On 6/23/25 15:16, Antonio wrote:
(**) "La distruzione in massa di macchinario nei distretti manifatturieri inglesi durante il primo quindicennio del secolo XIX, soprattutto in seguito allo sfruttamento del telaio a vapore, fornì, sotto il nome di movimento luddita, ai governi antigiacobini di un Sidmouth, di un Castlereagh ecc., il pretesto per le più reazionarie misure di violenza.
E prima ... Durante il secolo XVII quasi tutta l’Europa vide rivolte operaie contro la cosiddetta Bandmühle, una macchina per tessere nastri e galloni. Alla fine del primo terzo del secolo XVII, una segatrice meccanica a vento, impiantata da un olandese nelle vicinanze di Londra, soccombette agli eccessi della plebaglia. Ancora agli inizi del secolo XVIII in Inghilterra le segatrici meccaniche mosse ad acqua vinsero solo a fatica la resistenza popolare appoggiata dal parlamento. Quando nel 1758 l’Everet ebbe costruito la prima macchina ad acqua per cimare la lana, centomila uomini rimasti senza lavoro la incendiarono.
Dobbiamo aspettare duecento anni (tanto sono durati gli attacchi al mezzo materiale di produzione) prima che l'operaio del terzo millennio > torni a distinguere le macchine del terzo millennio dal loro uso capitalistico?
O forse non è solo una questione di uso, ma, in certe macchine, c'è anche un aspetto strutturale? Se una massa di persone assaltasse e distruggesse una centrale a carbon fossile o una fabbrica di mine antiuomo dovremmo dire che il loro problema è l'incapacità di distinguere le macchine dal loro uso capitalistico? A presto, MCP