Il giorno ven 2 nov 2018 alle ore 12:27 Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net> ha scritto:
Bella sintesi.
Concordo. L'unico termine che manca nella analisi di Arturo è "conformismo". O Groupthink, per usare un termine conformista/di moda. Le piattaforme citate non puntano alla polarizzazione, ma alla segmentazione: la creazione di gruppi omogenei cui vendere prodotti. La polarizzazione è un effetto di questa manipolazione cognitiva di massa, ove una netta e statica contrapposizione fra i segmenti stabile è preferibile alla varietà sfumata, instabile ed in continua evoluzione dialettica che l'incontro analogico favorisce.
Anche io me ne sono andato da quasi tutto, in attesa di trovare il coraggio di andare offline. Ma è giusto?
Direi di no... Si può evitare Facebook, WhatsApp etc, senza diventare eremiti digitali. (vedi oltre)
Ho maturato la convinzione che i soli temi della politica post-* siano: 1) come affrontare il riscaldamento globale (gli effetti dell'industrializzazione di produzione e trasporto), e 2) la gestione sostenibile delle relazioni esposte all'ICT: che include le relazioni personali, politiche, di lavoro, economiche... In sostanza una riflessione critica sulla società industriale che abbia al centro la relazione: quella tra umani e con l'ambiente. Qualsiasi altro tema politico è accessorio, perché derivato da questi.
Probabilmente siamo finiti nella stessa echo chamber! :-) Sottoscrivo pienamente. Energia, informazione e relazioni saranno i pilastri della Politica del futuro. E dovrebbero esserlo già nel presente.
Questo però richiede un'idea dell'uomo che non sia un prodotto o un consumatore, e dell'ambiente, che non sia un serbatoio infinito o una discarica, su cui vige l'ideologia egemone ed inscalfibile dell'uomo a una dimensione...
(Tradimento dell'illuminismo: ci è rimasto l'individualismo e abbiamo perso le libertà.)
Fantastico. Non avrei saputo dirlo meglio. :-) Ma perché, come dici, "non c'è nemmeno discussione"? Perché "tutti sono felici dell'essere polli in batteria"? A me sembra evidentemente un problema culturale che differenzia coloro che dispongono delle competenze tecnice per comprendere l'informatica a fondo da coloro che credono di usarla per esserne invece utilizzati. Ma è l'idea di social media ad essere intrinsecamente oppressiva? O non lo sono piuttosto le piattaforme mainstream che citate ad esserlo? Come certamente sapete esistono diverse sperimentazioni in corso per produrre social media distribuiti, resistenti alla censura e allo sfruttamento degli utenti. Il Fediverse, nonostante alcuni limiti tecnologici, cerca di andare in questa direzione. Secure Scuttlebutt è un'altro esperimento molto interessante. Il progetto Dat ancora un'altro. D'altro canto, il self-hosting permette di utilizzare le tecnologie attuali come la mail o il web per riprendere il controllo delle proprie relazioni digitali, con un raspberry pi e un po' di tempo. Vi è però un'alternativa molto antica ma che francamente pensavo scomparsa da decenni e ho riscoperto di recente: la condivisione comunitaria di server. Un esempio è https://tilde.team/ in cui un hacker mette gratuitamente a disposizione di una comunità (tipicamente di amici noti di persona, sebbene non in questo caso) un server e tutta una serie di servizi su quel server. Fra questi accesso SSH con un'utenza propria, mail, hosting web e hosting gopher. Il tutto basato su un rapporto di fiducia reciproca: Ben (l'hacker in questione) è consapevole che con accesso da terminale potrei prendere il controllo amministrativo del server esattamente come io sono consapevole che lui potrebbe modificare i contenuti che pubblico o leggere le mail che ivi ricevo. Entrambi possiamo prendere precauzioni, ma comunque alla fin fine, dobbiamo scegliere se fidarci. Ora, "tilde.team is a shared system that provides an inclusive, non-commercial space for teaching, learning, practicing and enjoying the social medium of unix." Dunque non dobbiamo permettere che le piattaforme americane che citate si approprino di termini come "social medium". Perché come diceva un comico in altri tempi, "Ci fregano con le parole!" Giacomo