Media & regime | di Davide Vecchi 2 ottobre 2010 Agguato a Belpietro e adesso il ministro Maroni vuole mettere il bavaglio alla Rete Nella grande incertezza delle indagini, il capo Viminale su una cosa non ha dubbi. Il colpevole è internet. "Qui - dice il ministro - si leggono accuse che possono dare a qualche mente malata lo spunto ad agire" Le indagini sul presunto attentato al direttore di Libero, *Maurizio Belpietro*, sono appena cominciate ma il ministro dell'Interno, *Roberto Maroni*, ha individuato almeno un mandante: internet. Qui, ha spiegato Maroni, "si leggono accuse che possono dare a qualche mente malata lo spunto ad agire". Nel Palazzo la rete è vista come un bombarolo anarchico irriducibile da catturare e imbavagliare. Soprattutto per gli esponenti del Pdl. I due video diffusi ieri, che riprendono *Silvio Berlusconi* mentre racconta una barzelletta su *Rosy Bindi* con bestemmia e, l'altro, mentre attacca la magistratura con un gruppo di sconosciuti sotto Palazzo Grazioli, sono arrivati alla conoscenza di tutti proprio grazie a internet. A ogni petardo che esplode (come quello lanciato poche settimane fa a Torino sul palco della festa del Pd) c'è qualcuno che punta il dito contro la troppa libertà di internet. Quando, il 13 dicembre 2009, il premier venne colpito dalla statuetta del Duomo scagliata da *Massimo Tartaglia*, Maroni propose una legge per "sanzionare chi supera determinati limiti" in rete. Mentre il presidente del Senato, *Renato Schifani*, sentenziò: "Facebook è più pericoloso dei gruppi extraparlamentari degli anni 70". Sul social network, a dire della seconda carica dello Stato, "si leggono dei veri e propri inni all'istigazione alla violenza. Negli anni 70, che pure furono pericolosi, non c'erano questi momenti aggregativi, che ci sono su questi siti. Così si rischia di autoalimentare l'odio che alligna in alcune frange". [...] Continua qui: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/02/agguato-a-belpietro-e-adesso-il-m...