Fortunatamente no, pare si tratti proprio del contrario! purtroppo l'articolo è un esempio di informazione mal fatta e fuorviante, per la discrepanza tra il titolo - che suggerisce che lo stato Indiano si arroghi diritti d'uso e riproduzione delle tradizionali asana - e contenuto dell'articolo, dove invece si legge che le asana sono state inserite in una Banca dati che ha lo scopo di proteggere dalla biopirateria, ovvero dall'apposizione di brevetti e tentativi di privatizzazione sulle piante o altre risorse che non devono essere brevettate. Si tratta di un tema fondamentale per l'India e per molti altri stati dove pratiche quotidiane e diffuse in agricoltura e in medicina vengono minacciate dalle strategie brevettuali di società straniere. Nel virgolettato si usa anzi il termine "pubblica proprietà", esattamente il contrario del "copyright" del titolo, saluti elena --- Elena Marangoni Università degli Studi di Torino Direzione Ricerca e Terza Missione Servizi bibliografici digitali via Bava, 31 - 10124 Torino Tel. +39 0116703918www.sba.unito.it Il giorno 20 febbraio 2018 13:52, Stefano Quintarelli < Stefano@quintarelli.it> ha scritto:
Esistono brevetti sulle posizioni yoga?
In data 20 febbraio 2018 11:45:54 AM deborah de angelis <avvdda@gmail.com> ha scritto:
http://www.repubblica.it/salute/forma-e-bellezza/2015/08/09/
news/yoga_l_india_mette_il_copyright_per_1500_posizioni- 120687354/?ref=search
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