Fwd: Accesso aperto: proposta integrata
La prof. Maria Chiara Pievatolo, collega dell'Università di Pisa, ha postato su una lista privata il seguente splendido messaggio sull'open access. La prof. Pievatolo, che da anni lavora con grande competenza e passione a favore dell'accesso aperto, auspica che anche nel nostro paese nasca un forte movimento di opinione che reclami il libero accesso ai risultati della ricerca pubblica. Mette inoltre in guardia a proposito di possibili effetti perversi dei meccanismi di valutazione della ricerca che sono in fase di definizione da parte dell'ANVUR. Sottoscrivendo totalmente il suo messaggio, sono lieto, col suo consenso, di condividerlo con voi. juan carlos -------- Original Message -------- Subject: Accesso aperto: proposta integrata Date: Wed, 29 Feb 2012 00:39:55 +0100 From: Maria Chiara Pievatolo <pievatolo@dsp.unipi.it> Organization: Università di Pisa Salve. [...] Parto da un principio elementare: quanto è finanziato da denaro pubblico deve essere pubblico, - affinché il contribuente non paghi due volte la stessa cosa (e gli atenei non la paghino tre volte, prima stipendiando i ricercatori, poi fornendo gratis agli editori gli articoli e il referaggio, e infine ricomprando i loro testi a carissimo prezzo: https://svpow.wordpress.com/2012/01/13/the-obscene-profits-of-commercial-sch...) - perché il cittadino possa controllare come sono spesi i suoi soldi (trasparenza) Un simile principio, unito allo "sciopero" dei ricercatori contro Elsevier, ha portato, negli USA, alla vittoria della primavera accademica (https://minimacademica.wordpress.com/2012/02/27/rwa-e-ufficialmente-defunta/) Questo principio si attua: a) con le politiche di mandato (l'ente finanziatore finanzia la ricerca, ma impone l'obbligo di depositarne i prodotti in archivi) che oggi in Italia sono applicate a macchia di leopardo (http://www.telethon.it/ricerca-progetti/ricercatori/open-access), e che invece dovrebbero essere estese a tutta la ricerca a finanziamento pubblico o comune b) con le politiche di deposito legale: per partecipare a un concorso pubblico o alla valutazione della ricerca i titoli devono essere depositati in un archivio aperto (oggi questo vale solo per il conseguimento del titolo di dottore di ricerca). Rispetto al copyright, i mandati impongono al ricercatore di non cederlo totalmente all'editore; i depositi invece lo bypassano. Questo modello è concettualmente facile da attuare perché la nostra ricerca è già pagata, a monte. Gli editori svolgono solo il ruolo, parassitario, di recintare i beni comuni col pretesto che sono loro a farci valutare la ricerca, quando con la rete possiamo benissimo fare da soli (http://bfp.sp.unipi.it/btfp/?p=1033 btw, il testo di cui sto parlando nella pagina indicata, che sostiene tesi simili alle mie, è stato recensito sul NYT). Agostino Quadrino propone un sistema di sottoscrizione per i testi scolastici, che non sono pagati a monte (http://www.garamond.it/index.php?pagina=372). La sua proposta, che è simile a quella dell'illuminista Lessing (http://bfp.sp.unipi.it/classici/lessing.html) si integra perfettamente con la mia, a condizione che successivamente i testi così ottenuti siano liberati in archivi ad accesso aperto, in modo che possano essere riutilizzabili. L'attuale esercizio di valutazione della ricerca è ad accesso chiusissimo: i testi da valutare sono depositati in un archivio elettronico riservati, e sono destinati ad essere cancellati per evitare che qualcun altro ci butti l'occhio per sbaglio (http://www.roars.it/online/?p=3604). I suoi esiti, se nessuno si opporrà e se si adotterà, come sembra (http://www.roars.it/online/?p=4846) il sistema delle liste di editori (eccellenti, così così, figli di nessuno) saranno pure oligopolistici: gli editori piccoli chiuderanno, quelli nuovi non nasceranno nemmeno. Un esempio: le traduzioni italiane più recenti degli scritti politici di Kant sono la mia, uscita in volume per Firenze University Press e ad accesso aperto qui (http://bfp.sp.unipi.it/dida/kant_7/) e quella di Gonnelli, uscita per L.. La mia traduzione fa concorrenza a L. perché corregge alcuni errori di Gonnelli, perché costa meno (la versione on-line è addirittura gratis) e perché ciascun testo è sotto licenza cc-by-sa. In questo modo, chi volesse correggere i miei errori potrebbe farlo facilmente. Se però la valutazione della ricerca mi dice che il mio testo sarà giudicato negativamente perché è uscito presso un editore piazzato male nella lista, potrò sperare di ricevere un giudizio positivo solo se troverò un valutatore coscienzioso che legge anchei testi - mentre chi pubblica con L., a sua volta, avrà un giudizio positivo a meno che non trovi un valutatore coscienzioso. Quindi il ricercatore medio la prossima volta sceglierà di pubblicare con L.,che, determinando la sua carriera, sarà in grado di imporgli le sue condizioni: non gli concederà mai quello che FUP ha concesso a me.Che cosa c'entra tutto questo con la libera concorrenza, che dovrebbe essere cara al governo Monti? Che tipo di società costruiamo, se gli oligopolisti dell'editoria recintano la ricerca pubblica (http://minimacademica.wordpress.com/2011/09/01/monbiot-i-latifondisti-della-...), lasciando gli altri al Grande Fratello e alla pirateria? Vorrei scomodare anche altri, più seri, principi filosofici, come la libertà dell'uso pubblico della ragione e il carattere di bene comune della cultura, ma è tardi e mi trattengo. La Crui può produrre solo linee guida. Per estendere la politiche di mandato e di deposito legale occorre una coscienza civile forte e diffusa, che si deve scontrare con lobby fortissime. Idee come le mie, in realtà, vanno di moda. Purtroppo, però, vengono di solito privatizzate in testi con su scritto "proprietà letteraria riservata". Il primo passo che ho intenzione di fare è chiedere pubblicamente a uno di questi autori perché le sue modalità di pubblicazione non sono in armonia con le sue idee. Credo di aver trovato la persona giusta perché, probabilmente, in buona fede. Ma mi piacerebbe che questo fosse solo il punto di partenza: l'accesso aperto deve entrare nella discussione pubblica. Buonanotte, MCP (*) Ho usato L. come variabile per indicare un qualsiasi editore trattato dalla lista come prestigioso. Al posto di L. ci potrebbe essere, per esempio, M., E., S. o anche W. :-) -- Maria Chiara Pievatolo Dipartimento di Scienze politiche e sociali Università di Pisa Via Serafini 3 56126 Pisa (Italy) http://www.sp.unipi.it/index.php?page=/hp/pievatolo http://bfp.sp.unipi.it/btfp https://twitter.com/btfp1
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J.C. DE MARTIN