Date: Thu, 19 Jun 2025 10:28:22 +0200 From: 380° <g380@biscuolo.net> To: Antonio <antonio@piumarossa.it>, nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] La pagina bianca è la mia bottega (di Michele Serra) Message-ID: <87cyb0cezd.fsf@xelera.eu> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
Buongiorno,
Buongiorno Antonio
On Wed, Jun 18 2025, Antonio wrote:
questo pezzo è OLTRE, decisamente incommentabile, irricevibile, non si può manco leggere fino in fondo (e infatti ho troncato)... non solo per la sua insopportabile retorica ma specialmente per la sua INGIUSTIFICABILE ingenuità...
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sono d'accordo sull'ingiustificabile. Perché, ricollegandomi anche all'osservazione di samba sull'abilismo (non ogni persona è abilitata a effettuare scelte tecnologicamente avvertite), penso sia rilevante individuare i contesti. Michele Serra è una persona pubblicamente nota, almeno nel contesto italofono; di conseguenza, ciò che esterna ha una rilevanza contestuale diversa (è meno giustificabile, dovrebbe informarsi di più prima di scrivere) da quel che esternano persone meno note o non note. Inoltre, è una persona colta. O dovrebbe esserlo: ma si manifesta come ingiustificabile sostenitore della neutralità della tecnologia, poiché sembra pensare che finora ha "usato", per i suoi fini, la "sua" tecnologia, che considera la sua bottega e che ora gli viene invasa. Mi pare ingiustificabilmente ingenuo nell'individuare un prima (quando aveva la "sua" bottega, operata dalle multinazionali tossiche) e un dopo, con la pagina bianca insozzata dai suggerimenti non richiesti. In sintesi, non è giustificabile perché è una persona ricca (di certo a livello culturale e relazionale). Fosse invece persona deprivata in un contesto di deprivazione, per me potrebbe diventare più giustificabile. Perché da chi non ha risorse non ci si può attendere la stessa capacità di critica e scelta rispetto a chi le risorse le ha. Se ho fame, qualsiasi cosa può andar bene per sopravvivere: anche il cibo spazzatura, anche gli scarti. Con l'obiettivo di non soffrire più la fame e poter scegliere. Se vivo nell'abbondanza, anche culturale, e continuo a ingollare robaccia, non sono giustificabile. Traslando la metafora: se vivo nell'Europa contemporanea e non soffro un contesto di deprivazione culturale, relazionale, economica... non è giustificabile il fatto di aver accettato supinamente il software proprietario. Se l'ho accettato e non me ne sono accorto è mia disattenzione non triviale (affrontabile, se viene riconosciuto l'inghippo), che diventa problema sociale e non solo tecnico nella misura in cui le persone intorno a me stanno su "X" (segnaposto per: "tecnologia di massa non interoperabile") e quindi mi risulta disabilitante non volerci/poterci stare. Attenuante: AFAIK Serra non sta sui social. Forse per snobismo (mi è capitato spesso di subire questa accusa: "sei snob, ti puoi permettere di non stare sui social". eh. mah. anche no. ci tengo alla salute, ecco). Non saprei; ma ritengo che questa assenza dal contesto social, a livello percettivo, collima con l'auto-rappresentazione della pagina bianca/bottega garantita delle BigTech. Non se n'è accorto: un po' tirato, ma non impossibile. D'altra parte, i limiti di tolleranza della tossicità tecnica sono molto variabili: per qualcun è stato il green pass; per me sono state la diffusione delle telecamere di videosorveglianza all'inizio degli anni Novanta; per altr... Musk su X (che spinge, pochi per la verità, a ripiegare su Instagram, come fosse "meglio"), o ancora il cerchiolino di meta su WhatsApp (che, non si sa come, fino a quel momento hanno creduto fosse "casa loro", e gratuita). Ogni storia individuale che s'interseca nell'ambiente sociotecnico contiene elementi contestuali che è importante rilevare. Altrimenti potrebbe sembrare che un gruppo WhatsApp per organizzarsi fra migranti durante viaggi lunghi, pericolosi e potenzialmente letali sia identico a un gruppo WhatsApp di, poniamo, attivist che vivono in Europa con documenti regolari e "usano" uno strumento che ritengono a torto "la loro bottega" per diffondere la consapevolezza che l'oppressione animale è alla base di altre oppressioni. Il primo caso è giustificabile (nonostante i rischi evidenti a cui espone); il secondo, IMHO, no (o cmq va contestualizzato): a parità di problema di software proprietario, multinazionale che offre strumento "gratuito", tossicità dell'interfaccia ecc.
Ma allora, tu mi dirai, perché ho messo su questa lista quel pezzo di Serra?
i miei commenti al vetriolo non erano certo sul merito della tua scelta di segnalare quel pezzo, anzi hai fatto benissimo!
[...]
Per questo ho postato quel testo, per questo è necessario discuterne, a costo di riempire la lista di banalità. Perché il tema della lista è "Internet e Società" e alla società bisogna arrivarci con parole semplici, con dimostrazioni, con esempi, con quello che nel mondo tecnologico è sempre più merce rara, trasparenza, conoscenza e condivisione.
Condivido! :-)
il discorso di Serra mi provoca irritazione perché, oltre a diffondere una falsa percezione di tipo "si stava meglio prima", risulta disabilitante in prospettiva futura. Non si è accorto che nessuno ha chiesto il suo parere per sviluppare Windows e Word (e Android/iOS. o non usa lo smartphone? in tal caso, chapeau), ma gli andavano bene; non si è accorto che ora la sua pagina bianca è sul cloud di M$365 (forse, probabilmente), ma anche questo gli andava bene: eppure rispetto alla macchina da scrivere sconnessa dalla rete che ha certamente usato, quelle tecnologie hanno ridotto le sue abilità e il uso potere di intervento nel mondo. I "suggerimenti" invece hanno rotto l'argine: ORA si sente invaso e quindi disabilitato, perché NON PUO' disabilitare quella funziona non richiesta (manco le altre, ma le altre non le ha percepite come disabilitanti) le narrazioni sui progressi tecnologici tendono a spacciare le nuove funzionalità come avanzamenti abilitanti, mentre è proprio il contrario. Anche per questo è difficile non farsi risucchiare nella loro zona di attrazione, vedi il caso della cosiddetta IA. per via dei contesti talvolta incomparabili, suggerire alternative di sw libero non è necessariamente abilitante. Intanto perché il sw libero non è tutto uguale; e poi, a livello relazionale, sappiamo bene cosa succede quando ci chiedono di "risolvere" un problema tecnico (es.: "ho un virus nel computer!"), proponiamo una distro GNU/Linux e poi ci ritroviamo persone che diventano dipendenti dalla nostra "expertise", con il corollario di co-dipendenza che genera. certamente la questione è sempre "la gggente"; epperò, non dipende solo da loro, perché le tossicità sono molteplici, tutte anche sistemiche e perché quando si svolge un ruolo in un determinato contesto è difficile vedere il quadro più generale, o considerare altri punti di vista. La persona abituata a organizzare i propri file fatica a rendersi conto che, oggigiorno, la stragrande maggioranza delle persone non ha idea di dove siano i "propri" file, e, spesso, non sa nemmeno che esistono. Ma anche la consapevolezza che porta a un eventuale rifiuto di massa di una tecnologia tossica non protegge dall'eterno ritorno. Ad esempio, un referendum s'è espresso contro la tecnologia nucleare: eppure oggi per sostenere l'IA e altre nocive tecnologie "per tutt" ecc ecc i decisori fan finta che non sia così, e che il nucleare sia l'unica opzione. o volete il carbone? false alternative... Le narrazioni disabilitanti (non ho più la mia bottega! buuu!) deprimono perché propongono forme di consapevolezza depotenzianti, secondo le quali le persone sono sempre più inermi. Invece secondo me sono possibili salti di consapevolezza potenziante e quindi liberazione di tempo/energie necessari (ma non sufficienti) a cambiare comportamenti tossici. A una condizione: i "nuovi" comportamenti da adottare devono generare una quantità sufficiente di piacere/benessere, in particolare sotto forma di sensazione/acquisizione di potere: potere di sottrarre a un controllo indesiderato, potere di insegnare a persone care come sottrarsi; potere di fare cose che si ritenevano appannaggio di persone esperte; potere di scegliere; potersi sentire persone più forti e indipendenti, per sé e per gli altri. le tecnologie tossiche di massa succhiano tempo/energie da umani e non umani per costruire megamacchine sociotecniche in cui tutto si tiene e nessun può sottrarsi, pena l'esclusione. tecnologie altre dovrebbero offrire maggior potere a individui (e gruppi associati di individui), valorizzando il cambiamento dei contesti e le procedure per attivare quei cambiamenti, per cui ad esempio una persona prima succube dell'"innovazione" cambia comportamenti, insieme ad altre persone fidate, fino a sentirsi abbastanza forte per sottrarsi e proporre altro nel suo contesto; il tutto senza fissarsi troppo su parametri che in definitiva son poco chiari e ancor meno condivisi (cos'è open? free, etico, sostenibile, ecc. ecc.) ciao k.
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Ciao, 380°
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