The Social Dilemma, un processo tv ai social con troppe mancanze
Per chi avesse visto il docufilm su Netflix una riflessione a contorno dl https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/un-processo-tv-ai-socialcon-troppe-m... _________________________ don Luca Peyron Direttore Ufficio per la Pastorale Universitaria Arcidiocesi di Torino www.universitari.to.it via XX settembre 83, Torino tel. 011 5156239
Per chi avesse visto il docufilm su Netflix una riflessione a contorno
Premesso che non ho visto il film, tuttavia un breve commento all'articolo vorrei lasciarlo, in particolare alle conclusioni a cui arriva. "... ll limite di Social dilemma è che (come molti libri su questi temi) è realizzato più per lanciare allarmi che per costruire; più per spaventarci che per aiutarci ad avere una visione completa del fenomeno e soprattutto indicarci le possibili soluzioni a minacce, eccessi e storture del mondo digitale". Evidentemente perché non c'è nulla da costruire, che soluzioni da "bacchetta magica" per rendere i social "buoni e utili" non ce ne sono, che non basta trasmettere il "Santo Rosario" per tranquillizzare le persone (quanto meno i credenti). L'articolista si lamenta che è stato dato pochissimo spazio alle parole in favore dei social di Tristan Harris "i social sono utilissimi per mille cose". Ma quando si difende un'idea, di queste mille cose, almeno qualcuna la devi proporre. Io è dal 2004 che attendo una di queste "cose utilissime" per potermi iscrivere. Rancilio avrebbe desiderato che nel documentario si fosse parlato più ampiamente del "Center for Humane Technology" che, a suo dire, sta svolgendo un grande lavoro positivo per cambiare il volto alla tecnologia. Peccato che la news più recente del sito [1] è un articolo del Los Angeles Times [2] non tenerissimo con Facebook & C. Chiudo con una frase riportata nel LA Times: "Justin Rosenstein points out, the latter’s “like” button was designed to be a tool for spreading “positivity and love,” not the behavioral tracking device it has become." Per trasmettere nuovamente "positività e amore", Facebook dovrebbe tornare indietro alla sua nascita, ma non credo che dalle parti di Menlo Park (e di Wall Street) siano molto d'accordo. Antonio [1] https://www.humanetech.com/news [2] https://www.latimes.com/entertainment-arts/movies/story/2020-09-09/review-so...
Certamente va visto ma, personalmente, non ho visto grandi novità in “social dilemma” rispetto al dibattito informato sul tema delle piattaforme. Ho visto la potenza di Netflix per chi vuole fare un rapido fundraising. Inviato da Libero Mail per iOS sabato 19 settembre 2020, 23:11 +0200 da antiac@gmail.com <antiac@gmail.com>:
Per chi avesse visto il docufilm su Netflix una riflessione a contorno
Premesso che non ho visto il film, tuttavia un breve commento all'articolo vorrei lasciarlo, in particolare alle conclusioni a cui arriva.
"... ll limite di Social dilemma è che (come molti libri su questi temi) è realizzato più per lanciare allarmi che per costruire; più per spaventarci che per aiutarci ad avere una visione completa del fenomeno e soprattutto indicarci le possibili soluzioni a minacce, eccessi e storture del mondo digitale".
Evidentemente perché non c'è nulla da costruire, che soluzioni da "bacchetta magica" per rendere i social "buoni e utili" non ce ne sono, che non basta trasmettere il "Santo Rosario" per tranquillizzare le persone (quanto meno i credenti). L'articolista si lamenta che è stato dato pochissimo spazio alle parole in favore dei social di Tristan Harris "i social sono utilissimi per mille cose". Ma quando si difende un'idea, di queste mille cose, almeno qualcuna la devi proporre. Io è dal 2004 che attendo una di queste "cose utilissime" per potermi iscrivere. Rancilio avrebbe desiderato che nel documentario si fosse parlato più ampiamente del "Center for Humane Technology" che, a suo dire, sta svolgendo un grande lavoro positivo per cambiare il volto alla tecnologia. Peccato che la news più recente del sito [1] è un articolo del Los Angeles Times [2] non tenerissimo con Facebook & C. Chiudo con una frase riportata nel LA Times: "Justin Rosenstein points out, the latter’s “like” button was designed to be a tool for spreading “positivity and love,” not the behavioral tracking device it has become." Per trasmettere nuovamente "positività e amore", Facebook dovrebbe tornare indietro alla sua nascita, ma non credo che dalle parti di Menlo Park (e di Wall Street) siano molto d'accordo.
Antonio
[1] https://www.humanetech.com/news [2] https://www.latimes.com/entertainment-arts/movies/story/2020-09-09/review-so... _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Ho visto il documentario e l'ho trovato molto utile. Questa è una lista per addetti ai lavori, normale che per i presenti non ci siano novità, ma credo che per l'utente medio, lo stesso che liquida la questione privacy con "tanto io non ho niente da nascondere", la sola idea che il social non sia uno strumento, ma qualcosa di vivo, con i propri obiettivi e i propri sistemi di manipolazione per ottenerli, possa essere una rivelazione. Sul fatto che i social abbiano aspetti positivi, è vero, ma è anche vero che per diversi anni si è parlato solo di quelli, anche in molti giornalisti abbiamo abboccato all'idea (poi rivelatasi per quello che era - puerile): più connessi=democratici/felici/eguali. Ora, per fortuna non è più tabù raccontare l'altra faccia della storia; come per esempio, qui: Facebook Has Been a Disaster for the World https://www.nytimes.com/2020/09/18/opinion/facebook-democracy.html On Sun, Sep 20, 2020 at 5:51 AM barbaracarfagna--- via nexa < nexa@server-nexa.polito.it> wrote:
Certamente va visto ma, personalmente, non ho visto grandi novità in “social dilemma” rispetto al dibattito informato sul tema delle piattaforme. Ho visto la potenza di Netflix per chi vuole fare un rapido fundraising.
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sabato 19 settembre 2020, 23:11 +0200 da antiac@gmail.com < antiac@gmail.com>:
Per chi avesse visto il docufilm su Netflix una riflessione a contorno
Premesso che non ho visto il film, tuttavia un breve commento all'articolo vorrei lasciarlo, in particolare alle conclusioni a cui arriva.
"... ll limite di Social dilemma è che (come molti libri su questi temi) è realizzato più per lanciare allarmi che per costruire; più per spaventarci che per aiutarci ad avere una visione completa del fenomeno e soprattutto indicarci le possibili soluzioni a minacce, eccessi e storture del mondo digitale".
Evidentemente perché non c'è nulla da costruire, che soluzioni da "bacchetta magica" per rendere i social "buoni e utili" non ce ne sono, che non basta trasmettere il "Santo Rosario" per tranquillizzare le persone (quanto meno i credenti). L'articolista si lamenta che è stato dato pochissimo spazio alle parole in favore dei social di Tristan Harris "i social sono utilissimi per mille cose". Ma quando si difende un'idea, di queste mille cose, almeno qualcuna la devi proporre. Io è dal 2004 che attendo una di queste "cose utilissime" per potermi iscrivere. Rancilio avrebbe desiderato che nel documentario si fosse parlato più ampiamente del "Center for Humane Technology" che, a suo dire, sta svolgendo un grande lavoro positivo per cambiare il volto alla tecnologia. Peccato che la news più recente del sito [1] è un articolo del Los Angeles Times [2] non tenerissimo con Facebook & C. Chiudo con una frase riportata nel LA Times: "Justin Rosenstein points out, the latter’s “like” button was designed to be a tool for spreading “positivity and love,” not the behavioral tracking device it has become." Per trasmettere nuovamente "positività e amore", Facebook dovrebbe tornare indietro alla sua nascita, ma non credo che dalle parti di Menlo Park (e di Wall Street) siano molto d'accordo.
Antonio
[1] https://www.humanetech.com/news [2]
https://www.latimes.com/entertainment-arts/movies/story/2020-09-09/review-so... _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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-- https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/fellowships/journalist-fellows/pr... www.federicoguerrini.com Il mio ultimo libro: Vivere Social http://www.bol.it/libri/Vivere-social.-Manuale/Federico-Guerrini/ea978889713...
Caro Federico, Raiuno tv tedesca e la BBC mandano in onda da anni doc di 1h su questo tema. In Europa non è mai stato un tabù. Ti mando link a tre speciali. montati un anno fa, con interviste alla Zuboff , Jeron Lanier, Kleinrock, e si intitolaNo “riprendiamoci i dati” “La disillusione: il capitalismo della sorveglianza” “Datacrazia” (più chiaro di così...). L’impatto sociale della tv pubblica, purtroppo, ormai nelle élite europee è pari a zero rispetto a Netflix https://youtu.be/32_CVy2KNkc https://youtu.be/TFaNFbpr3Go https://youtu.be/5iC92mAzikM Inviato da Libero Mail per iOS domenica 20 settembre 2020, 09:01 +0200 da federicogue@gmail.com <federicogue@gmail.com>:
Ho visto il documentario e l'ho trovato molto utile. Questa è una lista per addetti ai lavori, normale che per i presenti non ci siano novità, ma credo che per l'utente medio, lo stesso che liquida la questione privacy con "tanto io non ho niente da nascondere", la sola idea che il social non sia uno strumento, ma qualcosa di vivo, con i propri obiettivi e i propri sistemi di manipolazione per ottenerli, possa essere una rivelazione. Sul fatto che i social abbiano aspetti positivi, è vero, ma è anche vero che per diversi anni si è parlato solo di quelli, anche in molti giornalisti abbiamo abboccato all'idea (poi rivelatasi per quello che era - puerile): più connessi=democratici/felici/eguali.
Ora, per fortuna non è più tabù raccontare l'altra faccia della storia; come per esempio, qui: Facebook Has Been a Disaster for the World https://www.nytimes.com/2020/09/18/opinion/facebook-democracy.html
On Sun, Sep 20, 2020 at 5:51 AM barbaracarfagna--- via nexa < nexa@server-nexa.polito.it > wrote:
Certamente va visto ma, personalmente, non ho visto grandi novità in “social dilemma” rispetto al dibattito informato sul tema delle piattaforme. Ho visto la potenza di Netflix per chi vuole fare un rapido fundraising.
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Per chi avesse visto il docufilm su Netflix una riflessione a contorno
Premesso che non ho visto il film, tuttavia un breve commento all'articolo vorrei lasciarlo, in particolare alle conclusioni a cui arriva.
"... ll limite di Social dilemma è che (come molti libri su questi temi) è realizzato più per lanciare allarmi che per costruire; più per spaventarci che per aiutarci ad avere una visione completa del fenomeno e soprattutto indicarci le possibili soluzioni a minacce, eccessi e storture del mondo digitale".
Evidentemente perché non c'è nulla da costruire, che soluzioni da "bacchetta magica" per rendere i social "buoni e utili" non ce ne sono, che non basta trasmettere il "Santo Rosario" per tranquillizzare le persone (quanto meno i credenti). L'articolista si lamenta che è stato dato pochissimo spazio alle parole in favore dei social di Tristan Harris "i social sono utilissimi per mille cose". Ma quando si difende un'idea, di queste mille cose, almeno qualcuna la devi proporre. Io è dal 2004 che attendo una di queste "cose utilissime" per potermi iscrivere. Rancilio avrebbe desiderato che nel documentario si fosse parlato più ampiamente del "Center for Humane Technology" che, a suo dire, sta svolgendo un grande lavoro positivo per cambiare il volto alla tecnologia. Peccato che la news più recente del sito [1] è un articolo del Los Angeles Times [2] non tenerissimo con Facebook & C. Chiudo con una frase riportata nel LA Times: "Justin Rosenstein points out, the latter’s “like” button was designed to be a tool for spreading “positivity and love,” not the behavioral tracking device it has become." Per trasmettere nuovamente "positività e amore", Facebook dovrebbe tornare indietro alla sua nascita, ma non credo che dalle parti di Menlo Park (e di Wall Street) siano molto d'accordo.
Antonio
[1] https://www.humanetech.com/news [2] https://www.latimes.com/entertainment-arts/movies/story/2020-09-09/review-so... _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Il mio ultimo libro: Vivere Social
http://www.bol.it/libri/Vivere-social.-Manuale/Federico-Guerrini/ea978889713...
Cara Barbara, ho seguito le tramissioni di cui parli, e mi erano piaciute molto. Ma mi riferivo ad un arco temporale più ampio. Facebook è stato fondato nel 2004ed è diventato popolare in Europa nel 2008. Almeno fino alle rivelazioni di Snowden, nel 2013, il tecno-racconto è stato per lo più entusiastico (anche se già Morozov ha apertomolte crepe), specie visto che la primavera araba sembrava dare conferma a certe tesi. Poi con un processo graduale l'aria è cambiata, ed ancor più negli ultimi tre-quattro anni,ma come mi pare affermi anche tu, non so quanto del lavoro fatto da noi giornalisti e da studiosi come la Zuboff sia passato e sia stato recepito, non solo dalle elite, ma anche dall'uomo della strada. Dubito che il 90% della popolazione italiana conosca i nomi che citi, non certo per colpa di qualcuno in particolare, ma temo sia così. Per questo trovo utile che ci sia qualcosa del genere su Netflix, che, piaccia o menoe con tutti i limiti del caso, ha appunto un impatto diverso. On 20/9/2020 at 11:31 AM, barbaracarfagna@libero.it wrote:Caro Federico, Raiuno tv tedesca e la BBC mandano in onda da anni doc di 1h su questo tema. In Europa non è mai stato un tabù. Ti mando link a tre speciali. montati un anno fa, con interviste alla Zuboff , Jeron Lanier, Kleinrock, e si intitolaNo “riprendiamoci i dati” “La disillusione: il capitalismo della sorveglianza” “Datacrazia” (più chiaro di così...). L’impatto sociale della tv pubblica, purtroppo, ormai nelle élite europee è pari a zero rispetto a Netflix https://youtu.be/32_CVy2KNkc https://youtu.be/TFaNFbpr3Go https://youtu.be/5iC92mAzikM Inviato da Libero Mail per iOS domenica 20 settembre 2020, 09:01 +0200 da federicogue@gmail.com : Ho visto il documentario e l'ho trovato molto utile.Questa è una lista per addetti ai lavori, normale che per i presenti non ci siano novità,ma credo che per l'utente medio, lo stesso che liquida la questione privacy con "tanto io non ho niente da nascondere", la sola idea che il social non sia uno strumento, ma qualcosa di vivo, con i propri obiettivi e i propri sistemi di manipolazione per ottenerli, possa essere una rivelazione.Sul fatto che i social abbiano aspetti positivi, è vero, ma è anche vero che per diversi anni si è parlatosolo di quelli, anche in molti giornalisti abbiamo abboccato all'idea (poi rivelatasi per quello che era - puerile): più connessi=democratici/felici/eguali. Ora, per fortuna non è più tabù raccontare l'altra faccia della storia;come per esempio, qui: Facebook Has Been a Disaster for the Worldhttps://www.nytimes.com/2020/09/18/opinion/facebook-democracy.html On Sun, Sep 20, 2020 at 5:51 AM barbaracarfagna--- via nexa wrote: Certamente va visto ma, personalmente, non ho visto grandi novità in “social dilemma” rispetto al dibattito informato sul tema delle piattaforme. Ho visto la potenza di Netflix per chi vuole fare un rapido fundraising. Inviato da Libero Mail per iOS sabato 19 settembre 2020, 23:11 +0200 da antiac@gmail.com : > Per chi avesse visto il docufilm su Netflix una riflessione a contorno Premesso che non ho visto il film, tuttavia un breve commento all'articolo vorrei lasciarlo, in particolare alle conclusioni a cui arriva. "... ll limite di Social dilemma è che (come molti libri su questi temi) è realizzato più per lanciare allarmi che per costruire; più per spaventarci che per aiutarci ad avere una visione completa del fenomeno e soprattutto indicarci le possibili soluzioni a minacce, eccessi e storture del mondo digitale". Evidentemente perché non c'è nulla da costruire, che soluzioni da "bacchetta magica" per rendere i social "buoni e utili" non ce ne sono, che non basta trasmettere il "Santo Rosario" per tranquillizzare le persone (quanto meno i credenti). L'articolista si lamenta che è stato dato pochissimo spazio alle parole in favore dei social di Tristan Harris "i social sono utilissimi per mille cose". Ma quando si difende un'idea, di queste mille cose, almeno qualcuna la devi proporre. Io è dal 2004 che attendo una di queste "cose utilissime" per potermi iscrivere. Rancilio avrebbe desiderato che nel documentario si fosse parlato più ampiamente del "Center for Humane Technology" che, a suo dire, sta svolgendo un grande lavoro positivo per cambiare il volto alla tecnologia. Peccato che la news più recente del sito [1] è un articolo del Los Angeles Times [2] non tenerissimo con Facebook & C. Chiudo con una frase riportata nel LA Times: "Justin Rosenstein points out, the latter’s “like” button was designed to be a tool for spreading “positivity and love,” not the behavioral tracking device it has become." Per trasmettere nuovamente "positività e amore", Facebook dovrebbe tornare indietro alla sua nascita, ma non credo che dalle parti di Menlo Park (e di Wall Street) siano molto d'accordo. Antonio [1] https://www.humanetech.com/news [2] https://www.latimes.com/entertainment-arts/movies/story/2020-09-09/review-so... _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa -- https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/fellowships/journalist-fellows/pr... www.federicoguerrini.com Il mio ultimo libro: Vivere Social http://www.bol.it/libri/Vivere-social.-Manuale/Federico-Guerrini/ea978889713... -- http://www.forbes.com/sites/federicoguerrini/ http://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/publication/newsroom-curators-and-... www.federicoguerrini.com My latest book: Content Curation (Italian) http://www.amazon.it/Content-Curation-Federico-Guerrini/dp/8820366126
Certamente è utile, benché tardivo; quello che intendo dire è che non è tabù e che Questo pare un prodotto fatto per fundraising. COme quei documentari pilotati che ci invitavano a fare per le Nazioni Unite nei paesi in via di sviluppo. Negli anni 2000. Soprattutto, per un prodotto globale che ha un impatto molto forte proprio per la piattaforma che lo ospita, sarebbe il momento di sondare le possibili soluzioni (regolatorio , tecnologie distribuite, modello Coreano ...). Insomma, visto l’entusiasmo che circolava mi aspettavo di vedere qualcosa di nuovo. Tutto qui. Buona domenica Inviato da Libero Mail per iOS domenica 20 settembre 2020, 11:53 +0200 da federico.guerrini@hushmail.com <federico.guerrini@hushmail.com>:
Cara Barbara,
ho seguito le tramissioni di cui parli, e mi erano piaciute molto.
Ma mi riferivo ad un arco temporale più ampio. Facebook è stato fondato nel 2004 ed è diventato popolare in Europa nel 2008. Almeno fino alle rivelazioni di Snowden, nel 2013, il tecno-racconto è stato per lo più entusiastico (anche se già Morozov ha aperto molte crepe), specie visto che la primavera araba sembrava dare conferma a certe tesi.
Poi con un processo graduale l'aria è cambiata, ed ancor più negli ultimi tre-quattro anni, ma come mi pare affermi anche tu, non so quanto del lavoro fatto da noi giornalisti e da studiosi come la Zuboff sia passato e sia stato recepito, non solo dalle elite, ma anche dall'uomo della strada.
Dubito che il 90% della popolazione italiana conosca i nomi che citi, non certo per colpa di qualcuno in particolare, ma temo sia così.
Per questo trovo utile che ci sia qualcosa del genere su Netflix, che, piaccia o meno e con tutti i limiti del caso, ha appunto un impatto diverso.
On 20/9/2020 at 11:31 AM, barbaracarfagna@libero.it wrote:
Caro Federico, Raiuno tv tedesca e la BBC mandano in onda da anni doc di 1h su questo tema. In Europa non è mai stato un tabù. Ti mando link a tre speciali. montati un anno fa, con interviste alla Zuboff , Jeron Lanier, Kleinrock, e si intitolaNo “riprendiamoci i dati” “La disillusione: il capitalismo della sorveglianza” “Datacrazia” (più chiaro di così...). L’impatto sociale della tv pubblica, purtroppo, ormai nelle élite europee è pari a zero rispetto a Netflix
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domenica 20 settembre 2020, 09:01 +0200 da federicogue@gmail.com < federicogue@gmail.com >:
Ho visto il documentario e l'ho trovato molto utile. Questa è una lista per addetti ai lavori, normale che per i presenti non ci siano novità, ma credo che per l'utente medio, lo stesso che liquida la questione privacy con "tanto io non ho niente da nascondere", la sola idea che il social non sia uno strumento, ma qualcosa di vivo, con i propri obiettivi e i propri sistemi di manipolazione per ottenerli, possa essere una rivelazione. Sul fatto che i social abbiano aspetti positivi, è vero, ma è anche vero che per diversi anni si è parlato solo di quelli, anche in molti giornalisti abbiamo abboccato all'idea (poi rivelatasi per quello che era - puerile): più connessi=democratici/felici/eguali.
Ora, per fortuna non è più tabù raccontare l'altra faccia della storia; come per esempio, qui: Facebook Has Been a Disaster for the World https://www.nytimes.com/2020/09/18/opinion/facebook-democracy.html
On Sun, Sep 20, 2020 at 5:51 AM barbaracarfagna--- via nexa < nexa@server-nexa.polito.it > wrote:
Certamente va visto ma, personalmente, non ho visto grandi novità in “social dilemma” rispetto al dibattito informato sul tema delle piattaforme. Ho visto la potenza di Netflix per chi vuole fare un rapido fundraising.
Inviato da Libero Mail per iOS
sabato 19 settembre 2020, 23:11 +0200 da antiac@gmail.com < antiac@gmail.com >:
Per chi avesse visto il docufilm su Netflix una riflessione a contorno
Premesso che non ho visto il film, tuttavia un breve commento all'articolo vorrei lasciarlo, in particolare alle conclusioni a cui arriva.
"... ll limite di Social dilemma è che (come molti libri su questi temi) è realizzato più per lanciare allarmi che per costruire; più per spaventarci che per aiutarci ad avere una visione completa del fenomeno e soprattutto indicarci le possibili soluzioni a minacce, eccessi e storture del mondo digitale".
Evidentemente perché non c'è nulla da costruire, che soluzioni da "bacchetta magica" per rendere i social "buoni e utili" non ce ne sono, che non basta trasmettere il "Santo Rosario" per tranquillizzare le persone (quanto meno i credenti). L'articolista si lamenta che è stato dato pochissimo spazio alle parole in favore dei social di Tristan Harris "i social sono utilissimi per mille cose". Ma quando si difende un'idea, di queste mille cose, almeno qualcuna la devi proporre. Io è dal 2004 che attendo una di queste "cose utilissime" per potermi iscrivere. Rancilio avrebbe desiderato che nel documentario si fosse parlato più ampiamente del "Center for Humane Technology" che, a suo dire, sta svolgendo un grande lavoro positivo per cambiare il volto alla tecnologia. Peccato che la news più recente del sito [1] è un articolo del Los Angeles Times [2] non tenerissimo con Facebook & C. Chiudo con una frase riportata nel LA Times: "Justin Rosenstein points out, the latter’s “like” button was designed to be a tool for spreading “positivity and love,” not the behavioral tracking device it has become." Per trasmettere nuovamente "positività e amore", Facebook dovrebbe tornare indietro alla sua nascita, ma non credo che dalle parti di Menlo Park (e di Wall Street) siano molto d'accordo.
Antonio
[1] https://www.humanetech.com/news [2] https://www.latimes.com/entertainment-arts/movies/story/2020-09-09/review-so... _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Il mio ultimo libro: Vivere Social
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http://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/publication/newsroom-curators-and-...
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Posto che il mio fastidio verso social dilemma è che si vada a prendere come interpreti della complessità persone che sono state così poco lungimiranti da non interrogarsi sul potere mentre ne facevano parte, e solo dopo molte volte, e molti anni, che era stato scritto a caratteri cubitali, hanno iniziato. Appena finisco di vederlo potrei completare la critica, ma questo messaggio è invece pensato per indicare questo documentario, ho avuto il piacere di lavorarci anch'io, si chiama Nothing to Hide: https://vimeo.com/218966342 e alterna interviste a persone con un'indagine del tutto originale che ti spiega, perchè, nessuno dovrebbe mai dire *nothing to hide.* Un caro saluto
Il 20/09/20 12:50, Claudio Agosti ha scritto:
Posto che il mio fastidio verso social dilemma è che si vada a prendere come interpreti della complessità persone che sono state così poco lungimiranti da non interrogarsi sul potere mentre ne facevano parte, e
be' ma tra chi si e' dimesso e tra chi ne fa denuncia a conferenze e altro, almeno sono persone che sono capaci di un filino di messa in discussione. cosa assai rara di questi tempi..
Nothing to Hide: https://vimeo.com/218966342 e alterna interviste a persone con un'indagine del tutto originale che ti spiega, perchè, nessuno dovrebbe mai dire /nothing to hide./
madonna ma lo si dice da ANNI e ANNI ormai, ancora cosi' stiamo messi? :) grande Vecna, abbraccio. -- lilo
On September 20, 2020 10:07:59 AM UTC, barbaracarfagna--- via nexa <nexa@server-nexa.polito.it> wrote:
Certamente è utile, benché tardivo; quello che intendo dire è che non è tabù
Posso però osservare che su questi temi, al di là della estrema (e dannosissima) superficialità tecnica con cui vengono trattati, la stampa tende ad usare registri che sembrano quasi studiati per non disturbare troppo? Per esempio fornendo scappatoie etiche ("ci sono anche aspetti positivi" o "ha fatto anche cose buone" etc...) o magari azzerando la credibilità delle proprie denunce attraverso l'uso dei sistemi denunciati? [1] Dagli Analytics, alla pubblicità personalizzata, all'uso di YouTube per distribuire i video o di AMP per i contenuti etc... raramente ho trovato denunce supportate da un comportamento coerente e credibile. Per quanto sia comprensibile per una stampa allo stremo cedere al ricatto economico, politico e culturale di questi monopoli... è giustificabile? Non sottrae alla stampa la propria ragion d'essere, privandola della libertà (e della conseguente responsabilità) che la nostra Costituzione le garantisce? Non potrebbe anche essere il combinato disposto fra la scarsa competenza tecnica (spesso evidente anche nella qualità dei canali di distribuzione adottati) e la sudditanza nei confronti di troppi poteri economici ad aver ridotto la credibilità della stampa e dunque azzerando la sua influenza e "l’impatto sociale nelle élite europee"? Netflix non è migliore di Facebook o Google, ma ha tutto l'interesse ad apparire come un'alternativa capace di colmare il vuoto di pensiero critico lasciato dalla stampa, magari fingendo di garantire un pluralismo di facciata mentre controlla capillarmente la diffusione delle idee. Se cogliete una assenza di proposte costruttive perché non mettervi in condizione di trattarle voi stessi in modo competente e credibile? Giacomo 1) dall'articolo di Avvenire da cui è partito questo thread vi osservano TUTTI: Facebook, Twitter, Google (in varie forme) e diversi altri. Ma in questo caso almeno c'è coerenza, visto che l'autore difende, di fatto, la sorveglianza di massa che facilita.
Cara Barbara, ho seguito le tramissioni di cui parli, e mi erano piaciute molto. Ma mi riferivo ad un arco temporale più ampio. Facebook è stato fondato nel 2004 ed è diventato popolare in Europa nel 2008. Almeno fino alle rivelazioni di Snowden, nel 2013, il tecno-racconto è stato per lo più entusiastico (anche se già Morozov ha aperto molte crepe), specie visto che la primavera araba sembrava dare conferma a certe tesi. Poi con un processo graduale l'aria è cambiata, ed ancor più negli ultimi tre-quattro anni, ma come mi pare affermi anche tu, non so quanto del lavoro fatto da noi giornalisti e da studiosi come la Zuboff sia passato e sia stato recepito, non solo dalle elite, ma anche dall'uomo della strada. Dubito che il 90% della popolazione italiana conosca i nomi che citi, non certo per colpa di qualcuno in particolare, ma temo sia così. Per questo trovo utile che ci sia qualcosa del genere su Netflix, che, piaccia o meno e con tutti i limiti del caso, ha appunto un impatto diverso. On Sun, Sep 20, 2020 at 11:31 AM <barbaracarfagna@libero.it> wrote:
Caro Federico, Raiuno tv tedesca e la BBC mandano in onda da anni doc di 1h su questo tema. In Europa non è mai stato un tabù. Ti mando link a tre speciali. montati un anno fa, con interviste alla Zuboff , Jeron Lanier, Kleinrock, e si intitolaNo “riprendiamoci i dati” “La disillusione: il capitalismo della sorveglianza” “Datacrazia” (più chiaro di così...). L’impatto sociale della tv pubblica, purtroppo, ormai nelle élite europee è pari a zero rispetto a Netflix
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domenica 20 settembre 2020, 09:01 +0200 da federicogue@gmail.com < federicogue@gmail.com>:
Ho visto il documentario e l'ho trovato molto utile. Questa è una lista per addetti ai lavori, normale che per i presenti non ci siano novità, ma credo che per l'utente medio, lo stesso che liquida la questione privacy con "tanto io non ho niente da nascondere", la sola idea che il social non sia uno strumento, ma qualcosa di vivo, con i propri obiettivi e i propri sistemi di manipolazione per ottenerli, possa essere una rivelazione. Sul fatto che i social abbiano aspetti positivi, è vero, ma è anche vero che per diversi anni si è parlato solo di quelli, anche in molti giornalisti abbiamo abboccato all'idea (poi rivelatasi per quello che era - puerile): più connessi=democratici/felici/eguali.
Ora, per fortuna non è più tabù raccontare l'altra faccia della storia; come per esempio, qui: Facebook Has Been a Disaster for the World https://www.nytimes.com/2020/09/18/opinion/facebook-democracy.html
On Sun, Sep 20, 2020 at 5:51 AM barbaracarfagna--- via nexa < nexa@server-nexa.polito.it> wrote:
Certamente va visto ma, personalmente, non ho visto grandi novità in “social dilemma” rispetto al dibattito informato sul tema delle piattaforme. Ho visto la potenza di Netflix per chi vuole fare un rapido fundraising.
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sabato 19 settembre 2020, 23:11 +0200 da antiac@gmail.com < antiac@gmail.com>:
Per chi avesse visto il docufilm su Netflix una riflessione a contorno
Premesso che non ho visto il film, tuttavia un breve commento all'articolo vorrei lasciarlo, in particolare alle conclusioni a cui arriva.
"... ll limite di Social dilemma è che (come molti libri su questi temi) è realizzato più per lanciare allarmi che per costruire; più per spaventarci che per aiutarci ad avere una visione completa del fenomeno e soprattutto indicarci le possibili soluzioni a minacce, eccessi e storture del mondo digitale".
Evidentemente perché non c'è nulla da costruire, che soluzioni da "bacchetta magica" per rendere i social "buoni e utili" non ce ne sono, che non basta trasmettere il "Santo Rosario" per tranquillizzare le persone (quanto meno i credenti). L'articolista si lamenta che è stato dato pochissimo spazio alle parole in favore dei social di Tristan Harris "i social sono utilissimi per mille cose". Ma quando si difende un'idea, di queste mille cose, almeno qualcuna la devi proporre. Io è dal 2004 che attendo una di queste "cose utilissime" per potermi iscrivere. Rancilio avrebbe desiderato che nel documentario si fosse parlato più ampiamente del "Center for Humane Technology" che, a suo dire, sta svolgendo un grande lavoro positivo per cambiare il volto alla tecnologia. Peccato che la news più recente del sito [1] è un articolo del Los Angeles Times [2] non tenerissimo con Facebook & C. Chiudo con una frase riportata nel LA Times: "Justin Rosenstein points out, the latter’s “like” button was designed to be a tool for spreading “positivity and love,” not the behavioral tracking device it has become." Per trasmettere nuovamente "positività e amore", Facebook dovrebbe tornare indietro alla sua nascita, ma non credo che dalle parti di Menlo Park (e di Wall Street) siano molto d'accordo.
Antonio
[1] https://www.humanetech.com/news [2]
https://www.latimes.com/entertainment-arts/movies/story/2020-09-09/review-so... _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
--
https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/fellowships/journalist-fellows/pr...
www.federicoguerrini.com
Il mio ultimo libro: Vivere Social
http://www.bol.it/libri/Vivere-social.-Manuale/Federico-Guerrini/ea978889713...
-- https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/fellowships/journalist-fellows/pr... www.federicoguerrini.com Il mio ultimo libro: Vivere Social http://www.bol.it/libri/Vivere-social.-Manuale/Federico-Guerrini/ea978889713...
...
Dubito che il 90% della popolazione italiana conosca i nomi che citi, non certo per colpa di qualcuno in particolare, ma temo sia così.
E quelli che li conoscono che scelte prendono? Questo servizio di Presa Diretta [1] è stato visualizzato da quasi un milione di persone. A giudicare dagli oltre 1400 commenti non vedo folle precipitarsi a chiudere l'account. Antonio [1] https://youtu.be/HlMkAuB8CZY
On September 20, 2020 1:29:21 PM UTC, Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
Questo servizio di Presa Diretta [1] è stato visualizzato da quasi un milione di persone. A giudicare dagli oltre 1400 commenti non vedo folle precipitarsi a chiudere l'account.
Un milione di visualizzazioni... su YouTube! A quali profili psicologici e comportamentali sarà stato proposto più spesso? A quali invece lo streaming di quel servizio sarà stato rallentato? Quali commenti saranno stati resi più visibili? A chi? L'inconsapevolezza del mezzo rende ciechi rispetto ai metodi ed agli interessi di chi lo controlla. Giacomo
Grazie della segnalazione, Antonio. Chissà, magari sono stato troppo pessimista io... O forse, a giudicare dal tenore di alcuni commenti, troppo ottimista ;) KR F. On Sun, Sep 20, 2020 at 3:29 PM Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
...
Dubito che il 90% della popolazione italiana conosca i nomi che citi, non certo per colpa di qualcuno in particolare, ma temo sia così.
E quelli che li conoscono che scelte prendono? Questo servizio di Presa Diretta [1] è stato visualizzato da quasi un milione di persone. A giudicare dagli oltre 1400 commenti non vedo folle precipitarsi a chiudere l'account.
Antonio
[1] https://youtu.be/HlMkAuB8CZY _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
-- https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/fellowships/journalist-fellows/pr... www.federicoguerrini.com Il mio ultimo libro: Vivere Social http://www.bol.it/libri/Vivere-social.-Manuale/Federico-Guerrini/ea978889713...
Mi sembra che questo articolo di Frederic Filloux oggi sul suo Monday Note sia rilevante: https://mondaynote.com/managing-a-news-operation-the-netflix-way-235b7ec96c4... Buona giornata a tutti, Anna Anna Masera Public Editor, La Stampa www.lastampa.it/public-editor<http://www.lastampa.it/public-editor> http://s.lastampa.it/ilperche www.facebook.com/lastampapublic<http://www.facebook.com/lastampapublic> Da: nexa <nexa-bounces@server-nexa.polito.it> Per conto di Federico Guerrini Inviato: domenica 20 settembre 2020 17:42 A: Antonio Iacono <antiac@gmail.com>; Center Nexa <nexa@server-nexa.polito.it> Oggetto: Re: [nexa] The Social Dilemma, un processo tv ai social con troppe mancanze Grazie della segnalazione, Antonio. Chissà, magari sono stato troppo pessimista io... O forse, a giudicare dal tenore di alcuni commenti, troppo ottimista ;) KR F. On Sun, Sep 20, 2020 at 3:29 PM Antonio Iacono <antiac@gmail.com<mailto:antiac@gmail.com>> wrote: ...
Dubito che il 90% della popolazione italiana conosca i nomi che citi, non certo per colpa di qualcuno in particolare, ma temo sia così.
E quelli che li conoscono che scelte prendono? Questo servizio di Presa Diretta [1] è stato visualizzato da quasi un milione di persone. A giudicare dagli oltre 1400 commenti non vedo folle precipitarsi a chiudere l'account. Antonio [1] https://youtu.be/HlMkAuB8CZY _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa -- https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/fellowships/journalist-fellows/pr... www.federicoguerrini.com<http://www.federicoguerrini.com> Il mio ultimo libro: Vivere Social http://www.bol.it/libri/Vivere-social.-Manuale/Federico-Guerrini/ea978889713... ________________________________ Il presente messaggio (inclusi gli allegati) contiene informazioni riservate esclusivamente al destinatario/ai destinatari indicato/i nel messaggio, ed è protetto dalla legge. La diffusione, distribuzione e/o la copia del contenuto del presente messaggio da parte di qualsiasi soggetto diverso dal destinatario è severamente vietata ai sensi dell’art. 616 c.p. e delle vigenti normative in materia di protezione dei dati personali. Se non siete i destinatari del presente messaggio, vi preghiamo di distruggerlo e di darcene immediata comunicazione inviando un messaggio di ritorno all’indirizzo e-mail del mittente. This message (including any attachments) contains confidential information intended only for the recipient(s) named above, and is protected by law. Any disclosure, distribution and/or copying of this message by any subject different from the named recipient(s) is strictly prohibited according to art. 616 c.p. and to the applicable data protection laws. If you are not the intended recipient, please delete this message and inform us immediately about the deletion by sending a message to the sender’s e-mail address. ________________________________
Mi sembra che questo articolo di Frederic Filloux oggi sul suo Monday Note sia rilevante: https://mondaynote.com/managing-a-news-operation-the-netflix-way-235b7ec96c4...
Non volevo commentarlo, dato che i "media" non sono il mio campo, ma visto che cita "l'amico" Bill Gates con il suo: "A great lathe operator commands several times the wages of an average lathe operator, but a great writer of software code is worth ten thousand times the price of an average software writer.", due parole le scrivo ugualmente. Bill Gates e Paul Allen (Microsoft) Larry Page e Sergey Brin (Google) Mark Zuckerberg e gemelli Winklevoss (Facebook) Chad Hurley, Steve Chen e Jawed Karim (Youtube) Jack Dorsey (Twitter) Drew Houston (Dropbox) Kevin Systrom e Mike Krieger (Instagram) Jeff Bezos (Amazon) Larry Ellison (Oracle) Salvatore Sanfilippo (Redis) (*) Questi, assieme ad innumerevoli altri, sono o sono stati sviluppatori software. Alcuni geniali programmatori, altri programmatori con idee geniali, spesso entrambi. Se è a costoro che Bill Gates si riferiva, beh, direi che, altro che diecimila volte, da zero hanno creato imperi economici. Ma per programmatori che lavorano all'interno delle aziende è veramente così? Dubito fortemente che un bravo (e costoso) programmatore faccia la fortuna di una software house o, genericamente di un'azienda tecnologica. Di conseguenza sono perplesso a dare per plausibile un'affermazione del genere: "Careless management is part of the reason why the media industry has ceded a wide-open field to agile tech companies unencumbered by the weight of the past. My generation of journalists, totally untrained to become managers, let a culture of complacency and alleged intellectual superiority prevail where we should have changed the game and focused on innovation, creativity, and agility. Had we done so, a large part of news aggregation, search, Natural Language Processing, Machine Learning applied to information, advertising technologies, subscription systems, CMS, and newsletters would still be largely controlled by media operators." Io penso invece che sia stata la mancanza di scrupoli, di filtro etico, di Facebook & C. a fare la differenza. Un altro aspetto su cui, secondo me, i media tradizionali hanno fallito è stato quello di invitare gli utenti ad accedere alla pagina FB del giornale/tv, a forza di scrivere "Seguiteci sui social", hanno firmato la loro fine, perché mai le persone dovrebbero andare sul sito del giornale X e poi su FB, tanto vale saltare il passaggio. Antonio (*) ok, non sarà famoso e ricco come quelli sopra ma ce lo metto ugualmente :)
Caro Antonio, OVVIAMENTE non ce l'ho con te, anzi! :-D Antonio Iacono <antiac@gmail.com> writes:
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Dubito che il 90% della popolazione italiana conosca i nomi che citi, non certo per colpa di qualcuno in particolare, ma temo sia così.
E quelli che li conoscono che scelte prendono? Questo servizio di Presa Diretta [1] è stato visualizzato da quasi un milione di persone. A giudicare dagli oltre 1400 commenti non vedo folle precipitarsi a chiudere l'account.
(è un po' OT perché queste cosa più che per i "social" valgono per le "internet of UGLY things") A giudicare dal fatto che quei COSI - che funzionano SOLO se connessi a un servizio *esterno* del quale tu devi accettare le condizioni di contratto anche se sono FOLLI - sono ancora tranquillamente in commercio, pare che ai nostri RAPPRESENTANTI POLITICI in EUROPA non impoti proprio nulla di noi rappresentati: anziché precipitarsi a prendere a calci negli stinchi chi vende quei COSI si guardano imbesuiti l'un con l'altro e ripetono "uh, eh, oooh?!? Cosa possiamo fare?". Certo che ciascuno ha diritto di sciegliere se usare quei COSI (spesso di dubbia utilità [1]), ma siccome SONO PERICOLOSI senza se e senza ma, dovrebbero essere messi in condizione di non nuocere. Ecco: quello che mi fa arrabbiare, ma tanto tanto, è che sarebbe FACILE, molto facile, un gioco da BAMBINI: un paio di regole semplici e chiare, senza se e senza ma. (La soluzione di questo compito è lasciata al lettore… a cui lascio come aiutino l'indizio "software" e "hardware"). Ci vuole tanto? Cosa deve succedere per vedere un po' di buon senso APPLICATO?!? Ci deve per forza essere la MINACCIA che quei dati vadano a finire da quei cattivoni dei cinesi? [...] Saluti, Giovanni [1] cioè: io devo dire ad Alexa di dire al robottino di iniziare ad aspirare la casa? di spegnere la luce? Siamo davvero sicuri che quelle COSE ci servano? Non è che stiamo cascando in una specie di ipnosi?!? :-O -- Giovanni Biscuolo
OVVIAMENTE non ce l'ho con te, anzi! :-D
E perchè mai dovresti avercela con me :) A differenza delle recenti discussioni sulla "igiene lessicale" o sulla Pubblica Amministrazione, nelle quali i nostri punti di vista sono divergenti se non antitetici (ma che abbiamo espresso nel totale rispetto dell'altro), stavolta (social e "scatoline" ficcanaso) la pensiamo allo stesso identico modo. Antonio
Inviato da Smartphone Questo documento è digitale e vorrei che (digi)tale restasse
Il giorno 20 set 2020, alle ore 11:31, barbaracarfagna--- via nexa <nexa@server-nexa.polito.it> ha scritto:
Caro Federico, Raiuno tv tedesca e la BBC mandano in onda da anni doc di 1h su questo tema. In Europa non è mai stato un tabù. Ti mando link a tre speciali. montati un anno fa, con interviste alla Zuboff , Jeron Lanier, Kleinrock, e si intitolaNo “riprendiamoci i dati” “La disillusione: il capitalismo della sorveglianza” “Datacrazia” (più chiaro di così...). L’impatto sociale della tv pubblica, purtroppo, ormai nelle élite europee è pari a zero rispetto a Netflix
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domenica 20 settembre 2020, 09:01 +0200 da federicogue@gmail.com <federicogue@gmail.com>: Ho visto il documentario e l'ho trovato molto utile. Questa è una lista per addetti ai lavori, normale che per i presenti non ci siano novità, ma credo che per l'utente medio, lo stesso che liquida la questione privacy con "tanto io non ho niente da nascondere", la sola idea che il social non sia uno strumento, ma qualcosa di vivo, con i propri obiettivi e i propri sistemi di manipolazione per ottenerli, possa essere una rivelazione. Sul fatto che i social abbiano aspetti positivi, è vero, ma è anche vero che per diversi anni si è parlato solo di quelli, anche in molti giornalisti abbiamo abboccato all'idea (poi rivelatasi per quello che era - puerile): più connessi=democratici/felici/eguali.
Ora, per fortuna non è più tabù raccontare l'altra faccia della storia; come per esempio, qui: Facebook Has Been a Disaster for the World
https://www.nytimes.com/2020/09/18/opinion/facebook-democracy.html
On Sun, Sep 20, 2020 at 5:51 AM barbaracarfagna--- via nexa <nexa@server-nexa.polito.it> wrote: Certamente va visto ma, personalmente, non ho visto grandi novità in “social dilemma” rispetto al dibattito informato sul tema delle piattaforme. Ho visto la potenza di Netflix per chi vuole fare un rapido fundraising.
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sabato 19 settembre 2020, 23:11 +0200 da antiac@gmail.com <antiac@gmail.com>:
Per chi avesse visto il docufilm su Netflix una riflessione a contorno
Premesso che non ho visto il film, tuttavia un breve commento all'articolo vorrei lasciarlo, in particolare alle conclusioni a cui arriva.
"... ll limite di Social dilemma è che (come molti libri su questi temi) è realizzato più per lanciare allarmi che per costruire; più per spaventarci che per aiutarci ad avere una visione completa del fenomeno e soprattutto indicarci le possibili soluzioni a minacce, eccessi e storture del mondo digitale".
Evidentemente perché non c'è nulla da costruire, che soluzioni da "bacchetta magica" per rendere i social "buoni e utili" non ce ne sono, che non basta trasmettere il "Santo Rosario" per tranquillizzare le persone (quanto meno i credenti). L'articolista si lamenta che è stato dato pochissimo spazio alle parole in favore dei social di Tristan Harris "i social sono utilissimi per mille cose". Ma quando si difende un'idea, di queste mille cose, almeno qualcuna la devi proporre. Io è dal 2004 che attendo una di queste "cose utilissime" per potermi iscrivere. Rancilio avrebbe desiderato che nel documentario si fosse parlato più ampiamente del "Center for Humane Technology" che, a suo dire, sta svolgendo un grande lavoro positivo per cambiare il volto alla tecnologia. Peccato che la news più recente del sito [1] è un articolo del Los Angeles Times [2] non tenerissimo con Facebook & C. Chiudo con una frase riportata nel LA Times: "Justin Rosenstein points out, the latter’s “like” button was designed to be a tool for spreading “positivity and love,” not the behavioral tracking device it has become." Per trasmettere nuovamente "positività e amore", Facebook dovrebbe tornare indietro alla sua nascita, ma non credo che dalle parti di Menlo Park (e di Wall Street) siano molto d'accordo.
Antonio
[1] https://www.humanetech.com/news [2] https://www.latimes.com/entertainment-arts/movies/story/2020-09-09/review-so... _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
-- https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/fellowships/journalist-fellows/pr...
www.federicoguerrini.com
Il mio ultimo libro: Vivere Social
http://www.bol.it/libri/Vivere-social.-Manuale/Federico-Guerrini/ea978889713... _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
In che senso? Se ti riferisci ai doc EU Quelli di BBC sono su YouTube , oltre che sulla piattaforma della tv Inviato da Libero Mail per iOS domenica 20 settembre 2020, 17:36 +0200 da Flavia Marzano <flavia.marzano@gmail.com>:
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Questo documento è digitale e vorrei che (digi)tale restasse
Il giorno 20 set 2020, alle ore 11:31, barbaracarfagna--- via nexa < nexa@server-nexa.polito.it > ha scritto:
Caro Federico, Raiuno tv tedesca e la BBC mandano in onda da anni doc di 1h su questo tema. In Europa non è mai stato un tabù. Ti mando link a tre speciali. montati un anno fa, con interviste alla Zuboff , Jeron Lanier, Kleinrock, e si intitolaNo “riprendiamoci i dati” “La disillusione: il capitalismo della sorveglianza” “Datacrazia” (più chiaro di così...). L’impatto sociale della tv pubblica, purtroppo, ormai nelle élite europee è pari a zero rispetto a Netflix
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domenica 20 settembre 2020, 09:01 +0200 da federicogue@gmail.com < federicogue@gmail.com >:
Ho visto il documentario e l'ho trovato molto utile. Questa è una lista per addetti ai lavori, normale che per i presenti non ci siano novità, ma credo che per l'utente medio, lo stesso che liquida la questione privacy con "tanto io non ho niente da nascondere", la sola idea che il social non sia uno strumento, ma qualcosa di vivo, con i propri obiettivi e i propri sistemi di manipolazione per ottenerli, possa essere una rivelazione. Sul fatto che i social abbiano aspetti positivi, è vero, ma è anche vero che per diversi anni si è parlato solo di quelli, anche in molti giornalisti abbiamo abboccato all'idea (poi rivelatasi per quello che era - puerile): più connessi=democratici/felici/eguali.
Ora, per fortuna non è più tabù raccontare l'altra faccia della storia; come per esempio, qui: Facebook Has Been a Disaster for the World https://www.nytimes.com/2020/09/18/opinion/facebook-democracy.html
On Sun, Sep 20, 2020 at 5:51 AM barbaracarfagna--- via nexa < nexa@server-nexa.polito.it > wrote:
Certamente va visto ma, personalmente, non ho visto grandi novità in “social dilemma” rispetto al dibattito informato sul tema delle piattaforme. Ho visto la potenza di Netflix per chi vuole fare un rapido fundraising.
Inviato da Libero Mail per iOS
sabato 19 settembre 2020, 23:11 +0200 da antiac@gmail.com < antiac@gmail.com >:
Per chi avesse visto il docufilm su Netflix una riflessione a contorno
Premesso che non ho visto il film, tuttavia un breve commento all'articolo vorrei lasciarlo, in particolare alle conclusioni a cui arriva.
"... ll limite di Social dilemma è che (come molti libri su questi temi) è realizzato più per lanciare allarmi che per costruire; più per spaventarci che per aiutarci ad avere una visione completa del fenomeno e soprattutto indicarci le possibili soluzioni a minacce, eccessi e storture del mondo digitale".
Evidentemente perché non c'è nulla da costruire, che soluzioni da "bacchetta magica" per rendere i social "buoni e utili" non ce ne sono, che non basta trasmettere il "Santo Rosario" per tranquillizzare le persone (quanto meno i credenti). L'articolista si lamenta che è stato dato pochissimo spazio alle parole in favore dei social di Tristan Harris "i social sono utilissimi per mille cose". Ma quando si difende un'idea, di queste mille cose, almeno qualcuna la devi proporre. Io è dal 2004 che attendo una di queste "cose utilissime" per potermi iscrivere. Rancilio avrebbe desiderato che nel documentario si fosse parlato più ampiamente del "Center for Humane Technology" che, a suo dire, sta svolgendo un grande lavoro positivo per cambiare il volto alla tecnologia. Peccato che la news più recente del sito [1] è un articolo del Los Angeles Times [2] non tenerissimo con Facebook & C. Chiudo con una frase riportata nel LA Times: "Justin Rosenstein points out, the latter’s “like” button was designed to be a tool for spreading “positivity and love,” not the behavioral tracking device it has become." Per trasmettere nuovamente "positività e amore", Facebook dovrebbe tornare indietro alla sua nascita, ma non credo che dalle parti di Menlo Park (e di Wall Street) siano molto d'accordo.
Antonio
[1] https://www.humanetech.com/news [2] https://www.latimes.com/entertainment-arts/movies/story/2020-09-09/review-so... _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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