Vi chiedo scusa, ma non resisto alla tentazione di portarvi indietro nel tempo, al lontano 2003, in cui molti degli argomenti discussi in questa conversazione erano già evidenti. Ed anche alcune soluzioni, di metodo e di merito, erano state individuate.
Se non siete incuriositi potete non leggere oltre.
Vi segnalo un documento ufficiale, ritrovato sul sito dell’UPI (Unione delle Province Italiane), la cui stesura avevo personalmente promosso e coordinato, perché a quel tempo lavoravo al Ministero per l’Innovazione (che si occupava anche della Pubblica Amministrazione) e mi occupavo proprio di Regioni, Comuni e Province e del loro rapporto con le amministrazioni centrali dello Stato.
Questo documento, sottoscritto formalmente da tutte le amministrazioni (!), risente ovviamente, nelle parti tecniche, delle caratteristiche delle tecnologie allora disponibili, e nella parte politica della inclinazione ‘federalista’ di quel periodo storico, ma è ancora interessante e attuale per gli aspetti organizzativi e, come si dice, di ‘governance’.
Chi si interessa alla storia dell’innovazione digitale nella pubblica amministrazione vi troverà una utile fotografia dello stato dell’arte in quel momento (incluse la Cie e la Cns).
E, forse, potrà convincersi che nessuna semplificazione organizzativa, nessuna norma potrà garantire il coordinamento tra i tanti diversi nodi dell’amministrazione (nemmeno la norma di rango costituzionale inserita da Stefano nella riforma costituzionale Boschi-Renzi). Solo la fatica della cooperazione, la pedagogia del convincimento, l’alleanza complice tra ‘informatici’ intelligenti di amministrazioni diverse, l’esistenza organizzata di molteplici luoghi di coordinamento potrà consentire di operare nell’ambito di una ‘visione condivisa’ e di produrre una ‘realizzazione cooperativa’, per citare il titolo del documento che vi allego.