Re: [nexa] alfabetizzazione digitale, alfabetizzazione digitale, alfabetizzazione digitale [was: Google lancia "feature" che garantiscono "controlli sovrani"... ]
Sono un ignorante, accetto consigli e ringrazio. Il giorno ven 6 mag 2022 alle ore 16:40 <nexa-request@server-nexa.polito.it> ha scritto:
From: 380° <g380@biscuolo.net> To: alessandro marzocchi <alemarzoc@gmail.com>, nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] alfabetizzazione digitale, alfabetizzazione digitale, alfabetizzazione digitale [was: Google lancia "feature" che garantiscono "controlli sovrani"... ] (380°) Message-ID: <87r156bxie.fsf@xelera.eu> Content-Type: text/plain; charset="utf-8" Buongiorno Duccio, alessandro marzocchi <alemarzoc@gmail.com> writes:
Alfabetizzazione digitale: non vedo altra strada ... sbaglio? secondo me no, non sbagli affatto, però cos'è esattamente "alfabetizzazione digitale"? [1] la questione non è "alfabetizzasione digitale" sì o no: nessuno ti dirà /mai/ in faccia "no", non credi? dalla ECDL in poi è tutto un florilegio a destra e a manca di iniziative, dibattiti, convegni, libri, video, audio, rappresentazioni teatrali per promuovere l'alfabetizzazione digitale, per utenti dai 5 ai 99 anni la questione è una e una soltanto (come sempre): non se, ma /come/
Cosa intendo per "alfabetizzazione"? Da ignorante pensavo a quella alfabetizzazione con la quale mi è stato insegnato a leggere e scrivere, cose di 75 anni fa :-), quindi pensavo a un processo scolastico, nella scuola ed a partire dal primo giorno. Al primo giorno di scuola forse molti bambini già "padroneggiano" lo smartphone, dubito che lo "padroneggino" temo che ne siano già schiavi. Aggiungo, sono così ignorante da non avere ancora trovato un insegnante a livello della mia ignoranza, tutti danno per scontato che sappia più cose di quelle che so, se Giovanni è disponibile .... aspirante allievo 80°, con la testa ragionicchio ancora, con la "digitazione" sono un disastro. ***** ***** ***** ***** ***** ***** ***** *****
Message: 5 Date: Fri, 6 May 2022 16:40:23 +0200 From: Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> To: 380° <g380@biscuolo.net> Cc: alessandro marzocchi <alemarzoc@gmail.com>, nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] alfabetizzazione digitale, alfabetizzazione digitale, alfabetizzazione digitale [was: Google lancia "feature" che garantiscono "controlli sovrani"... ] (380°) Message-ID: <20220506164023.00004960@tesio.it> Content-Type: text/plain; charset=ISO-8859-1 Ciao Alessandro, Giovanni e Nexa
E' un problema mal posto.
L'informatica non ha nulla a che fare con le dita (digitus) o con le cifre (digit). Bit e byte non sono numeri ma dati, rappresentazioni di informazioni, cui l'uomo attribuisce di volta in volta un significato. Un bit non significa 0 o 1 più di quanto non significhi bianco o rosso, notte o giorno, nord o sud, 'A' o 'f', 1 o 0 etc... L'informazione è sempre e solo nella mente di chi interpreta. O programma. Se smettessimo di parlare di "alfabetizzazione digitale" ed iniziassimo a parlare di "educazione cibernetica" e "cultura informatica", forse certi fraintendimenti verrebbero meno. [1] Insegnare ad usare un foglio di calcolo non è "educazione cibernetica". Insegnare a debuggarlo, sì. Giacomo [1] vi rimando a questa bella lezione sul tema di Maria Chiara Pievatolo
https://bbb-proxy.meet.garr.it/playback/presentation/2.3/c0bc65fcc353ddee992...
Penso, spero di capire ed anche di avere chiarito qualcosa, poco sopra. Per me alfabetizzazione digitale - nella scuola - è un percorso di un quindicina d'anni, prima s' insegnerà ad usare un foglio di calcolo, poi si insegnerà a debuggarlo. (Agli ignoranti come me, si partirà con insegnare come accendere un attrezzo e si andrà avanti passo passo). Il primissimo insegnamento sarà quello di chiarire che lo scatolotto ha una sua "anima / cervello / mente": il programma, il sistema operativo eccetera. Digitale è proprio il dito, credo sia importante capire perchè il dito sul tavolo produce effetti diversi da quelli del dito sul tasto del pianoforte e dal dito su una tastiera "digitale", l'azione meccanica è esattamente la stessa. Con cibernetico siamo già un passo oltre ed è, per me, meraviglioso capire l'etimologia della parola, la sua origine greca, il suo legame con la navigazione, l'artefatto che l'uomo cerca di dirigere verso una meta ... Oggi voi criticate l'eterodirezione di questo gigantesco artefatto collettivo, siete tecnici di gran livello e persone preoccupate, forse sbaglio ma c'è solo l'educazione che può risolvere le vostre preoccupoazioni, compresnibilissime e che vi rendono onore. Educare [e-ducere, (aiutare) a tirar fuori] meglio che insegnare (in-segnare, imprimere un segno). Ma va bene anche insegnare, ed ovviamente va bene educazione cibernetica al posto di alfabetizzazione digitale: proponiamola, troviamo una prima elementare (primaria o quel che è) e mettiamo a disposizione quel che serve ad un paio di dozzine di bambini. Grazie ancora e buona serata. Duccio (Alessandro Marzocchi)
Ciao Duccio, anche io sono profondamente ignorante, ma in fondo è un bene: l'ignoranza è la precondizione della curiosità.
forse sbaglio ma c'è solo l'educazione che può risolvere le vostre preoccupoazioni
Sono pienamente d'accordo: educare è molto di più che insegnare. Ma insegnare è uno strumento importante per educare. E solo l'educazione, scolastica e non, può prevenire l'alienazione cibernetica [1] che caratterizza le generazioni attuali.
Per me alfabetizzazione digitale - nella scuola - è un percorso di un quindicina d'anni, prima s' insegnerà ad usare un foglio di calcolo, poi si insegnerà a debuggarlo.
No. Se ti insegno a programmare un foglio di calcolo (e dunque a debuggarlo), imparerai rapidamente ad usarlo da te. Se però ti insegno a usare un foglio di calcolo crederai di non avere bisogno di imparare a programmarlo (e debuggarlo). Nel primo caso ti rendo un cittadino cibernetico capace di partecipare effettivamente "all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese" [2] cibernetico in cui vivi. Nel secondo ti rendo meno di un suddito: ti trasformo in un ingranaggio di un sistema cibernetico che non comprendi e da cui sei inevitabilmente controllato.
Ma va bene anche insegnare, ed ovviamente va bene educazione cibernetica al posto di alfabetizzazione digitale: proponiamola, troviamo una prima elementare (primaria o quel che è) e mettiamo a disposizione quel che serve ad un paio di dozzine di bambini.
Una prima sarebbe una sfida interessante. Ma onestamente penso sia davvero troppo presto. L'informatica è una disciplina umanistica. Per spiegarla ho bisogno che i bambini sappiano leggere. In quarta però, con 2 ore la settimana, si potrebbero fare GRANDI cose.
si partirà con insegnare come accendere un attrezzo e si andrà avanti passo passo
Sì per usare molti automatismi bisogna prima avviarli e già questo richiede discrete capacità critiche e consapevolezza. Non pensare che tutti i programmatori abbiano questa consapevolezza. Molti non hanno idea di quanti automatismi avviano quando accendono un computer o uno smartphone. O sanno scegliere se avviarli. Talvolta persino se realizzarli: ho visto molte volte programmatori esperti spendere un giorno ad automatizzare attività che potevano svolgere manualmente in un ora.
Il primissimo insegnamento sarà quello di chiarire che lo scatolotto ha una sua "anima / cervello / mente"
No, il primissimo insegnamento sarà che l'automatismo NON ha una sua anima/cervello/mente e che effettua esattamente le operazioni per cui è progettato, niente di più, niente di meno. Si può partire con un orologio o una bussola. In una quinta elementare, anni fa, partii con una macchinina a molla trovata in un uovo di Pasqua delle mie figlie.
Digitale è proprio il dito, credo sia importante capire perchè il dito sul tavolo produce effetti diversi da quelli del dito sul tasto del pianoforte e dal dito su una tastiera "digitale", l'azione meccanica è esattamente la stessa.
In TUTTE le mie lezioni di informatica (anche a quella per la 5a elementare) iniziano con queste parole di Dijkstra:
Computer Science is no more about computers than Astronomy is about telescopes.
Il dito indica la Luna. Parlare di digitale significa letteralmente fermarsi al dito, mantenere l'automatismo in quell'aurea di matematica misticità che impedisce l'approccio più irriverente: smontarlo per capire come funziona. I dati NON sono numeri. POSSONO essere trattati come tali (ad esempio per cifrarli). Ma possono anche essere trattati come colori, o posizioni geografiche, o lettere, o suoni, o immagini, o temperature etc.. etc... Il pianoforte (come l'escavatore) non è un automatismo: trasforma la forza applicata dal dito in suono, esprime la volontà del pianista ma solo fintanto che il pianista lo suona. Il software invece continua ad esprimere la volontà del programmatore decenni dopo che questo ha finito di scriverlo. Tuttavia mentre si può spiegare ad un bambino in prima elementare che può scegliere avviare o meno un automatismo e fargli esercitare questa libertà, potrebbe essere più difficile trasmettergli questa consapevolezza più profonda della differenza fra segno e significato. (sebbene la fatica dell'imparare a scrivere possa essere utile a tal riguardo, ma non ho idea se possa generare confusione nel bimbo). A quanto posso osservare, questi discorsi si possono iniziare in una quarta elementare, quando ormai la lettura e la scrittura sono un po' più acquisite.
Al primo giorno di scuola forse molti bambini già "padroneggiano" lo smartphone, dubito che lo "padroneggino" temo che ne siano già schiavi.
Come i genitori. Ma la cosa bella dell'informatica e che NON SERVONO COMPUTER per insegnarla. Alle elementari i computer sono dannosi. Alle medie anche (ma potrebbero esserlo meno). Alle superiori però si dovrebbe imparare a programmare. Tutte le superiori. E non con blocchetti, ma in C, Oberon e Lisp. Scrivendo, ragionando... imparando a modificare il funzionamento degli automatismi che ci circondano per adattarli al proprio volere invece che adattarsi al volere altrui.
aspirante allievo 80°, con la testa ragionicchio ancora, con la "digitazione" sono un disastro.
Ti suggerisco due letture introduttive che potrebbero interessarti - https://ima.circex.org/ - https://archive.org/details/cittadinanza-digitale-tecnocivismo-libro A presto! Giacomo [1] per alienazione cibernetica intendo la riduzione dell'autonomia umana ad automatismo, a ben guardare un fenomeno antico cui l'informatica ha fornito nuovi metodi. Se ti può interessare ne parlo un po' più estesamente qui: http://www.tesio.it/2022/04/22/Fondamenti_di_CyberSecurity.html [2] https://senato.it/istituzione/la-costituzione/principi-fondamentali/articolo...
... aspirante allievo 80°, con la testa ragionicchio ancora, con la "digitazione" sono un disastro. E ti sembra poco? Sai quanti ce ne sono in giro che "digitano" alla velocità della luce e ragionano a quella di un bradipo ;) Farò un discorso un po' strano ma che spero ti porti a capire un po' meglio questo mondo fatto di on/off. Userò due esempi che conosci molto bene. Primo, l'automobile. Fino a poco più di cento anni fa le auto venivano avviate per mezzo di una manovella azionata a mano. Quando Charles Franklin Kettering inventò il motore di avviamente elettrico, ai pochi possessori delle auto dell'epoca fu chiaro che ad avviare il motore a combustione fosse "qualcosa che facesse girare qualcos'altro", perché quell'atto l'avevano ripetuto, a mano, migliaia di volte. Secondo, la penna a sfera. Una ottantina di anni fa László József Bíró osservando dei bambini che giocavano a biglie si accorse che le sfere, dopo essere passate in una pozzanghera, lasciavano per terra una traccia uniforme e da lì l'idea di inserira una piccola sfera dentro una penne contenente inchiostro. Fino ad allora per scrivere bisognava aggiungere con un contagocce l'inchiostro nelle penne stilografiche (e già questo era stato un enorme passa avanti rispetto a penne d'oca, calamo e calamaio). Molti della lista sono un po' come quelli che giravano la manovella o si sporcavano le mani di inchiostro. Erano lì quando, ad un certo punto, un ammasso di pezzettini di silicio ha cominciato ad accendere puntini in uno schermo. Per loro, per noi, l'informatica, la cibernetica, la digitalizzazione, la computerizzazione, l'automazione, la robotica, qualunque termine si utilizzi, sappiamo da dove è partita, il percorso che ha fatto, dove si trova adesso e, probabilmente, dove andrà (almeno nell'immediato futuro). Ma così come a nessuno viene in mente oggi di conoscere come funzionava la manovella per avviare le automobili, oggi, a pochi interessa il "percorso" del puntino a fosfori verdi che è diventato un ologramma, un avatar. Alfabetizzazione, partire dall'alfabeto, nel digitale, temo non si possa più fare. Troppa strada è stata percorsa. E' come se ci avessi chiesto, voglio imparare tutte le lingue del mondo. Ne puoi scegliere una, due, per le altre bisogna affidarsi ai traduttori. Fai domande, anche banali. Non diamo nulla per scontato, ognuno di noi è "ignorante" in tante delle nuove "lingue" dell'informatica moderna. Antonio
Ciao Antonio, che bello per una volta non essere affatto d'accordo con te! :-) On May 6, 2022 7:58:14 PM UTC, Antonio Iacono wrote:
Alfabetizzazione, partire dall'alfabeto, nel digitale, temo non si possa più fare. Troppa strada è stata percorsa.
Al contrario: non ne è stata percorsa abbastanza! L'informatica è ancora ai geroglifici. Per questo è uno strumento di potere: perché è troppo primitiva. Ci manca un alfabeto che la renda democratica. Bisogna crearlo. E poi bisognerà riscrivere tutto, perché diventi comprensibile a tutti. Ma per crearlo, anzitutto, bisogna credere che sia possibile. Giacomo
participants (3)
-
alessandro marzocchi -
Antonio Iacono -
Giacomo Tesio