Caro Andrea,
nella sostanza ti hanno già risposto Juan Carlos e Stefano.
La questione se i "contractors" siano peers o dipendenti è sub judice
(fuori di metafora) in diversi paesi del mondo, inclusi USA
(
http://uberlawsuit.com/) e UK
(
http://www.bbc.com/news/business-33699430), oltre ai procedimenti già
citati presso ECJ [1].
Parlando di Uber pop, il motivo è che Uber si comporta da datore di
lavoro (fissa il prezzo, può licenziare, ecc) ma non offre le garanzie
di un datore di lavoro (ferie, assicurazione, malattia, ecc).
Come ha notato Stefano la Commissione stessa distingue tra "professional
services providers" e "peers": i professionals devono lavorare con le
garanzie del lavoratore, che però non ingombreranno i "peers" (quelli
autentici, non quelli che sopravvivono nella gig economy).
Per regolare le piattaforme dobbiamo chiederci che mezzi usino, o
piuttosto che attività svolgano e con che finalità?
Il fatto che si usino nuovi mezzi non deve far dimenticare le ragioni
(spesso di giustizia ed equità sociale) per cui alcune attività siano
state regolate nel loro svolgimento "tradizionale".
Una cosa è il mercatino delle pulci sotto casa, un'altra è il grossista.
Anche se entrambe le attività si svolgono via Internet.
La questione è che sotto lo stesso cappello rischiano di finire /almeno/
tre tipi di piattaforme:
1) piattaforma di "collaborative economy" tra peers autentici alla
blablacar...
2) piattaforme "digital work marketplace" che mirano a commodificare il
lavoro (
Upwork.com,
Freelancer.com,
Fiverr.com)
3) piattaforme come Uber che sono accusate (ma sentiamo i giudici) di
svolgere attività tradizionali ("mere transport service"), aggirando le
regolazioni esistenti in materia di lavoro travestendo i propri
dipendenti da "peer".
Una considerazione personale un po' più generale:
quello che ci aspettavamo dalla "collaborative economy" era un modello
di "peer economy" alla Benkler con la liberazione dell'individuo e delle
comunità dagli intermediari, quello a cui invece assistiamo è
l'oligopolio delle intermediazioni e lo sfruttamento dei peers.
A mio avviso, data la prevalente localizzazione delle piattaforme in US,
occorrerebbe preoccuparsi della competitività UE e della salvaguardia
del modello di equità sociale europeo più che favorire la dinamica
globale e l'efficienza del mercato.
Ciao,
Alberto
[1]
<
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=170871&pageIndex=0&doclang=en&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=1063150>,
<
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=173165&pageIndex=0&doclang=en&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=1069432>
On 03/06/2016 04:00, Andrea Glorioso wrote:
Perché i "contractors" di Uber non sarebbero "peers", precisamente?
Scusa ma non capisco bene la questione che sollevi.
On Thursday, June 2, 2016, Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net
<mailto:ac%2Bnexa@zeromx.net>> wrote:
Ma la Commissione si riferisce davvero a Uber?
La Commissione definisce la "collaborative economy" come
"activities are
facilitated by collaborative platforms that create an open marketplace
for the temporary usage of goods or services often provided by private
individuals" , e i providers sono 'private individuals offering
services on an occasional basis (‘peers’) or service providers
acting in
their professional capacity ("professional services providers");'
Ora, nel caso di Uber è assai dubbio che i "contractor" rientrino
tra i
"peers".
Sono diverse le corti che si occupano dela questione , e dovrebbe
esserci anche un procedimento spagnolo presso ECJ (anche se non ne
trovo
traccia su curia.europa.eu <http://curia.europa.eu> ma solo su
Reuters): se sia un "mere
transport service" o un digital service.
Mi chiedo: cosa fa pensare la stampa che la Commissione considererebbe
Uber una "collaborative platform"?
Ciao,
Alberto
On 02/06/2016 14:18, Andrea Glorioso wrote:
Caro Stefano,
Non sono certo di aver capito io cosa non hai capito tu :) ma la
"novità" è che la Commissione Europea ha detto agli Stati Membri di
darsi una calmata con gli istinti protezionisti e che esiste una
cosa
chiamata libera concorrenza nel mercato interno...
Personalmente sono d'accordo che non sia una novità che la
Commissione
Europea ricordi agli Stati Membri che esistono principi e regole, ma
per alcuni il concetto non era e non è chiarissimo.
O forse ho capito male io la tua domanda?
Andrea
On Wednesday, June 1, 2016, Stefano Quintarelli
<Stefano@quintarelli.it <javascript:;>
<mailto:Stefano@quintarelli.it <javascript:;>>> wrote:
Non è che abbia capito quale sia la novità...
Il 1 giugno 2016 11:40:02 Fabio Chiusi <fabiochiusi@yahoo.it
<javascript:;>> ha
scritto:
http://venturebeat.com/2016/05/31/eu-warns-governments-against-banning-uber-and-airbnb/
F.
Inviato da iPhone
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