Cari tutti, Mi permetto di segnalare che la revisione della Direttiva sul riutilizzo dei dati pubblici è stata approvata lo scorso 6 giugno 2019. Non appena verrà attribuito un numero al nuovo testo, potremo quindi leggere le nuove regole in materia di riutilizzo di dati pubblici e Open Data. Se ho ben capito, tra le novità vi sono (anche): 1. Il rafforzamento del principio di gratuità (e cioè il riuso potrà avvenire a costo zero e non più marginale, come invece indicava la revisione del 2013); 2. Il rafforzamento delle licenze aperte (e cioè non si potrà condizionare il riuso dei dati, salvo in caso di necessità); 3. L'estensione dell'ambito di applicazione della direttiva alle imprese di servizio pubblico (ad alcune condizioni) Vi è poi il tema dei dati della ricerca finanziata con fondi pubblici, che va coordinato con la Comunicazione CE "Towards better access to scientific information: Boosting the benefits of public investments in research" del 2012; e con una Raccomandazione CE del 2012 e rivista nel 2018, sull'accesso, preservazione dell'informazione scientifica. Un caro saluto, Cristiana
Grazie mille Cristiana per la preziosa segnalazione ecco primo articolo di commento: https://www.filodiritto.com/il-mercato-degli-open-data-nella-nuova-direttiva... Un caro saluto Mauro Il giorno ven 21 giu 2019 alle ore 00:32 Cristiana Sappa via nexa < nexa@server-nexa.polito.it> ha scritto:
Cari tutti,
Mi permetto di segnalare che la revisione della Direttiva sul riutilizzo dei dati pubblici è stata approvata lo scorso 6 giugno 2019.
Non appena verrà attribuito un numero al nuovo testo, potremo quindi leggere le nuove regole in materia di riutilizzo di dati pubblici e Open Data.
Se ho ben capito, tra le novità vi sono (anche):
1. Il rafforzamento del principio di gratuità (e cioè il riuso potrà avvenire a costo zero e non più marginale, come invece indicava la revisione del 2013); 2. Il rafforzamento delle licenze aperte (e cioè non si potrà condizionare il riuso dei dati, salvo in caso di necessità); 3. L'estensione dell'ambito di applicazione della direttiva alle imprese di servizio pubblico (ad alcune condizioni)
Vi è poi il tema dei dati della ricerca finanziata con fondi pubblici, che va coordinato con la Comunicazione CE "Towards better access to scientific information: Boosting the benefits of public investments in research" del 2012; e con una Raccomandazione CE del 2012 e rivista nel 2018, sull'accesso, preservazione dell'informazione scientifica.
Un caro saluto,
Cristiana
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Cari Tutti, un grazie Cristiana per la segnalazione, qui trovate il comunicato stampa del Consiglio: https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2019/06/06/eu-stimul... Il comunicato riporta il testo della direttiva prossimo alla pubblicazione ufficiale: http://data.consilium.europa.eu/doc/document/PE-28-2019-INIT/en/pdf http://data.consilium.europa.eu/doc/document/PE-28-2019-INIT/it/pdf Come da articolo condiviso da Mauro, sarà interessante tenere d'occhio i dataset di elevato valore (artt. 13-14) elencati nell'Allegato I (vedi anche il considerando n. 66) e che potranno essere modificati o integrati dalla Commissione con atto delegato. Tali dataset dovranno essere: distribuiti gratuitamente (salvo eccezioni); machine readable; forniti mediante API e forniti mediante download in blocco (se del caso). Il considerando 66 menziona dati come codici di avviamento postale, carte nazionali e locali (chissà se i dati catastali vi rientrano?), registri delle imprese e identificativi di registrazione. Alcuni dei "sogni mostruosamente proibiti" che facevamo ai tempi di EVPSI e LAPSI, insomma ^^ Un caro saluto. Claudio On Fri, Jun 21, 2019 at 1:25 AM Mauro Alovisio <mauro.alovisio@gmail.com> wrote:
Grazie mille Cristiana per la preziosa segnalazione
ecco primo articolo di commento:
https://www.filodiritto.com/il-mercato-degli-open-data-nella-nuova-direttiva... Un caro saluto Mauro
Il giorno ven 21 giu 2019 alle ore 00:32 Cristiana Sappa via nexa < nexa@server-nexa.polito.it> ha scritto:
Cari tutti,
Mi permetto di segnalare che la revisione della Direttiva sul riutilizzo dei dati pubblici è stata approvata lo scorso 6 giugno 2019.
Non appena verrà attribuito un numero al nuovo testo, potremo quindi leggere le nuove regole in materia di riutilizzo di dati pubblici e Open Data.
Se ho ben capito, tra le novità vi sono (anche):
1. Il rafforzamento del principio di gratuità (e cioè il riuso potrà avvenire a costo zero e non più marginale, come invece indicava la revisione del 2013); 2. Il rafforzamento delle licenze aperte (e cioè non si potrà condizionare il riuso dei dati, salvo in caso di necessità); 3. L'estensione dell'ambito di applicazione della direttiva alle imprese di servizio pubblico (ad alcune condizioni)
Vi è poi il tema dei dati della ricerca finanziata con fondi pubblici, che va coordinato con la Comunicazione CE "Towards better access to scientific information: Boosting the benefits of public investments in research" del 2012; e con una Raccomandazione CE del 2012 e rivista nel 2018, sull'accesso, preservazione dell'informazione scientifica.
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Cristiana
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-- Claudio Artusio Fellow Centro Nexa su Internet & Società Politecnico di Torino – DAUIN
Ciao a tutti io avrei una domanda: la gratuita dei dataset prevede reciprocità? La società sostiene collettivamente dei costi per produrre questi dataset e accetta collettivamente dei rischi nel distribuirli. In cambio, chi li usa, accetta di condividere la conoscenza che estrae da essi? Questi dataset sono beni comuni che la collettività tutela ed il cui uso vincola chi li usa oppure sono abbandonati al mondo come spazzatura, senza nessuna tutela, soggetti a quella che è stata impropriamente chiamata "tragedia dei commons"? Non sono domande retoriche, lo chiedo perché non sono riuscito a trovare una risposta definitiva a questa domanda. Giacomo On 21/06/2019, Claudio Artusio <claudioartusio@gmail.com> wrote:
Cari Tutti,
un grazie Cristiana per la segnalazione, qui trovate il comunicato stampa del Consiglio: https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2019/06/06/eu-stimul...
Il comunicato riporta il testo della direttiva prossimo alla pubblicazione ufficiale: http://data.consilium.europa.eu/doc/document/PE-28-2019-INIT/en/pdf http://data.consilium.europa.eu/doc/document/PE-28-2019-INIT/it/pdf
Come da articolo condiviso da Mauro, sarà interessante tenere d'occhio i dataset di elevato valore (artt. 13-14) elencati nell'Allegato I (vedi anche il considerando n. 66) e che potranno essere modificati o integrati dalla Commissione con atto delegato.
Tali dataset dovranno essere: distribuiti gratuitamente (salvo eccezioni); machine readable; forniti mediante API e forniti mediante download in blocco (se del caso).
Il considerando 66 menziona dati come codici di avviamento postale, carte nazionali e locali (chissà se i dati catastali vi rientrano?), registri delle imprese e identificativi di registrazione. Alcuni dei "sogni mostruosamente proibiti" che facevamo ai tempi di EVPSI e LAPSI, insomma ^^
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Claudio
On Fri, Jun 21, 2019 at 1:25 AM Mauro Alovisio <mauro.alovisio@gmail.com> wrote:
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Cari tutti,
Mi permetto di segnalare che la revisione della Direttiva sul riutilizzo dei dati pubblici è stata approvata lo scorso 6 giugno 2019.
Non appena verrà attribuito un numero al nuovo testo, potremo quindi leggere le nuove regole in materia di riutilizzo di dati pubblici e Open Data.
Se ho ben capito, tra le novità vi sono (anche):
1. Il rafforzamento del principio di gratuità (e cioè il riuso potrà avvenire a costo zero e non più marginale, come invece indicava la revisione del 2013); 2. Il rafforzamento delle licenze aperte (e cioè non si potrà condizionare il riuso dei dati, salvo in caso di necessità); 3. L'estensione dell'ambito di applicazione della direttiva alle imprese di servizio pubblico (ad alcune condizioni)
Vi è poi il tema dei dati della ricerca finanziata con fondi pubblici, che va coordinato con la Comunicazione CE "Towards better access to scientific information: Boosting the benefits of public investments in research" del 2012; e con una Raccomandazione CE del 2012 e rivista nel 2018, sull'accesso, preservazione dell'informazione scientifica.
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Cristiana
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-- Claudio Artusio Fellow Centro Nexa su Internet & Società Politecnico di Torino – DAUIN
leggo al considerando 40... (40) Gli Stati membri stabiliscono i criteri per l'addebito di corrispettivi superiori ai costi marginali. Per esempio, essi dovrebbero poter stabilire tali criteri nelle normative nazionali o designare un organismo o gli organismi, diversi dall'ente pubblico in questione, competenti a stabilire detti criteri. Tale organismo dovrebbe essere organizzato in conformità dei sistemi costituzionali e giuridici degli Stati membri. Potrebbe trattarsi di un organismo esistente dotato di poteri esecutivi e di bilancio posto sotto responsabilità politica On 21/06/2019 17:15, Giacomo Tesio wrote:
Ciao a tutti
io avrei una domanda: la gratuita dei dataset prevede reciprocità?
La società sostiene collettivamente dei costi per produrre questi dataset e accetta collettivamente dei rischi nel distribuirli.
In cambio, chi li usa, accetta di condividere la conoscenza che estrae da essi?
Questi dataset sono beni comuni che la collettività tutela ed il cui uso vincola chi li usa oppure sono abbandonati al mondo come spazzatura, senza nessuna tutela, soggetti a quella che è stata impropriamente chiamata "tragedia dei commons"?
Non sono domande retoriche, lo chiedo perché non sono riuscito a trovare una risposta definitiva a questa domanda.
Giacomo
On 21/06/2019, Claudio Artusio <claudioartusio@gmail.com> wrote:
Cari Tutti,
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Come da articolo condiviso da Mauro, sarà interessante tenere d'occhio i dataset di elevato valore (artt. 13-14) elencati nell'Allegato I (vedi anche il considerando n. 66) e che potranno essere modificati o integrati dalla Commissione con atto delegato.
Tali dataset dovranno essere: distribuiti gratuitamente (salvo eccezioni); machine readable; forniti mediante API e forniti mediante download in blocco (se del caso).
Il considerando 66 menziona dati come codici di avviamento postale, carte nazionali e locali (chissà se i dati catastali vi rientrano?), registri delle imprese e identificativi di registrazione. Alcuni dei "sogni mostruosamente proibiti" che facevamo ai tempi di EVPSI e LAPSI, insomma ^^
Un caro saluto.
Claudio
On Fri, Jun 21, 2019 at 1:25 AM Mauro Alovisio <mauro.alovisio@gmail.com> wrote:
Grazie mille Cristiana per la preziosa segnalazione
ecco primo articolo di commento:
https://www.filodiritto.com/il-mercato-degli-open-data-nella-nuova-direttiva... Un caro saluto Mauro
Il giorno ven 21 giu 2019 alle ore 00:32 Cristiana Sappa via nexa < nexa@server-nexa.polito.it> ha scritto:
Cari tutti,
Mi permetto di segnalare che la revisione della Direttiva sul riutilizzo dei dati pubblici è stata approvata lo scorso 6 giugno 2019.
Non appena verrà attribuito un numero al nuovo testo, potremo quindi leggere le nuove regole in materia di riutilizzo di dati pubblici e Open Data.
Se ho ben capito, tra le novità vi sono (anche):
1. Il rafforzamento del principio di gratuità (e cioè il riuso potrà avvenire a costo zero e non più marginale, come invece indicava la revisione del 2013); 2. Il rafforzamento delle licenze aperte (e cioè non si potrà condizionare il riuso dei dati, salvo in caso di necessità); 3. L'estensione dell'ambito di applicazione della direttiva alle imprese di servizio pubblico (ad alcune condizioni)
Vi è poi il tema dei dati della ricerca finanziata con fondi pubblici, che va coordinato con la Comunicazione CE "Towards better access to scientific information: Boosting the benefits of public investments in research" del 2012; e con una Raccomandazione CE del 2012 e rivista nel 2018, sull'accesso, preservazione dell'informazione scientifica.
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-- reserve your meeting with me at http://cal.quintarelli.it
Sarebbe bello in teoria, ma in pratica come potrebbe essere controllato? E forse non è bello neanche in teoria, in fondo se un privato riesce a metter su un business con dati pubblici bravo lui. Sarà suo interesse fare in modo che la sorgente dei suoi dati sia tutelata dalla distruzione, ma non vedo spazio per una forzatura legislativa. On Fri, Jun 21, 2019 at 5:16 PM Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> wrote:
Ciao a tutti
io avrei una domanda: la gratuita dei dataset prevede reciprocità?
La società sostiene collettivamente dei costi per produrre questi dataset e accetta collettivamente dei rischi nel distribuirli.
In cambio, chi li usa, accetta di condividere la conoscenza che estrae da essi? --
*Ing. Davide Carboni, PhD Partita IVA 03800580924 Via Stresa 5 - 09045 - Quartu Sant'Elena (CA)Tel: +39 3293547783 Albo ingegneri - sez. A (Cagliari) n. 7236* Blog -- http://digitaldavide.me Smart Valor -- http://smartvalor.com Dagli Smart Contract alle ICO -- il Video Corso https://www.udemy.com/dagli-smart-contract-alle-ico-una-guida-completa/?coup...
On 21/06/2019, Davide Carboni <dcarboni@gmail.com> wrote:
Sarebbe bello in teoria, ma in pratica come potrebbe essere controllato?
Nello stesso modo in cui si controllano le licenze software nelle aziende. O le dichiarazioni dei redditi. ;-)
E forse non è bello neanche in teoria, in fondo se un privato riesce a metter su un business con dati pubblici bravo lui. Sarà suo interesse fare in modo che la sorgente dei suoi dati sia tutelata dalla distruzione, ma non vedo spazio per una forzatura legislativa.
Il problema non è impedire lo sfruttamento commerciale, ma la privatizzazione. Se un'azienda riesce a mettere su un business model basato sui dati pubblici va benissimo, purché i modelli che ne trae rimangano bene comune. L'esito più probabile è che i dati di queste banche dati, raccolti, organizzati e distribuiti a spese della comunità, vadano ad arricchire banche dati private. Se fossero copyleft, tali banche dati dovrebbero diventare bene comune esse stesse. In questo modo i Commons si arricchirebbero invece di impoverirsi. Perché nel momento in cui usi dati pubblici per arricchire la tua base dati privata, aumenti il valore relativo della tua base dati privata e riduci il valore relativo di quella in comune. Come si definisce l'atto di un privato che entra in un museo pubblico, sostituisce un oggetto con una copia di minor valore e aggiunge l'oggetto sottratto alla propria collezione privata? A me sembra la stessa fattispecie, solo effettuata con maggior destrezza. ;-) Giacomo
Riporto alcune questioni che ho rilevato in merito alle licenze per gli open data cercando di essere neutrale (anche se ho una idea molto chiara e pragmatica sulla scelta migliore). - la commissione europea propone di usare licenze standard internazionali [1] pro: se sono internazionali sono capite da chiunque contro: alcune amministrazioni sono restie a rincorrere le decisioni di terzi - la commissione europea consiglia di usare la CC0 o la CC-BY [1] pro: due modelli di licenza a cui fare riferimento contro: due possono creare confusione, e quale versione di licenza va scelta? e i cambi di versione cosa comportano? - CC0 pro: è quella che permette il riuso migliore in assoluto contro: il testo riporta una rinuncia "... nella più ampia misura permessa dalla legge applicabile, e senza contravvenire ad essa ...", questo porta a tutta una serie di discussioni per capire il confine di cosa è rinunciabile trovando innumerevoli scenari - CC-BY pro: standard, obbliga a citare la fonte. Piace molto ai data provider per il riconoscimento della fonte. È consigliata nelle linee guida AgID come licenza di default nella versione 4.0 contro: la gestione dell'attribuzione spesso obbliga a chiedere chiarimenti: ci sono molti casi in cui aziende contattano il data provider chiedendo se la loro libera gestione dell'attribuzione va bene arrivando anche a chiedere permessi appositi OpenStreetMap Foundaiton ha dichiarato l'incompatibilità[2] fra la CC-BY e la ODbL[3] proprio sul tema della gestione dell'attribuzione che, in OpenStreetMap, chiedendo quindi nuovamente di ottenere i permessi di importazione. Inoltre, sulla versione 4.0 si è individuato un problema sulla gestione del DRM dove in un caso non è permesso, mentre nel secondo è permesso secondo alcune regole (c'è chi ha risolto la questione attraverso l'introduzione di una CC-By plus dichiarando espliciamente che quel dataset può essere usato in osm). Un ulteriore problema della gestione dell'attribuzione avviene nella aggregazione dei dataset che porta poi alla questione della attribution stacking. Il progetto Wikidata, che rilascia i dati in CC0, "risolve" la questione dei dati importanti spostando l'attribuzione come metadato del dataset (e qui si apre anche la questione attribuzione vs citazione Aggiungo al calderone dei miei pensieri anche un riferimento alla CDLA Permisive [5] di Linux Foundation che, a determinate condizioni, è compatibile con la ODbL di OpenStreetMap [6] Anche su questa si possono fare ulteriori considerazioni. [1] http://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/bitstream/JRC115947/kjna2968... [2] https://blog.openstreetmap.org/2017/03/17/use-of-cc-by-data/ [3] https://it.okfn.org/odbl/ [4] http://cloudofdata.com/2013/05/getting-it-right-with-data-attribution/ https://blog.ldodds.com/2013/04/30/how-do-we-attribute-data/ [5] https://cdla.io/permissive-1-0/ [6] https://wiki.osmfoundation.org/wiki/CDLA_permissive_compatibility -- -- Le informazioni contenute nella presente comunicazione sono di natura privata e come tali sono da considerarsi riservate ed indirizzate esclusivamente ai destinatari indicati e per le finalità strettamente legate al relativo contenuto. Se avete ricevuto questo messaggio per errore, vi preghiamo di eliminarlo e di inviare una comunicazione all’indirizzo e-mail del mittente. -- The information transmitted is intended only for the person or entity to which it is addressed and may contain confidential and/or privileged material. If you received this in error, please contact the sender and delete the material.
La Commissione EU adotta per sé la CC-by 4.0 e solo in subordine ammette in alternativa la CC0 solo per alcuni casi specifici. E' scritto chiaramente qui, atto ufficiale: [1] http://ec.europa.eu/transparency/regdoc/rep/3/2019/EN/C-2019-1655-F1-EN-MAIN... "Article 1 Creative Commons Attribution 4.0 International Public License (CC BY 4.0) is adopted as an open licence for the Commission’s reuse policy under Article 6 of Decision 2011/833/EU. Article 2 Without prejudice to the preceding article, raw data, metadata or other documents of comparable nature may alternatively be distributed under the provisions of the Creative Commons Universal Public Domain Dedication deed (CC0 1.0)." Si veda anche questo comunicato stampa che cita solo CC-by 4.0: [2] https://ec.europa.eu/jrc/en/news/commission-makes-it-even-easier-citizens-re... "The decision to adopt Creative Commons Attribution 4.0 International<https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/> as a new standard licence is the result of a comparative study [3]<http://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/bitstream/JRC115947/kjna2968...>, published today, which found them to be the most effective option for the Commission to make these rules work even better in practice." La PSI III chiede ai singoli stati membri di adottare licenze standard, ma come è giusto che sia lascia la scelta alla sovranità nazionale. Arriverà entro la fine del mese uno scritto scientifico CIRSFID-UNIBO di 20 pagine puntute sul tema, frutto di anni di lavoro, che prenderanno in considerazione diritto d'autore, diritto pubblico, privacy, diritto della concorrenza. Solo così si può affrontare la questione che determina la governance dei dati, asset fondamentale di un paese. Saluti, -mp [1] http://ec.europa.eu/transparency/regdoc/rep/3/2019/EN/C-2019-1655-F1-EN-MAIN... [2] https://ec.europa.eu/jrc/en/news/commission-makes-it-even-easier-citizens-re... [3] http://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/bitstream/JRC115947/kjna2968... Il 25/06/2019 10:45, Maurizio Napolitano ha scritto: Riporto alcune questioni che ho rilevato in merito alle licenze per gli open data cercando di essere neutrale (anche se ho una idea molto chiara e pragmatica sulla scelta migliore). - la commissione europea propone di usare licenze standard internazionali [1] pro: se sono internazionali sono capite da chiunque contro: alcune amministrazioni sono restie a rincorrere le decisioni di terzi - la commissione europea consiglia di usare la CC0 o la CC-BY [1] pro: due modelli di licenza a cui fare riferimento contro: due possono creare confusione, e quale versione di licenza va scelta? e i cambi di versione cosa comportano? - CC0 pro: è quella che permette il riuso migliore in assoluto contro: il testo riporta una rinuncia "... nella più ampia misura permessa dalla legge applicabile, e senza contravvenire ad essa ...", questo porta a tutta una serie di discussioni per capire il confine di cosa è rinunciabile trovando innumerevoli scenari - CC-BY pro: standard, obbliga a citare la fonte. Piace molto ai data provider per il riconoscimento della fonte. È consigliata nelle linee guida AgID come licenza di default nella versione 4.0 contro: la gestione dell'attribuzione spesso obbliga a chiedere chiarimenti: ci sono molti casi in cui aziende contattano il data provider chiedendo se la loro libera gestione dell'attribuzione va bene arrivando anche a chiedere permessi appositi OpenStreetMap Foundaiton ha dichiarato l'incompatibilità[2] fra la CC-BY e la ODbL[3] proprio sul tema della gestione dell'attribuzione che, in OpenStreetMap, chiedendo quindi nuovamente di ottenere i permessi di importazione. Inoltre, sulla versione 4.0 si è individuato un problema sulla gestione del DRM dove in un caso non è permesso, mentre nel secondo è permesso secondo alcune regole (c'è chi ha risolto la questione attraverso l'introduzione di una CC-By plus dichiarando espliciamente che quel dataset può essere usato in osm). Un ulteriore problema della gestione dell'attribuzione avviene nella aggregazione dei dataset che porta poi alla questione della attribution stacking. Il progetto Wikidata, che rilascia i dati in CC0, "risolve" la questione dei dati importanti spostando l'attribuzione come metadato del dataset (e qui si apre anche la questione attribuzione vs citazione Aggiungo al calderone dei miei pensieri anche un riferimento alla CDLA Permisive [5] di Linux Foundation che, a determinate condizioni, è compatibile con la ODbL di OpenStreetMap [6] Anche su questa si possono fare ulteriori considerazioni. [1] http://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/bitstream/JRC115947/kjna2968... [2] https://blog.openstreetmap.org/2017/03/17/use-of-cc-by-data/ [3] https://it.okfn.org/odbl/ [4] http://cloudofdata.com/2013/05/getting-it-right-with-data-attribution/ https://blog.ldodds.com/2013/04/30/how-do-we-attribute-data/ [5] https://cdla.io/permissive-1-0/ [6] https://wiki.osmfoundation.org/wiki/CDLA_permissive_compatibility -- =================================== Full professor of Legal Informatics School of Law Alma Mater Studiorum Università di Bologna C.I.R.S.F.I.D. http://www.cirsfid.unibo.it/ Palazzo Dal Monte Gaudenzi - Via Galliera, 3 I - 40121 BOLOGNA (ITALY) Tel +39 051 277217 Fax +39 051 260782 E-mail monica.palmirani@unibo.it<mailto:monica.palmirani@unibo.it> ====================================
On 25/06/2019, Monica Palmirani <monica.palmirani@unibo.it> wrote:
La PSI III chiede ai singoli stati membri di adottare licenze standard, ma come è giusto che sia lascia la scelta alla sovranità nazionale.
Mai stato un problema: basta scrivere "Standard" nel titolo! :-D E dalla nascita del WHATWG è stato anche sdoganato il concetto di Living Standard, ovvero Standard che seguono le implementazioni. E se lo fanno organizzazioni private (con un impatto globale) a maggior ragione può farlo uno stato o l'Unione Europea. Dunque se nessuna delle licenze più diffuse è adatta a dati di questa natura, basta scriverne una nuova. Il punto è: sono adatte?
Arriverà entro la fine del mese uno scritto scientifico CIRSFID-UNIBO di 20 pagine puntute sul tema, frutto di anni di lavoro, che prenderanno in considerazione diritto d'autore, diritto pubblico, privacy, diritto della concorrenza.
E il diritto alla Conoscenza? Lo prenderanno in considerazione? Cultura e Conoscenza sono beni comuni collettivi: qualcuno si preoccupa di tutelarli?
Solo così si può affrontare la questione che determina la governance dei dati, asset fondamentale di un paese.
Con tutto il rispetto vi è un'enorme lacuna in questo discorso. Nessuno sta considerando l'ipotesi di un copyleft che imponga reciprocità all'uso dei dati prodotti dalla collettività e a spese della collettività. Non si tratta di impedire l'uso commerciale dei dati. Si tratta di impedire la privatizzazione della conoscenza e favorire la trasparenza per i cittadini. Qualsiasi modello di business che non comporti tale privatizzazione, sarebbe permesso. Non è già molto generoso da parte della collettività? Giacomo
In data martedì 25 giugno 2019 10:45:41 CEST, Maurizio Napolitano ha scritto:
- CC0 pro: è quella che permette il riuso migliore in assoluto mm.. In certi casi, questo è un contro. L'incompatibilità delle licenze non è un problema per gli utenti che fanno uso privato e non distribuiscono i dataset: possono usare i dati liberamente. Quindi, l'incompatibilità delle licenze favorisce modelli di business che lasciano agli utenti il controllo dei dati. IMHO, in certi casi, il fatto che "è quella che permette il riuso migliore in assoluto" è un contro per la CC0: sono molto meglio licenze copyleft (che impediscono il riuso di chi aggrega dati per fornire servizi). m.c.
On 25/06/2019, Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it> wrote:
Quindi, l'incompatibilità delle licenze favorisce modelli di business che lasciano agli utenti il controllo dei dati. IMHO, in certi casi, il fatto che "è quella che permette il riuso migliore in assoluto" è un contro per la CC0: sono molto meglio licenze copyleft (che impediscono il riuso di chi aggrega dati per fornire servizi).
Perdonami Marco se ti faccio le pulci, ma le licenze copyleft non impediscono il riuso. Lo permettono, lo hanno favorito per decenni e lo auspicano persino. Semplicemente impongono reciprocità. Anche aggregare i dati per fornire servizi resterebbe possibile. Correggimi se sbaglio, ma a quanto ne so, un copyleft che imponga reciprocità sulle opere derivate, impone la distribuzione di tali opere con lo stesso modello, massimizzando la condivisione della conoscenza, ma senza impedirne in alcun modo la produzione. Giacomo
In data martedì 25 giugno 2019 21:59:54 CEST, Giacomo Tesio ha scritto:
On 25/06/2019, Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it> wrote:
Quindi, l'incompatibilità delle licenze favorisce modelli di business che lasciano agli utenti il controllo dei dati. IMHO, in certi casi, il fatto che "è quella che permette il riuso migliore in assoluto" è un contro per la CC0: sono molto meglio licenze copyleft (che impediscono il riuso di chi aggrega dati per fornire servizi).
Perdonami Marco se ti faccio le pulci, ma le licenze copyleft non impediscono il riuso. Impediscono "il riuso di chi aggrega dati per fornire servizi". Rileggendo, mi rendo conto d'essere stato un po' criptico. Grazie dell'osservazione.
Provo a riformulare ciò che intendevo dire. Impediscono di integrare nel dataset Z il dataset X con licenza A ed il dataset Y con licenza B (se le licenze A e B sono incompatibili) per fornire un servizio che prevede la distribuzione del dataset Z. Non impediscono a un utente di integrare nel dataset Z il dataset X con licenza A ed il dataset Y con licenza B (anche se le licenze A e B sono incompatibili) se l'utente usa il dataset Z (senza distribuirlo). m.c.
Grazie Cristiana della notizia. Spero che sul tema delle licenze aperte si faccia un ragionamento serio e pragmantico visto che, nonostante si continui a parlare di licenze aperte, di fatto si sta creando un sacco di confusione quando si fa il riuso. Ho fatto riferimento in un mio blog post, invece che autocitarmi però preferisco fare presente che una licenza come la CC-BY 4.0 - che viene vista come la licenza più usata negli opendata - nei fatti non è compatibile con la ODbL usata da OpenStreetMap e, comunque, a causa della formula di citazione e restrizione al drm, diventa ancora più limitante. Sul tema invece della ricerca finanziata, oltre al solito e noioso discorso della gdpr, mi chiedo se non valga la pena imporre questo vincolo anche per quello che riguarda le valutazioni anvur. Grazie ancora my2cents -- -- Le informazioni contenute nella presente comunicazione sono di natura privata e come tali sono da considerarsi riservate ed indirizzate esclusivamente ai destinatari indicati e per le finalità strettamente legate al relativo contenuto. Se avete ricevuto questo messaggio per errore, vi preghiamo di eliminarlo e di inviare una comunicazione all’indirizzo e-mail del mittente. -- The information transmitted is intended only for the person or entity to which it is addressed and may contain confidential and/or privileged material. If you received this in error, please contact the sender and delete the material.
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