Re: [nexa] nexa Digest, Vol 137, Issue 20
On 10 Sep 2020, at 12:00, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
Date: Thu, 10 Sep 2020 11:18:55 +0200 From: Antonio Iacono <antiac@gmail.com <mailto:antiac@gmail.com>> To: Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it <mailto:stefano@quintarelli.it>> Cc: Nexa <nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>> Subject: Re: [nexa] Con il cloud le BigTech si prenderanno tutto Message-ID: <CAPN6PES_ykvD1cRr3V3efDCGNG=seYvxfq-TCmL3T-QLTMgRew@mail.gmail.com <mailto:CAPN6PES_ykvD1cRr3V3efDCGNG=seYvxfq-TCmL3T-QLTMgRew@mail.gmail.com>> Content-Type: text/plain; charset="UTF-8"
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Eh? Cosa? Meet? Meet cosa? Immagino Google Meet, no, perchè ci sarebbe anche Jitsi Meet, boh
[1] https://noiopen.discourse.group/t/chi-si-occupa-di-bigbluebutton/406/13 <https://noiopen.discourse.group/t/chi-si-occupa-di-bigbluebutton/406/13>
Molto bello, se non ché ci sono ancora mille problemi da superare. Per esempio la scalabilità: con Jitsi Meet si arriva al massimo a una ventina di connessioni (non cito per carità di patria il suo fallimento all’assemblea ISOC Italia). BBB è tecnicamente un accocchino fatto con una varietà di pezzi scritti in linguaggi diversi (Ruby, Python, Java) che è difficile da mantenere e sviluppare. Ad esempio non gira su Ubuntu 18. Per fare un servizio di Web Conference scalabile occorrerebbe avere un reflector centrale, come fanno i prodotti commerciali, anzichè aprire n^2 connessioni tar tutti i partecipanti. https://webrtchacks.com/zoom-avoids-using-webrtc/ Penso qualcuno più esperto di me lo potrebbe spiegare. In altri termini, ci sarebbe necessità di lavorare a un progetto per realizzare un servizio di insegnamento remoto per le scuole. Occorre un team di una ventina di sviluppatori, una infrastruttura di server dedicati sufficientemente ampia, per un investimento di circa 12milioni l’anno. Se ci fosse la volontà politica, si potrebbe fare utilizzando i fondi del Recovery Fund (non Found, come dicono i politici ;-) — Beppe
In data giovedì 10 settembre 2020 12:22:41 CEST, Giuseppe Attardi ha scritto:
In altri termini, ci sarebbe necessità di lavorare a un progetto per realizzare un servizio di insegnamento remoto per le scuole. Occorre un team di una ventina di sviluppatori, una infrastruttura di server dedicati sufficientemente ampia, per un investimento di circa 12milioni l’anno.
Se ci fosse la volontà politica, si potrebbe fare utilizzando i fondi del Recovery Fund Sarebbe importante che chi scrive i progetti che utilizzeranno i fondi per attività in ambito digitale sia consapevole di quanto sia importante per il bene del paese che tutti i soldi spesi per il sw siano destinati allo sviluppo di buon sw libero (d'altronde, basterebbe applicare l'art. 68 del CAD). m.c.
caro Marco, sulla base della mia lunga esperienza e sulla conoscenza dei nostri polli, prevedo che spenderemo i fondi del recovery fund per acuistare prodotti chiusi dei soliti noti, in violazione delle leggi. Più volte mi hai spiegato che non si può, ma insisto... perchè non fare un esposto alla magistratura? Raf Il 10/09/20 12:36, Marco Ciurcina ha scritto:
In data giovedì 10 settembre 2020 12:22:41 CEST, Giuseppe Attardi ha scritto:
In altri termini, ci sarebbe necessità di lavorare a un progetto per realizzare un servizio di insegnamento remoto per le scuole. Occorre un team di una ventina di sviluppatori, una infrastruttura di server dedicati sufficientemente ampia, per un investimento di circa 12milioni l’anno.
Se ci fosse la volontà politica, si potrebbe fare utilizzando i fondi del Recovery Fund Sarebbe importante che chi scrive i progetti che utilizzeranno i fondi per attività in ambito digitale sia consapevole di quanto sia importante per il bene del paese che tutti i soldi spesi per il sw siano destinati allo sviluppo di buon sw libero (d'altronde, basterebbe applicare l'art. 68 del CAD). m.c.
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On Thu, 10 Sep 2020 12:48:26 +0200 Angelo Raffaele Meo <meo@polito.it> wrote:
caro Marco, sulla base della mia lunga esperienza e sulla conoscenza dei nostri polli, prevedo che spenderemo i fondi del recovery fund per acuistare prodotti chiusi dei soliti noti, in violazione delle leggi. Più volte mi hai spiegato che non si può, ma insisto... perchè non fare un esposto alla magistratura?
Scusate la mia ignoranza, ma perché non si può? Giacomo
Per fare un servizio di Web Conference scalabile occorrerebbe avere un reflector centrale, come fanno i prodotti commerciali, anzichè aprire n^2 connessioni tra tutti i partecipanti.
Una delle soluzioni possibili potrebbe essere quella di usare Asterisk v. https://www.researchgate.net/publication/327129126_A_Scalable_WebRTC_Platfor...
Antonio Iacono <antiac@gmail.com> writes:
Per fare un servizio di Web Conference scalabile occorrerebbe avere un reflector centrale, come fanno i prodotti commerciali, anzichè aprire n^2 connessioni tra tutti i partecipanti.
Una delle soluzioni possibili potrebbe essere quella di usare Asterisk
v. https://www.researchgate.net/publication/327129126_A_Scalable_WebRTC_Platfor...
Quella potrebbe essere una soluzione alternativa e transitoria. Oppure si potrebbe aiutare con un po' di sostegno politico e finanziario progetti come GNUnet e secushare.org che hanno già sviluppato interessanti prototipo e hanno un sacco di cose interessanti da dire in merito al fatto che i sistemi distribuiti sono l'unico modo per contrastare il potere della centralizzazione [1] Saluti, Giovanni [1] https://secushare.org/centralization -- Giovanni Biscuolo
On Thu, 10 Sep 2020 12:22:41 +0200 Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> wrote:
Penso qualcuno più esperto di me lo potrebbe spiegare.
Qui si trova una spiegazione abbastanza chiara delle diverse architetture con cui viene usato WebRTC: https://bloggeek.me/webrtc-multiparty-architectures/
Per fare un servizio di Web Conference scalabile occorrerebbe avere un reflector centrale, come fanno i prodotti commerciali, anzichè aprire n^2 connessioni tar tutti i partecipanti. https://webrtchacks.com/zoom-avoids-using-webrtc/
Jami.NET fa esattamente questo: una connessione diretta cifrata end-to-end per ogni coppia di partecipanti alla conferenza, essendo un sistema distribuito peer to peer, usa l'architettura Mesh. Jitsi ad oggi è basato sull'architettura SFU Simulcast. https://jitsi.org/jitsi-videobridge/ Da notare che per lo streaming (e la registrazione) delle videoconferenze richiede l'installazione di Jibri: tramite questo sistema la scalabilità aumenta moltissimo (limitata solo dalla banda del server). Naturalmente è necessario poter distinguere fra spettatori (che non partecipano alla converenza e che la vedono solamente in streaming) e partecipanti (che possono intervenire in vario modo). Non ho approfondito se sia già possibile, ma basandosi su un server XMPP scommetterei un caffé che permettere agli spettatori di intervenire nella conferenza via chat non dovrebbe essere troppo difficile.
Date: Thu, 10 Sep 2020 11:18:55 +0200 From: Antonio Iacono <antiac@gmail.com <mailto:antiac@gmail.com>>
Eh? Cosa? Meet? Meet cosa? Immagino Google Meet, no, perchè ci sarebbe anche Jitsi Meet, boh
Molto bello, se non ché ci sono ancora mille problemi da superare. Per esempio la scalabilità: con Jitsi Meet si arriva al massimo a una ventina di connessioni
Ma 20 video stream non sono sufficienti per ciascun paio di occhi? Voglio dire: certamente vi è un limite sui client connessi (e molto purtroppo dipende proprio dalle caratteristiche del client, memoria, scheda video, cpu... spesso più che dalla banda disponibile), ma per una classe che tiene lezione... perché deve essere rilevante? In una lezione remota (che comunque non può prevedere verifiche) perché un insegnante DEVE VEDERE tutti gli studenti contemporaneamente? Perché deve SENTIRLI tutti contemporaneamente? Perché gli studenti DEVONO VEDERSI E SENTIRSI TUTTI FRA LORO? In effetti con qualche piccolo hack qua e là, nella classe di mia figlia avevo modificato Jitsi in modo che permettesse agli insegnanti di vedere tutti senza costringere gli studenti (che usavano ogni sorta di device, anche i più catorci immaginabili) ad elaborare più di due video stream. Questo su forte insistenza di alcuni insegnanti. Sostanzialmente era un tentativo di riprodurre la didattica frontale per cui erano formati. Credo per comprensibili (ma non razionali) ragioni psicologiche. Fatto stà che successivamente due insegnanti più giovani, mi chiesero di poter vedere solo 2 studenti alla volta, quelli che parlavano, rispettivamente per problemi di banda e di hardware obsoleto.
In altri termini, ci sarebbe necessità di lavorare a un progetto per realizzare un servizio di insegnamento remoto per le scuole. Occorre un team di una ventina di sviluppatori, una infrastruttura di server dedicati sufficientemente ampia, per un investimento di circa 12milioni l’anno.
Se ci fosse la volontà politica, si potrebbe fare utilizzando i fondi del Recovery Fund (non Found, come dicono i politici ;-)
Pienamente d'accordo. Prevederei però almeno altri due sviluppatori: il loro compito sarebbe aderire alle comunità dei diversi progetti open source su cui si basa il progetto per ridurre i rischi che questi potrebbero porre. Supponi infatti di basare questo tipo di investimento sugli standard web progettati da Google: se il progetto avesse una qualche speranza di successo, questo ci metterebbe un attimo a trovare una scusa per deprecare un punto chiave della tua infrastruttura. E pensare che questo non possa succedere perché "we shall do no evil"... Non sono diventati monopolisti lasciando spazio ai concorrenti! Giacomo
On 10 Sep 2020, at 12:22, Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> wrote:
In altri termini, ci sarebbe necessità di lavorare a un progetto per realizzare un servizio di insegnamento remoto per le scuole. Occorre un team di una ventina di sviluppatori, una infrastruttura di server dedicati sufficientemente ampia, per un investimento di circa 12milioni l’anno.
Riguardo al no free launches, ecco un aggiornamento da Google: La promozione enterprise di Google Suite di cui avevamo beneficiato per via dell'emergenza COVID-19 scade a fine mese. Dal 1o di ottobre, non si potranno avere più di 100 studenti per meet e la registrazione delle lezioni in streaming sarà permessa solo in forma "temporanea" (video sul drive per un mese poi viene cancellato). Pertanto le Università dovrebbero acquistare G Suite Education Enterprise, il cui prezzo è $48/user/year for students. Se le università italiane le acquistassero per solo il 16% dei loro studenti, pagherebbero 12milioni. — Beppe
In altri termini, ci sarebbe necessità di lavorare a un progetto per realizzare un servizio di insegnamento remoto per le scuole. Occorre un team di una ventina di sviluppatori, una infrastruttura di server dedicati sufficientemente ampia, per un investimento di circa 12milioni l’anno.
Trovate soldi e server che gli sviluppatori ve li porto io ;) Battuta a parte, come avrete notato ogni tanto segnalo link che iniziano con https://noiopen.discourse.group Bene, io ho frequentato in passato diverse associazioni di software libero ma NoiOpen è diversa, a parte lo spessore tecnico di alcuni suoi associati, da Michele Sciabarra a Davide Dozza a Valentino Spataro (solo per citare gente che già mi era nota), lo è perché tutte le attività dell'associazione avvengono in rete, sul forum, in totale trasparenza, e il codice che man mano viene scritto è subito reso disponibile. Ovviamente iscriversi al forum non significa dover far parte necessariamente dell'associazione.
participants (6)
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Angelo Raffaele Meo -
Antonio Iacono -
Giacomo Tesio -
Giovanni Biscuolo -
Giuseppe Attardi -
Marco Ciurcina