Buongiorno. Grazie per i commenti, a cui rispondo (vedasi sotto, testo in azzurro corsivo). Cordialmente antonio l.rassu ----- Original Message ----- From: "Luca Cappelletti" <luca.cappelletti@gmail.com> To: "Lista Nexa Center" <nexa@server-nexa.polito.it> Sent: Saturday, February 14, 2015 10:12 PM Subject: Re: [nexa] Sull'Emendamento Quintarelli (comma 117.r della Costituzione: competenze esclusiva nel coordinamento informatico allo Stato)
Buonasera
2015-02-14 15:33 GMT+01:00 rassu <rassu@c-m.it>: ...
Un esempio: ciascuna regione ha una propria applicazione di gestione dell’anagrafe diversa da quella delle altre regioni anche se risponde a requisiti normativi che non differiscono da regione a regione. Per giunta, quasi sempre, la singola applicazione non è in grado di dialogare con le altre.
quello che cerco di aspettarmi dagli effetti di un simile emendamento sarebbe l'applicazione che possa andare oltre l'invito di una metodologia che ha reso Internet quella che è oggi riuscendo a resistere ad attacchi fortissimi, che si puo consolidare su due aspetti principali: - protocolli standard ( procedure, processi, regole di interfacciamento, ...) - formati di interscampio aperti (anche come subset del precedente punto)
con soli questi due strumenti si costruiscono basi solide che allo stesso tempo lasciano ampie liberta sulle modalita di implementazione
vorrei provare con un esempio sicuramente scontato: Anagrafe regione X usa software proprietario chiuso Anagrafe regione Y usa SaaS Anagrafe regione Z usa software libero a vario titolo
tutti e tre usano formati di interscambio aperti e normati dallo Stato tutti e tre usano gli stessi protocolli normati dallo Stato
le famose API (Application Program Interfaces)
Quarto attore si progetta un software in casa per comunicare in modo standard
Risultato: l'accesso e l'interscambio è garantito, ovvero l'informazione fluisce in modo strutturato e con modalita deterministiche e prevedibili indipendentemente dalle implementazioni
a me spannometricamente sembra una soluzione win-win si tratterebbe in fondo di copiarte modelli gia consolidati da decenni dalle pratiche di sviluppo delle reti
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Riferendoci all’ampio mondo dell’informatica applicativa, tutti sappiamo che da decenni, un’applicazione di contabilità generale non viene più scritta o gestita custom dagli utilizzatori, ma si usano dei package che, ove necessario, vengono parametrati per attivare funzionalità specifiche. Sia ben chiaro che non sto suggerendo l’adozione di package di questo o di quel produttore. Sto semplicemente affermando che sarebbe bastato che le regioni si fossero messe d’accordo per produrre e avvalersi di uno stesso software, replicato tante volte quanto serve, per evitare di moltiplicare i costi di sviluppo, di mantenimento e di gestione delle interazioni eventuali (che
verissimo, ma prima di tutto, se le regioni avessero avuto un accordo vincolante sul formato di interscambio dei dati (forse è gia cosi, non so)
oggi sono manuali). L’alternativa poteva essere quella di disporre di un unico software condiviso, accessibile a ciascuna regione per la parte di competenza. Ci si sarebbe avvalsi perciò di un solo software, se il caso in
utilizzatre un unico software è in generare una forma di point of failure in termini di sicurezza ed integrita infrastrutturale, basterebbe una parte di codice corrotta che tutto il network ne risentirebbe allo stesso modo.
Mentre, in linea di massima sono d’accordo con molte osservazioni, non lo sono con questa. Non mi risulta che avere un “unico software” costituisca una criticità di per sé. La criticità si ha se non si hanno le capacità di implementarlo/testarlo adeguatamente. Tuttavia vi sono metodi e strumenti che rendono infinitesimale il rischio, come avviene nel caso del software custom, cioè quello denominato “core-business” in alternativa a “commodity”, perché mirato a gestire le problematiche specifiche che caratterizzano il profilo competitivo di una determinata impresa finalizzato a differenziarsi da quelle concorrenti dello stesso settore.
Diversificare permette di alimentare un mercato/concorrenza che esiste e non se ne puo/vuole fare a meno.La diversificazione in regime di concorrenza ha come buon effetto quello di cercare necessariamente di produrre un codice sempre migliore e se anche aperto allora soggetto a valutazione piu ampia (debug piu veloce a costi piu ridotti)
Ben venga la concorrenza, non sostengo certo il contrario. Circa il fatto che il software sia aperto, neanche qui ho niente in contrario, almeno di principio. Del resto uno dei due punti che ho formulato, nella risposta alla consultazione pubblica sul tema della crescita digitale 2014-2020 relativa ai piani per l’Agenda Digitale Italiana (consultabile al link: http://www.agid.gov.it/sites/default/files/iniziative/report_crescita-digita... ), riguarda proprio l’Open Source e il modello di business che ritengo sostenibile (vedasi a pag 35 del documento che rimanda al link: http://www.rassu.org/AgID/OS-consultazione-AgID.pdf dove è giusto riportato il mio intervento). Tuttavia nel caso specifico dubito che, per la tipologia di software in questione, il modello di business si possa conciliare con l’economia di mercato senza che si contribuisca economicamente con soldi pubblici. Niente di male, per carità, ma si tratta di software che bisognerebbe definire “pubblico” e non più “libero”. Altrimenti anche per la sanità sarebbe giusto parlare di “sanità libera”e non di “sanità pubblica”. Sarebbe autoreferenziale e non condivisibile modificare l’accezione dei termini, rendendoli ostici alla percezione di molti, fino a causare dannose incomprensioni. Circa il tema dell’occupazione, come espongo nell’intervento, la si ritiene ampiamente ottenibile attraverso la promozione del servizio di “Migrazione del Sistema Informatico” adottando appunto criteri di riferimento standard, che impediscano anzitutto monopoli costosi e dannosi. Uno degli aspetti più interessanti in questo senso è l’adozione di uno standard di codifica per la piattaforma di elaborazione, attraverso l’abbandono in particolare del criterio di codifica EBCDIC. Si tratta di progetti denominati “rehosting” che consentono di ridurre i costi ricorrenti di gestione del centro (running costs) normalmente di sei volte e producono una grande quantità di lavoro. In Piemonte vi sono forti esperienze su questi temi (per esempio i rehosting sono stati effettuati per Fiat Auto, ora FCA, per IVECO, per Alenia, per Benetton e altri). Un mercato valutato, a livello mondiale, in 50 miliardi di Euro ma che vede molti utilizzatori restii per motivi che non sono di dominio pubblico. Vige quasi sempre l’autoreferenzialità e la non condivisione documentata delle motivazioni. In pratica se ne avvantaggiano pochi interessati a mantenere lo status quo e il monopolista. Forse può essere utile parlarne …….
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Tuttavia, aver fatto un passo avanti così importante, è un grande segno di concretezza che ci deve indurre a ritenere che si possano fare i passi successivi nel modo più giusto, considerando attentamente e minimizzando tutti gli impatti negativi che potrebbero derivarne (penso all’occupazione).
con il solo invito vincolante all'utilizzo di determinati formati e protocolli aperti e standard l'occupazione aumenta in quanto si creano le classiche premesse di un mercato libero e meno vincolato che lavora in regime di concorrenza. I bandi non saranno basati sul brute force dei big vendors ma avendo come punti di riferimento i suddetti standard permetterebero un accesso anche ad operatori relativamente piccoli ma in grado di rispondere con la stessa qualita (sto riducendo troppo il discorso mi rendo conto della complessta del problema)
Buona serata
Luca Cappelletti _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa