Vi chiedo scusa, ma non resisto alla tentazione di portarvi indietro nel tempo, al lontano 2003, in cui molti degli argomenti discussi in questa conversazione erano già evidenti. Ed anche alcune soluzioni, di metodo e di merito, erano state individuate. Se non siete incuriositi potete non leggere oltre. Vi segnalo un documento ufficiale, ritrovato sul sito dell’UPI (Unione delle Province Italiane), la cui stesura avevo personalmente promosso e coordinato, perché a quel tempo lavoravo al Ministero per l’Innovazione (che si occupava anche della Pubblica Amministrazione) e mi occupavo proprio di Regioni, Comuni e Province e del loro rapporto con le amministrazioni centrali dello Stato. Questo documento, sottoscritto formalmente da tutte le amministrazioni (!), risente ovviamente, nelle parti tecniche, delle caratteristiche delle tecnologie allora disponibili, e nella parte politica della inclinazione ‘federalista’ di quel periodo storico, ma è ancora interessante e attuale per gli aspetti organizzativi e, come si dice, di ‘governance’. Chi si interessa alla storia dell’innovazione digitale nella pubblica amministrazione vi troverà una utile fotografia dello stato dell’arte in quel momento (incluse la Cie e la Cns). E, forse, potrà convincersi che nessuna semplificazione organizzativa, nessuna norma potrà garantire il coordinamento tra i tanti diversi nodi dell’amministrazione (nemmeno la norma di rango costituzionale inserita da Stefano nella riforma costituzionale Boschi-Renzi). Solo la fatica della cooperazione, la pedagogia del convincimento, l’alleanza complice tra ‘informatici’ intelligenti di amministrazioni diverse, l’esistenza organizzata di molteplici luoghi di coordinamento potrà consentire di operare nell’ambito di una ‘visione condivisa’ e di produrre una ‘realizzazione cooperativa’, per citare il titolo del documento che vi allego. Giulio https://www.provinceditalia.it/wp-content/uploads/docs/allegati/visione_cond... Il giorno lun 8 feb 2021 alle 15:39 Giovanni Biscuolo <giovanni@biscuolo.net> ha scritto:
Buongiorno Antonio,
Antonio Iacono <antiac@gmail.com> writes:
ed è quello che in genere accade nel modello 'data lake' del team digitale: tutti forniscono i dati come gli pare e poi c'è qualcuno al centro che li interpreta con regole sue
[...]
OK, prendiamo per buono il "data lake", e ora, come si procede? Chi lo scrive il codice che serve per adeguare i dati delle periferie?
[...]
In fondo Solid cosa fa, tiene i dati in locale e li mette in condivisione con gli altri. E non è questo quello serve alla P.A.?
Ciascun ente della P.A. scelga un po' il tool verticale che preferisce per arrivare a pubblicare (anche solo verso altri enti autorizzati ad accedere) i dati in RDF aka Linked Data, no?
Perché non Data2Services? https://d2s.semanticscience.org/
Perché non un framework sviluppatpo ad hoc partendo dai componenti già disponibili tipo 4store [1], Apache Jena [2], Redland RDF Application Framework [3] et al.
Non sarebbe male che la P.A. italiana e europea fossero direttamente coinvolte nello sviluppo di frameworks di software libero per la gestione di graph knowledge pubblici.
Solid aggiunge uno strato P2P ed altre funzioni che servirebbero alle persone per avere una certa garanzia di riservatezza dei dati, forse per la P.A. è anche troppo.
Ciao, Giovanni.
[1] https://github.com/4store/4store
[2] https://en.wikipedia.org/wiki/Apache_Jena
[3] https://en.wikipedia.org/wiki/Redland_RDF_Application_Framework
-- Giovanni Biscuolo _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa