*Il capitalismo ha armato le macchine contro di noi * /Abbiamo insegnato all’intelligenza artificiale a ucciderci, e così sono nate le armi pienamente autonome. Ora che iniziano a essere schierate sul campo di battaglia, qualcuno muore e qualcun altro ci guadagna. / Dario Bassani Dario Bassani è responsabile editoriale e autore di Lucy sui mondi. Ha scritto su cheFare, NOT, il Tascabile e l’Indice dei Libri del Mese. Su Substack scrivetregua <https://treguanewsletter.substack.com/>, una newsletter indipendente su guerra e pace. Il suo primo libro è/Giocare alla guerra. Come l’industria ludica militarizza le nostre menti/(nottetempo, 2026). /2 luglio 2026/ Un gruppo di Terminator ha ucciso di propria iniziativa degli esseri umani. “Non è una notizia inaspettata”, spiega Mariarosaria Taddeo, professoressa di Etica digitale e Tecnologie della difesa all’Università di Oxford, “e rivela quanto gli Stati e l’industria delle armi abbiano lavorato all’automatizzazione della kill chain”, la catena operativa militare che porta dall’acquisizione dei bersagli alla loro eliminazione. Taddeo commenta un articolo pubblicato dal New Scientist il 10 giugno 2026, intitolato “Dei droni pienamente autonomi hanno ucciso per la prima volta dei soldati umani”. È un annuncio che marca il passaggio dalla fantascienza alla cronaca. Se un tempo la parola Terminator descriveva soltanto dei distopici assassini robot, oggi dà anche il nome a dei dispositivi letali guidati dall’intelligenza artificiale, che si sono librati nei cieli fra Russia e Ucraina. La fonte che ha confermato l’eliminazione di “un paio di soldati russi e un camion” da parte di queste nuove tecnologie è Alexander Kokhanovskyy, un rappresentante dell’industria delle armi ucraina. Kokhanovskyy ha dichiarato che, due anni fa, dieci quadricotteri autonomi prodotti dalla sua azienda hanno partecipato a un test dall’esito letale. Quei velivoli erano stati programmati per volare verso la linea del fronte e poi entrare in “modalità Terminator”, nella quale l’intelligenza artificiale che li manovra “uccide tutto ciò che vede”. Le affermazioni di Kokhanovskyy però hanno suscitato un certo scetticismo tra gli esperti. Taddeo mi mette in guardia: “Queste dichiarazioni potrebbero essere propaganda, un modo per creare deterrenza grazie al racconto di capacità militari che forse non sono tali”. L’Ucraina non ha ancora né confermato né smentito le affermazioni riportate dal New Scientist, dato che le sue stesse leggi vietano l’uso di questi sistemi d’arma nelle ultime fasi dell’intercettazione dei bersagli. Kokhanovskyy tuttavia sostiene che tra il suo governo e l’industria della difesa siano in corso delle discussioni per alleggerire queste regole, e aggiunge che sarebbe favorevole a uno snellimento. Da un punto di vista imprenditoriale non fa una grinza: a nuove armi corrispondono nuovi contratti, che corrispondono a nuovo denaro. Se l’azienda di droni di Kokhanovskyy potesse dimostrare che i suoi velivoli hanno superato sul campo la prova della piena autonomia, sarebbe un’ottima notizia per i suoi affari. Che le prime vittime di robot assassini siano veri cadaveri o fantasmi della propaganda, un fatto però è conclamato: è da più di dieci anni che le armi letali autonome solcano i dibattiti più diversi. Il loro ronzio si è diffuso nei media generalisti a partire dalla ricerca accademica, dai comunicati stampa dell’industria delle armi e dalle discussioni degli organismi sovranazionali. Gli ultimi fatti in Ucraina sono solo l’ultimo episodio di una storia più ampia, in cui queste tecnologie sono state rappresentate sia come indegni ordigni che violano la dignità umana – quando ci si appella alla necessità di vietarle –, sia come nuovi, preziosi strumenti per accaparrarsi uno schiacciante vantaggio militare e proteggere combattenti e civili – se invece se ne sostiene lo sviluppo. [...] continua qui: https://lucysuimondi.com/il-capitalismo-ha-armato-le-macchine-contro-di-noi/