Buongiorno a tutti, intervengo in questo dibattito particolarmente interessante per dire che, a mio avviso, il rischio è di perdere l'approccio educativo che - al di là delle convinzioni di ciascuno - è inevitabile rispetto all'odio online, stante la vastità della Rete e la transnazionalità delle norme di riferimento. Vi allego la quarta di copertina del testo in cui, da questo punto di vista, ho provato a fare il punto. A presto Stefano Pasta Università Cattolica di Milano Il giorno ven 15 mag 2020 alle ore 10:25 Giovanni Biscuolo < giovanni@biscuolo.net> ha scritto:
Buongiorno Anna,
grazie mille della segnalazione e grazie a Guido Scorza per l'articolo!
Un pensiero di profonda solidarietà va a tutti il lavoratori impiegati dalle "piattaforme" nelle attività di censura dei contenuti, i c.d. "human moderators": è fuori di dubbio che questa legge peggiorerà sensibilmente le loro condizioni di lavoro.
Domande secca: esiste un «un caso di scuola della MIGLIORE risposta possibile» al fenomeno dei «contenuti di odio su Internet» (c.d. "hate speech")?
Seguono un paio di miei commenti, per quel che contano... :-)
Masera Anna <Anna.MASERA@lastampa.it> writes:
https://www.lemonde.fr/pixels/article/2020/05/13/la-loi-contre-la-haine-sur-...
https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/05/14/odio-online-per-contrastarlo-la-...
[...]
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La legge è – perché se ci si gira attorno si rischia di non far passare il messaggio – un caso di scuola della peggiore risposta possibile a un fenomeno pure evidentemente reale e sotto gli occhi di tutti. [...]
In una legge non si può confondere ciò che è reato da ciò che è maleducazione, degenerazione culturale o anche violenza gratuita. [...]
[...] una legge straordinariamente articolata e complessa che merita di essere letta e riletta, analizzata e vivisezionata come si fa con un virus nel tentativo di trovarne il vaccino ed evitare che si diffonda [...]
È la strada sbagliata, una strada da non percorrere, una strada che legittima il principio secondo il quale il fine giustifica i mezzi e tradisce, in una manciata di parole, alcuni dei principi di diritto fondamentali sui quali le nostre democrazie sono costruite.
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Quindi da una parte abbiamo «the Folly of Self-Regulation» [1] con il carico di relativo ethics-washing e dall'altra abbiamo una legge «caso di scuola della peggiore risposta possibile» e una pletora di casi cugini (migliori?): come se ne esce?
Ho la vaga impressione che la voglia di censura "embedded" nei governi si stia fondendo perfettamente con la voglia di profilazione "embedded" in certi gestori di contenuti (le c.d. piattaforme), il tutto condito da un carico di propaganda di tutto rispetto.
Questo, unito a quanto poco si parli invece di quali misure adottare [2] affinché nel digitale non regni l'arbitrio di pochi potenti - che con vari mezzi legali e illegali controllano i nostri dispositivi e Internet - nei confronti della moltitudine di persone senza potere, non mi fa ben sperare per il prossimo futuro.
Grazie, Giovanni
[1] http://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2020-May/017844.html
[2] ci sarebbe così tanto lavoro da fare, altro che "laqualunque 4.0" :-S
P.S.: nel frattempo chi ha qualcosa di interessante da dire dovrebbe attrezzarsi per fare a meno di altri per pubblicarlo "da soli" online... è una pratica antica ma tutt'ora valida :-)
-- Giovanni Biscuolo _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
-- Stefano Pasta stefanopasta@gmail.com - 3387336925 Ho pubblicato: S. Pasta, *Razzismi 2.0. Analisi socio-educativa dell'odio online*, <http://www.morcelliana.net/quaderni-per-l-universita/3548-razzismi-20-978882...> Morcelliana-Scholé, 2018.