Perchè non compro, e non comprerò mai più su Amazon: "Cecilia Hoyos è in azienda da nove anni. Vive a un isolato di distanza da BFI3, e il suo salario orario di 17,90 dollari sostiene due figli e una nipote di un anno e mezzo. All'inizio di questo mese ha trascorso il suo 56° compleanno al lavoro in magazzino. Parla spesso di quanto ami il suo lavoro: le piace stare in mezzo alla gente e tenersi occupata. "È solo che mi fa male e loro non ascoltano quello che il mio corpo mi dice", ha detto Hoyos. Da quando il magazzino è stato aperto nel 2014, Hoyos ha visto aumentare sempre più le quote di produzione. I manager controllavano attentamente un sistema informatico che registrava quanti articoli un dipendente scansionava ogni ora e registrava i lavoratori che non raggiungevano gli obiettivi. I lavoratori che rimanevano troppo indietro avrebbero potuto essere licenziati. Quelle quote cambiarono drasticamente quando i robot arrivarono su Amazon. I funzionari dell'azienda promisero che avrebbero risparmiato a lavoratori come Hoyos la fatica di camminare per chilometri al giorno per trovare gli ordini dei clienti. Tutto quello che avrebbero dovuto fare era stare al loro posto e prendere le cose. "Pensavamo che fosse una gran cosa", ha detto. Ma presto avrebbe voluto tornare a camminare tutto il giorno. Invece di salutare i colleghi mentre si muoveva attraverso la struttura, era isolata in una postazione di lavoro, e stare in piedi 10 ore al giorno a fare movimenti ripetitivi si è rivelata molto più pesante per il suo corpo, ha detto Hoyos. I robot erano troppo efficienti. Potevano portare gli oggetti così rapidamente che le aspettative di produttività per i lavoratori sono più che raddoppiate, secondo un ex direttore operativo senior che ha visto la trasformazione. E hanno continuato a salire. Nel tipo di magazzino più comune, gli operai chiamati raccoglitori - che in precedenza dovevano prelevare e scansionare circa 100 articoli all'ora - dovevano raggiungere velocità fino a 400 all'ora nei centri di appagamento robotizzati. Secondo Kathleen Fagan, un medico che ha ispezionato i magazzini dell'Amazzonia in qualità di ufficiale medico dell'Occupational Safety and Health Administration federale, o OSHA, gli studi hanno dimostrato che i tassi di produzione hanno un impatto diretto sugli infortuni. "Se ci sono robot che spostano i prodotti più velocemente e i lavoratori devono poi sollevare o spostare quei prodotti più velocemente, ci sarà un aumento degli infortuni", ha detto. Fare lo stesso movimento più e più volte, velocemente e senza pause, non permette ai muscoli di riposare. L'aumento dello stress fisico e mentale porta alla distrazione e all'esaurimento, che aumentano anche le lesioni, come dimostrano gli studi." https://revealnews.org/article/how-amazon-hid-its-safety-crisis/ La traduzione completa (automatica, in corso di revisione) qui: https://www.resolutions.it/nextcloud/index.php/s/dagsoZJfJYtxNLo
Certo fa impressione. Ma al tempo stesso è inevitabile che questa evoluzione della produzione diventi talmente pervasiva che non si potrà più scegliere perché tutte le aziende ad un certo punto faranno lo stesso. E' giusto invece che Amazon intervenga per risolvere il problema garantendo la salute dei lavoratori con delle nuove strategie. On Fri, Oct 9, 2020 at 10:50 AM Roberto Resoli <roberto@resolutions.it> wrote:
Perchè non compro, e non comprerò mai più su Amazon:
"Cecilia Hoyos è in azienda da nove anni. Vive a un isolato di distanza da BFI3, e il suo salario orario di 17,90 dollari sostiene due figli e una nipote di un anno e mezzo. All'inizio di questo mese ha trascorso il suo 56° compleanno al lavoro in magazzino. Parla spesso di quanto ami il suo lavoro: le piace stare in mezzo alla gente e tenersi occupata. "È solo che mi fa male e loro non ascoltano quello che il mio corpo mi dice", ha detto Hoyos.
Da quando il magazzino è stato aperto nel 2014, Hoyos ha visto aumentare sempre più le quote di produzione. I manager controllavano attentamente un sistema informatico che registrava quanti articoli un dipendente scansionava ogni ora e registrava i lavoratori che non raggiungevano gli obiettivi. I lavoratori che rimanevano troppo indietro avrebbero potuto essere licenziati.
Quelle quote cambiarono drasticamente quando i robot arrivarono su Amazon. I funzionari dell'azienda promisero che avrebbero risparmiato a lavoratori come Hoyos la fatica di camminare per chilometri al giorno per trovare gli ordini dei clienti. Tutto quello che avrebbero dovuto fare era stare al loro posto e prendere le cose.
"Pensavamo che fosse una gran cosa", ha detto. Ma presto avrebbe voluto tornare a camminare tutto il giorno. Invece di salutare i colleghi mentre si muoveva attraverso la struttura, era isolata in una postazione di lavoro, e stare in piedi 10 ore al giorno a fare movimenti ripetitivi si è rivelata molto più pesante per il suo corpo, ha detto Hoyos.
I robot erano troppo efficienti. Potevano portare gli oggetti così rapidamente che le aspettative di produttività per i lavoratori sono più che raddoppiate, secondo un ex direttore operativo senior che ha visto la trasformazione. E hanno continuato a salire. Nel tipo di magazzino più comune, gli operai chiamati raccoglitori - che in precedenza dovevano prelevare e scansionare circa 100 articoli all'ora - dovevano raggiungere velocità fino a 400 all'ora nei centri di appagamento robotizzati.
Secondo Kathleen Fagan, un medico che ha ispezionato i magazzini dell'Amazzonia in qualità di ufficiale medico dell'Occupational Safety and Health Administration federale, o OSHA, gli studi hanno dimostrato che i tassi di produzione hanno un impatto diretto sugli infortuni.
"Se ci sono robot che spostano i prodotti più velocemente e i lavoratori devono poi sollevare o spostare quei prodotti più velocemente, ci sarà un aumento degli infortuni", ha detto. Fare lo stesso movimento più e più volte, velocemente e senza pause, non permette ai muscoli di riposare. L'aumento dello stress fisico e mentale porta alla distrazione e all'esaurimento, che aumentano anche le lesioni, come dimostrano gli studi."
https://revealnews.org/article/how-amazon-hid-its-safety-crisis/
La traduzione completa (automatica, in corso di revisione) qui: https://www.resolutions.it/nextcloud/index.php/s/dagsoZJfJYtxNLo
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Il 09/10/20 10:55, Davide Carboni ha scritto:
Certo fa impressione. Ma al tempo stesso è inevitabile
è inevitabile solo se il profitto viene prima di qualsiasi altra cosa.
che questa evoluzione della produzione
perdona, io chiamerei tutto ciò "imbarbarimento della produzione"
diventi talmente pervasiva che non si potrà più scegliere perché tutte le aziende ad un certo punto faranno lo stesso.
Se tutto continua così, da una parte molte aziende spariranno. Il resto arrancherà verso lo stesso "modello", hai ragione. Questo è l'altro motivo per cui come consumatore rifiuto tutto ciò. Come dice Brian Eno: "What is destroying us is Convenience".
E' giusto invece che Amazon intervenga per risolvere il problema garantendo la salute dei lavoratori con delle nuove strategie.
Già, l'articolo spiega bene in che modo. rob
On Fri, Oct 9, 2020 at 11:23 AM Roberto Resoli <roberto@resolutions.it> wrote:
Il 09/10/20 10:55, Davide Carboni ha scritto:
Certo fa impressione. Ma al tempo stesso è inevitabile
è inevitabile solo se il profitto viene prima di qualsiasi altra cosa.
che questa evoluzione della produzione
perdona, io chiamerei tutto ciò "imbarbarimento della produzione"
diventi talmente pervasiva che non si potrà più scegliere perché tutte le aziende ad un certo punto faranno lo stesso.
Se tutto continua così, da una parte molte aziende spariranno. Il resto arrancherà verso lo stesso "modello", hai ragione.
I processi economici che sono in moto non si fermano con una presa di coscienza di un elite intellettuale quale siamo noi. Pensa alla mole di nuovi consumatori dei paesi emergenti che accedono all'e-commerce, sia questo con Amazon, Alibaba o equivalente. Io sono convinto come te che ogni acquisto su Amazon sia un "infilarsi" ulteriormente in un problema molto insidioso e faccio le mie scelte personali, ma auspico che un importante attore come Amazon possa anche dare un esempio e creare un precedente virtuoso a tutti quelli che vengono dopo. -- *Ing. Davide Carboni, PhD Partita IVA 03800580924 -- **Albo sez. A (CA) n. 7236* *Via Stresa 5 - 09045 - Quartu Sant'Elena (CA)Tel: +39 3293547783 * Book call on Calendly <https://calendly.com/dcarboni-1/30min> Blog -- http://digitaldavide.me Dagli Smart Contract alle ICO https://bit.ly/2NI3174
Il 09/10/20 13:17, Davide Carboni ha scritto:
On Fri, Oct 9, 2020 at 11:23 AM Roberto Resoli <roberto@resolutions.it <mailto:roberto@resolutions.it>> wrote:
Il 09/10/20 10:55, Davide Carboni ha scritto: > Certo fa impressione. Ma al tempo stesso è inevitabile
è inevitabile solo se il profitto viene prima di qualsiasi altra cosa.
> che questa > evoluzione della produzione
perdona, io chiamerei tutto ciò "imbarbarimento della produzione"
> diventi talmente pervasiva che non si potrà > più scegliere perché tutte le aziende ad un certo punto faranno lo > stesso.
Se tutto continua così, da una parte molte aziende spariranno. Il resto arrancherà verso lo stesso "modello", hai ragione.
I processi economici che sono in moto non si fermano con una presa di coscienza di un elite intellettuale quale siamo noi.
E' chiaro. Io parlo di etica, soprattutto personale, non di processi economici.
Pensa alla mole di nuovi consumatori dei paesi emergenti che accedono all'e-commerce, sia questo con Amazon, Alibaba o equivalente. Io sono convinto come te che ogni acquisto su Amazon sia un "infilarsi" ulteriormente in un problema molto insidioso e faccio le mie scelte personali,
Bene, è anche importante diffondere la prassi e e sue ragioni.
ma auspico che un importante attore come Amazon possa anche dare un esempio e creare un precedente virtuoso a tutti quelli che vengono dopo.
Ma sul serio ci credi? Io credo che la questione vada posta a livello politico, ripensando gli interventi al di fuori della gabbia maggior profitto == maggior benessere. Senza polemica, rob
On October 9, 2020 11:17:04 AM UTC, Davide Carboni <dcarboni@gmail.com> wrote:
I processi economici che sono in moto non si fermano con una presa di coscienza di un elite intellettuale quale siamo noi.
Élite intellettuale a chi? Sappi che raramente mi sono sentito più insultato. Preferisco quando mi trattano come una puttana informatica, per poi accorgersi, lentamente, di essere mosche inermi nella tela di un ragno.
Pensa alla mole di nuovi consumatori dei paesi emergenti che accedono all'e-commerce, sia questo con Amazon, Alibaba o equivalente.
Questo è un argomento inusuale per supportare il lasseiz-faire di grandi multinazionali statunitensi. Che io sappia, nonostante decenni di politica economica scelletata da ogni possibile punto di vista, l'Europa è ancora il mercato più ricco del pianeta. Non sarà quello con il maggior tasso di crescita, ma certamente è quello con il maggior potere "persuasivo". Perché se qui il fatturato di Amazon non può crescere in percentuale quanto nei paesi emergenti, può crollare molto ma molto di più in valore assoluto. ;-)
Io sono convinto come te che ogni acquisto su Amazon sia un "infilarsi" ulteriormente in un problema molto insidioso e faccio le mie scelte personali, ma auspico che un importante attore come Amazon possa anche dare un esempio e creare un precedente virtuoso a tutti quelli che vengono dopo.
Per parafrasare il proverbio popolare in modo consono a questa élite intellettuale: Chi visse auspicando, morì defecando. :-D Sperare nel buon cuore di uomini come Bezos è oltre l'ingenuità. L'idea che una azienda possa autoregolamentarsi per garantire qualsiasi esigenza sociale o ecologica è sempre stata il cavallo di Troia con cui rimandare la regolamentazione stessa. No. Non ha mai funzionato. Non funzionerà mai. Abbiamo bisogno di Leggi, non di buoni esempi... dai GAFAM. Giacomo
Non solo acquistare su Amazon è evitabile, moralmente ormai è imperativo. Economicamente è vantaggioso solo per miopia: per risparmiare pochi euro lasciamo che il monopsonista Amazon estorca i prezzi, impoverendo le economie territoriali. E' evitabile che l'imprenditore agisca solo per avidità: occorre che la società e le leggi tornino a sanzionare l'avidità, non a premiarla come un valore. E a far pagare le tasse. E' evitabile che questi "innovatori" dettino nuove regole sul mercato del lavoro riportandolo indietro di decenni. Non compro su Amazon da anni. Vi invito a fare lo stesso. Alberto On 09/10/2020 10:55, Davide Carboni wrote:
Certo fa impressione. Ma al tempo stesso è inevitabile che questa evoluzione della produzione diventi talmente pervasiva che non si potrà più scegliere perché tutte le aziende ad un certo punto faranno lo stesso. E' giusto invece che Amazon intervenga per risolvere il problema garantendo la salute dei lavoratori con delle nuove strategie.
On Fri, Oct 9, 2020 at 10:50 AM Roberto Resoli <roberto@resolutions.it <mailto:roberto@resolutions.it>> wrote:
Perchè non compro, e non comprerò mai più su Amazon:
"Cecilia Hoyos è in azienda da nove anni. Vive a un isolato di distanza da BFI3, e il suo salario orario di 17,90 dollari sostiene due figli e una nipote di un anno e mezzo. All'inizio di questo mese ha trascorso il suo 56° compleanno al lavoro in magazzino. Parla spesso di quanto ami il suo lavoro: le piace stare in mezzo alla gente e tenersi occupata. "È solo che mi fa male e loro non ascoltano quello che il mio corpo mi dice", ha detto Hoyos.
Da quando il magazzino è stato aperto nel 2014, Hoyos ha visto aumentare sempre più le quote di produzione. I manager controllavano attentamente un sistema informatico che registrava quanti articoli un dipendente scansionava ogni ora e registrava i lavoratori che non raggiungevano gli obiettivi. I lavoratori che rimanevano troppo indietro avrebbero potuto essere licenziati.
Quelle quote cambiarono drasticamente quando i robot arrivarono su Amazon. I funzionari dell'azienda promisero che avrebbero risparmiato a lavoratori come Hoyos la fatica di camminare per chilometri al giorno per trovare gli ordini dei clienti. Tutto quello che avrebbero dovuto fare era stare al loro posto e prendere le cose.
"Pensavamo che fosse una gran cosa", ha detto. Ma presto avrebbe voluto tornare a camminare tutto il giorno. Invece di salutare i colleghi mentre si muoveva attraverso la struttura, era isolata in una postazione di lavoro, e stare in piedi 10 ore al giorno a fare movimenti ripetitivi si è rivelata molto più pesante per il suo corpo, ha detto Hoyos.
I robot erano troppo efficienti. Potevano portare gli oggetti così rapidamente che le aspettative di produttività per i lavoratori sono più che raddoppiate, secondo un ex direttore operativo senior che ha visto la trasformazione. E hanno continuato a salire. Nel tipo di magazzino più comune, gli operai chiamati raccoglitori - che in precedenza dovevano prelevare e scansionare circa 100 articoli all'ora - dovevano raggiungere velocità fino a 400 all'ora nei centri di appagamento robotizzati.
Secondo Kathleen Fagan, un medico che ha ispezionato i magazzini dell'Amazzonia in qualità di ufficiale medico dell'Occupational Safety and Health Administration federale, o OSHA, gli studi hanno dimostrato che i tassi di produzione hanno un impatto diretto sugli infortuni.
"Se ci sono robot che spostano i prodotti più velocemente e i lavoratori devono poi sollevare o spostare quei prodotti più velocemente, ci sarà un aumento degli infortuni", ha detto. Fare lo stesso movimento più e più volte, velocemente e senza pause, non permette ai muscoli di riposare. L'aumento dello stress fisico e mentale porta alla distrazione e all'esaurimento, che aumentano anche le lesioni, come dimostrano gli studi."
https://revealnews.org/article/how-amazon-hid-its-safety-crisis/
La traduzione completa (automatica, in corso di revisione) qui: https://www.resolutions.it/nextcloud/index.php/s/dagsoZJfJYtxNLo
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