Se osserviamo la questione da un punto di vista storico, mi sembra che le cose stiano andando esattamente in questo modo. Negli ultimi 15 anni abbiamo visto i partiti e istituzioni dotarsi nel tempo di maggiori "competenze digitali", attraverso think tank, collaborazioni con le università, la cooptazione di manager, docenti, imprenditori e così via. Ovviamente oggi c'è più preoccupazione tra chi, occupandosi da sempre di digitale, ha negli anni acquisito una più completa visione politica e una consapevolezza più profonda delle trasformazioni sociali e culturali indotte dalle nuove tecnologie. Insomma, io voglio essere ottimista per il futuro. nonostante la debolezza dei "corpi intermedi"... gdmt Gianluca De Matteis Tortora Responsabile Relazioni Istituzionali Centrali e Locali Comunicazione, Relazioni Esterne, Istituzionali e Internazionali Viale Mazzini, 14 - 00195 Roma (RM) Tel: +39 0636864207 Cell: +39 3470014812 e-mail: gianluca.dematteistortora@rai.it web: www.rai.it -----Messaggio originale----- Da: nexa [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Enrico Nardelli Inviato: lunedì 11 settembre 2017 20:33 A: Stefano Zacchiroli; nexa@server-nexa.polito.it Oggetto: Re: [nexa] Roberto Di Cosmo on Proposed EU Directive Concordo con le riflessioni esposte e vi invio in allegato un paio di paginette di Morozov (Silicon Valley: signori del silicio) che sono completamente in linea con l'osservazione di Stefano. Ciao, Enrico Il 11/09/2017 14:01, Stefano Zacchiroli ha scritto:
On Mon, Sep 11, 2017 at 01:28:53PM +0200, J.C. DE MARTIN wrote:
il politico sei tu (se non di professione, di fatto e per ruolo in questi ultimi 4 anni abbondanti), ma da semplice cittadino mi sembra che vale per il digitale ciò che vale per qualsiasi altro argomento, ovvero, che senza corpi intermedi, e in particolare _s__enza partiti veri_, la democrazia non può funzionare. Volevo rispondere a Stefano più o meno sulla stessa linea, quindi quoto con piacere quanto scritto da JC.
Aggiungo una sfumatura. La "discesa in campo" degli informatici è una sorta di tappo per la falla dell'incapacità della quasi totalità dei partiti oggi in campo di capire qualcosa della complessità dei problemi eminentemente politici che l'uso massivo delle nuove tecnologie comporta. Ma non può essere la soluzione a lungo termine, perché "gli informatici" in quanto tale non sono portatori di una visione del mondo. Sono tecnici, portatori di competenze, che possono essere usate al servizio di visioni del mondo anche diametralmente opposte tra loro.
Quindi mi pare che più che l'impegno politico *diretto* da parte degli informatici, quello che ci serve nel lungo termine è che i partiti, tutti i partiti, si dotino di "think tank", di "centri di competenze", chiamateli come vi pare, capaci di supportare la loro azione legislativa quando questa tocca l'informatica. Se arriveremo lì, del fatto che ci siano informatici impegnati in prima persona in politica, francamente, mi fregherà il giusto.
Poi, certo, la disgregazione in corso dei partiti fa si che questo sia probabilmente l'ultimo dei loro problemi...
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