Un interessante esercizio di *data science* sarebbe quello di calcolare il rapporto tra il numero di studi, petizioni, appelli, lettere aperte *et similia *che abbiamo rivolto alla classe politica sul tema digitale nella sfera pubblica negli ultimi 30 anni e i risultati concreti che si sono ottenuti. Credo però che potremmo conoscere questo rapporto senza scrivere una riga di python. Con questo non voglio dire che l'appello al governante sia inutile, ma forse oggi si fa più politica sviluppando una piattaforma aperta o mettendo un dataset nell'open data. La questione della piattaforma per la didattica della scuola pubblica rappresenta un caso emblematico su cui si può sperimentare, come comunità, un approccio politicamente efficace. Sono d'accordo con chi dice che la questione non si riduce a quella dell'open source. Da una parte, molte tecnologie alla base dei monopoli big tech sono open, dall'altra sarebbe un peccato veniale se per produrre documenti .odt, calcolato il 'total cost of ownership', un'amministrazione scegliesse Word. Riportato sulla scala delle piattaforme cloud-based, il discorso dovrebbe focalizzarsi sulla specifica dei servizi software. Un privato vuole offrire una piattaforma per la didattica? Ok, lo faccia implementando una OpenAPI specificata dalla nostra scuola, e si provveda comunque a fornire quel servizio su una cloud pubblica e basato su software aperto. Poi, per un servizio pubblico offerto da privati, resterebbe il tema della protezione dei dati e della limitazione del loro uso. Tanta roba. Insomma: forse aprire un progetto su github sarebbe politicamente più forte che inviare un appello al PdC. Potrebbe essere un buon proposito per l'anno a venire? Comunque auguri! Guido Vetere On Tue, 29 Dec 2020 at 21:37, maurizio lana <maurizio.lana@uniupo.it> wrote:
Il 29/12/20 12:00, Giovanni Biscuolo ha scritto:
Mi piacerebbe che il mondo accademico, che opera a livello L3 ed è molto ascoltato "ai piani alti", riuscisse ad elaborare un piano organico per infrastrutture digitali (hardware, software, rete) sulla base dell'analisi della situazione attuale e dello stato dell'arte in ciascuno dei livelli, proponendo soluzioni che impediscano gli abusi ai quali abbiamo assistito fino ad oggi. In fondo è scienza, non dovrebbe essere poi così complicato (complesso sì, ma non complicato). su questo tema in Francia hanno fatto cose interessanti, apparse in evidenza durante il primo lockdown (e pi anche dopo!): in sostanza avevano e hanno potenziato un'infrastruttura aperta, prodotta da FRAMASOFT (https://framasoft.org/it/), e l'hanno orientata fortemente alla scuola. da noi GARR aveva tentato qualcosa di simile, ma senza ottenere segutio:
https://www.garr.it/it/news-e-eventi/1656-videoconferenza-risorse-garr-per-l...
l'AIUCD ha scritto su questi temi una "Lettera aperta sulla didattica a distanza" che di fatto è un invito a puntare su infrastrutture pubbliche e parte per la gestione dei dati, dati della scuola e dell'Università in primis. in questi giorni, poi, sempre in Francia, la TGIR HUMA-NUM (Très Grande Infrastructure de Recherche en HUMAnités NUMériques) ha annunciato l'avvio di
NAKALA (https://www.nakala.fr < https://eur03.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Fwww.nakala...>),
plateforme pour les données de recherche pour les SHS. sia FRAMASOFT sia NAKALA non precludono in linea di principio l'accesso e l'uso dei servizi a chi non sia francese (qualunque sia il modo in cui si attesta la 'nazionalità' in rete) maurizio
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non credo a niente che sia facile, rapido, spontaneo, improvvisato, approssimativo. credo nella forza di ciò che è lento, calmo, ostinato, senza fanatismi né entusiasmi i. calvino
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