(Questa mail esprime posizioni personali. Chi mi cita scrivendo "la Commissione ha detto che" conoscerà l'ira del Capitan Europa https://twitter.com/captain_europe) Caro Luca, grazie per la tua reazione. Spero di non annoiare gli iscritti alla lista parlando di questioni procedurali, dato che come ho anticipato preferisco non entrare nella sostanza della discussione attualmente in corso tra le Istituzioni Europee. Ci sono però alcuni punti della tua email sui quali vorrei fare delle precisazioni. 2014-03-27 18:11 GMT+01:00 Luca Belli <lb@lucabelli.net>:
Andrea,
Mi permetto di sottolineare che il voto concernente la proposta di regolamento presso il comitato ITRE che era previsto il 26 febbraio é stato posticipato di al 18 marzo (meno di dieci giorni fa) perché - tra l'altro - le traduzioni della proposta non erano pronte o incorrette. So benissimo che le traduzioni sono pronte *adesso*. Ma non erano finalizzate fino a un mese fa.
Non sono sicuro che stiamo parlando della stessa cosa. Io mi riferisco alla proposta della Commissione, che è stata adottata e trasmessa a Parlamento e Consiglio in tutte le lingue ufficiali dell'Unione Europea l'11 Settembre 2013: vedi i link che ho inviato nella mia mail precedente. L'unica correzione che devo fare a quanto ho scrtto è che effettivamente c'è stato un *corrigendum* nella versione svedese agli inizi di febbraio. Ma le regole sui *corrigenda* sono molto strette. Eventuali modifiche al testo non possono andare ad impattare sulla sostanza del medesimo. Puoi star certo che se così non fosse stato, non solo la Svezia, ma tutti gli Stati Membri, per una questione di principio (e perché dare addosso alla Commissione Europea fa restare giovani) avrebbero bloccato l'intera procedura in men che non si dica. Da quanto ne so io, la posticipazione del voto sugli emendamenti nel comitato ITRE del Parlamento Europeo - a cui mi pare tu ti riferisca - è stata causata dalla richiesta di una minoranza dei membri di tale comitato di tradurre in tutte le lingue ufficiali gli "emendamenti di compromesso [tra i gruppi parlamentari]" i quali (a differenza degli emendamenti presentati dai parlamentari in prima battuta, tutti tradotti) sono solitamente, per ragioni di efficienza e tempo, tradotti in un numero ridotto di lingue. Richiesta formalmente legittima ma forse non necessariamente legata alla sostanza della discussione (si veda http://www.out-law.com/en/articles/2014/march/single-eu-telecoms-vote-delaye...). Comunque, per evitare malintesi, a cosa ti riferisci di preciso?
Io sono abituato a lavorare in inglese/francese ma non capisco come un cittadino europeo il quale non ha la stessa fortuna (e credo ce ne sia ancora qualcuno) possa esercitare il suo diritto fondamentale di accesso ai documenti delle istituzioni dell'UE, se tali documenti sono incorretti o mancanti.
Vedi sopra. I cittadini dell'UE avevano sicuramente accesso alla proposta della Commissione in tutte le lingue a partire dalla data di adozione della proposta, nel settembre 2013. Gli svedesi magari potrebbero mugugnare un po'. ;) Su che basi ha potuto esserci un dibattito pubblico informato se le
traduzioni definitive sono state pubblicate qualche settimana fa ?
Vedi sopra e sotto. Credo che abbiamo un concetto differenti di quali debbano essere le basi per un "dibattito informato".
Mi sembra legittimo pensare che la percentuale di partecipanti ai << two major information events >> di cui parli sia stata leggermente più limitata di quanto avrebbe potuto essere altrimenti. O mi sbaglio ?
Gli eventi a cui mi sono riferito hanno avuto luogo *prima* dell'adozione della proposta da parte della Commissione (sulla questione cronologica spendo qualche parola oltre) dunque la presenza o assenza di traduzioni è irrilevante.
E senza voler infierire, mi permetto di citare il comunicato ufficiale dei membri EFTA dello Spazio economico europeo che, come accennavo precedentemente, saranno interessati dal regolamento pur senza aver la possibilità di votarlo (e che sono quindi particolarmente sensibili al dibattito):
Some of the issues raised in the proposal are rather complex and challenging, both for market players and national authorities. The EEA EFTA States are of the view that the procedure leading up to the presentation of the proposal has *not been sufficiently transparent*, and that *it could benefit from more extensive consultation*. The ambitious time-frame for the processing of the proposal is challenging as the issues at hand are *too important to be concluded with great haste*
Vedi: http://www.efta.int/sites/default/files/documents/eea/eea-efta-comments/2013...
Mi chiedo se il "Sottocomitato II sul libero movimento di capitali e servizi" abbia consultato (e in quali lingue, per quanto tempo, eccetera) i cittadini degli Stati Membri dell'EFTA (Norvegia, Svizzera, Islanda e Liechstentein). Osservo anche che i commenti che citi sono stati trasmessi solo in inglese.
A parte queste osservazioni, che non faccio per meschineria ma perché non amo i due pesi e le due misure, la proposta della Commissione è dell'11 Settembre 2013; l'opinione dell'EFTA del 4 Novembre; dunque l'EFTA ha avuto quasi due mesi per esprimere i propri commenti sulla proposta e trasmetterli al Parlamento e al Consiglio dell'UE. Credo che una lettura dei commenti degli Stati Membri dell'EFTA possano dare una buona indicazione di quali siano i problemi sostanziali (e legittimi, tenendo però conto che stare nell'EFTA e non nell'UE è una scelta libera con conseguenze chiare) di tali Stati, e quanto abbiano a che vedere con le procedure seguite dalla Commissione nell'adottare la proposta Connected Continent. (Hint: sezioni 2, 4 e 7 del documento che hai condiviso)
Mi permetto inoltre di esprimere i miei dubbi a riguardo a come i 600 stakeholders che hanno partecipato al major event di cui sopra abbiano potuto analizzare la proposta il 13 giugno, visto che é stata pubblicata il 14 settembre: sono stakeholders o chiaroveggenti? (perdonami la nota di umorismo, ma anche a Parigi c'é il sole)
Non credo di aver mai scritto che i partecipanti agli eventi in questione (o ad altri anteriori all'adozione della proposta della Commissione) abbiano potuto analizzare la proposta medesima. La Commissione ha preparato un "non paper" con una sintesi dei problemi e varie opzioni per la loro risoluzione, come base di discussione. Non è pratica della Commissione condividere delle "bozze di legislazione" prima dell'adozione vera e propria. Questa è un'abitudine che può piacere o meno, ma va tenuto a mente che tale pratica nasce sia da ragioni di principio (diritto di iniziativa della Commissione) che pragmatiche (molte delle iniziative della Commissione vanno a toccare equilibri di potere politico ed economico spesso 'esplosivi'; essere troppo trasparenti prima dell'adozione di una proposta legislativa può, per assurdo, facilitare le manovre di gruppi di potere esistenti, non già la capacità di intervento dei gruppi / cittadini meno potenti). Per altro, parlando del ruolo dei cittadini europei, il Trattato di Lisbona ha introdotto le cosiddette "ICE" o "Iniziative dei Cittadini Europei", che trasferiscono parte (non tutto!) del potere di iniziativa ai cittadini europei, posto che riescano a raccogliere un milione di firme in almeno 7 Stati Membri dell'UE (per i dettagli vedi http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/basic-facts). Le ICE sono operative dal 2010 se ricordo bene. Non mi risulta che tra le ICE proposte alla Commissione e/o in corso di raccolta firme ce ne sia una sulla network neutrality. Non mi esprimo sull'influenza delle CEO Round Tables perché, come ho detto
non voglio infierire. Mi limito a suggerire agli amanti delle somiglianze peculiari di confrontare l'art 19 della proposta originale (sugli Assures Service Quality connectivity products) e la contribuzione di ETNO al WCIT 2012. Sicuramente le round tables sono state un successo.
Forse non capisco io; ma, secondo te, un'organizzazione che riunisce i più grandi operatori di telecomunicazione attivi nell'Unione Europea non dovrebbe aver avuto alcuna influenza su una proposta legislativa nel settore delle telecomunicazioni? Penso che abbiamo diverse maniera di intendere il processo democratico - che dev'essere inclusivo di *tutti* gli interessi. Non è sempre facile cercare di bilanciarli - anche per questo abbiamo dei rappresentanti eletti direttamente dai cittadini - ma pensare che la Commissione possa fare delle proposte legislative così, nel vuoto pneumatico, è illusorio. La proposta complessiva Connected Continent piace ad ETNO, così come a molte altre parti interessate, per certi aspetti, meno per altri.
Il fatto che i parlamentari di Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Francia, Grecia, Ungheria, *Italia*, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Slovenia e Paesi Bassi,non abbiano analizzato la proposta non mi stupisce affato ; anzi é stata una delle cause del mio sconforto (talmente elevato che mi ha spinto a scrivere un noioso articolo sulla neutralità della rete in una giornata di sole a Parigi)
Bisogna capire se la mancanza di analisi e reazione da parte di alcuni parlamenti nazionali - quelle vetuste entità che si suppone debbano rappresentare i cittadini in democrazia - sia dovuta a (1) scarsa informazione da parte della Commissione Europea, che mi pare sia la tua posizione (e, se così fosse e come penso sia chiaro, personalmente ne dubito); (2) mancanza di tempo da parte dei Parlamentari italiani; (3) mancanza di interesse per quello che succede "a Bruxelles", salvo poi lanciarsi in filippiche interminabili su quanto l'Europa ci stia portando alla rovina e via discorrendo.
Infine, Andrea, sai che apprezzo discutere con te ma non capisco come tu possa dire << attendere fino alla prossima legislatura - tenendo presente che oltre al rinnovo del Parlamento, di fatto si sarebbe dovuto attendere anche il rinnovo dell'attuale Commissione - sarebbe stata una scelta ugualmente criticabile, dato che i problemi affrontati dal pacchetto "Connected Continent" sono di urgente risoluzione >>
Prima di tutto, se i problemi sono di urgente risoluzione (e sono d'accordissimo che lo siano!) perché la proposta é stata presentata a metà settembre 2013, sapendo che la commissione aveva dichiarato il suo impegno a salvaguardare la neutralità della rete nell'aprile 2009 ?! Stiamo parlando di *52 mesi* per preparare il progetto e *7 mesi *per discuterlo ? Alla faccia dell'urgenza! Continuo ad essere piuttosto esterefatto. In tutta sincerità non mi sembra una tempistica << raginevole >>.A mio avviso in democrazia, si fa economia sul lavoro burocratico, non sul dibattito pubblico. Ma spero che tu lo consideri un'opinione personale e non un commento ingeneroso :)
Non sono certissimo a quale dichiarazione tu ti riferisca, perché le date non mi tornano. Se però ti riferisci alla Dichiarazione della Commissione Europea sulla Neutralità della Rete del 18 Dicembre 2009 (vedi http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ%3AC%3A2009%3A308%3A...) credo sarebbe utile riflettere sui seguenti punti: - nel *Novembre 2009*, Parlamento e Consiglio avevano appena finito di approvare la revisione del "Pacchetto Telecom" che risaliva al 2002 (il tutto dopo estenuanti negoziazioni che giunsero, credo per la seconda volta nella storia dell'Unione, alla fantomatica e misteriosa "terza lettura", incubo di tutti gli studenti di diritto europeo e/o candidati ai concorsi da funzionario EU); - durante tali negoziazioni i co-legislatori, ovvero il Parlamento Europeo e il Consiglio dell'Unione Europea, avevano considerato diversi emendamenti volti a "proteggere la neutralità della rete" (secondo la definizione in voga all'epoca, che credo sia cambiata cinque o sei volte nel frattempo) non riuscendo però a trovare un accordo; - tale pacchetto doveva essere trasposto dagli Stati Membri entro il *25 maggio 2011*, cosa che la maggior parte degli Stati Membri hanno fatto (alcuni un po' in affanno, all'ultimo momento e con diverse sbavature che hanno richiesto successivi interventi della Commissione, negoziazioni, correzioni, in un paio di casi minacce di procedure di infrazione eccetera - non farò nomi, tanto è tutto verificabile con dati pubblicamente disponibili); - anche se non è di per sé impossibile (e sono sicuro sia già successo) non è immediato, e richiede valutazioni approfondite di opportunità politica e rispetto del principio di proporzionalità e sussidiarietà, che la Commissione Europea adotti una proposta modificando una legislazione in corso di adozione da parte degli Stati Membri; ciò, specialmente su un punto che era stato già discusso dai co-legislatori senza però trovare un accordo; - in pratica, dunque, fino alla *seconda metà del 2011* (per essere mooooolto ottimisti) le opzioni di natura legislativa erano piuttosto limitate; - nel frattempo, la Commissione ha anche voluto lanciare una serie di consultazioni pubbliche su vari argomenti collegati alla proposta Connected Continent, tra cui la "neutralità della rete"; ha chiesto al BEREC (il "Body of European [Telecommunications] Regulators") di fornire dati precisi circa (tra le altre cose) l'effettivo impatto di eventuali pratiche discriminatorie da parte degli ISP; ha adottato nel 2011 una Comunicazione su "Open Internet and Net Neutrality in Europe" per chiarire la propria posizione; e altro. Per i riferimenti, si veda la mia mail precedente con il riferimento all'Annesso I dell'Impact Assessment della proposta "Connected Continent", nonché http://ec.europa.eu/digital-agenda/en/net-neutrality; - prima di adottare una proposta legislativa, la Commissione deve (oltre a tutte le fasi consultive di cui sopra) preparare un Impact Assessment, lanciare consultazioni interne tra i vari Direttorati-Generali, tradurre i documenti nelle varie lingue dell'Unione eccetera. Questi step - al di là della stesura della proposta vera e propria, che nel caso di una proposta complessa come Connected Continent non è che si prepari in un fine settimana - possono prendere tranquillamente fino a 3 mesi. Tutta 'sta pappardella per dire che forse la proposta si sarebbe potuta adottare un po' prima, ma sinceramente e a mio personalissimo parere, chi parla di proposte legislative da fare nel 2012 o nel 2013 non sta considerando: - la complessità del problema (la "neutralità della rete" fa e deve far parte di una riflessione di più ampia natura sul settore delle telecomunicazioni, della posizione di maggior o minor debolezza relativa dell'industria europea nei confronti del resto del mondo, degli impatti di tale industria su settori a monte e a valle e sulla società nel suo complesso); - la necessità di ottenere informazioni precise e autorevoli sulla natura e la portata del problema che si cerca di risolvere (la Commissione non è Mr Wolf di Pulp Fiction - non è che il primo pincopallo che bussa alla porta, che sia una ONG o un'azienda, ci dice "abbiamo un problema", ci dà un po' di infographics colorate e noi scattiamo al lavoro così, senza far(ci) domande); - la concomitanza di altre attività (per esempio, la trasposizione del pacchetto Telecom del 2009, solo per restare nell'ambito più di competenza di Neelie Kroes) che richiedono risorse, tempo e attenzione. Per questi motivi, mi sento di dire che mettere in contrapposizione "52 mesi per preparare il progetto" e "7 mesi per discuterlo" nel modo in cui fa Luca è un po' semplicistico; se non altro, bisogna considerare che in quei 52 mesi le consultazioni e i dibattiti ci sono stati eccome; e che i 7 mesi di discussione non sono mica un limite massimo: il Parlamento Europeo non ha nessun obbligo di giungere ad una decisione prima delle elezioni di Maggio 2014! Ovviamente la Commissione (come ha ripetuto pubblicamente più e più volte) preferirebbe un'adozione rapida della proposta, ma la decisione alla fine è nelle mani dei co-legislatori dell'Unione (Parlamento e Consiglio). Poi, per tornare all'esempio brasiliano, il dibattito che ha portato al
Marco Civil é durato 4 anni ed é cominciato con il governo precedente : mi sembra che l'attesa non abbia determinato un risultato cosi' catastrofico anzi ha permesso alla società civile di organizzarsi.
L'esperienza brasiliana é esemplare proprio per come é riuscita a coinvolgere la società civile: é una lezione di democrazia con la D maiuscola.
Non amo molto fare paragoni tra paesi / regioni con storie, legislazioni, culture molto differenti. Detto questo, la gestazione del Marco Civil non è stata esente da critiche - ivi compreso il modo in cui le consultazioni pubbliche sono state gestite - e alla fine la Presidente Rousseff ha utilizzato una procedura d'urgenza, di fatto bloccando l'attività parlamentare sino al voto della Camera dei Deputati. Se, per amor di discussione, vogliamo parlare di supposte pressioni sui Parlamenti, non capisco bene perché se lo fa Dilma Rousseff va bene, se lo fa la Commissione Europea è un attentato alla democrazia. (Tradendo il mio voto di non discutere di sostanza su questo argomento, mi domando quanti abbiano ben riflettuto sull'articolo del Marco Civil relativo alla neutralità della rete, secondo il quale "*the agent in charge of transmission, switching and routing is obliged to treat any data packets with isonomy, regardless of content, origin and destination, service, terminal or application [...] discrimination or degradation of traffic will be governed under the exclusive competence of the President of Brazil [...] after consultation with the Brazilian Internet Steering Committee and the National Telecommunications Agency [...] and can only result from technical requirements for the full use of services and applications*" - al di là della centralizzazione nella figura del Presidente del Brasile, oggi Dilma Rousseff, domani chissà, quali sono i "requisiti tecnici" per il "full use" di un servizio come VoIP, video conferenza, IPTV o o telemedicina?). Grazie per la bella discussione e (se avete letto fino a qui!) per la pazienza nel sopportare la mia prolissità. Ciao, Andrea