Ho appena ricevuto e letto questo interessante articolo. https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/pa-e-comunicazione-socia... Lo trovo "interessante", non perché descriva l'impiego di tecnologie innovative oppure citi un approccio di comunicazione, in ambito PA, particolarmente innovatore. Di fatto, se guardato asetticamente con gli occhi di un tecnologo, l'articolo non ha _NULLA_ di interessante. Ma se guardato con gli occhi di chi frequenta questa lista, ossia di qualcuno che ha contezza dei retroscena indotti dall'uso di certe tecnologie (mi riferisco a WhatsApp), specie se in ambito P.A., allora il discorso cambia. E cambia, perché rende evidente quella distanza siderale che esiste (...ed è in via di costante ampliamento) fra: * le necessita' di coloro che stanno sul campo (come coloro che, ad Arezzo, _HANNO_BISOGNO_ e _VOGLIONO_ risolvere i problemi di comunicazione che hanno con i loro cittadini) che elaborano ed implementano soluzioni che -- DAL LORO PUNTO DI VISTA -- risolvono egregiamente il (loro) problema; * la piena consapevolezza delle conseguenze dettate dall'uso degli strumenti tecnologici, specie (e soprattutto) in ambito P.A., anche (e soprattutto) in termini di aumento di "potere" e di "dominanza" da parte delle Big-Tech. Ora la domanda è: posto che a me, lo scenario tecnologico di Arezzo mi fa venire il bruciore allo stomaco, cosa avrebbero dovuto fare? Cosa avrebbero POTUTO fare? E perché non l'hanno fatto? È questa la discussione che trovo interessante.... perché temo che emergerà --ahimé-- che il caso di Arezzo è stato, di fatto, una scelta "obbligata", e che non sia possibile fare diversamente :-( Un saluto, DV P.S.: a scanso di equivoci, lascio agli atti degli archivi della mailing-list il fatto che non ho _NULLA_, assolutamente _NULLA_, contro i funzionari di Arezzo. Il punto della mia discussione vuole andare (molto) oltre la questione, quasi "spicciola", di Arezzo.... -- Damiano Verzulli e-mail:damiano@verzulli.it --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "...I realized that free software would not generate the kind of income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able to get a well paying job as a free software developer, but not here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008 http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html