Proprio perché ti conosco, Davide, mi permetto questa "correzione fraterna" rispondendo ad una (pseudo) provocazione collettiva con una personale. Condivido la preoccupazione per la democrazia, ma la riconosco comebtale e la riconduco alle sue cause, non ai suoi strumenti. Alla base della democrazia c'è l'accettazione del demos come artefice del proprio presente e futuro nonostante i propri limiti. Per questo "in una democrazia la scuola è più importante del parlamento". Dunque quando scrivi """ Come mi devo porre nei confronti di questi milioni di individui che in questi giorni stanno dando prova della loro pochezza intellettuale e culturale? E che decidono (letteralmente) il governo del mio paese? Non provo empatia nei confronti di questi umani, al massimo pena e certamente non ho fiducia nelle loro capacità decisionali. Persino una black box di un tecnoligarca farebbe di meglio. """ Stai (inconsapevolmente?) criticando la democrazia stessa, che affuda anche a quegli individui che disprezzi il diritto (e dovere) di partecipare alla vita politica del nostro Paese. Si tratta di una critica tuttaltro che originale (la ritroviamo in Platone), in quanto gli "aristocratici" di ogni epoca disprezzano il popolo che desiderano controllare. Ora ovviamente tu non sei parte dell'elité dominante. Da cui la mia battuta sull'essere diventato un aspirante vassallino. Allora perché riproponi queste argomentazione da aristocratico invece di un'analisi appena più raffinata delle informazioni di cui disponi? Inconsapevolmente diffondi un meme [1] che supporta il consolidamento del tecnofeudalesimo che pure, in altri momenti combatti. E il fatto che tu non lo ammetta a te stesso, il fatto che tu pensi "era solo una battuta" fa parte del meccamismo di controllo. Cui prodest? Di nuovo: prova a rifletterci. Forse imizierai a comprendere meglio l'efficacia dei meccanismi di controllo cui sei sottoposto e a provare un po' poù di empatia nei confronti dei milioni di persone che non hanno memmeno un amico informatico disposto a provare ad aprirgli gli occhi sul proprio stato cognitivo. """ Vedere la tecnologia come una manifestazione della specie umana alimenta il mito umanista e capitalista dell'uomo-ingegnere che domina e possiede la natura. Questa visione riduce il pianeta e le altre specie a semplici risorse da manipolare. """ Quando vedrò una scimmia programmare autonomamente un server SMTP, potrò smettere di considerare le tecnologie di cui parliamo come specifiche della nostra specie. """ Non esiste un uomo "puro" PRIMA della tecnica. Siamo da sempre un ibrido intrinseco di biologia e protesi tecnologiche. """ Concordo che le tecnologie disponibili in un dato momento hanno effetti evolutivi sia sull'uomo che sul resto della natura (incusa l'estinzione di molte specie). Ciò non le rende meno espressione dell'uomo. Di nuovo però stai proponendo argomenti che supportano gli interessi di tecnologarchi, che non vedono l'ora di veder appioppare diritti e doveri a macchine (virtuali o meno) che solo loro controllano. Infatti scrivi """ I confini non esistono. Separare l'artificiale dal naturale serve a deresponsabilizzarci. """ La confusione non aiuta a comprendere la realtà, lasciandone il controllo a chi la comprende. E confondere artificiale e naturale serve SOLO a deresponnsabilizzare chi controlla l'artificiale. E non siamo io e te a controllarlo. Dunque è nostro massimo interesse avere chiara in mente questa distinzione. L'alternativa (che inconsapevolmente stai supportando, choediti a beneficio di chi) è adattarsi alle tecnologie che altri controllano come se fossero innevitabili fenomeni naturali. Milioni di anni di evoluzione ci spingono ad adattarci ai fenomeni naturali. Se confondi naturale e artificiale, finirai (dovrei usare un altro tempo?) per accettare le tecnologie di dominio di cui sei circondato come inevitabili. E magari comode. Troppo comode, per non usarle. Di nuovo, cui prodest? """ Se invece cominciamo a pensare che la tecnologia è parte integrante del nostro ecosistema, potremmo parlare di etica in un modo nuovo, sistemico, ecologico e relazionale, """ L'etica, ahimé, in questo periodo storico è uno specchietto per le allodole. Serve solo a indorare pillole velenose. Dobbiamo ragionare in termini politici (meglio, cibernetici). """ dove la responsabilità è condivisa tra umani, non-umani e macchine. Non la responsabilità di un singolo pezzo, ma della rete tutta. """ Di nuovo fai confusione. Solo gli esseri umani possono essere responsabili di qualcosa. Anzitutto, banalmente, perché sono gli unici dotati di linguaggio e dunque gli unico a poter rispondere (responsum abilem) di una scelta. Poi, meno banalmente, perché sono gli unici che abbia senso punire: non ha senso incarcerare l'auto che ha ucciso Elaine Herzbetg, bisognava inveve arrestare per omicidio il consiglio d'ammistrazione di Uber. Perché cose e animali non dispongono di coscienza e libertà.
dimostri una piena adesione al pensiero umanista.
Sono un informatico. ;-) Gran parte delle tecnologie di cui parliamo funziona su modelli concettuali che affondano le proprie radici nelle innovazioni di quel periodo. D'altro canto, anche la rivoluzione francese sarebbe stata impensabile senza Umanesimo e Rinascimento. Ed è per questo che tu non ci _DEVI_ pensare. """ La presenza di questi miliardari è un problema gigantesco. Penso sia difficilissimo da rimuovere. Non riesco a pensare a come progettare una rivoluzione che li mandi alla ghigliottina. """ Perché non "riesci a pensare"? Perché non devi. Devi restare confuso e predabile. Altrimenti coglieresti i segnali positivi (pensa a Luigi Mangione). """ Ma se qualcuno ci riesce ed ha un piano credibile, sarò in prima linea al suo fianco. """ Non ricordo di alcuna rivoluzione pianificata a tavolino e con "un piano credibile". Le rivoluzioni sono come le valange: bisogna pazientemente creare le condizioni storiche e culturali perché un sassolino irrilevante finisca per distruggere tutto. Giacomo [1] https://en.wikipedia.org/wiki/Meme