La privacy è finita, morta. Lo abbiamo letto ovunque. lo ha sostenuto più o meno velatamente Mark Zuckerberg, il sovrano di 1,2 miliardi di vite digitali, per anni (ora dice che le nuove app di Facebook consentiranno l’anonimato). Il Datagate, nell’ultimo anno, non ha fatto che confermarlo. Tutto torna: ogni cosa è connessa, pubblica. Ed è destinata a rimanerlo? Un gruppo di ricercatori si è messo al lavoro per mettere, per quanto possibile, l’ipotesi al vaglio sperimentale.
E il risultato, contenuto nel volume ‘Against the
Hypothesis of the End of Privacy. An Agent-Based Modelling
Approach to Social Media’ (Springer),
è sorprendente: no, la privacy non è morta. Semplicemente, è
cambiata. E deve cambiare di conseguenza il nostro modo di
affrontarne la tutela. Il punto, scrivono Paola Tubaro,
Yasaman Sarabi (entrambe ricercatrici all’Università di
Greenwich, Londra) e Antonio Casilli, è che è possibile
riuscirci.
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http://www.wired.it/internet/regole/2014/02/11/la-privacy-non-e-morta/