Caro Enrico, quello che scrivi è tutto corretto. Trattandosi di una class action, il settlement agreement proposto dalle parti dev'essere approvato dal giudice: che è quello che ha fatto appunto l'altro giorno. Si è parlato molto del miliardo e mezzo di dollari di questo agreement: è una somma veramente abnorme, non solo in sé ma anche se confrontata con i precedenti più famosi come Napster (la transazione sui danni si è risolta con 30 milioni) o Google Books (prima del giudizio di primo grado, che ha dato ragione a Google, le parti avevano proposto un accordo per 125 milioni, che però è stato respinto dalla corte). La somma elevata si spiega in questo modo: Anthropic ha sostanzialmente perso la causa e, a meno di un ribaltamento nei successivi gradi di giudizio, rischiava un risarcimento danni potenzialmente letale. Nel copyright USA sono previsti "statutory damages" che possono arrivare fino a 150,000 dollari per ogni singola opera, e in questa litigation si tratta di oltre 5 milioni di libri "piratati". Una conferma in appello della sentenza di primo grado avrebbe rafforzato la posizione negoziale dei proponenti della class action, e Anthropic ha deciso di non prendersi il rischio e staccare l'assegno. Nel suo comunicato stampa, Anthropic dice che la sentenza del giugno 2025 ha stabilito che "training AI on books is fair use under copyright law". E' vero, ma è una mezza verità: il giudice ha operato una distinzione tra l'uso vero e proprio dei libri per il training dell'LLM e le attività preparatorie a questo uso, in particolare la raccolta di libri in un database centrale. Il training in sé è fair use, ma la raccolta di milioni di libri scaricati illegalmente da internet per essere successivamente utilizzati nel training è una violazione, che inficia ogni successivo uso di quei libri. Questa distinzione riduce di molto la portata effettiva del fair use, poiché introduce di fatto un requisito di "acquisizione legittima" delle opere per il training degli LLM. Tra l'altro, Anthropic stessa aveva qualche dubbio sulla legalità delle proprie azioni, tanto che a un certo punto ha sospeso l'utilizzo delle "librerie pirata", ha iniziato ad acquistare i libri e ha persino assunto due ingegneri del progetto Google Books per replicare lo stesso metodo (acquisire legalmente libri cartacei e digitalizzarli "a mano"). Si può fare una breve considerazione: in un mercato "normale", un'impresa sorpresa a realizzare un prodotto di successo violando apertamente la legge si esporrebbe non solo a ingenti risarcimenti danni, ma anche a possibili azioni di concorrenza sleale da parte dei competitors. Ma questo non è, appunto, un mercato normale: il metodo adottato da Anthropic (addestrare i propri modelli su milioni di opere ottenute illegalmente) è lo stesso che impiegano tutti i suoi concorrenti, nessuno escluso. In un mondo in cui tutti sono ladri, di fatto, nessuno lo è più. Buona giornata Maurizio Il giorno mer 22 lug 2026 alle ore 23:51 GC F via nexa < nexa@server-nexa.polito.it> ha scritto:
L'accordo esiste da circa un anno - approvato formalmente ieri dal giudice.
E' interessante notare come proprio nei giorni della definitiva approvazione dell'accordo transattivo più cospicuo della storia, Anthropic stia cercando di estrarre più monetizzazione possibile dai suoi utenti, di fatto "derubandoli" con modelli di business privi degli elementi minimi di trasparenza (es è incomprensibile come il costo di singole risposte a un prompt venga calcolato, sostanzialmente qualsiasi task basilare - es Post | LinkedIn <https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:7485167445926825984/> - costa dai 2 ai 3 dollari, quando il prezzo pubblicato di Fable dovrebbe essere $10/M input, $50/M output, e un prompt da $2.50 implicherebbe un uso di 50k output tokens; inoltre, per task più complesse, Fable si blocca al raggiungimento dei limiti o, a volte, non completa la task per un errore, specialmente se è molto complessa e, in questi casi, Anthropic si rifiuta di rifondere il credito sprecato, citando una policy interna).
Bartz vs Anthropic, poi, è un caso interessante, anche perchè è quello in cui il giudice lancia un'analogia tra l'apprendimento, e uso dei contenuti protetti, umano e artificiale, quando discute di fair use. Ne parlo nel mio ultimo lavoro qui:
Schrödinger’s Chatbot: Platform Liability, Volition, and Generative AI by Giancarlo Frosio :: SSRN <https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=7039658>
Giancarlo
On Wed, 22 Jul 2026 at 19:16, Enrico Nardelli via nexa < nexa@server-nexa.polito.it> wrote:
A federal judge in San Francisco on Monday signed off on artificial intelligence company Anthropic's landmark $1.5 billion settlement of a class action lawsuit brought by a group of authors who accused it of misusing their books to train its AI chatbot Claude.
https://www.reuters.com/world/us-judge-approves-anthropics-15-billion-settle...
Se ricordo bene, il caso era quello iniziato qua
...by writers and journalists Andrea Bartz, Charles Graeber and Kirk Wallace Johnson, said that Anthropic used pirated versions of their works and others to teach Claude to respond to human prompts.
https://www.reuters.com/technology/artificial-intelligence/authors-sue-anthr...
e sul quale successivamente, sempre se ricordo bene, i giudici avevano stabilito che
Anthropic “downloaded for free millions of copyrighted books in digital form from pirate sites on the internet.”
https://www.understandingai.org/p/the-first-copyright-ruling-on-generative
in cui, mentre condannava l'accesso alle copie pirata, ammetteva però al tempo stesso che l'addestramento era "fair use".
Gli esperti di settore in lista puntualizzeranno eventuali mie imprecisioni o dimenticanze
Ciao, Enrico
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