On 6/22/25 13:02, Antonio wrote:
Forse ho fatto male a postare quel testo di Serra, evidentemente la "fama" del personaggio ha spostato in secondo piano il contenuto del messaggio. Se lo stesso identico testo fosse stato scritto da un, altrettanto famoso, giornalista che invece di usare Windows/Mac e Office usasse software libero, probabilmente i commenti sarebbero stati diversi. Peccato che di questi giornalisti non ce ne siano :(
Perché non ci sono?
E questa era pure la mia intenzione, segnalare l'intervento di una persona, informaticamente "nella norma", alle prese con i suggerimenti > > dell'AI.
Perché la "norma" è questa? Perché un'intellettuale che scrive su un giornale nazionale (*) si accorge solo ora che la sua libertà è in mano altrui, come se questa condizione non sia parte di un sistema più ampio e preesistente? Perché questo intellettuale dà per scontato che la tecnologia sia indiscutibile e la critica, sommessamente, solo quando entra nel suo personalissimo "particulare"? Anch'io, per inciso, ho fatto il liceo classico. Sotto (**), una citazione molto influente, di cui lascio al lettore il piacere di indovinare l'autore. A presto, MCP (*) Non importa chi sia: "Michele Serra" è un segnaposto, anche se, quando lo leggevo nel secolo scorso, mi pareva un intellettuale critico. (**) "La distruzione in massa di macchinario nei distretti manifatturieri inglesi durante il primo quindicennio del secolo XIX, soprattutto in seguito allo sfruttamento del telaio a vapore, fornì, sotto il nome di movimento luddita, ai governi antigiacobini di un Sidmouth, di un Castlereagh ecc., il pretesto per le più reazionarie misure di violenza. ***Ci vogliono tempo ed esperienza, perché l’operaio impari a distinguere fra le macchine e il loro impiego capitalistico, e perciò a spostare i suoi attacchi dal mezzo di produzione materiale alla sua forma di sfruttamento sociale.***"