Penso, spero di capire ed anche di avere chiarito qualcosa, poco sopra.
Per me alfabetizzazione digitale - nella scuola - è un percorso di un quindicina d'anni, prima s' insegnerà ad usare un foglio di calcolo, poi si insegnerà a debuggarlo. (Agli ignoranti come me, si partirà con insegnare come accendere un attrezzo e si andrà avanti passo passo).
Il primissimo insegnamento sarà quello di chiarire che lo scatolotto ha una sua "anima / cervello / mente": il programma, il sistema operativo eccetera.
Digitale è proprio il dito, credo sia importante capire perchè il dito sul tavolo produce effetti diversi da quelli del dito sul tasto del pianoforte e dal dito su una tastiera "digitale", l'azione meccanica è esattamente la stessa.
Con cibernetico siamo già un passo oltre ed è, per me, meraviglioso capire l'etimologia della parola, la sua origine greca, il suo legame con la navigazione, l'artefatto che l'uomo cerca di dirigere verso una meta ...
Oggi voi criticate l'eterodirezione di questo gigantesco artefatto collettivo, siete tecnici di gran livello e persone preoccupate, forse sbaglio ma c'è solo l'educazione che può risolvere le vostre preoccupoazioni, compresnibilissime e che vi rendono onore.
Educare [e-ducere, (aiutare) a tirar fuori] meglio che insegnare (in-segnare, imprimere un segno).
Ma va bene anche insegnare, ed ovviamente va bene educazione cibernetica al posto di alfabetizzazione digitale: proponiamola, troviamo una prima elementare (primaria o quel che è) e mettiamo a disposizione quel che serve ad un paio di dozzine di bambini.
Grazie ancora e buona serata.
Duccio (Alessandro Marzocchi)