati Membri che esistono principi e regole, ma per alcuni il concetto non era e non è chiarissimo.
O forse ho capito male io la tua domanda?
Andrea
On Wednesday, June 1, 2016, Stefano Quintarelli <Stefano@quintarelli.it <javascript:;> <mailto:Stefano@quintarelli.it <javascript:;>>> wrote:
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Caro Andrea, nella sostanza ti hanno già risposto Juan Carlos e Stefano. La questione se i "contractors" siano peers o dipendenti è sub judice (fuori di metafora) in diversi paesi del mondo, inclusi USA (http://uberlawsuit.com/) e UK (http://www.bbc.com/news/business-33699430), oltre ai procedimenti già citati presso ECJ [1]. Parlando di Uber pop, il motivo è che Uber si comporta da datore di lavoro (fissa il prezzo, può licenziare, ecc) ma non offre le garanzie di un datore di lavoro (ferie, assicurazione, malattia, ecc). Come ha notato Stefano la Commissione stessa distingue tra "professional services providers" e "peers": i professionals devono lavorare con le garanzie del lavoratore, che però non ingombreranno i "peers" (quelli autentici, non quelli che sopravvivono nella gig economy). Per regolare le piattaforme dobbiamo chiederci che mezzi usino, o piuttosto che attività svolgano e con che finalità? Il fatto che si usino nuovi mezzi non deve far dimenticare le ragioni (spesso di giustizia ed equità sociale) per cui alcune attività siano state regolate nel loro svolgimento "tradizionale". Una cosa è il mercatino delle pulci sotto casa, un'altra è il grossista. Anche se entrambe le attività si svolgono via Internet. La questione è che sotto lo stesso cappello rischiano di finire /almeno/ tre tipi di piattaforme: 1) piattaforma di "collaborative economy" tra peers autentici alla blablacar... 2) piattaforme "digital work marketplace" che mirano a commodificare il lavoro (Upwork.com, Freelancer.com, Fiverr.com) 3) piattaforme come Uber che sono accusate (ma sentiamo i giudici) di svolgere attività tradizionali ("mere transport service"), aggirando le regolazioni esistenti in materia di lavoro travestendo i propri dipendenti da "peer". Una considerazione personale un po' più generale: quello che ci aspettavamo dalla "collaborative economy" era un modello di "peer economy" alla Benkler con la liberazione dell'individuo e delle comunità dagli intermediari, quello a cui invece assistiamo è l'oligopolio delle intermediazioni e lo sfruttamento dei peers. A mio avviso, data la prevalente localizzazione delle piattaforme in US, occorrerebbe preoccuparsi della competitività UE e della salvaguardia del modello di equità sociale europeo più che favorire la dinamica globale e l'efficienza del mercato. Ciao, Alberto [1] <http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=170871&pageIn...>, <http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=173165&pageIn...> On 03/06/2016 04:00, Andrea Glorioso wrote:
Perché i "contractors" di Uber non sarebbero "peers", precisamente?
Scusa ma non capisco bene la questione che sollevi.
On Thursday, June 2, 2016, Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net <mailto:ac%2Bnexa@zeromx.net>> wrote:
Ma la Commissione si riferisce davvero a Uber?
La Commissione definisce la "collaborative economy" come "activities are facilitated by collaborative platforms that create an open marketplace for the temporary usage of goods or services often provided by private individuals" , e i providers sono 'private individuals offering services on an occasional basis (‘peers’) or service providers acting in their professional capacity ("professional services providers");' Ora, nel caso di Uber è assai dubbio che i "contractor" rientrino tra i "peers". Sono diverse le corti che si occupano dela questione , e dovrebbe esserci anche un procedimento spagnolo presso ECJ (anche se non ne trovo traccia su curia.europa.eu <http://curia.europa.eu> ma solo su Reuters): se sia un "mere transport service" o un digital service.
Mi chiedo: cosa fa pensare la stampa che la Commissione considererebbe Uber una "collaborative platform"?
Ciao,
Alberto
On 02/06/2016 14:18, Andrea Glorioso wrote: > Caro Stefano, > > Non sono certo di aver capito io cosa non hai capito tu :) ma la > "novità" è che la Commissione Europea ha detto agli Stati Membri di > darsi una calmata con gli istinti protezionisti e che esiste una cosa > chiamata libera concorrenza nel mercato interno... > > Personalmente sono d'accordo che non sia una novità che la Commissione > Europea ricordi agli Stati Membri che esistono principi e regole, ma > per alcuni il concetto non era e non è chiarissimo. > > O forse ho capito male io la tua domanda? > > Andrea > > On Wednesday, June 1, 2016, Stefano Quintarelli > <Stefano@quintarelli.it <javascript:;> <mailto:Stefano@quintarelli.it <javascript:;>>> wrote: > > Non è che abbia capito quale sia la novità... > > > Il 1 giugno 2016 11:40:02 Fabio Chiusi <fabiochiusi@yahoo.it <javascript:;>> ha > scritto: > > http://venturebeat.com/2016/05/31/eu-warns-governments-against-banning-uber-... > > > F. > > > Inviato da iPhone > > > ---------- > _______________________________________________ > nexa mailing list > nexa@server-nexa.polito.it <javascript:;> > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa > > > > _______________________________________________ > nexa mailing list > nexa@server-nexa.polito.it <javascript:;> > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa > > > > -- > > -- > I speak only for myself. Sometimes I do not even agree with myself. > Keep it in mind. > Twitter: @andreaglorioso > Facebook: https://www.facebook.com/andrea.glorioso > LinkedIn: http://www.linkedin.com/profile/view?id=1749288&trk=tab_pro > > > _______________________________________________ > nexa mailing list > nexa@server-nexa.polito.it <javascript:;> > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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ciao a tutti Un altro argomento da tenere presente è il meccanismo di formazione del prezzo. Una parte ideologicamente favorevole a Uber dice che è un mercato - con il prezzo governato dal gioco della domanda e dell’offerta e non dalle tariffe previste dalle corporazioni dei tassisti - e quindi porta una migliore allocazione delle risorse. Ma chi non è d’accordo osserva che invece Uber influenza la formazione del prezzo per massimizzare il suo profitto: http://thewire.in/2016/04/24/the-visible-hand-of-uber-a-need-for-regulation-... <http://thewire.in/2016/04/24/the-visible-hand-of-uber-a-need-for-regulation-...> Se quindi il meccanismo di Uber non è governato dalla domanda e dall’offerta, se l’algoritmo di Uber determina il prezzo in modo da massimizzare il profitto della compagnia, allora Uber non rispetta una delle condizioni per cui può generare la migliore allocazione delle risorse. E non si capirebbe perché difendere Uber come un sistema che modernizza il mercato dei trasporti cittadini. In effetti, non farebbe che togliere una rendita ai taxi e darla ai suoi investitori finanziari. Sta di fatto che un difensore di Uber - investitore nella compagnia - sostiene che l’algoritmo di Uber per la determinazione dei prezzi entra in gioco solo nel 10 per cento delle corse. Quando ci sono picchi di domanda: http://abovethecrowd.com/2014/03/11/a-deeper-look-at-ubers-dynamic-pricing-m... <http://abovethecrowd.com/2014/03/11/a-deeper-look-at-ubers-dynamic-pricing-m...> E secondo questo studio, la maggior parte dei contractors di Uber è contenta perché di fatto usano Uber come integrazione del reddito e non come fonte primaria: https://s3.amazonaws.com/uber-static/comms/PDF/Uber_Driver-Partners_Hall_Kre... <https://s3.amazonaws.com/uber-static/comms/PDF/Uber_Driver-Partners_Hall_Kre...> Il caporalato e il "fronte del porto", da una parte. Le corporazioni e il "magna magna" politico dall’altra. La sharing economy doveva essere un’altra cosa. Ma una piattaforma open source che faccia davvero il servizio di mettere in collegamento la domanda e l’offerta di trasporti in una città senza la necessità di un enorme investimento finanziario ma in logica cooperativa non è possibile? Luca
Il giorno 03/giu/2016, alle ore 10:39, Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net> ha scritto:
Caro Andrea,
nella sostanza ti hanno già risposto Juan Carlos e Stefano. La questione se i "contractors" siano peers o dipendenti è sub judice (fuori di metafora) in diversi paesi del mondo, inclusi USA (http://uberlawsuit.com/) e UK (http://www.bbc.com/news/business-33699430), oltre ai procedimenti già citati presso ECJ [1]. Parlando di Uber pop, il motivo è che Uber si comporta da datore di lavoro (fissa il prezzo, può licenziare, ecc) ma non offre le garanzie di un datore di lavoro (ferie, assicurazione, malattia, ecc). Come ha notato Stefano la Commissione stessa distingue tra "professional services providers" e "peers": i professionals devono lavorare con le garanzie del lavoratore, che però non ingombreranno i "peers" (quelli autentici, non quelli che sopravvivono nella gig economy).
Per regolare le piattaforme dobbiamo chiederci che mezzi usino, o piuttosto che attività svolgano e con che finalità? Il fatto che si usino nuovi mezzi non deve far dimenticare le ragioni (spesso di giustizia ed equità sociale) per cui alcune attività siano state regolate nel loro svolgimento "tradizionale". Una cosa è il mercatino delle pulci sotto casa, un'altra è il grossista. Anche se entrambe le attività si svolgono via Internet.
La questione è che sotto lo stesso cappello rischiano di finire /almeno/ tre tipi di piattaforme: 1) piattaforma di "collaborative economy" tra peers autentici alla blablacar... 2) piattaforme "digital work marketplace" che mirano a commodificare il lavoro (Upwork.com, Freelancer.com, Fiverr.com) 3) piattaforme come Uber che sono accusate (ma sentiamo i giudici) di svolgere attività tradizionali ("mere transport service"), aggirando le regolazioni esistenti in materia di lavoro travestendo i propri dipendenti da "peer".
Una considerazione personale un po' più generale: quello che ci aspettavamo dalla "collaborative economy" era un modello di "peer economy" alla Benkler con la liberazione dell'individuo e delle comunità dagli intermediari, quello a cui invece assistiamo è l'oligopolio delle intermediazioni e lo sfruttamento dei peers. A mio avviso, data la prevalente localizzazione delle piattaforme in US, occorrerebbe preoccuparsi della competitività UE e della salvaguardia del modello di equità sociale europeo più che favorire la dinamica globale e l'efficienza del mercato.
Ciao, Alberto
[1] <http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=170871&pageIn...>, <http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=173165&pageIn...>
On 03/06/2016 04:00, Andrea Glorioso wrote:
Perché i "contractors" di Uber non sarebbero "peers", precisamente?
Scusa ma non capisco bene la questione che sollevi.
On Thursday, June 2, 2016, Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net <mailto:ac%2Bnexa@zeromx.net>> wrote:
Ma la Commissione si riferisce davvero a Uber?
La Commissione definisce la "collaborative economy" come "activities are facilitated by collaborative platforms that create an open marketplace for the temporary usage of goods or services often provided by private individuals" , e i providers sono 'private individuals offering services on an occasional basis (‘peers’) or service providers acting in their professional capacity ("professional services providers");' Ora, nel caso di Uber è assai dubbio che i "contractor" rientrino tra i "peers". Sono diverse le corti che si occupano dela questione , e dovrebbe esserci anche un procedimento spagnolo presso ECJ (anche se non ne trovo traccia su curia.europa.eu <http://curia.europa.eu> ma solo su Reuters): se sia un "mere transport service" o un digital service.
Mi chiedo: cosa fa pensare la stampa che la Commissione considererebbe Uber una "collaborative platform"?
Ciao,
Alberto
On 02/06/2016 14:18, Andrea Glorioso wrote:
Caro Stefano,
Non sono certo di aver capito io cosa non hai capito tu :) ma la "novità" è che la Commissione Europea ha detto agli Stati Membri di darsi una calmata con gli istinti protezionisti e che esiste una cosa chiamata libera concorrenza nel mercato interno...
Personalmente sono d'accordo che non sia una novità che la Commissione Europea ricordi agli Stati Membri che esistono principi e regole, ma per alcuni il concetto non era e non è chiarissimo.
O forse ho capito male io la tua domanda?
Andrea
On Wednesday, June 1, 2016, Stefano Quintarelli <Stefano@quintarelli.it <javascript:;> <mailto:Stefano@quintarelli.it <javascript:;>>> wrote:
Non è che abbia capito quale sia la novità...
Il 1 giugno 2016 11:40:02 Fabio Chiusi <fabiochiusi@yahoo.it <javascript:;>> ha scritto:
http://venturebeat.com/2016/05/31/eu-warns-governments-against-banning-uber-...
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certo che sì, Luca! Riguardo al resto, non ha la minima importanza se un'ora di lavoro è "un'integrazione al reddito" oppure no: un'ora di lavoro è un'ora di lavoro ed è sacrosanto che venga compensata dignitosamente. Questo vale per i guidatori di Uber come per i raccoglitori di pomodori, i lavoratori nei call center o chi pulisce camere di albergo. Che siano "indipendenti", consulenti o dipendenti e indipendentemente dal fatto che il datore di lavoro sia una multinazionale di silicon valley, una cooperativa rossa o un Ministero. Da questo punto di vista, non c'è alcuna differenza tra "economia digitale" (un'etichetta che ormai sta giustamente svaporando nel momento in cui il digitale innerva tutta l'economia) ed economia tradizionale. juan carlos On 03/06/16 12:31, Luca De Biase wrote:
ciao a tutti
Un altro argomento da tenere presente è il meccanismo di formazione del prezzo. Una parte ideologicamente favorevole a Uber dice che è un mercato - con il prezzo governato dal gioco della domanda e dell’offerta e non dalle tariffe previste dalle corporazioni dei tassisti - e quindi porta una migliore allocazione delle risorse. Ma chi non è d’accordo osserva che invece Uber influenza la formazione del prezzo per massimizzare il suo profitto: http://thewire.in/2016/04/24/the-visible-hand-of-uber-a-need-for-regulation-... Se quindi il meccanismo di Uber non è governato dalla domanda e dall’offerta, se l’algoritmo di Uber determina il prezzo in modo da massimizzare il profitto della compagnia, allora Uber non rispetta una delle condizioni per cui può generare la migliore allocazione delle risorse. E non si capirebbe perché difendere Uber come un sistema che modernizza il mercato dei trasporti cittadini. In effetti, non farebbe che togliere una rendita ai taxi e darla ai suoi investitori finanziari.
Sta di fatto che un difensore di Uber - investitore nella compagnia - sostiene che l’algoritmo di Uber per la determinazione dei prezzi entra in gioco solo nel 10 per cento delle corse. Quando ci sono picchi di domanda: http://abovethecrowd.com/2014/03/11/a-deeper-look-at-ubers-dynamic-pricing-m...
E secondo questo studio, la maggior parte dei contractors di Uber è contenta perché di fatto usano Uber come integrazione del reddito e non come fonte primaria: https://s3.amazonaws.com/uber-static/comms/PDF/Uber_Driver-Partners_Hall_Kre...
Il caporalato e il "fronte del porto", da una parte. Le corporazioni e il "magna magna" politico dall’altra. La sharing economy doveva essere un’altra cosa. Ma una piattaforma open source che faccia davvero il servizio di mettere in collegamento la domanda e l’offerta di trasporti in una città senza la necessità di un enorme investimento finanziario ma in logica cooperativa non è possibile?
Luca
Il giorno 03/giu/2016, alle ore 10:39, Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net <mailto:ac+nexa@zeromx.net>> ha scritto:
Caro Andrea,
nella sostanza ti hanno già risposto Juan Carlos e Stefano. La questione se i "contractors" siano peers o dipendenti è sub judice (fuori di metafora) in diversi paesi del mondo, inclusi USA (http://uberlawsuit.com/) e UK (http://www.bbc.com/news/business-33699430), oltre ai procedimenti già citati presso ECJ [1]. Parlando di Uber pop, il motivo è che Uber si comporta da datore di lavoro (fissa il prezzo, può licenziare, ecc) ma non offre le garanzie di un datore di lavoro (ferie, assicurazione, malattia, ecc). Come ha notato Stefano la Commissione stessa distingue tra "professional services providers" e "peers": i professionals devono lavorare con le garanzie del lavoratore, che però non ingombreranno i "peers" (quelli autentici, non quelli che sopravvivono nella gig economy).
Per regolare le piattaforme dobbiamo chiederci che mezzi usino, o piuttosto che attività svolgano e con che finalità? Il fatto che si usino nuovi mezzi non deve far dimenticare le ragioni (spesso di giustizia ed equità sociale) per cui alcune attività siano state regolate nel loro svolgimento "tradizionale". Una cosa è il mercatino delle pulci sotto casa, un'altra è il grossista. Anche se entrambe le attività si svolgono via Internet.
La questione è che sotto lo stesso cappello rischiano di finire /almeno/ tre tipi di piattaforme: 1) piattaforma di "collaborative economy" tra peers autentici alla blablacar... 2) piattaforme "digital work marketplace" che mirano a commodificare il lavoro (Upwork.com <http://Upwork.com>, Freelancer.com <http://Freelancer.com>, Fiverr.com <http://Fiverr.com>) 3) piattaforme come Uber che sono accusate (ma sentiamo i giudici) di svolgere attività tradizionali ("mere transport service"), aggirando le regolazioni esistenti in materia di lavoro travestendo i propri dipendenti da "peer".
Una considerazione personale un po' più generale: quello che ci aspettavamo dalla "collaborative economy" era un modello di "peer economy" alla Benkler con la liberazione dell'individuo e delle comunità dagli intermediari, quello a cui invece assistiamo è l'oligopolio delle intermediazioni e lo sfruttamento dei peers. A mio avviso, data la prevalente localizzazione delle piattaforme in US, occorrerebbe preoccuparsi della competitività UE e della salvaguardia del modello di equità sociale europeo più che favorire la dinamica globale e l'efficienza del mercato.
Ciao, Alberto
[1] <http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=170871&pageIn...>, <http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=173165&pageIn...>
On 03/06/2016 04:00, Andrea Glorioso wrote:
Perché i "contractors" di Uber non sarebbero "peers", precisamente?
Scusa ma non capisco bene la questione che sollevi.
On Thursday, June 2, 2016, Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net <mailto:ac+nexa@zeromx.net> <mailto:ac%2Bnexa@zeromx.net <mailto:2Bnexa@zeromx.net>>> wrote:
Ma la Commissione si riferisce davvero a Uber?
La Commissione definisce la "collaborative economy" come "activities are facilitated by collaborative platforms that create an open marketplace for the temporary usage of goods or services often provided by private individuals" , e i providers sono 'private individuals offering services on an occasional basis (‘peers’) or service providers acting in their professional capacity ("professional services providers");' Ora, nel caso di Uber è assai dubbio che i "contractor" rientrino tra i "peers". Sono diverse le corti che si occupano dela questione , e dovrebbe esserci anche un procedimento spagnolo presso ECJ (anche se non ne trovo traccia su curia.europa.eu <http://curia.europa.eu> <http://curia.europa.eu> ma solo su Reuters): se sia un "mere transport service" o un digital service.
Mi chiedo: cosa fa pensare la stampa che la Commissione considererebbe Uber una "collaborative platform"?
Ciao,
Alberto
On 02/06/2016 14:18, Andrea Glorioso wrote:
Caro Stefano,
Non sono certo di aver capito io cosa non hai capito tu :) ma la "novità" è che la Commissione Europea ha detto agli Stati Membri di darsi una calmata con gli istinti protezionisti e che esiste una cosa chiamata libera concorrenza nel mercato interno...
Personalmente sono d'accordo che non sia una novità che la Commissione Europea ricordi agli Stati Membri che esistono principi e regole, ma per alcuni il concetto non era e non è chiarissimo.
O forse ho capito male io la tua domanda?
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On Wednesday, June 1, 2016, Stefano Quintarelli <Stefano@quintarelli.it <mailto:Stefano@quintarelli.it> <javascript:;> <mailto:Stefano@quintarelli.it <javascript:;>>> wrote:
Non è che abbia capito quale sia la novità...
Il 1 giugno 2016 11:40:02 Fabio Chiusi <fabiochiusi@yahoo.it <mailto:fabiochiusi@yahoo.it> <javascript:;>> ha scritto:
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A costo di sembrare ripetitivo... Invito a leggere i capitoli relativi nel mio libro. Il modello competitivo dato dal quadro regolamentare porta a monopsoni/oligopsoni Vanno fatte regole diverse. Però appena parli di ciò, sembra che oggi non ci siano regole (falso) e che necessariamente regole= limite alla concorrenza. In realtà abbiamo bisogno di regole che aumentino la concorrenza, imho. Non le attuali che favoriscono i più capitalizzati fino al winner takes it all, con effetti di concentrazione anche nel mercato dei capitali. A me piacerebbe più concorrenza e più capitalizzazione su più soggetti. Ciao, s. Il 3 giugno 2016 10:39:36 Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net> ha scritto:
Caro Andrea,
nella sostanza ti hanno già risposto Juan Carlos e Stefano. La questione se i "contractors" siano peers o dipendenti è sub judice (fuori di metafora) in diversi paesi del mondo, inclusi USA (http://uberlawsuit.com/) e UK (http://www.bbc.com/news/business-33699430), oltre ai procedimenti già citati presso ECJ [1]. Parlando di Uber pop, il motivo è che Uber si comporta da datore di lavoro (fissa il prezzo, può licenziare, ecc) ma non offre le garanzie di un datore di lavoro (ferie, assicurazione, malattia, ecc). Come ha notato Stefano la Commissione stessa distingue tra "professional services providers" e "peers": i professionals devono lavorare con le garanzie del lavoratore, che però non ingombreranno i "peers" (quelli autentici, non quelli che sopravvivono nella gig economy).
Per regolare le piattaforme dobbiamo chiederci che mezzi usino, o piuttosto che attività svolgano e con che finalità? Il fatto che si usino nuovi mezzi non deve far dimenticare le ragioni (spesso di giustizia ed equità sociale) per cui alcune attività siano state regolate nel loro svolgimento "tradizionale". Una cosa è il mercatino delle pulci sotto casa, un'altra è il grossista. Anche se entrambe le attività si svolgono via Internet.
La questione è che sotto lo stesso cappello rischiano di finire /almeno/ tre tipi di piattaforme: 1) piattaforma di "collaborative economy" tra peers autentici alla blablacar... 2) piattaforme "digital work marketplace" che mirano a commodificare il lavoro (Upwork.com, Freelancer.com, Fiverr.com) 3) piattaforme come Uber che sono accusate (ma sentiamo i giudici) di svolgere attività tradizionali ("mere transport service"), aggirando le regolazioni esistenti in materia di lavoro travestendo i propri dipendenti da "peer".
Una considerazione personale un po' più generale: quello che ci aspettavamo dalla "collaborative economy" era un modello di "peer economy" alla Benkler con la liberazione dell'individuo e delle comunità dagli intermediari, quello a cui invece assistiamo è l'oligopolio delle intermediazioni e lo sfruttamento dei peers. A mio avviso, data la prevalente localizzazione delle piattaforme in US, occorrerebbe preoccuparsi della competitività UE e della salvaguardia del modello di equità sociale europeo più che favorire la dinamica globale e l'efficienza del mercato.
Ciao, Alberto
[1] <http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=170871&pageIn...>, <http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=173165&pageIn...>
On 03/06/2016 04:00, Andrea Glorioso wrote:
Perché i "contractors" di Uber non sarebbero "peers", precisamente?
Scusa ma non capisco bene la questione che sollevi.
On Thursday, June 2, 2016, Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net <mailto:ac%2Bnexa@zeromx.net>> wrote:
Ma la Commissione si riferisce davvero a Uber?
La Commissione definisce la "collaborative economy" come "activities are facilitated by collaborative platforms that create an open marketplace for the temporary usage of goods or services often provided by private individuals" , e i providers sono 'private individuals offering services on an occasional basis (‘peers’) or service providers acting in their professional capacity ("professional services providers");' Ora, nel caso di Uber è assai dubbio che i "contractor" rientrino tra i "peers". Sono diverse le corti che si occupano dela questione , e dovrebbe esserci anche un procedimento spagnolo presso ECJ (anche se non ne trovo traccia su curia.europa.eu <http://curia.europa.eu> ma solo su Reuters): se sia un "mere transport service" o un digital service.
Mi chiedo: cosa fa pensare la stampa che la Commissione considererebbe Uber una "collaborative platform"?
Ciao,
Alberto
On 02/06/2016 14:18, Andrea Glorioso wrote: > Caro Stefano, > > Non sono certo di aver capito io cosa non hai capito tu :) ma la > "novità" è che la Commissione Europea ha detto agli Stati Membri di > darsi una calmata con gli istinti protezionisti e che esiste una cosa > chiamata libera concorrenza nel mercato interno... > > Personalmente sono d'accordo che non sia una novità che la Commissione > Europea ricordi agli Stati Membri che esistono principi e regole, ma > per alcuni il concetto non era e non è chiarissimo. > > O forse ho capito male io la tua domanda? > > Andrea > > On Wednesday, June 1, 2016, Stefano Quintarelli > <Stefano@quintarelli.it <javascript:;> <mailto:Stefano@quintarelli.it <javascript:;>>> wrote: > > Non è che abbia capito quale sia la novità... > > > Il 1 giugno 2016 11:40:02 Fabio Chiusi <fabiochiusi@yahoo.it <javascript:;>> ha > scritto: > > http://venturebeat.com/2016/05/31/eu-warns-governments-against-banning-uber-... > > > F. > > > Inviato da iPhone > > > ---------- > _______________________________________________ > nexa mailing list > nexa@server-nexa.polito.it <javascript:;> > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa > > > > _______________________________________________ > nexa mailing list > nexa@server-nexa.polito.it <javascript:;> > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa > > > > -- > > -- > I speak only for myself. Sometimes I do not even agree with myself. > Keep it in mind. > Twitter: @andreaglorioso > Facebook: https://www.facebook.com/andrea.glorioso > LinkedIn: http://www.linkedin.com/profile/view?id=1749288&trk=tab_pro > > > _______________________________________________ > nexa mailing list > nexa@server-nexa.polito.it <javascript:;> > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Stefano non ho (ancora) letto il tuo libro, tuttavia sono d'accordo. Vorrei aggiungere che a favorire i monopoli non sono solo le regole del mercato (o l'assenza di esse), ma anche l'attuale *architettura* della rete (o l'assenza di essa). Non voglio fare il nostalgico, ma Internet è cambiata molto, e non per il meglio. Se invece di avere già SMTP lasciassimo il servizio di email al mercato, nel contesto competitivo di oggi, cosa avremmo? Quattro/cinque operatori, ciascuno con applicazioni verticali non interoperabili: uno per Apple/iPhone, uno per Google/Android, uno di IBM, eccetera. L'utente sarebbe un captive customer e dovrebbe avere una casella email per ciascuno per poter scrivere a tutti. Esattamente come negli anni '80: avevamo i servizi mail di SNA, BitNET, DECNET, Fidonet, OSI X.400, uucp, ... Tutte cose sbaragliate da TCP/IP+SMTP, non perchè fosse tecnicamente superiore, ma perché era open e interoperabile. Adesso, se voglio spedire posta, devo rispettare RFC 821 e successivi, e il modello di business è cosa che riguarda me e i miei utenti. Ci guadagno, ci perdo? Basta che rispetti lo standard. Se mi comporto male l'utente se ne va da un'altro e la concorrenza è fatta, perché l'utente può scegliere. Nessun regolatore deve intervenire, perché l'architettura favorisce il pluralismo nel mercato. Se avessimo sviluppato i social network come abbiamo fatto con IP, TCP, SMTP, HTTP invece che farne una applicazione Web, ora ci sarebbe una famiglia di protocolli ai quale tutti si devono attenere per scambiare messaggi personali. Poi ci sarebbero diverse applicazioni o piattaforme che li archiviano e presentano più o meno bene e che competono per servizi aggiuntivi: ci sarebbero piattaforme open, quelle a pagamento, quelle che fanno advertising. L'utente sceglie. (Toh, guarda, il protocollo esisterebbe, si chiama XMPP ed è decentralizzato.) Lo stesso per le piattaforme cooperative: dovrebbe esistere un protocollo che consente il brokeraggio di un qualcosa, inclusa la valutazione di reputazione, l'interfaccia con i circuiti di scambio monetario e quant'altro serve. Ci sarebbero una pluralità di "piattaforme": alcune sarebbero locali, altre globali, alcune generaliste, altre specializzate. Queste IMHO sarebbero *infrastrutture* al servizio dell'economia. L'architettura originaria di Internet favoriva la concorrenza perché centrata su protocolli interoperabili tra diverse applicazioni, tipicamente decentrate, e non su applicazioni verticali centralizzate. Oggi gli RFC sembrano fermi, tutti cercano di sviluppare applicazioni proprietarie o al massimo li usano come base per servizi proprietari. L'espressione moto efficace usata da Moxie Marlinspike è "cannibalizing a federated application-layer protocol into a centralized service", ed è a suo dire una ricetta sicura per il successo. <https://whispersystems.org/blog/the-ecosystem-is-moving/> Avrà ragione, ma il risultato generale dell'approccio verticale centralizzatore è la corsa al monopolio. Chi ci perde: tutti. Chi ci guadagna: chi vince. Chi può tentare di vincere: chi è già in vantaggio. Questo ha una scia di conseguenze sugli utenti, a partire dall'assenza di scelta, passando per il lock-in fino ai problemi con i dati personali, di cui stiamo cominciando a vedere oggi l'inizio. Regolare questo significa entrare nel merito delle tecnologie intervenendo nell'architettura delle infrastrutture della rete. Non con le leggi, ma sviluppando protocolli e programmi migliori, aperti, interoperabili possano offrire una alternativa agli utenti delle piattaforme e creino un vero mercato. L'UE potrebbe favorire un processo di sviluppo di infrastrutture competitive, non accettare le architetture che centralizzano e cannibalizzano Internet. Ci facciamo un progetto? Ciao, Alberto On 03/06/2016 13:47, Stefano Quintarelli wrote:
A costo di sembrare ripetitivo... Invito a leggere i capitoli relativi nel mio libro. Il modello competitivo dato dal quadro regolamentare porta a monopsoni/oligopsoni Vanno fatte regole diverse. Però appena parli di ciò, sembra che oggi non ci siano regole (falso) e che necessariamente regole= limite alla concorrenza. In realtà abbiamo bisogno di regole che aumentino la concorrenza, imho. Non le attuali che favoriscono i più capitalizzati fino al winner takes it all, con effetti di concentrazione anche nel mercato dei capitali. A me piacerebbe più concorrenza e più capitalizzazione su più soggetti. Ciao, s.
Il 3 giugno 2016 10:39:36 Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net> ha scritto:
Caro Andrea,
nella sostanza ti hanno già risposto Juan Carlos e Stefano. La questione se i "contractors" siano peers o dipendenti è sub judice (fuori di metafora) in diversi paesi del mondo, inclusi USA (http://uberlawsuit.com/) e UK (http://www.bbc.com/news/business-33699430), oltre ai procedimenti già citati presso ECJ [1]. Parlando di Uber pop, il motivo è che Uber si comporta da datore di lavoro (fissa il prezzo, può licenziare, ecc) ma non offre le garanzie di un datore di lavoro (ferie, assicurazione, malattia, ecc). Come ha notato Stefano la Commissione stessa distingue tra "professional services providers" e "peers": i professionals devono lavorare con le garanzie del lavoratore, che però non ingombreranno i "peers" (quelli autentici, non quelli che sopravvivono nella gig economy).
Per regolare le piattaforme dobbiamo chiederci che mezzi usino, o piuttosto che attività svolgano e con che finalità? Il fatto che si usino nuovi mezzi non deve far dimenticare le ragioni (spesso di giustizia ed equità sociale) per cui alcune attività siano state regolate nel loro svolgimento "tradizionale". Una cosa è il mercatino delle pulci sotto casa, un'altra è il grossista. Anche se entrambe le attività si svolgono via Internet.
La questione è che sotto lo stesso cappello rischiano di finire /almeno/ tre tipi di piattaforme: 1) piattaforma di "collaborative economy" tra peers autentici alla blablacar... 2) piattaforme "digital work marketplace" che mirano a commodificare il lavoro (Upwork.com, Freelancer.com, Fiverr.com) 3) piattaforme come Uber che sono accusate (ma sentiamo i giudici) di svolgere attività tradizionali ("mere transport service"), aggirando le regolazioni esistenti in materia di lavoro travestendo i propri dipendenti da "peer".
Una considerazione personale un po' più generale: quello che ci aspettavamo dalla "collaborative economy" era un modello di "peer economy" alla Benkler con la liberazione dell'individuo e delle comunità dagli intermediari, quello a cui invece assistiamo è l'oligopolio delle intermediazioni e lo sfruttamento dei peers. A mio avviso, data la prevalente localizzazione delle piattaforme in US, occorrerebbe preoccuparsi della competitività UE e della salvaguardia del modello di equità sociale europeo più che favorire la dinamica globale e l'efficienza del mercato.
Ciao, Alberto
[1] <http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=170871&pageIn...>,
<http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=173165&pageIn...>
On 03/06/2016 04:00, Andrea Glorioso wrote:
Perché i "contractors" di Uber non sarebbero "peers", precisamente?
Scusa ma non capisco bene la questione che sollevi.
On Thursday, June 2, 2016, Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net <mailto:ac%2Bnexa@zeromx.net>> wrote:
Ma la Commissione si riferisce davvero a Uber?
La Commissione definisce la "collaborative economy" come "activities are facilitated by collaborative platforms that create an open marketplace for the temporary usage of goods or services often provided by private individuals" , e i providers sono 'private individuals offering services on an occasional basis (‘peers’) or service providers acting in their professional capacity ("professional services providers");' Ora, nel caso di Uber è assai dubbio che i "contractor" rientrino tra i "peers". Sono diverse le corti che si occupano dela questione , e dovrebbe esserci anche un procedimento spagnolo presso ECJ (anche se non ne trovo traccia su curia.europa.eu <http://curia.europa.eu> ma solo su Reuters): se sia un "mere transport service" o un digital service.
Mi chiedo: cosa fa pensare la stampa che la Commissione considererebbe Uber una "collaborative platform"?
Ciao,
Alberto
On 02/06/2016 14:18, Andrea Glorioso wrote: > Caro Stefano, > > Non sono certo di aver capito io cosa non hai capito tu :) ma la > "novità" è che la Commissione Europea ha detto agli Stati Membri di > darsi una calmata con gli istinti protezionisti e che esiste una cosa > chiamata libera concorrenza nel mercato interno... > > Personalmente sono d'accordo che non sia una novità che la Commissione > Europea ricordi agli Stati Membri che esistono principi e regole, ma > per alcuni il concetto non era e non è chiarissimo. > > O forse ho capito male io la tua domanda? > > Andrea > > On Wednesday, June 1, 2016, Stefano Quintarelli > <Stefano@quintarelli.it <javascript:;> <mailto:Stefano@quintarelli.it <javascript:;>>> wrote: > > Non è che abbia capito quale sia la novità... > > > Il 1 giugno 2016 11:40:02 Fabio Chiusi <fabiochiusi@yahoo.it <javascript:;>> ha > scritto: > >
http://venturebeat.com/2016/05/31/eu-warns-governments-against-banning-uber-... > > > F. > > > Inviato da iPhone > > > ---------- > _______________________________________________ > nexa mailing list > nexa@server-nexa.polito.it <javascript:;> > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa > > > > _______________________________________________ > nexa mailing list > nexa@server-nexa.polito.it <javascript:;> > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa > > > > -- > > -- > I speak only for myself. Sometimes I do not even agree with myself. > Keep it in mind. > Twitter: @andreaglorioso > Facebook: https://www.facebook.com/andrea.glorioso > LinkedIn: http://www.linkedin.com/profile/view?id=1749288&trk=tab_pro > > > _______________________________________________ > nexa mailing list > nexa@server-nexa.polito.it <javascript:;> > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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http://blog.quintarelli.it/2015/11/ri-decentralizzare-il-web-per-aiutare-lin... Cito un post del 2010... Segui il lavoro di Nicola Greco.. Ciao! Il 4 giugno 2016 10:32:08 Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net> ha scritto:
Stefano non ho (ancora) letto il tuo libro, tuttavia sono d'accordo.
Vorrei aggiungere che a favorire i monopoli non sono solo le regole del mercato (o l'assenza di esse), ma anche l'attuale *architettura* della rete (o l'assenza di essa). Non voglio fare il nostalgico, ma Internet è cambiata molto, e non per il meglio.
Se invece di avere già SMTP lasciassimo il servizio di email al mercato, nel contesto competitivo di oggi, cosa avremmo? Quattro/cinque operatori, ciascuno con applicazioni verticali non interoperabili: uno per Apple/iPhone, uno per Google/Android, uno di IBM, eccetera. L'utente sarebbe un captive customer e dovrebbe avere una casella email per ciascuno per poter scrivere a tutti. Esattamente come negli anni '80: avevamo i servizi mail di SNA, BitNET, DECNET, Fidonet, OSI X.400, uucp, ... Tutte cose sbaragliate da TCP/IP+SMTP, non perchè fosse tecnicamente superiore, ma perché era open e interoperabile. Adesso, se voglio spedire posta, devo rispettare RFC 821 e successivi, e il modello di business è cosa che riguarda me e i miei utenti. Ci guadagno, ci perdo? Basta che rispetti lo standard. Se mi comporto male l'utente se ne va da un'altro e la concorrenza è fatta, perché l'utente può scegliere. Nessun regolatore deve intervenire, perché l'architettura favorisce il pluralismo nel mercato.
Se avessimo sviluppato i social network come abbiamo fatto con IP, TCP, SMTP, HTTP invece che farne una applicazione Web, ora ci sarebbe una famiglia di protocolli ai quale tutti si devono attenere per scambiare messaggi personali. Poi ci sarebbero diverse applicazioni o piattaforme che li archiviano e presentano più o meno bene e che competono per servizi aggiuntivi: ci sarebbero piattaforme open, quelle a pagamento, quelle che fanno advertising. L'utente sceglie. (Toh, guarda, il protocollo esisterebbe, si chiama XMPP ed è decentralizzato.)
Lo stesso per le piattaforme cooperative: dovrebbe esistere un protocollo che consente il brokeraggio di un qualcosa, inclusa la valutazione di reputazione, l'interfaccia con i circuiti di scambio monetario e quant'altro serve. Ci sarebbero una pluralità di "piattaforme": alcune sarebbero locali, altre globali, alcune generaliste, altre specializzate. Queste IMHO sarebbero *infrastrutture* al servizio dell'economia.
L'architettura originaria di Internet favoriva la concorrenza perché centrata su protocolli interoperabili tra diverse applicazioni, tipicamente decentrate, e non su applicazioni verticali centralizzate. Oggi gli RFC sembrano fermi, tutti cercano di sviluppare applicazioni proprietarie o al massimo li usano come base per servizi proprietari. L'espressione moto efficace usata da Moxie Marlinspike è "cannibalizing a federated application-layer protocol into a centralized service", ed è a suo dire una ricetta sicura per il successo. <https://whispersystems.org/blog/the-ecosystem-is-moving/> Avrà ragione, ma il risultato generale dell'approccio verticale centralizzatore è la corsa al monopolio. Chi ci perde: tutti. Chi ci guadagna: chi vince. Chi può tentare di vincere: chi è già in vantaggio. Questo ha una scia di conseguenze sugli utenti, a partire dall'assenza di scelta, passando per il lock-in fino ai problemi con i dati personali, di cui stiamo cominciando a vedere oggi l'inizio.
Regolare questo significa entrare nel merito delle tecnologie intervenendo nell'architettura delle infrastrutture della rete. Non con le leggi, ma sviluppando protocolli e programmi migliori, aperti, interoperabili possano offrire una alternativa agli utenti delle piattaforme e creino un vero mercato.
L'UE potrebbe favorire un processo di sviluppo di infrastrutture competitive, non accettare le architetture che centralizzano e cannibalizzano Internet. Ci facciamo un progetto?
Ciao,
Alberto
On 03/06/2016 13:47, Stefano Quintarelli wrote:
A costo di sembrare ripetitivo... Invito a leggere i capitoli relativi nel mio libro. Il modello competitivo dato dal quadro regolamentare porta a monopsoni/oligopsoni Vanno fatte regole diverse. Però appena parli di ciò, sembra che oggi non ci siano regole (falso) e che necessariamente regole= limite alla concorrenza. In realtà abbiamo bisogno di regole che aumentino la concorrenza, imho. Non le attuali che favoriscono i più capitalizzati fino al winner takes it all, con effetti di concentrazione anche nel mercato dei capitali. A me piacerebbe più concorrenza e più capitalizzazione su più soggetti. Ciao, s.
Il 3 giugno 2016 10:39:36 Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net> ha scritto:
Caro Andrea,
nella sostanza ti hanno già risposto Juan Carlos e Stefano. La questione se i "contractors" siano peers o dipendenti è sub judice (fuori di metafora) in diversi paesi del mondo, inclusi USA (http://uberlawsuit.com/) e UK (http://www.bbc.com/news/business-33699430), oltre ai procedimenti già citati presso ECJ [1]. Parlando di Uber pop, il motivo è che Uber si comporta da datore di lavoro (fissa il prezzo, può licenziare, ecc) ma non offre le garanzie di un datore di lavoro (ferie, assicurazione, malattia, ecc). Come ha notato Stefano la Commissione stessa distingue tra "professional services providers" e "peers": i professionals devono lavorare con le garanzie del lavoratore, che però non ingombreranno i "peers" (quelli autentici, non quelli che sopravvivono nella gig economy).
Per regolare le piattaforme dobbiamo chiederci che mezzi usino, o piuttosto che attività svolgano e con che finalità? Il fatto che si usino nuovi mezzi non deve far dimenticare le ragioni (spesso di giustizia ed equità sociale) per cui alcune attività siano state regolate nel loro svolgimento "tradizionale". Una cosa è il mercatino delle pulci sotto casa, un'altra è il grossista. Anche se entrambe le attività si svolgono via Internet.
La questione è che sotto lo stesso cappello rischiano di finire /almeno/ tre tipi di piattaforme: 1) piattaforma di "collaborative economy" tra peers autentici alla blablacar... 2) piattaforme "digital work marketplace" che mirano a commodificare il lavoro (Upwork.com, Freelancer.com, Fiverr.com) 3) piattaforme come Uber che sono accusate (ma sentiamo i giudici) di svolgere attività tradizionali ("mere transport service"), aggirando le regolazioni esistenti in materia di lavoro travestendo i propri dipendenti da "peer".
Una considerazione personale un po' più generale: quello che ci aspettavamo dalla "collaborative economy" era un modello di "peer economy" alla Benkler con la liberazione dell'individuo e delle comunità dagli intermediari, quello a cui invece assistiamo è l'oligopolio delle intermediazioni e lo sfruttamento dei peers. A mio avviso, data la prevalente localizzazione delle piattaforme in US, occorrerebbe preoccuparsi della competitività UE e della salvaguardia del modello di equità sociale europeo più che favorire la dinamica globale e l'efficienza del mercato.
Ciao, Alberto
[1] <http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=170871&pageIn...>,
<http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=173165&pageIn...>
On 03/06/2016 04:00, Andrea Glorioso wrote:
Perché i "contractors" di Uber non sarebbero "peers", precisamente?
Scusa ma non capisco bene la questione che sollevi.
On Thursday, June 2, 2016, Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net <mailto:ac%2Bnexa@zeromx.net>> wrote:
Ma la Commissione si riferisce davvero a Uber?
La Commissione definisce la "collaborative economy" come "activities are facilitated by collaborative platforms that create an open marketplace for the temporary usage of goods or services often provided by private individuals" , e i providers sono 'private individuals offering services on an occasional basis (‘peers’) or service providers acting in their professional capacity ("professional services providers");' Ora, nel caso di Uber è assai dubbio che i "contractor" rientrino tra i "peers". Sono diverse le corti che si occupano dela questione , e dovrebbe esserci anche un procedimento spagnolo presso ECJ (anche se non ne trovo traccia su curia.europa.eu <http://curia.europa.eu> ma solo su Reuters): se sia un "mere transport service" o un digital service.
Mi chiedo: cosa fa pensare la stampa che la Commissione considererebbe Uber una "collaborative platform"?
Ciao,
Alberto
On 02/06/2016 14:18, Andrea Glorioso wrote: > Caro Stefano, > > Non sono certo di aver capito io cosa non hai capito tu :) ma la > "novità" è che la Commissione Europea ha detto agli Stati Membri di > darsi una calmata con gli istinti protezionisti e che esiste una cosa > chiamata libera concorrenza nel mercato interno... > > Personalmente sono d'accordo che non sia una novità che la Commissione > Europea ricordi agli Stati Membri che esistono principi e regole, ma > per alcuni il concetto non era e non è chiarissimo. > > O forse ho capito male io la tua domanda? > > Andrea > > On Wednesday, June 1, 2016, Stefano Quintarelli > <Stefano@quintarelli.it <javascript:;> <mailto:Stefano@quintarelli.it <javascript:;>>> wrote: > > Non è che abbia capito quale sia la novità... > > > Il 1 giugno 2016 11:40:02 Fabio Chiusi <fabiochiusi@yahoo.it <javascript:;>> ha > scritto: > >
http://venturebeat.com/2016/05/31/eu-warns-governments-against-banning-uber-... > > > F. > > > Inviato da iPhone > > > ---------- > _______________________________________________ > nexa mailing list > nexa@server-nexa.polito.it <javascript:;> > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa > > > > _______________________________________________ > nexa mailing list > nexa@server-nexa.polito.it <javascript:;> > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa > > > > -- > > -- > I speak only for myself. Sometimes I do not even agree with myself. > Keep it in mind. > Twitter: @andreaglorioso > Facebook: https://www.facebook.com/andrea.glorioso > LinkedIn: http://www.linkedin.com/profile/view?id=1749288&trk=tab_pro > > > _______________________________________________ > nexa mailing list > nexa@server-nexa.polito.it <javascript:;> > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Chiosa a margine: a pensarci bene forse per tanto tempo abbiamo criminalizzato ingiustamente il "caporalato". Dopo tutto il "caporale" svolgeva la nobile e socialmente utile funzione di mettere in contatto domanda e offerta in un ambito fondamentale come quello del "mercato del lavoro"*. Se rivalutiamo il "caporale", il passo alle app è brevissimo: è chiaro che usare app, infatti, è molto più efficiente (e anche più elegante) di andare all'alba in piazza con un camion. Pensiamoci. ciao, juan carlos *virgolette in omaggio a Karl Polanyi. On 02/06/16 23:36, Alberto Cammozzo wrote:
Ma la Commissione si riferisce davvero a Uber?
La Commissione definisce la "collaborative economy" come "activities are facilitated by collaborative platforms that create an open marketplace for the temporary usage of goods or services often provided by private individuals" , e i providers sono 'private individuals offering services on an occasional basis (‘peers’) or service providers acting in their professional capacity ("professional services providers");' Ora, nel caso di Uber è assai dubbio che i "contractor" rientrino tra i "peers". Sono diverse le corti che si occupano dela questione , e dovrebbe esserci anche un procedimento spagnolo presso ECJ (anche se non ne trovo traccia su curia.europa.eu ma solo su Reuters): se sia un "mere transport service" o un digital service.
Mi chiedo: cosa fa pensare la stampa che la Commissione considererebbe Uber una "collaborative platform"?
Ciao,
Alberto
On 02/06/2016 14:18, Andrea Glorioso wrote:
Caro Stefano,
Non sono certo di aver capito io cosa non hai capito tu :) ma la "novità" è che la Commissione Europea ha detto agli Stati Membri di darsi una calmata con gli istinti protezionisti e che esiste una cosa chiamata libera concorrenza nel mercato interno...
Personalmente sono d'accordo che non sia una novità che la Commissione Europea ricordi agli Stati Membri che esistono principi e regole, ma per alcuni il concetto non era e non è chiarissimo.
O forse ho capito male io la tua domanda?
Andrea
On Wednesday, June 1, 2016, Stefano Quintarelli <Stefano@quintarelli.it <mailto:Stefano@quintarelli.it>> wrote:
Non è che abbia capito quale sia la novità...
Il 1 giugno 2016 11:40:02 Fabio Chiusi <fabiochiusi@yahoo.it> ha scritto:
http://venturebeat.com/2016/05/31/eu-warns-governments-against-banning-uber-...
F.
Inviato da iPhone
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con la piccola differenza che il "caporale" i denari li spendeva tra Caravaggio e Treviglio, mentre qui il "surplus" finisce a San Francisco... ...il "caporale" poi, se non era un farabutto, rispettava la legge, non aveva un modello di business basato sulla violazione delle norme sovrane degli stati in cui fa affari nel tentativo di modificare quelle nome brute force... ...il "caporale" poi, se non voleva essere accoltellato di notte, pagava almeno il salario minimo...recenti statistiche dicono che questo non succede con Uber...sarebbe utile che tutti i policy maker europei provassero a lavorare per Uber--giusto per un giorno (io l'ho fatto!)--e poi vediamo se mai penserebbero di tirare la volata a servizi alà Uber... ...se Uber è la sharing economy, la sharing economy è un grande imbroglio...Uber è "uber-centralization" non decentralizzazione... La soluzione è semplice comunque e sperimentata già da una cooperativa francese. Società come Uber che si prendono un taglio del 30% sui profitti dovrebbero essere bandite e sostituite da piattaforme a cui si paga una quota di iscrizione per la fornitura del servizio, possibilmente create da cooperative dei peer che forniscono il servizio di trasporto (questa è sharing economy!!). Chiaramente questo modello non emergerà mai se lasciato a competere con lo strapotere economico di giganti centralizzati come Uber recentemente rimpinguato di diversi billioni da finanziatori del golfo, che chiaramente vedono in moderne forme di schiavismo un miniera d'oro da sfruttare. Gian 2016-06-02 23:31 GMT-07:00 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it>:
Chiosa a margine: a pensarci bene forse per tanto tempo abbiamo criminalizzato ingiustamente il "caporalato". Dopo tutto il "caporale" svolgeva la nobile e socialmente utile funzione di mettere in contatto domanda e offerta in un ambito fondamentale come quello del "mercato del lavoro"*.
Se rivalutiamo il "caporale", il passo alle app è brevissimo: è chiaro che usare app, infatti, è molto più efficiente (e anche più elegante) di andare all'alba in piazza con un camion.
Pensiamoci.
ciao,
juan carlos
*virgolette in omaggio a Karl Polanyi.
On 02/06/16 23:36, Alberto Cammozzo wrote:
Ma la Commissione si riferisce davvero a Uber?
La Commissione definisce la "collaborative economy" come "activities are facilitated by collaborative platforms that create an open marketplace for the temporary usage of goods or services often provided by private individuals" , e i providers sono 'private individuals offering services on an occasional basis (‘peers’) or service providers acting in their professional capacity ("professional services providers");' Ora, nel caso di Uber è assai dubbio che i "contractor" rientrino tra i "peers". Sono diverse le corti che si occupano dela questione , e dovrebbe esserci anche un procedimento spagnolo presso ECJ (anche se non ne trovo traccia su curia.europa.eu ma solo su Reuters): se sia un "mere transport service" o un digital service.
Mi chiedo: cosa fa pensare la stampa che la Commissione considererebbe Uber una "collaborative platform"?
Ciao,
Alberto
On 02/06/2016 14:18, Andrea Glorioso wrote:
Caro Stefano,
Non sono certo di aver capito io cosa non hai capito tu :) ma la "novità" è che la Commissione Europea ha detto agli Stati Membri di darsi una calmata con gli istinti protezionisti e che esiste una cosa chiamata libera concorrenza nel mercato interno...
Personalmente sono d'accordo che non sia una novità che la Commissione Europea ricordi agli Stati Membri che esistono principi e regole, ma per alcuni il concetto non era e non è chiarissimo.
O forse ho capito male io la tua domanda?
Andrea
On Wednesday, June 1, 2016, Stefano Quintarelli <Stefano@quintarelli.it <mailto:Stefano@quintarelli.it>> wrote:
Non è che abbia capito quale sia la novità...
Il 1 giugno 2016 11:40:02 Fabio Chiusi <fabiochiusi@yahoo.it> ha scritto:
http://venturebeat.com/2016/05/31/eu-warns-governments-against-banning-uber-...
F.
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La causa citata ma non identificata è C-345/15 Asociación Profesional Élite Taxi v Uber Systems Spain, S.L. Request for a preliminary ruling from the Juzgado Mercantil No 3 de Barcelona (Spain) lodged on 7 August 2015 — Asociación Profesional Élite Taxi v Uber Systems Spain, S.L. Questions referred Inasmuch as Article 2(2)(d) of Directive 2006/123/EC 1 <http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=170871&pageIn...> of the European Parliament and of the Council of 12 December 2006 on services in the internal market excludes transport activities from the scope of that directive, must the activity carried out for profit by the defendant, consisting of acting as an intermediary between the owner of a vehicle and a person who needs to make a journey within a city, by managing the IT resources — in the words of the defendant, ‘intelligent telephone and technological platform’ interface and software application — which enable them to connect with one another, be considered to be merely a transport service or must it be considered to be an electronic intermediary service or an information society service, as defined by Article 1(2) of Directive 98/34/EC 2 <http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=170871&pageIn...> of the European Parliament and of the Council of 22 June 1998 laying down a procedure for the provision of information in the field of technical standards and regulations and of rules on Information Society services? Within the identification of the legal nature of that activity[,] can it be considered to be … in part an information society service, and, if so, ought the electronic intermediary service to benefit from the principle of freedom to provide services as guaranteed in the Community legislation — Article 56 TFEU and Directives 2006/123/EC and … 2000/31/ EC? 3 <http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=170871&pageIn...> If the service provided by UBER SYSTEMS SPAIN, S.L. were not to be considered to be a transport service and were therefore considered to fall within the cases covered by Directive 2006/123, the question arising is whether Article 15 of the Law on Unfair competition — concerning the infringement of rules governing competitive activity — is contrary to Directive 2006/123, specifically Article 9 on freedom of establishment and authorisation schemes, when the reference to national laws or legal provisions is made without taking into account the fact that the scheme for obtaining licences, authorisations and permits may not be in any way restrictive or disproportionate, that is, it may not unreasonably impede the principle of freedom of establishment. If it is confirmed that Directive 2000/31/EC is applicable to the service provided by UBER SYSTEMS SPAIN, S.L., the question arising is whether restrictions in one Member State [regarding] the freedom to provide the electronic intermediary service from another Member State, in the form of making the service subject to an authorisation or a licence, or in the form of an injunction prohibiting provision of the electronic intermediary service based on the application of the national legislation on unfair competition, are valid measures that constitute derogations from paragraph 2 in accordance with Article 3(4) of Directive 2000/31/EC. ____________ 1 <> OJ 2006 L 376, p. 36. 2 <> OJ 1998 L 204, p. 37. 3 <> Directive 2000/31/EC of the European Parliament and of the Council of 8 June 2000 on certain legal aspects of information society services, in particular electronic commerce, in the Internal Market (‘Directive on electronic commerce’) (OJ 2000 L 178, p. 1).
On 2 juin 2016, at 23:36, Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net> wrote:
Ma la Commissione si riferisce davvero a Uber?
La Commissione definisce la "collaborative economy" come "activities are facilitated by collaborative platforms that create an open marketplace for the temporary usage of goods or services often provided by private individuals" , e i providers sono 'private individuals offering services on an occasional basis (‘peers’) or service providers acting in their professional capacity ("professional services providers");' Ora, nel caso di Uber è assai dubbio che i "contractor" rientrino tra i "peers". Sono diverse le corti che si occupano dela questione , e dovrebbe esserci anche un procedimento spagnolo presso ECJ (anche se non ne trovo traccia su curia.europa.eu ma solo su Reuters): se sia un "mere transport service" o un digital service.
Mi chiedo: cosa fa pensare la stampa che la Commissione considererebbe Uber una "collaborative platform"?
Ciao,
Alberto
On 02/06/2016 14:18, Andrea Glorioso wrote:
Caro Stefano,
Non sono certo di aver capito io cosa non hai capito tu :) ma la "novità" è che la Commissione Europea ha detto agli Stati Membri di darsi una calmata con gli istinti protezionisti e che esiste una cosa chiamata libera concorrenza nel mercato interno...
Personalmente sono d'accordo che non sia una novità che la Commissione Europea ricordi agli Stati Membri che esistono principi e regole, ma per alcuni il concetto non era e non è chiarissimo.
O forse ho capito male io la tua domanda?
Andrea
On Wednesday, June 1, 2016, Stefano Quintarelli <Stefano@quintarelli.it <mailto:Stefano@quintarelli.it>> wrote:
Non è che abbia capito quale sia la novità...
Il 1 giugno 2016 11:40:02 Fabio Chiusi <fabiochiusi@yahoo.it> ha scritto:
http://venturebeat.com/2016/05/31/eu-warns-governments-against-banning-uber-...
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sembra precisa precisa la definizione di sharing economy che abbiamo proposto nella nostra proposta di legge. On 02/06/2016 23:36, Alberto Cammozzo wrote:
Ma la Commissione si riferisce davvero a Uber?
La Commissione definisce la "collaborative economy" come "activities are facilitated by collaborative platforms that create an open marketplace for the temporary usage of goods or services often provided by private individuals" , e i providers sono 'private individuals offering services on an occasional basis (‘peers’) or service providers acting in their professional capacity ("professional services providers");' Ora, nel caso di Uber è assai dubbio che i "contractor" rientrino tra i "peers". Sono diverse le corti che si occupano dela questione , e dovrebbe esserci anche un procedimento spagnolo presso ECJ (anche se non ne trovo traccia su curia.europa.eu ma solo su Reuters): se sia un "mere transport service" o un digital service.
Mi chiedo: cosa fa pensare la stampa che la Commissione considererebbe Uber una "collaborative platform"?
Ciao,
Alberto
On 02/06/2016 14:18, Andrea Glorioso wrote:
Caro Stefano,
Non sono certo di aver capito io cosa non hai capito tu :) ma la "novità" è che la Commissione Europea ha detto agli Stati Membri di darsi una calmata con gli istinti protezionisti e che esiste una cosa chiamata libera concorrenza nel mercato interno...
Personalmente sono d'accordo che non sia una novità che la Commissione Europea ricordi agli Stati Membri che esistono principi e regole, ma per alcuni il concetto non era e non è chiarissimo.
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Andrea
On Wednesday, June 1, 2016, Stefano Quintarelli <Stefano@quintarelli.it <mailto:Stefano@quintarelli.it>> wrote:
Non è che abbia capito quale sia la novità...
Il 1 giugno 2016 11:40:02 Fabio Chiusi <fabiochiusi@yahoo.it> ha scritto:
http://venturebeat.com/2016/05/31/eu-warns-governments-against-banning-uber-...
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anzi no, sbagliavo. "or service providers acting in their professional capacity". questo imho e' un pasticcio. per che' tali soggetti sono gia' regolamentati e facendoli ricadere in una categoria nuova, IMHO si crea confusione. si estendono le regole dei professional ai private individuals ? o si estende dai private individuals ai professional ? boh On 03/06/2016 08:58, Stefano Quintarelli wrote:
sembra precisa precisa la definizione di sharing economy che abbiamo proposto nella nostra proposta di legge.
On 02/06/2016 23:36, Alberto Cammozzo wrote:
Ma la Commissione si riferisce davvero a Uber?
La Commissione definisce la "collaborative economy" come "activities are facilitated by collaborative platforms that create an open marketplace for the temporary usage of goods or services often provided by private individuals" , e i providers sono 'private individuals offering services on an occasional basis (‘peers’) or service providers acting in their professional capacity ("professional services providers");' Ora, nel caso di Uber è assai dubbio che i "contractor" rientrino tra i "peers". Sono diverse le corti che si occupano dela questione , e dovrebbe esserci anche un procedimento spagnolo presso ECJ (anche se non ne trovo traccia su curia.europa.eu ma solo su Reuters): se sia un "mere transport service" o un digital service.
Mi chiedo: cosa fa pensare la stampa che la Commissione considererebbe Uber una "collaborative platform"?
Ciao,
Alberto
On 02/06/2016 14:18, Andrea Glorioso wrote:
Caro Stefano,
Non sono certo di aver capito io cosa non hai capito tu :) ma la "novità" è che la Commissione Europea ha detto agli Stati Membri di darsi una calmata con gli istinti protezionisti e che esiste una cosa chiamata libera concorrenza nel mercato interno...
Personalmente sono d'accordo che non sia una novità che la Commissione Europea ricordi agli Stati Membri che esistono principi e regole, ma per alcuni il concetto non era e non è chiarissimo.
O forse ho capito male io la tua domanda?
Andrea
On Wednesday, June 1, 2016, Stefano Quintarelli <Stefano@quintarelli.it <mailto:Stefano@quintarelli.it>> wrote:
Non è che abbia capito quale sia la novità...
Il 1 giugno 2016 11:40:02 Fabio Chiusi <fabiochiusi@yahoo.it> ha scritto:
http://venturebeat.com/2016/05/31/eu-warns-governments-against-banning-uber-...
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