La prof. Maria Chiara Pievatolo, collega dell'Università di Pisa,
ha postato su una lista privata il seguente splendido
messaggio sull'open access.
La prof. Pievatolo, che da anni lavora con grande competenza e
passione
a favore dell'accesso aperto, auspica che anche nel nostro paese
nasca un
forte movimento di opinione che reclami il libero accesso ai
risultati
della ricerca pubblica. Mette inoltre in guardia a proposito
di possibili effetti perversi dei meccanismi di valutazione
della ricerca che sono in fase di definizione da parte dell'ANVUR.
Sottoscrivendo totalmente il suo messaggio,
sono lieto, col suo consenso, di condividerlo con voi.
juan carlos
-------- Original Message --------
Salve.
[...]
Parto da un principio elementare: quanto è finanziato da denaro
pubblico deve essere pubblico,
- affinché il contribuente non paghi due volte la stessa cosa (e gli
atenei non la paghino tre volte, prima stipendiando i ricercatori, poi
fornendo gratis agli editori gli articoli e il referaggio, e infine
ricomprando i loro testi a carissimo prezzo:
https://svpow.wordpress.com/2012/01/13/the-obscene-profits-of-commercial-scholarly-publishers/)
- perché il cittadino possa controllare come sono spesi i suoi soldi
(trasparenza)
Un simile principio, unito allo "sciopero" dei ricercatori contro
Elsevier, ha portato, negli USA, alla vittoria della primavera
accademica
(https://minimacademica.wordpress.com/2012/02/27/rwa-e-ufficialmente-defunta/)
Questo principio si attua:
a) con le politiche di mandato (l'ente finanziatore finanzia la
ricerca, ma impone l'obbligo di depositarne i prodotti in archivi) che
oggi in Italia sono applicate a macchia di leopardo
(http://www.telethon.it/ricerca-progetti/ricercatori/open-access), e che
invece dovrebbero essere estese a tutta la ricerca a finanziamento
pubblico o comune
b) con le politiche di deposito legale: per partecipare a un concorso
pubblico o alla valutazione della ricerca i titoli devono essere
depositati in un archivio aperto (oggi questo vale solo per il
conseguimento del titolo di dottore di ricerca).
Rispetto al copyright, i mandati impongono al ricercatore di non
cederlo totalmente all'editore; i depositi invece lo bypassano.
Questo modello è concettualmente facile da attuare perché la nostra
ricerca è già pagata, a monte. Gli editori svolgono solo il ruolo,
parassitario, di recintare i beni comuni col pretesto che sono loro a
farci valutare la ricerca, quando con la rete possiamo benissimo fare da
soli (http://bfp.sp.unipi.it/btfp/?p=1033 btw, il testo di cui sto
parlando nella pagina indicata, che sostiene tesi simili alle mie, è
stato recensito sul NYT).
Agostino Quadrino propone un sistema di sottoscrizione per i testi
scolastici, che non sono pagati a monte
(http://www.garamond.it/index.php?pagina=372). La sua proposta, che è
simile a quella dell'illuminista Lessing
(http://bfp.sp.unipi.it/classici/lessing.html) si integra perfettamente
con la mia, a condizione che successivamente i testi così ottenuti siano
liberati in archivi ad accesso aperto, in modo che possano essere
riutilizzabili.
L'attuale esercizio di valutazione della ricerca è ad accesso
chiusissimo: i testi da valutare sono depositati in un archivio
elettronico riservati, e sono destinati ad essere cancellati per evitare
che qualcun altro ci butti l'occhio per sbaglio
(http://www.roars.it/online/?p=3604). I suoi esiti, se nessuno si
opporrà e se si adotterà, come sembra
(http://www.roars.it/online/?p=4846) il sistema delle liste di editori
(eccellenti, così così, figli di nessuno) saranno pure oligopolistici:
gli editori piccoli chiuderanno, quelli nuovi non nasceranno nemmeno.
Un esempio: le traduzioni italiane più recenti degli scritti politici
di Kant sono la mia, uscita in volume per Firenze University Press e ad
accesso aperto qui (http://bfp.sp.unipi.it/dida/kant_7/) e quella di
Gonnelli, uscita per L.. La mia traduzione fa concorrenza a L. perché
corregge alcuni errori di Gonnelli, perché costa meno (la versione
on-line è addirittura gratis) e perché ciascun testo è sotto licenza
cc-by-sa. In questo modo, chi volesse correggere i miei errori potrebbe
farlo facilmente. Se però la valutazione della ricerca mi dice che il
mio testo sarà giudicato negativamente perché è uscito presso un editore
piazzato male nella lista, potrò sperare di ricevere un giudizio
positivo solo se troverò un valutatore coscienzioso che legge anchei
testi - mentre chi pubblica con L., a sua volta, avrà un giudizio
positivo a meno che non trovi un valutatore coscienzioso. Quindi il
ricercatore medio la prossima volta sceglierà di pubblicare con L.,che,
determinando la sua carriera, sarà in grado di imporgli le sue
condizioni: non gli concederà mai quello che FUP ha concesso a me.Che
cosa c'entra tutto questo con la libera concorrenza, che dovrebbe essere
cara al governo Monti? Che tipo di società costruiamo, se gli
oligopolisti dell'editoria recintano la ricerca pubblica
(http://minimacademica.wordpress.com/2011/09/01/monbiot-i-latifondisti-della-conoscenza/),
lasciando gli altri al Grande Fratello e alla pirateria?
Vorrei scomodare anche altri, più seri, principi filosofici, come la
libertà dell'uso pubblico della ragione e il carattere di bene comune
della cultura, ma è tardi e mi trattengo.
La Crui può produrre solo linee guida. Per estendere la politiche di
mandato e di deposito legale occorre una coscienza civile forte e
diffusa, che si deve scontrare con lobby fortissime.
Idee come le mie, in realtà, vanno di moda. Purtroppo, però, vengono di
solito privatizzate in testi con su scritto "proprietà letteraria
riservata". Il primo passo che ho intenzione di fare è chiedere
pubblicamente a uno di questi autori perché le sue modalità di
pubblicazione non sono in armonia con le sue idee. Credo di aver trovato
la persona giusta perché, probabilmente, in buona fede. Ma mi piacerebbe
che questo fosse solo il punto di partenza: l'accesso aperto deve
entrare nella discussione pubblica.
Buonanotte,
MCP
(*) Ho usato L. come variabile per indicare un qualsiasi editore
trattato dalla lista come prestigioso. Al posto di L. ci potrebbe
essere, per esempio, M., E., S. o anche W. :-)
--
Maria Chiara Pievatolo
Dipartimento di Scienze politiche e sociali Università di Pisa
Via Serafini 3 56126 Pisa (Italy)
http://www.sp.unipi.it/index.php?page=/hp/pievatolo
http://bfp.sp.unipi.it/btfp https://twitter.com/btfp1