On 7/17/26 17:59, Giacomo Tesio via nexa wrote:
Caro Davide
Carissimo, mi fa molto piacere che tu abbia voluto rispondermi. Un po' me lo aspettavo, a dire al vero... ;-) Vedo che sei partito dal fondo della mia email, da una frase in particolare, una battuta, e ti ci sei soffermato parecchio, argomentando con tanti passaggi, riprendendola più volte e anche modificandola. La mia provocazione qualche effetto lo ha sortito, a quanto pare... ;-)
On Fri, 17 Jul 2026 15:11:25 D. Davide Lamanna wrote:
Persino una black box di un tecnoligarca farebbe di meglio. Una black box di un tecnoligarca farebbe ciò che vuole il tecnoligarca.
Ça va sans dire.
A riprova di questo fatto, TU, che sei esposto a simili black box quotidianamente (non solo i LLM, ovviamente), arrivi ad ipotizzare che "una black box di un tecno oligarca farebbe meglio" della democrazia.
Non ho detto questo, "della democrazia" ce l'hai aggiunto te. E, sì, era una battuta provocatoria. Provo a spiegartela. Se devono prendere decisioni persone del genere, tanto vale che le prenda un tecnoligarca, che, almeno per il momento, è sottoposto a (pochi, effimeri, ma non nulli) controlli legali. Non potrà che fare meglio delle più becere chiacchiere da bar che si fanno maggioranza di governo. Non lo penso seriamente, è un assurdo. E, no, non auspico l'avvento dei tecnoligarchi al posto della democrazia. Ma questo tu la sai bene, perché mi conosci.
Riflettici.
Sei la prova vivente di quanto "meglio" sia il tecnocontrollo rispetto alla democrazia.
Infatti, non ti sfiora affatto il pensiero che i "milioni di individi" che biasimi siano stati indotti a pensare ciò che qualifichi come "pochezza intellettuale e culturale" proprio da tecnoligarchi.
Indubbiamente i tecnoligarchi hanno un ruolo importante nella decadenza del pensiero umano, ma non penso sia l'unico contributo a tale disfacimento. Il sistema elettorale è inefficace da ben prima dell'avvento di Internet. Vero che la situazione si è molto aggravata negli ultimi 30 anni. Saranno passati da centinaia di migliaia a milioni, tipo.
Battuta forse infelice, la mia, ma provocatoria, perché spero di essere contraddetto. Non è una battuta. Che ti piaccia o no, in fondo, lo pensi. Un provetto aspirante vassallino... ;-)
Ok, però le offese personali tienile per te. Non aiutano il dialogo.
Al contempo, la tua attenzione viene distolta dall'ovvio fatto che ogni tecnologia di cui discutiamo qui è una manifestazione peculiare della nostra specie, per cui non vi è alcuna tensione fra essa e l'antropocentrismo che biasimi.
Vedere la tecnologia come una manifestazione della specie umana alimenta il mito umanista e capitalista dell'uomo-ingegnere che domina e possiede la natura. Questa visione riduce il pianeta e le altre specie a semplici risorse da manipolare. Preferisco dire, con Haraway, che l'essere umano e la tecnologia si sono creati a vicenda. Non esiste un uomo "puro" PRIMA della tecnica. Siamo da sempre un ibrido intrinseco di biologia e protesi tecnologiche.
E se il problema fosse meno astratto? Se il problema non fosse l'Umanesimo, ma pochi miliardari?
La presenza di questi miliardari è un problema gigantesco. Penso sia difficilissimo da rimuovere. Non riesco a pensare a come progettare una rivoluzione che li mandi alla ghigliottina. Ma se qualcuno ci riesce ed ha un piano credibile, sarò in prima linea al suo fianco. Temo però che non succederà. La fase attuale mi sembra nuova rispetto a passaggi storici dove ciò è potuto avvenire. E l'umanesimo, a ben vedere, ne ha creato i presupposti, nel lungo periodo.
Per questo risulta così difficile ridisegnare i confini tra umano, artificiale e naturale. Confondere è il contrario di comprendere.
Naturale e artificiale sono esattamente contrapposti quanto lo sono _certi_ uomani e la natura.
Anche qui dimostri una piena adesione al pensiero umanista. I dualismi (uomo/natura, naturale/artificiale, ecc.) non descrivono la realtà, ma stabiliscono delle gerarchie nel modo in cui la si guarda. Non esiste una attività umana, neanche la programmazione informatica o l'ingegneria genetica, che non sia profondamente radicata nella materialità biologica e fisica del pianeta. Natura e cultura si intrecciano continuamente, dividere il mondo in cassetti stagni impedisce di capire come funziona la realtà.
Invece di "ridisegnare i confini", una analisi più lucida ti spingerebbe a chiedere di renderli più evidenti, con software che NON sembrino né umani né naturali, ma anzi sembrino talmente artificiali da rendere impossibile confonderli con esseri umani, evitando l'alienazione di chi li utilizza.
I confini non esistono. Separare l'artificiale dal naturale serve a deresponsabilizzarci. Ad autorizzarci ad usare la tecnologia per colonizzare e sfruttare l'ambiente. Se invece cominciamo a pensare che la tecnologia è parte integrante del nostro ecosistema, potremmo parlare di etica in un modo nuovo, sistemico, ecologico e relazionale, dove la responsabilità è condivisa tra umani, non-umani e macchine. Non la responsabilità di un singolo pezzo, ma della rete tutta.
Human in the loop, certo. Ma quale umano? L'unica funzione degli human in the loop è di capro espiatorio. https://urlsand.esvalabs.com/?u=https%3A%2F%2Fwww.reuters.com%2Fbusiness%2Fa...
Touché. Davide (null)