No, la privacy non è morta (ed ecco come salvarla) Fabio Chiusi <http://www.wired.it/author/fchiusi> Fabio Chiusi <http://www.wired.it/author/fchiusi> Giornalista <http://www.wired.it/author/fchiusi> febbraio 11, 2014 La privacy è finita, morta. Lo abbiamo letto ovunque. lo ha sostenuto più o meno velatamente Mark Zuckerberg, il sovrano di 1,2 miliardi di vite digitali, per anni (ora dice <http://www.businessweek.com/articles/2014-01-30/facebook-turns-10-the-mark-z...> che le nuove app di Facebook consentiranno l'anonimato). Il Datagate, nell'ultimo anno, non ha fatto che confermarlo. Tutto torna: ogni cosa è connessa, pubblica. Ed è destinata a rimanerlo? Un gruppo di ricercatori si è messo al lavoro per mettere, per quanto possibile, l'ipotesi al vaglio sperimentale. E il risultato, contenuto nel volume 'Against the Hypothesis of the End of Privacy. An Agent-Based Modelling Approach to Social Media' (Springer <http://www.springer.com/social+sciences/book/978-3-319-02455-4>), è sorprendente: no, la privacy non è morta. Semplicemente, è cambiata. E deve cambiare di conseguenza il nostro modo di affrontarne la tutela. Il punto, scrivono Paola Tubaro, Yasaman Sarabi (entrambe ricercatrici all'Università di Greenwich, Londra) e Antonio Casilli, è che è possibile riuscirci. [..] Continua qui: http://www.wired.it/internet/regole/2014/02/11/la-privacy-non-e-morta/