Caro Bernardo, ho letto con attenzione il Tuo pezzo su Nova, e ti confesso che mi sfugge la logica per cui sarebbero primi positivi passi per combattere il “feudalesimo della rete” la legge Spagnola che colpisce gli aggregatori di notizie o il diritto all’oblio come delineato dalla nota sentenza Google Spain. Mi pare l’opposto: l’effetto di un nuovo “diritto di citazione” sottoposto a compenso (sia esso costruito come limitazione ad una sacrosanta -e obbligatoria- libera utilizzazione o come nuovo diritto) ha come unico effetto di rafforzare le posizioni dominanti, escludendo di fatto dal mercato ogni nuovo servizio. La chiamano “Google tax” giusto per cavalcare l’onda emotiva del leviatano da colpire, ma Google sarà in Europa uno dei pochi in grado di trattare ed (eventualmente) di pagare, ottenendo per altro ex lege l’estromissione dal mercato di qualsivoglia nuovo servizio che basi il proprio business sulla circolazione dei contenuti. Quanto a quella specie di diritto all’oblio limitato ai motori di ricerca creato dalla ECJ mi è difficile capire quale vantaggio possa creare alla libera concorrenza o alla lotta ai "quasi monopolisti". La sentenza anzi mi pare prenda atto e legittimi una situazione di quasi monopolio di Google, consolidandolo. I problemi che poni sono reali e complessi, ma ho la sensazione che continuare a dipingere le imprese americane che dominano il web come profittatori, artefici di malvagie macchine da soldi ai danni dei poveri cittadini europei -da colpire nel portafogli come affermi-, sia strada che non giovi affatto ad internet. E' un approccio che traspare anche nel contributo postato da Alessandro in relazione proprio alla sentenza Google che mi pare ben rappresenti una visione politica più che giuridica (la stessa della Corte) che giudico distopica e pericolosa. Con stima Carlo In mobilità
Il giorno 14/nov/2014, alle ore 09:21, A Dicorinto <arturo.dicorinto@uniroma1.it> ha scritto:
Bell'articolo-- poni delle domande che sono retoriche solo nella formulazione, e io sono d'accordo che rischiamo un nuovo feudalesimo digitale con tanti schiavi della gleba: noi.
Il giorno 13 novembre 2014 16:26, bernardo parrella <bernardo.parrella@gmail.com> ha scritto:
....qualche mia personalissima riflessione sull'urgenza di contrapporsi alla nuova èlite digitale, ai "quasi monopolisti" di internet, al feudalesimo online....e quindi la Dichiarazione dei diritti in Internet come strumento importante (pur con tutti i difetti) in tal senso, all'interno del variegato fronte che qua e la' nel mondo continua a battersi per internet come bene pubblico :
http://bernardoparrella.nova100.ilsole24ore.com/2014/11/13/billofrights-per-...
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