Privacy e cambiamenti climatici | Il Post
Gentilissimi, vi segnaliamo il seguente articolo *"Privacy e cambiamenti climatici"* scritto da */Carlo Blengino/*, Fellow del Centro Nexa, e pubblicato su /Il Post/ il 2 novembre 2021. /Se Jonathan Safran Foer nel suo libro “Possiamo salvare il mondo prima di cena” //invece di parlare della catastrofe climatica, trattasse delle minacce che insidiano //le nostre //democrazie nell’attuale società digitale dell’informazione, //credo direbbe che la privacy e i rischi di una società della sorveglianza di massa e del controllo //non sono una //buona storia da raccontare. / /La narrazione delle peggiori violazioni della nostra riservatezza e delle intollerabili intrusioni nella nostra vita privata ad opera dei Governi o delle grandi multinazionali tecnologiche – quelle raccontate da Snowden per intenderci o quelle che rivelano la costante e progressiva manipolazione algoritmica delle nostre vite – sono storie buone solo per la letteratura e per il cinema, per un altrove che sa di fantascienza e distopia, ma sono storie che non ci coinvolgono, che sembrano non toccare la nostra banale quotidianità. Non sono storie buone per suscitare passione e reazione./ [...] Continua qui: https://www.ilpost.it/carloblengino/2021/11/02/privacy-e-cambiamenti-climati... <https://www.ilpost.it/carloblengino/2021/11/02/privacy-e-cambiamenti-climati...> <https://www.ilpost.it/carloblengino/2021/11/02/privacy-e-cambiamenti-climati...> -- Anita Botta Communication Manager Nexa Center for Internet & Society Politecnico di Torino – DAUIN Corso Duca degli Abruzzi, 24 - 10129 Torino _web:_ https://nexa.polito.it/ _mail:_anita.botta@polito.it <mailto:anita.botta@polito.it> tel: 011 090 7219
Grazie Anita, per la condivisione dell'articolo di Carlo, acuto e brillante, come sempre. Il giorno gio 4 nov 2021 alle ore 09:35 Nexa Media <media@nexa.polito.it> ha scritto:
Gentilissimi,
vi segnaliamo il seguente articolo *"Privacy e cambiamenti climatici"* scritto da *Carlo Blengino*, Fellow del Centro Nexa, e pubblicato su *Il Post* il 2 novembre 2021.
*Se Jonathan Safran Foer nel suo libro “Possiamo salvare il mondo prima di cena” **invece di parlare della catastrofe climatica, trattasse delle minacce che insidiano **le nostre **democrazie nell’attuale società digitale dell’informazione, **credo direbbe che la privacy e i rischi di una società della sorveglianza di massa e del controllo **non sono una **buona storia da raccontare. * *La narrazione delle peggiori violazioni della nostra riservatezza e delle intollerabili intrusioni nella nostra vita privata ad opera dei Governi o delle grandi multinazionali tecnologiche – quelle raccontate da Snowden per intenderci o quelle che rivelano la costante e progressiva manipolazione algoritmica delle nostre vite – sono storie buone solo per la letteratura e per il cinema, per un altrove che sa di fantascienza e distopia, ma sono storie che non ci coinvolgono, che sembrano non toccare la nostra banale quotidianità. Non sono storie buone per suscitare passione e reazione.*
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Anita Botta
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Grazie, articolo molto bello e stimolante, ma... c'è un'asimmetria secondo me fondamentale tra l'attuale lotta per la difesa del clima e quella per la difesa della privacy che dovrebbe far riflettere. DISCLAIMER INIZIALE: sono un difensore dell'ambiente, riciclo regolarmente, mi sposto più che posso a piedi, in bici, con mezzi pubblici e contribuisco economicamente alla ripiantumazione di alberi nel mio quartiere. Spero quindi che le mie parole che seguono non vengano travisate. La difesa del clima è guidata dalle classi sociali dominanti per motivi di convenienza politica ed economica (tra gli altri, impedire che i Paesi in via di sviluppo raggiungano quelli avanzati - si veda p.es. l'articolo del presidente dell'Uganda sul WSJ riportato più sotto, fonte originale: https://www.wsj.com/articles/solar-wind-force-poverty-on-africa-climate-chan...) mentre la difesa della privacy è subita dalle stesse classi dominanti. Le implicazioni di questa asimmetria dovrebbero essere chiare... Pensate che anche se trovassimo la Greta della privacy e la storia adatta, come auspica Carlo Blengino, la prima verrebbe invitata nei consessi dove si ritrovano i grandi della Terra a minacciare "How dare you?" e la seconda verrebbe cantata a reti unificati dai media? Ho smesso di credere a Babbo Natale da tanto tempo... Dopo di che, dobbiamo continuare ad operare su entrambi i temi, coltivando il dibattito basato su argomentazioni razionali, più che un terrorismo mediatico a base di previsioni millenaristiche... Certamente le buone narrazioni possono aiutare molto, per questo lo stimolo di Carlo è benvenuto assai. Ciao, Enrico --------------------- Written by Yoweri K. Museveni <https://climatechangedispatch.com/author/ccdeditor/> on Oct 25, 2021. Solar And Wind Are Forcing Poverty On Africa Africa can’t sacrifice its future prosperity for Western climate goals. The continent should balance its energy mix, not rush straight toward renewables—even though that will likely frustrate some of those gathering at next week’s global climate conference in Glasgow. My continent’s energy choices will dictate much of the climate’s future. Conservative estimates project that Africa’s population of 1.3 billion will double by 2050. Africans’ energy consumption will likely surpass that of the European Union around the same time. Knowing this, many developed nations are pushing an accelerated transition to renewables in Africa. The Western aid-industrial complex, composed of nongovernmental organizations and state development agencies, has poured money into wind and solar projects across the continent. This earns them praise <https://climatechangedispatch.com/woke-companies-must-wake-up-to-the-dangers...> in the U.S. and Europe but leaves many Africans with unreliable and expensive electricity that depends on diesel generators or batteries on overcast or still days. Generators and the mining of lithium <https://climatechangedispatch.com/greens-promote-child-slave-labor-eco-destr...> for batteries are both highly polluting. This stands to forestall Africa’s attempts to rise out of poverty, which requires reliable energy. African manufacturing will struggle to attract investment and therefore to create jobs without consistent energy sources. Agriculture will suffer if the continent can’t use natural gas to create synthetic fertilizer or to power-efficient freight transportation. A better solution is for Africa to move slowly toward a variety of reliable green energy sources. Wildlife-friendly mini-hydro technologies <https://allafrica.com/stories/201906200815.html> should be a part of the continent’s energy mix. They allow for 24-hour-a-day energy production and can be installed along minor rivers without the need for backup energy. Coal-fired power stations can be converted to burning biomass, and carbon capture can help in the meantime. Nuclear power is also already being put to good use in South Africa, while Algeria, Ghana, and Nigeria operate research reactors with the intent of building full-scale nuclear facilities. All this will take time, meaning Africa will have to use fossil fuels as it makes the transition. Natural gas is a greener option that will help the continent reduce emissions even as it grows, as developed nations have done themselves. Saying any of this meets with backlash from developed nations. Instead of reliable renewables or greener fossil fuels, aid money and development investments go to pushing solar and wind, with all their accompanying drawbacks. And many Western nations have put a blanket ban on public funding <https://www.foreignaffairs.com/articles/africa/2021-08-31/divestment-delusio...> for a range of fossil-fuel projects abroad <https://climatechangedispatch.com/bans-on-fossil-fuel-funding-threatening-af...>, making it difficult for Africa to make the transition to cleaner nonrenewables. In the coming decades, my continent will have a strong influence on global warming. But it doesn’t now. Were sub-Saharan Africa (minus South Africa) to triple its electricity consumption overnight, powering the new usage entirely by gas, it would add only 0.6% to global carbon emissions <https://www.energyforgrowth.org/blog/what-happens-to-global-emissions-if-afr...>. Africans have a right to use reliable, cheap energy, and doing so doesn’t prevent the development of the continent’s renewables. Forcing Africa down one route will hinder our fight against poverty. /Mr. Museveni is the president of Uganda./ /------------------------------------------------------------------- / Il 04/11/2021 09:35, Nexa Media ha scritto:
Gentilissimi,
vi segnaliamo il seguente articolo *"Privacy e cambiamenti climatici"* scritto da */Carlo Blengino/*, Fellow del Centro Nexa, e pubblicato su /Il Post/ il 2 novembre 2021.
/Se Jonathan Safran Foer nel suo libro “Possiamo salvare il mondo prima di cena” //invece di parlare della catastrofe climatica, trattasse delle minacce che insidiano //le nostre //democrazie nell’attuale società digitale dell’informazione, //credo direbbe che la privacy e i rischi di una società della sorveglianza di massa e del controllo //non sono una //buona storia da raccontare. / /La narrazione delle peggiori violazioni della nostra riservatezza e delle intollerabili intrusioni nella nostra vita privata ad opera dei Governi o delle grandi multinazionali tecnologiche – quelle raccontate da Snowden per intenderci o quelle che rivelano la costante e progressiva manipolazione algoritmica delle nostre vite – sono storie buone solo per la letteratura e per il cinema, per un altrove che sa di fantascienza e distopia, ma sono storie che non ci coinvolgono, che sembrano non toccare la nostra banale quotidianità. Non sono storie buone per suscitare passione e reazione./
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-- EN ===================================================================== Prof. Enrico Nardelli Dipartimento di Matematica - Universita' di Roma "Tor Vergata" Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699 mobile: +39 335 590.2331 e-mail:nardelli@mat.uniroma2.it home page:http://www.mat.uniroma2.it/~nardelli blog:http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/enardelli/ http://link-and-think.blogspot.it/ ===================================================================== --
Grazie, confesso che io stesso vedo una certa ingenuità nella riflessione, ché le cose son sempre più complesse (per questo la simmetria era limitata alle dinamiche di percezione del pericolo da parte dei cittadini) ed è giusto quello che rilevi, ovvero che si sia creata una convergenza di interessi sul clima che determina l'attuale attenzione. Ma questo aggrava la situazione (e d'accordo, rende un po' ingenuo l'articolo) posto che difficilmente tra sorveglianti (potere) e sorvegliati (sudditi) è immaginabile ad oggi tale convergenza. Grazie della riflessione. CB Il giorno gio 4 nov 2021 alle ore 11:05 Enrico Nardelli < nardelli@mat.uniroma2.it> ha scritto:
Grazie, articolo molto bello e stimolante, ma... c'è un'asimmetria secondo me fondamentale tra l'attuale lotta per la difesa del clima e quella per la difesa della privacy che dovrebbe far riflettere.
DISCLAIMER INIZIALE: sono un difensore dell'ambiente, riciclo regolarmente, mi sposto più che posso a piedi, in bici, con mezzi pubblici e contribuisco economicamente alla ripiantumazione di alberi nel mio quartiere. Spero quindi che le mie parole che seguono non vengano travisate.
La difesa del clima è guidata dalle classi sociali dominanti per motivi di convenienza politica ed economica (tra gli altri, impedire che i Paesi in via di sviluppo raggiungano quelli avanzati - si veda p.es. l'articolo del presidente dell'Uganda sul WSJ riportato più sotto, fonte originale: https://www.wsj.com/articles/solar-wind-force-poverty-on-africa-climate-chan...) mentre la difesa della privacy è subita dalle stesse classi dominanti. Le implicazioni di questa asimmetria dovrebbero essere chiare...
Pensate che anche se trovassimo la Greta della privacy e la storia adatta, come auspica Carlo Blengino, la prima verrebbe invitata nei consessi dove si ritrovano i grandi della Terra a minacciare "How dare you?" e la seconda verrebbe cantata a reti unificati dai media? Ho smesso di credere a Babbo Natale da tanto tempo...
Dopo di che, dobbiamo continuare ad operare su entrambi i temi, coltivando il dibattito basato su argomentazioni razionali, più che un terrorismo mediatico a base di previsioni millenaristiche...
Certamente le buone narrazioni possono aiutare molto, per questo lo stimolo di Carlo è benvenuto assai.
Ciao, Enrico --------------------- Written by Yoweri K. Museveni <https://climatechangedispatch.com/author/ccdeditor/> on Oct 25, 2021. Solar And Wind Are Forcing Poverty On Africa
Africa can’t sacrifice its future prosperity for Western climate goals.
The continent should balance its energy mix, not rush straight toward renewables—even though that will likely frustrate some of those gathering at next week’s global climate conference in Glasgow.
My continent’s energy choices will dictate much of the climate’s future. Conservative estimates project that Africa’s population of 1.3 billion will double by 2050. Africans’ energy consumption will likely surpass that of the European Union around the same time.
Knowing this, many developed nations are pushing an accelerated transition to renewables in Africa.
The Western aid-industrial complex, composed of nongovernmental organizations and state development agencies, has poured money into wind and solar projects across the continent.
This earns them praise <https://climatechangedispatch.com/woke-companies-must-wake-up-to-the-dangers...> in the U.S. and Europe but leaves many Africans with unreliable and expensive electricity that depends on diesel generators or batteries on overcast or still days. Generators and the mining of lithium <https://climatechangedispatch.com/greens-promote-child-slave-labor-eco-destr...> for batteries are both highly polluting.
This stands to forestall Africa’s attempts to rise out of poverty, which requires reliable energy. African manufacturing will struggle to attract investment and therefore to create jobs without consistent energy sources.
Agriculture will suffer if the continent can’t use natural gas to create synthetic fertilizer or to power-efficient freight transportation.
A better solution is for Africa to move slowly toward a variety of reliable green energy sources. Wildlife-friendly mini-hydro technologies <https://allafrica.com/stories/201906200815.html> should be a part of the continent’s energy mix.
They allow for 24-hour-a-day energy production and can be installed along minor rivers without the need for backup energy.
Coal-fired power stations can be converted to burning biomass, and carbon capture can help in the meantime.
Nuclear power is also already being put to good use in South Africa, while Algeria, Ghana, and Nigeria operate research reactors with the intent of building full-scale nuclear facilities.
All this will take time, meaning Africa will have to use fossil fuels as it makes the transition. Natural gas is a greener option that will help the continent reduce emissions even as it grows, as developed nations have done themselves.
Saying any of this meets with backlash from developed nations. Instead of reliable renewables or greener fossil fuels, aid money and development investments go to pushing solar and wind, with all their accompanying drawbacks.
And many Western nations have put a blanket ban on public funding <https://www.foreignaffairs.com/articles/africa/2021-08-31/divestment-delusio...> for a range of fossil-fuel projects abroad <https://climatechangedispatch.com/bans-on-fossil-fuel-funding-threatening-af...>, making it difficult for Africa to make the transition to cleaner nonrenewables.
In the coming decades, my continent will have a strong influence on global warming. But it doesn’t now.
Were sub-Saharan Africa (minus South Africa) to triple its electricity consumption overnight, powering the new usage entirely by gas, it would add only 0.6% to global carbon emissions <https://www.energyforgrowth.org/blog/what-happens-to-global-emissions-if-afr...> .
Africans have a right to use reliable, cheap energy, and doing so doesn’t prevent the development of the continent’s renewables. Forcing Africa down one route will hinder our fight against poverty.
*Mr. Museveni is the president of Uganda.*
*------------------------------------------------------------------- * Il 04/11/2021 09:35, Nexa Media ha scritto:
Gentilissimi,
vi segnaliamo il seguente articolo *"Privacy e cambiamenti climatici"* scritto da *Carlo Blengino*, Fellow del Centro Nexa, e pubblicato su *Il Post* il 2 novembre 2021.
*Se Jonathan Safran Foer nel suo libro “Possiamo salvare il mondo prima di cena” **invece di parlare della catastrofe climatica, trattasse delle minacce che insidiano **le nostre **democrazie nell’attuale società digitale dell’informazione, **credo direbbe che la privacy e i rischi di una società della sorveglianza di massa e del controllo **non sono una **buona storia da raccontare. * *La narrazione delle peggiori violazioni della nostra riservatezza e delle intollerabili intrusioni nella nostra vita privata ad opera dei Governi o delle grandi multinazionali tecnologiche – quelle raccontate da Snowden per intenderci o quelle che rivelano la costante e progressiva manipolazione algoritmica delle nostre vite – sono storie buone solo per la letteratura e per il cinema, per un altrove che sa di fantascienza e distopia, ma sono storie che non ci coinvolgono, che sembrano non toccare la nostra banale quotidianità. Non sono storie buone per suscitare passione e reazione.*
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Anita Botta
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Il 04/11/21 11:48, Carlo Blengino ha scritto:
Grazie, confesso che io stesso vedo una certa ingenuità nella riflessione, ché le cose son sempre più complesse (per questo la simmetria era limitata alle dinamiche di percezione del pericolo da parte dei cittadini) ed è giusto quello che rilevi, ovvero che si sia creata una convergenza di interessi sul clima che determina l'attuale attenzione. Ma questo aggrava la situazione (e d'accordo, rende un po' ingenuo l'articolo) posto che difficilmente tra sorveglianti (potere) e sorvegliati (sudditi) è immaginabile ad oggi tale convergenza. Grazie della riflessione. CB
Ho trovato veramente molto centrato l'articolo di Carlo, risonava con la disperante esperienza che faccio ogniqualvolta parlo con qualcuno circa la propria protezione nel mondo digitale (come dice Snowden: "Non ho niente da nascondere, ho molto da proteggere!"). E altrettanto importante la nota di Enrico sulla dissimmetria del paragone. Grazie ad entrambi! rob
Grazie per la risposta Carlo. Ne approfitto per rimarcare (nella prima lettura del post di Carlo l'avevo perso) che sabato 13 novembre a Roma, di fronte alla sede del Garante Privacy in piazza Venezia, si terrà il primo "Privacy Pride", per tributare solidarietà all’Autorità e sensibilizzare tutti al tema, anche in relazione a quanto previsto in merito dal DL "Capienze". Per chi vuole saperne di più, questo è il manifesto dell'evento https://privacypride.org/manifesto/ e questo il canale Telegram https://t.me/PrivacyBeneComune Non sono tra gli organizzatori dell'evento, ma ritengo che sia un'iniziativa assolutamente importante da supportare. Come riporto nel tweet fissato nel mio profilo "La lotta per la privacy è lotta per la democrazia". Ciao, Enrico Il 04/11/2021 11:48, Carlo Blengino ha scritto:
Grazie, confesso che io stesso vedo una certa ingenuità nella riflessione, ché le cose son sempre più complesse (per questo la simmetria era limitata alle dinamiche di percezione del pericolo da parte dei cittadini) ed è giusto quello che rilevi, ovvero che si sia creata una convergenza di interessi sul clima che determina l'attuale attenzione. Ma questo aggrava la situazione (e d'accordo, rende un po' ingenuo l'articolo) posto che difficilmente tra sorveglianti (potere) e sorvegliati (sudditi) è immaginabile ad oggi tale convergenza. Grazie della riflessione. CB
Il giorno gio 4 nov 2021 alle ore 11:05 Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it <mailto:nardelli@mat.uniroma2.it>> ha scritto:
Grazie, articolo molto bello e stimolante, ma... c'è un'asimmetria secondo me fondamentale tra l'attuale lotta per la difesa del clima e quella per la difesa della privacy che dovrebbe far riflettere.
DISCLAIMER INIZIALE: sono un difensore dell'ambiente, riciclo regolarmente, mi sposto più che posso a piedi, in bici, con mezzi pubblici e contribuisco economicamente alla ripiantumazione di alberi nel mio quartiere. Spero quindi che le mie parole che seguono non vengano travisate.
La difesa del clima è guidata dalle classi sociali dominanti per motivi di convenienza politica ed economica (tra gli altri, impedire che i Paesi in via di sviluppo raggiungano quelli avanzati - si veda p.es <http://p.es>. l'articolo del presidente dell'Uganda sul WSJ riportato più sotto, fonte originale: https://www.wsj.com/articles/solar-wind-force-poverty-on-africa-climate-chan... <https://www.wsj.com/articles/solar-wind-force-poverty-on-africa-climate-chan...>) mentre la difesa della privacy è subita dalle stesse classi dominanti. Le implicazioni di questa asimmetria dovrebbero essere chiare...
Pensate che anche se trovassimo la Greta della privacy e la storia adatta, come auspica Carlo Blengino, la prima verrebbe invitata nei consessi dove si ritrovano i grandi della Terra a minacciare "How dare you?" e la seconda verrebbe cantata a reti unificati dai media? Ho smesso di credere a Babbo Natale da tanto tempo...
Dopo di che, dobbiamo continuare ad operare su entrambi i temi, coltivando il dibattito basato su argomentazioni razionali, più che un terrorismo mediatico a base di previsioni millenaristiche...
Certamente le buone narrazioni possono aiutare molto, per questo lo stimolo di Carlo è benvenuto assai.
Ciao, Enrico
--------------------- Written by Yoweri K. Museveni <https://climatechangedispatch.com/author/ccdeditor/> on Oct 25, 2021. Solar And Wind Are Forcing Poverty On Africa
Africa can’t sacrifice its future prosperity for Western climate goals.
The continent should balance its energy mix, not rush straight toward renewables—even though that will likely frustrate some of those gathering at next week’s global climate conference in Glasgow.
My continent’s energy choices will dictate much of the climate’s future. Conservative estimates project that Africa’s population of 1.3 billion will double by 2050. Africans’ energy consumption will likely surpass that of the European Union around the same time.
Knowing this, many developed nations are pushing an accelerated transition to renewables in Africa.
The Western aid-industrial complex, composed of nongovernmental organizations and state development agencies, has poured money into wind and solar projects across the continent.
This earns them praise <https://climatechangedispatch.com/woke-companies-must-wake-up-to-the-dangers...> in the U.S. and Europe but leaves many Africans with unreliable and expensive electricity that depends on diesel generators or batteries on overcast or still days. Generators and the mining of lithium <https://climatechangedispatch.com/greens-promote-child-slave-labor-eco-destr...> for batteries are both highly polluting.
This stands to forestall Africa’s attempts to rise out of poverty, which requires reliable energy. African manufacturing will struggle to attract investment and therefore to create jobs without consistent energy sources.
Agriculture will suffer if the continent can’t use natural gas to create synthetic fertilizer or to power-efficient freight transportation.
A better solution is for Africa to move slowly toward a variety of reliable green energy sources. Wildlife-friendly mini-hydro technologies <https://allafrica.com/stories/201906200815.html> should be a part of the continent’s energy mix.
They allow for 24-hour-a-day energy production and can be installed along minor rivers without the need for backup energy.
Coal-fired power stations can be converted to burning biomass, and carbon capture can help in the meantime.
Nuclear power is also already being put to good use in South Africa, while Algeria, Ghana, and Nigeria operate research reactors with the intent of building full-scale nuclear facilities.
All this will take time, meaning Africa will have to use fossil fuels as it makes the transition. Natural gas is a greener option that will help the continent reduce emissions even as it grows, as developed nations have done themselves.
Saying any of this meets with backlash from developed nations. Instead of reliable renewables or greener fossil fuels, aid money and development investments go to pushing solar and wind, with all their accompanying drawbacks.
And many Western nations have put a blanket ban on public funding <https://www.foreignaffairs.com/articles/africa/2021-08-31/divestment-delusio...> for a range of fossil-fuel projects abroad <https://climatechangedispatch.com/bans-on-fossil-fuel-funding-threatening-af...>, making it difficult for Africa to make the transition to cleaner nonrenewables.
In the coming decades, my continent will have a strong influence on global warming. But it doesn’t now.
Were sub-Saharan Africa (minus South Africa) to triple its electricity consumption overnight, powering the new usage entirely by gas, it would add only 0.6% to global carbon emissions <https://www.energyforgrowth.org/blog/what-happens-to-global-emissions-if-afr...>.
Africans have a right to use reliable, cheap energy, and doing so doesn’t prevent the development of the continent’s renewables. Forcing Africa down one route will hinder our fight against poverty.
/Mr. Museveni is the president of Uganda./
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Il 04/11/2021 09:35, Nexa Media ha scritto:
Gentilissimi,
vi segnaliamo il seguente articolo *"Privacy e cambiamenti climatici"* scritto da */Carlo Blengino/*, Fellow del Centro Nexa, e pubblicato su /Il Post/ il 2 novembre 2021.
/Se Jonathan Safran Foer nel suo libro “Possiamo salvare il mondo prima di cena” //invece di parlare della catastrofe climatica, trattasse delle minacce che insidiano //le nostre //democrazie nell’attuale società digitale dell’informazione, //credo direbbe che la privacy e i rischi di una società della sorveglianza di massa e del controllo //non sono una //buona storia da raccontare. / /La narrazione delle peggiori violazioni della nostra riservatezza e delle intollerabili intrusioni nella nostra vita privata ad opera dei Governi o delle grandi multinazionali tecnologiche – quelle raccontate da Snowden per intenderci o quelle che rivelano la costante e progressiva manipolazione algoritmica delle nostre vite – sono storie buone solo per la letteratura e per il cinema, per un altrove che sa di fantascienza e distopia, ma sono storie che non ci coinvolgono, che sembrano non toccare la nostra banale quotidianità. Non sono storie buone per suscitare passione e reazione./
[...]
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-- * * *Avv. Carlo Blengino* * * /Via Duchessa Jolanda n. 19,/ /10138 Torino (TO) - Italy/ /tel. +39 011 4474035/ Penalistiassociati.it //
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Scusatemi, gli organizzatori mi hanno avvisato che la Questura di Roma non ha concesso Piazza Venezia. Sono in attesa di sapere dove verranno autorizzati. Per evitare di annoiare chi non è interessato non invierò ulteriori messaggi alla lista. Quelli interessati possono seguire l'iniziativa sui link https://privacypride.org e https://t.me/PrivacyBeneComune Ciao, Enrico Il 05/11/2021 14:48, Enrico Nardelli ha scritto:
Grazie per la risposta Carlo.
Ne approfitto per rimarcare (nella prima lettura del post di Carlo l'avevo perso) che sabato 13 novembre a Roma, di fronte alla sede del Garante Privacy in piazza Venezia, si terrà il primo "Privacy Pride", per tributare solidarietà all’Autorità e sensibilizzare tutti al tema, anche in relazione a quanto previsto in merito dal DL "Capienze".
Per chi vuole saperne di più, questo è il manifesto dell'evento https://privacypride.org/manifesto/
e questo il canale Telegram https://t.me/PrivacyBeneComune
Non sono tra gli organizzatori dell'evento, ma ritengo che sia un'iniziativa assolutamente importante da supportare. Come riporto nel tweet fissato nel mio profilo "La lotta per la privacy è lotta per la democrazia".
Ciao, Enrico
Il 04/11/2021 11:48, Carlo Blengino ha scritto:
Grazie, confesso che io stesso vedo una certa ingenuità nella riflessione, ché le cose son sempre più complesse (per questo la simmetria era limitata alle dinamiche di percezione del pericolo da parte dei cittadini) ed è giusto quello che rilevi, ovvero che si sia creata una convergenza di interessi sul clima che determina l'attuale attenzione. Ma questo aggrava la situazione (e d'accordo, rende un po' ingenuo l'articolo) posto che difficilmente tra sorveglianti (potere) e sorvegliati (sudditi) è immaginabile ad oggi tale convergenza. Grazie della riflessione. CB
Il giorno gio 4 nov 2021 alle ore 11:05 Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it <mailto:nardelli@mat.uniroma2.it>> ha scritto:
Grazie, articolo molto bello e stimolante, ma... c'è un'asimmetria secondo me fondamentale tra l'attuale lotta per la difesa del clima e quella per la difesa della privacy che dovrebbe far riflettere.
DISCLAIMER INIZIALE: sono un difensore dell'ambiente, riciclo regolarmente, mi sposto più che posso a piedi, in bici, con mezzi pubblici e contribuisco economicamente alla ripiantumazione di alberi nel mio quartiere. Spero quindi che le mie parole che seguono non vengano travisate.
La difesa del clima è guidata dalle classi sociali dominanti per motivi di convenienza politica ed economica (tra gli altri, impedire che i Paesi in via di sviluppo raggiungano quelli avanzati - si veda p.es <http://p.es>. l'articolo del presidente dell'Uganda sul WSJ riportato più sotto, fonte originale: https://www.wsj.com/articles/solar-wind-force-poverty-on-africa-climate-chan... <https://www.wsj.com/articles/solar-wind-force-poverty-on-africa-climate-chan...>) mentre la difesa della privacy è subita dalle stesse classi dominanti. Le implicazioni di questa asimmetria dovrebbero essere chiare...
Pensate che anche se trovassimo la Greta della privacy e la storia adatta, come auspica Carlo Blengino, la prima verrebbe invitata nei consessi dove si ritrovano i grandi della Terra a minacciare "How dare you?" e la seconda verrebbe cantata a reti unificati dai media? Ho smesso di credere a Babbo Natale da tanto tempo...
Dopo di che, dobbiamo continuare ad operare su entrambi i temi, coltivando il dibattito basato su argomentazioni razionali, più che un terrorismo mediatico a base di previsioni millenaristiche...
Certamente le buone narrazioni possono aiutare molto, per questo lo stimolo di Carlo è benvenuto assai.
Ciao, Enrico
--------------------- Written by Yoweri K. Museveni <https://climatechangedispatch.com/author/ccdeditor/> on Oct 25, 2021. Solar And Wind Are Forcing Poverty On Africa
Africa can’t sacrifice its future prosperity for Western climate goals.
The continent should balance its energy mix, not rush straight toward renewables—even though that will likely frustrate some of those gathering at next week’s global climate conference in Glasgow.
My continent’s energy choices will dictate much of the climate’s future. Conservative estimates project that Africa’s population of 1.3 billion will double by 2050. Africans’ energy consumption will likely surpass that of the European Union around the same time.
Knowing this, many developed nations are pushing an accelerated transition to renewables in Africa.
The Western aid-industrial complex, composed of nongovernmental organizations and state development agencies, has poured money into wind and solar projects across the continent.
This earns them praise <https://climatechangedispatch.com/woke-companies-must-wake-up-to-the-dangers...> in the U.S. and Europe but leaves many Africans with unreliable and expensive electricity that depends on diesel generators or batteries on overcast or still days. Generators and the mining of lithium <https://climatechangedispatch.com/greens-promote-child-slave-labor-eco-destr...> for batteries are both highly polluting.
This stands to forestall Africa’s attempts to rise out of poverty, which requires reliable energy. African manufacturing will struggle to attract investment and therefore to create jobs without consistent energy sources.
Agriculture will suffer if the continent can’t use natural gas to create synthetic fertilizer or to power-efficient freight transportation.
A better solution is for Africa to move slowly toward a variety of reliable green energy sources. Wildlife-friendly mini-hydro technologies <https://allafrica.com/stories/201906200815.html> should be a part of the continent’s energy mix.
They allow for 24-hour-a-day energy production and can be installed along minor rivers without the need for backup energy.
Coal-fired power stations can be converted to burning biomass, and carbon capture can help in the meantime.
Nuclear power is also already being put to good use in South Africa, while Algeria, Ghana, and Nigeria operate research reactors with the intent of building full-scale nuclear facilities.
All this will take time, meaning Africa will have to use fossil fuels as it makes the transition. Natural gas is a greener option that will help the continent reduce emissions even as it grows, as developed nations have done themselves.
Saying any of this meets with backlash from developed nations. Instead of reliable renewables or greener fossil fuels, aid money and development investments go to pushing solar and wind, with all their accompanying drawbacks.
And many Western nations have put a blanket ban on public funding <https://www.foreignaffairs.com/articles/africa/2021-08-31/divestment-delusio...> for a range of fossil-fuel projects abroad <https://climatechangedispatch.com/bans-on-fossil-fuel-funding-threatening-af...>, making it difficult for Africa to make the transition to cleaner nonrenewables.
In the coming decades, my continent will have a strong influence on global warming. But it doesn’t now.
Were sub-Saharan Africa (minus South Africa) to triple its electricity consumption overnight, powering the new usage entirely by gas, it would add only 0.6% to global carbon emissions <https://www.energyforgrowth.org/blog/what-happens-to-global-emissions-if-afr...>.
Africans have a right to use reliable, cheap energy, and doing so doesn’t prevent the development of the continent’s renewables. Forcing Africa down one route will hinder our fight against poverty.
/Mr. Museveni is the president of Uganda./
/------------------------------------------------------------------- /
Il 04/11/2021 09:35, Nexa Media ha scritto:
Gentilissimi,
vi segnaliamo il seguente articolo *"Privacy e cambiamenti climatici"* scritto da */Carlo Blengino/*, Fellow del Centro Nexa, e pubblicato su /Il Post/ il 2 novembre 2021.
/Se Jonathan Safran Foer nel suo libro “Possiamo salvare il mondo prima di cena” //invece di parlare della catastrofe climatica, trattasse delle minacce che insidiano //le nostre //democrazie nell’attuale società digitale dell’informazione, //credo direbbe che la privacy e i rischi di una società della sorveglianza di massa e del controllo //non sono una //buona storia da raccontare. / /La narrazione delle peggiori violazioni della nostra riservatezza e delle intollerabili intrusioni nella nostra vita privata ad opera dei Governi o delle grandi multinazionali tecnologiche – quelle raccontate da Snowden per intenderci o quelle che rivelano la costante e progressiva manipolazione algoritmica delle nostre vite – sono storie buone solo per la letteratura e per il cinema, per un altrove che sa di fantascienza e distopia, ma sono storie che non ci coinvolgono, che sembrano non toccare la nostra banale quotidianità. Non sono storie buone per suscitare passione e reazione./
[...]
Continua qui: https://www.ilpost.it/carloblengino/2021/11/02/privacy-e-cambiamenti-climati... <https://www.ilpost.it/carloblengino/2021/11/02/privacy-e-cambiamenti-climati...> <https://www.ilpost.it/carloblengino/2021/11/02/privacy-e-cambiamenti-climati...>
<https://www.ilpost.it/carloblengino/2021/11/02/privacy-e-cambiamenti-climati...>
--
Anita Botta
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society Politecnico di Torino – DAUIN Corso Duca degli Abruzzi, 24 - 10129 Torino
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_mail:_anita.botta@polito.it <mailto:anita.botta@polito.it> tel: 011 090 7219
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Grandi Enrico e Carlo! seppur da lontano sono assolutamente a favore di questa iniziativa. Mi piace notare come due anni fa s'era tutti scandalizzati del social score cinese, del fatto che a non attraversar la strada sulle strisce o salir sulla metro senza biglietto non si ricevesse un mutuo o fossero cancellate carte di credito , e tutti a dire che qui nella culla della liberta' non ci saremmo mai nemmeno sognati una cosa del genere. Poi arriva un virus impestato ed i potenti hanno buon gioco a far ripartire la ennesima ondata di Disaster Economy (Naomi Klein), sulla retorica della sicurezza per tutti che gia' aveva ben funzionato dalle torri gemelle in poi. E poco dopo arrivano le misure restrittive della liberta' di movimento, per il benessere di tutti, e poi quelle restrittive della liberta' di parola (oddio, sarai mica scemo a dubitare del green pass, del vaccino. Oddio sarai mica fascista ad andare in piazza), e tempo due anni e ci ritroviamo disciplinati come in estremo oriente. Se non abbiamo la privacy, se non abbiamo modo di evitare il controllo, altro che culla, andiam nella bara della liberta' Un caro saluto e buon weekend roberto ________________________________ Da: nexa <nexa-bounces@server-nexa.polito.it> per conto di Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it> Inviato: venerdì 5 novembre 2021 15:09:39 A: Carlo Blengino; Nexa Oggetto: [nexa] AGGIORNAMENTO: Privacy e cambiamenti climatici | Il Post Scusatemi, gli organizzatori mi hanno avvisato che la Questura di Roma non ha concesso Piazza Venezia. Sono in attesa di sapere dove verranno autorizzati. Per evitare di annoiare chi non è interessato non invierò ulteriori messaggi alla lista. Quelli interessati possono seguire l'iniziativa sui link https://privacypride.org e https://t.me/PrivacyBeneComune Ciao, Enrico Il 05/11/2021 14:48, Enrico Nardelli ha scritto:
Grazie per la risposta Carlo.
Ne approfitto per rimarcare (nella prima lettura del post di Carlo l'avevo perso) che sabato 13 novembre a Roma, di fronte alla sede del Garante Privacy in piazza Venezia, si terrà il primo "Privacy Pride", per tributare solidarietà all’Autorità e sensibilizzare tutti al tema, anche in relazione a quanto previsto in merito dal DL "Capienze".
Per chi vuole saperne di più, questo è il manifesto dell'evento https://privacypride.org/manifesto/
e questo il canale Telegram https://t.me/PrivacyBeneComune
Non sono tra gli organizzatori dell'evento, ma ritengo che sia un'iniziativa assolutamente importante da supportare. Come riporto nel tweet fissato nel mio profilo "La lotta per la privacy è lotta per la democrazia".
Ciao, Enrico
Il 04/11/2021 11:48, Carlo Blengino ha scritto:
Grazie, confesso che io stesso vedo una certa ingenuità nella riflessione, ché le cose son sempre più complesse (per questo la simmetria era limitata alle dinamiche di percezione del pericolo da parte dei cittadini) ed è giusto quello che rilevi, ovvero che si sia creata una convergenza di interessi sul clima che determina l'attuale attenzione. Ma questo aggrava la situazione (e d'accordo, rende un po' ingenuo l'articolo) posto che difficilmente tra sorveglianti (potere) e sorvegliati (sudditi) è immaginabile ad oggi tale convergenza. Grazie della riflessione. CB
Il giorno gio 4 nov 2021 alle ore 11:05 Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it <mailto:nardelli@mat.uniroma2.it>> ha scritto:
Grazie, articolo molto bello e stimolante, ma... c'è un'asimmetria secondo me fondamentale tra l'attuale lotta per la difesa del clima e quella per la difesa della privacy che dovrebbe far riflettere.
DISCLAIMER INIZIALE: sono un difensore dell'ambiente, riciclo regolarmente, mi sposto più che posso a piedi, in bici, con mezzi pubblici e contribuisco economicamente alla ripiantumazione di alberi nel mio quartiere. Spero quindi che le mie parole che seguono non vengano travisate.
La difesa del clima è guidata dalle classi sociali dominanti per motivi di convenienza politica ed economica (tra gli altri, impedire che i Paesi in via di sviluppo raggiungano quelli avanzati - si veda p.es <http://p.es>. l'articolo del presidente dell'Uganda sul WSJ riportato più sotto, fonte originale: https://www.wsj.com/articles/solar-wind-force-poverty-on-africa-climate-chan... <https://www.wsj.com/articles/solar-wind-force-poverty-on-africa-climate-chan...>) mentre la difesa della privacy è subita dalle stesse classi dominanti. Le implicazioni di questa asimmetria dovrebbero essere chiare...
Pensate che anche se trovassimo la Greta della privacy e la storia adatta, come auspica Carlo Blengino, la prima verrebbe invitata nei consessi dove si ritrovano i grandi della Terra a minacciare "How dare you?" e la seconda verrebbe cantata a reti unificati dai media? Ho smesso di credere a Babbo Natale da tanto tempo...
Dopo di che, dobbiamo continuare ad operare su entrambi i temi, coltivando il dibattito basato su argomentazioni razionali, più che un terrorismo mediatico a base di previsioni millenaristiche...
Certamente le buone narrazioni possono aiutare molto, per questo lo stimolo di Carlo è benvenuto assai.
Ciao, Enrico
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Africa can’t sacrifice its future prosperity for Western climate goals.
The continent should balance its energy mix, not rush straight toward renewables—even though that will likely frustrate some of those gathering at next week’s global climate conference in Glasgow.
My continent’s energy choices will dictate much of the climate’s future. Conservative estimates project that Africa’s population of 1.3 billion will double by 2050. Africans’ energy consumption will likely surpass that of the European Union around the same time.
Knowing this, many developed nations are pushing an accelerated transition to renewables in Africa.
The Western aid-industrial complex, composed of nongovernmental organizations and state development agencies, has poured money into wind and solar projects across the continent.
This earns them praise <https://climatechangedispatch.com/woke-companies-must-wake-up-to-the-dangers...> in the U.S. and Europe but leaves many Africans with unreliable and expensive electricity that depends on diesel generators or batteries on overcast or still days. Generators and the mining of lithium <https://climatechangedispatch.com/greens-promote-child-slave-labor-eco-destr...> for batteries are both highly polluting.
This stands to forestall Africa’s attempts to rise out of poverty, which requires reliable energy. African manufacturing will struggle to attract investment and therefore to create jobs without consistent energy sources.
Agriculture will suffer if the continent can’t use natural gas to create synthetic fertilizer or to power-efficient freight transportation.
A better solution is for Africa to move slowly toward a variety of reliable green energy sources. Wildlife-friendly mini-hydro technologies <https://allafrica.com/stories/201906200815.html> should be a part of the continent’s energy mix.
They allow for 24-hour-a-day energy production and can be installed along minor rivers without the need for backup energy.
Coal-fired power stations can be converted to burning biomass, and carbon capture can help in the meantime.
Nuclear power is also already being put to good use in South Africa, while Algeria, Ghana, and Nigeria operate research reactors with the intent of building full-scale nuclear facilities.
All this will take time, meaning Africa will have to use fossil fuels as it makes the transition. Natural gas is a greener option that will help the continent reduce emissions even as it grows, as developed nations have done themselves.
Saying any of this meets with backlash from developed nations. Instead of reliable renewables or greener fossil fuels, aid money and development investments go to pushing solar and wind, with all their accompanying drawbacks.
And many Western nations have put a blanket ban on public funding <https://www.foreignaffairs.com/articles/africa/2021-08-31/divestment-delusio...> for a range of fossil-fuel projects abroad <https://climatechangedispatch.com/bans-on-fossil-fuel-funding-threatening-af...>, making it difficult for Africa to make the transition to cleaner nonrenewables.
In the coming decades, my continent will have a strong influence on global warming. But it doesn’t now.
Were sub-Saharan Africa (minus South Africa) to triple its electricity consumption overnight, powering the new usage entirely by gas, it would add only 0.6% to global carbon emissions <https://www.energyforgrowth.org/blog/what-happens-to-global-emissions-if-afr...>.
Africans have a right to use reliable, cheap energy, and doing so doesn’t prevent the development of the continent’s renewables. Forcing Africa down one route will hinder our fight against poverty.
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Gentilissimi,
vi segnaliamo il seguente articolo *"Privacy e cambiamenti climatici"* scritto da */Carlo Blengino/*, Fellow del Centro Nexa, e pubblicato su /Il Post/ il 2 novembre 2021.
/Se Jonathan Safran Foer nel suo libro “Possiamo salvare il mondo prima di cena” //invece di parlare della catastrofe climatica, trattasse delle minacce che insidiano //le nostre //democrazie nell’attuale società digitale dell’informazione, //credo direbbe che la privacy e i rischi di una società della sorveglianza di massa e del controllo //non sono una //buona storia da raccontare. / /La narrazione delle peggiori violazioni della nostra riservatezza e delle intollerabili intrusioni nella nostra vita privata ad opera dei Governi o delle grandi multinazionali tecnologiche – quelle raccontate da Snowden per intenderci o quelle che rivelano la costante e progressiva manipolazione algoritmica delle nostre vite – sono storie buone solo per la letteratura e per il cinema, per un altrove che sa di fantascienza e distopia, ma sono storie che non ci coinvolgono, che sembrano non toccare la nostra banale quotidianità. Non sono storie buone per suscitare passione e reazione./
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Ciao Enrico, Carlo ed a tutti coloro che hanno partecipato a questo interessantissimo scambio. On Fri, 5 Nov 2021 14:48:50 +0100 Enrico Nardelli wrote:
La lotta per la privacy è lotta per la democrazia
Sottoscrivo. La lotta per la privacy è lotta per la democrazia cibernetica. Ed è una lotta contro inediti totalitarismi cibernetici. Ho alcune domande, che spero di riuscire a formulare in modo chiaro. Nella Storia antica e recente [1] l'evoluzione delle dinamiche organizzative nelle società umane sono sempre state rese possibili dall'innovazione tecnologica. A sua volta, l'innovazione tecnologica dipende probabilisticamente dalle conoscenze disponibili in un dato momento storico, nonché dalla capacità dell'umanità di elaborarle, sia intesa come potenza cognitiva collettiva (analoga, se volete alla potenza di "calcolo" di una griglia di computer) sia alle risorse effettivamente disponibili da dedicare a tale elaborazione[2]. L'automatizzazione della stampa ha reso possibile la democrazia perché ha decentralizzato non solo l'accesso alla conoscenza, ma la sua produzione. La democrazia però non è venuta da sola: in Italia, ad esempio, è stata necessaria una guerra civile per instaurarla e di fatto è sempre stata drammaticamente fragile, per poi essere trasformata in una farsa da 20 anni di governo P2ista. La democrazia non è dunque molto diversa dalla protezione del clima, rispetto alle considerazioni che faceva Enrico: si diffonde laddove conviene a chi detiene il potere e si sfalda laddove quel potere si scollega dalle procedure democratiche. Ma l'entità del potere dipende dalla complessità dell'organizzazione governata, complessità che dipende direttamente dalla tecnologia disponibile. [3] Con il processore general purpose e la rete internet, l'informatica ha prodotto un nuovo notevolissimo aumento di complessità, che abilita nuove ed inedite dinamiche societarie, persino su scala planetaria. La società cibernetica non è più la società del 900. Di conseguenza è probabile che la democrazia (intesa in senso novecentesco) sia destinata a lasciare il passo a nuove forme di organizzazione. QUALI forme, non è (spero) ancora del tutto determinato. (o almeno assumiamo, per piacere di ragionamento, che non lo sia) Ora in una società cibernetica, la comunicazione dovrebbe rendere gli individui più liberi, decentralizzando infintamente la possibilità di accesso alla conoscenza ed alla produzione di conoscenza. E di questo siamo più o meno consapevoli tutti: l'accesso ai dati che esprimiamo (contenuti e software) è finalmente distribuito ed i vecchi gatekeeper faticano a continuare ad estorcere potere e ricchezza alla società attraverso istituti sorpassati come il copyright o i paywall. Invece dei dati personali, i dati che emettiamo, non abbiamo alcuna consapevolezza, sebbene costituiscano la stragrande maggioranza dei dati inviati dagli automatismi che ci circondano. Le nuove forme di governo della società cibernetica saranno determinate dal controllo dei dati personali. Se tale controllo fosse centralizzato, nelle mani di pochi, avremo una oligarchia (e plutarchia) cibernetica con un potere che non ha precedenti nella storia, semplicemente perché INVISIBILE. Per decentralizzarlo, perché ognuno controlli DAVVERO i propri dati è necessaria consapevolezza e cultura informatica che in questo momento mancano drammaticamente [4]. Ecco dunque le mie domande: quali condizioni hanno reso appettibili in passato gli sconvolgimenti sociali che hanno portato alla democrazia? E' possibile ricrearli in un contesto cibernetico secondo voi? In astratto, se non ci interessasse del futuro dei nostri figli, potremmo rifugiarci in Platone ed aspettare che l'oligarchia cibernetica sfoci in una violenta tirannide e successivamente in una democrazia. Tuttavia l'informatica non è come le rivoluzioni precedenti: chi controlla i dati personali di una persona/popolazione E media la sua percezione della realtà, può manipolarla in modo invisibile. E' una leadership senza leader visibili. Una tirannide senza un tiranno da abbattere. Una volta instaurata, temo che durerebbe per secoli. NON è qualcosa di comparabile con ciò che ci ha preceduto perché incomparabile è l'innovazione informatica che la abilita. Per questo è necessario (se ancora possibile) evitare che si installi. Giacomo [1] oserei anche dire nella preistoria, se è vero che distinguiamo l'età della pietra da quella del bronzo e del ferro. [2] ogni mente umana può partecipare alla elaborazione della nostra cultura collettiva come un core di un processore può partecipare alla esecuzione di un software, ma vi sono poi fattori e colli di bottiglia nell'accesso alle altre risorse, esattamente come una mente umana non può occuparsi della fusione fredda o della lotta alla criminalità se non ha da mangiare. [3] Cesare aveva meno potere di Biden, semplicemente perché la complessità organizzativa della Roma antica era infinitamente inferiore a quella degli Stati Uniti (e colonie), tant'è che una la descriviamo nei libri di storia, l'altra no. [4] Tant'è che anche nell'articolo di Carlo troviamo "Digitate su Google"
Ecco dunque le mie domande: quali condizioni hanno reso appettibili in passato gli sconvolgimenti sociali che hanno portato alla democrazia? E' possibile ricrearli in un contesto cibernetico secondo voi?
Non so rispondere alle tue domande ma vorrei aggiungere qualche riflessione In "Of the First Principles of Government" David Hume affermava che "la forza sta sempre dalla parte dei governati". In "Power Systems" Noam Chomsky, riprendendo Hume, aggiungeva: "Che si tratti di una società militare, una società parzialmente libera, o di Stato totalitario, sono i governati che detengono il potere. E i governanti devono industriarsi per impedire loro di usare quel potere. La forza ha i suoi limiti, quindi i governanti sono costretti a ricorrere alla persuasione. Devono trovare il modo per convincere il popolo ad accettare l’autorità. Se non ci riescono, l’intera struttura crolla." E Edward Bernays sapeva benissimo come funzionava la società quando asseriva che "Poiché la nostra democrazia ha la vocazione di tracciare la via, deve essere governata da una minoranza intelligente che sa come irreggimentare le masse per meglio guidarle. E lo strumento per raggiungere questo obiettivo è la propaganda" I "medium" della propaganda, dagli inizi del Novecento in poi, li conosciamo, cinema, radio, giornali, televisione ... internet. Con una differenza, e qui sono completamente d'accordo con te, i dati amplificano il potere della propaganda a livelli finora mai raggiunti.
L'automatizzazione della stampa ha reso possibile la democrazia ...
Ecco, forse è qui la risposta. Torniamo alla stampa (vanno bene pure gli ebook ;), ai libri, alla lentezza, al pensiero critico, insomma a tutto ciò che l'instant society ha tolto di mezzo. A.
E' il sistema della firma digitale, e il binomio "chiave pubblica"-"chiave privata", ad essere imperfetto. Infatti lo sanno, e continuano ad aumentare la cifratura ... quando arriveremo a un miliardo di bit? I computer sono sempre più veloci, e sempre più velocemente possono ottenere cifrature vere su dati falsi, e decriptare i dati. E' una banalità, è solo questione di tempo-macchina. Per inciso, non esiste il sistema di cifratura perfetto, come non esiste la serratura che non sia violabile, come non esiste l'antifurto sicuro. Fatevene una ragione. Enzo Viscuso
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Condivido che "con una buona storia da raccontare per la privacy" e magari "una Greta della privacy" farei molta meno fatica e mi sentirei molto meno stupido ad oppormi all'apertura di fatto coatta di account Google per bimbetti di tre anni nella scuola dell'infanzia. Grazie Carlo per aver stimolato importanti riflessioni! A. ________________________________ Da: nexa <nexa-bounces@server-nexa.polito.it> per conto di Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> Inviato: venerdì 5 novembre 2021, 6:52 PM A: Enrico Nardelli Cc: Nexa Oggetto: Re: [nexa] Privacy e cambiamenti climatici | Il Post Ciao Enrico, Carlo ed a tutti coloro che hanno partecipato a questo interessantissimo scambio. On Fri, 5 Nov 2021 14:48:50 +0100 Enrico Nardelli wrote:
La lotta per la privacy è lotta per la democrazia
Sottoscrivo. La lotta per la privacy è lotta per la democrazia cibernetica. Ed è una lotta contro inediti totalitarismi cibernetici. Ho alcune domande, che spero di riuscire a formulare in modo chiaro. Nella Storia antica e recente [1] l'evoluzione delle dinamiche organizzative nelle società umane sono sempre state rese possibili dall'innovazione tecnologica. A sua volta, l'innovazione tecnologica dipende probabilisticamente dalle conoscenze disponibili in un dato momento storico, nonché dalla capacità dell'umanità di elaborarle, sia intesa come potenza cognitiva collettiva (analoga, se volete alla potenza di "calcolo" di una griglia di computer) sia alle risorse effettivamente disponibili da dedicare a tale elaborazione[2]. L'automatizzazione della stampa ha reso possibile la democrazia perché ha decentralizzato non solo l'accesso alla conoscenza, ma la sua produzione. La democrazia però non è venuta da sola: in Italia, ad esempio, è stata necessaria una guerra civile per instaurarla e di fatto è sempre stata drammaticamente fragile, per poi essere trasformata in una farsa da 20 anni di governo P2ista. La democrazia non è dunque molto diversa dalla protezione del clima, rispetto alle considerazioni che faceva Enrico: si diffonde laddove conviene a chi detiene il potere e si sfalda laddove quel potere si scollega dalle procedure democratiche. Ma l'entità del potere dipende dalla complessità dell'organizzazione governata, complessità che dipende direttamente dalla tecnologia disponibile. [3] Con il processore general purpose e la rete internet, l'informatica ha prodotto un nuovo notevolissimo aumento di complessità, che abilita nuove ed inedite dinamiche societarie, persino su scala planetaria. La società cibernetica non è più la società del 900. Di conseguenza è probabile che la democrazia (intesa in senso novecentesco) sia destinata a lasciare il passo a nuove forme di organizzazione. QUALI forme, non è (spero) ancora del tutto determinato. (o almeno assumiamo, per piacere di ragionamento, che non lo sia) Ora in una società cibernetica, la comunicazione dovrebbe rendere gli individui più liberi, decentralizzando infintamente la possibilità di accesso alla conoscenza ed alla produzione di conoscenza. E di questo siamo più o meno consapevoli tutti: l'accesso ai dati che esprimiamo (contenuti e software) è finalmente distribuito ed i vecchi gatekeeper faticano a continuare ad estorcere potere e ricchezza alla società attraverso istituti sorpassati come il copyright o i paywall. Invece dei dati personali, i dati che emettiamo, non abbiamo alcuna consapevolezza, sebbene costituiscano la stragrande maggioranza dei dati inviati dagli automatismi che ci circondano. Le nuove forme di governo della società cibernetica saranno determinate dal controllo dei dati personali. Se tale controllo fosse centralizzato, nelle mani di pochi, avremo una oligarchia (e plutarchia) cibernetica con un potere che non ha precedenti nella storia, semplicemente perché INVISIBILE. Per decentralizzarlo, perché ognuno controlli DAVVERO i propri dati è necessaria consapevolezza e cultura informatica che in questo momento mancano drammaticamente [4]. Ecco dunque le mie domande: quali condizioni hanno reso appettibili in passato gli sconvolgimenti sociali che hanno portato alla democrazia? E' possibile ricrearli in un contesto cibernetico secondo voi? In astratto, se non ci interessasse del futuro dei nostri figli, potremmo rifugiarci in Platone ed aspettare che l'oligarchia cibernetica sfoci in una violenta tirannide e successivamente in una democrazia. Tuttavia l'informatica non è come le rivoluzioni precedenti: chi controlla i dati personali di una persona/popolazione E media la sua percezione della realtà, può manipolarla in modo invisibile. E' una leadership senza leader visibili. Una tirannide senza un tiranno da abbattere. Una volta instaurata, temo che durerebbe per secoli. NON è qualcosa di comparabile con ciò che ci ha preceduto perché incomparabile è l'innovazione informatica che la abilita. Per questo è necessario (se ancora possibile) evitare che si installi. Giacomo [1] oserei anche dire nella preistoria, se è vero che distinguiamo l'età della pietra da quella del bronzo e del ferro. [2] ogni mente umana può partecipare alla elaborazione della nostra cultura collettiva come un core di un processore può partecipare alla esecuzione di un software, ma vi sono poi fattori e colli di bottiglia nell'accesso alle altre risorse, esattamente come una mente umana non può occuparsi della fusione fredda o della lotta alla criminalità se non ha da mangiare. [3] Cesare aveva meno potere di Biden, semplicemente perché la complessità organizzativa della Roma antica era infinitamente inferiore a quella degli Stati Uniti (e colonie), tant'è che una la descriviamo nei libri di storia, l'altra no. [4] Tant'è che anche nell'articolo di Carlo troviamo "Digitate su Google" _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it> writes: [...]
La difesa del clima
che nella narrativa corrente mi pare identificata con "evitare la fine del mondo"
è guidata dalle classi sociali dominanti per motivi di convenienza politica ed economica
fa male sentirselo dire ma è terapeutico, o almeno /dovrebbe/ --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Il tema della fine del mondo è apparso più volte nella storia della cristianità e in ogni tempo sono comparsi profeti che annunciavano come prossimo l’ultimo giorno. È singolare che oggi questa funzione escatologica, che la chiesa ha lasciato cadere, sia stata assunta dagli scienziati, che si presentano sempre più spesso come profeti, che predicono e descrivono con assoluta certezza le catastrofi climatiche che porteranno alla fine della vita sulla terra. [...] Come ogni religione, anche la religione della scienza non poteva mancare di un’escatologia, cioè di un dispositivo che, mantenendo i fedeli nella paura, rafforza la loro fede e, insieme, assicura il dominio della classe sacerdotale. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- (da https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-sulla-fine-del-mondo) [...]
Dopo di che, dobbiamo continuare ad operare su entrambi i temi, coltivando il dibattito basato su argomentazioni razionali, più che un terrorismo mediatico a base di previsioni millenaristiche...
sì anche perché non è affatto il caso di paventare la "fine del mondo" - /storicamente/ parlando non dovrebbe funzionare più - per sensibilizzare "il mondo" sugli effetti del cambiamento climatico [1] analogamente non /dovrebbe/ essere necessario paventare l'avvento di "The Matrix" o "GATTACA" per sensibilizzare "il mondo" sugli effetti della devastazione dei dati personali... ma anche io talvolta lo faccio per prendere in prestito una narrazione, probabilmente sbaglio... vedo troppi film :-D in ogni caso, sia per il "cambiamento climatico" che per la "mancanza di protezione dei dati personali" i problema non è stabilire che /esistono/ e narrarlo al mondo: ormai sono palesi; semmai da cosa dipendono e di /conseguenza/ decidere cosa è più efficace fare per contrastarne gli effetti negativi la bella notizia è che nel caso dei dati personali la questione è MOLTO più semplice: chi controlla il software controlla i dati personali. [...] saluti, 380° [1] e ancora meno ci aiuta a comprenderne le cause -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
participants (11)
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380° -
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Carlo Blengino -
Enrico Nardelli -
Giacomo Tesio -
Massimo Durante -
Nexa Media -
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Roberto Resoli -
TEV S.r.L. -
Vetro' Antonio