Ciao Giacomo, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> writes:
sono d'accordo con quasi tutto ciò che hai scritto (e forse con tutto ciò che intendevi).
l'importante alla fine è intendersi :-)
Ciò che mi preme chiarire è che nel discutere di investimenti strategici (non tattici) nel software libero, dobbiamo aver ben chiare le finalità per i quali il software libero è nato.
Concordo in pieno. Per capirci, ritengo che le tre modeste proposte che ho cercato di illustrare siano altamente strategiche e perfettamente in linea con quelle finalità. [...]
Una strategia cibernetica europea dovrebbe dunque puntare anzittutto in educazione informatica e sviluppo informatico. Perché abbiamo bisogno di sistemi comprensibili e cittadini in grado di comprenderli.
Nelle tre modeste proposte ho _volutamente_ ignorato l'educazione perché volevo concentrarmi "solo" sugli elementi strategici infrastrutturali. L'educazione è anche più importante, di sicuro, ma non può prescindere dall'analisi dello stato dell'arte dell'infrastruttura per capire cosa non funziona e deve essere migliorato... e per capirlo serve educazione informatica: siamo in un cul-de-sac :-O [...]
On December 23, 2020 11:26:34 AM UTC, Giovanni Biscuolo <giovanni@biscuolo.net> wrote:
[...]
Quindi se storage e computing power non sono gestiti dall'utente significa che sono gestiti da qualcun altro: il suo sistemista...
Questa definizione sposta il problema sulla definizione di utente.
Un cellulare che viene aggiornato senza gestione attiva da parte dell'utente è cloud computing? Un orologio? Un forno?
Mi sono fregato da solo :-D Ovviamente vale l'assunto "in potenza gestibili dall'utente": ovvio che TUTTO in informatica può essere gestito (e lo è al 90%) da terzi e l'utente lascia fare, ma nel "cloud computing" l'utente usa (almeno) "storage" e "computing power" As a Software Subtitute, fino ad arrivare a Infrastucture As a Software Substitute... wow! [...]
Il cloud computing è tale SE E SOLO SE, la gestione fisica del hardware e sistemistica del software è in tutto od in parte delegata a terzi.
Pensavo di avere detto la stessa cosa, 'mo ci siamo capiti :-) [...]
Ma il punto è l'obiettivo da raggiungere è politico e culturale, non tecnico od economico.
L'economia, così come la tecnologia, sono SEMPRE al servizio di una visione politica e culturale.
Sono completamente d'accordo con te, diciamo che AL MASSIMO quello che riesco a fare io (dove "io" è una specie di plurale plebeatis) è dimostrare che tecnicamente, volendo, le cose si possono fare *meglio* togliendo facili alibi a chi sostiene che non si può fare diversamente, politici in primis. [...]
Vogliamo che i nostri figli siano cittadini di serie A in una società cibernetica libera, equa, democratica, plurale?
Allora dobbiamo avere un piano politico e culturale più coraggioso.
Perché secondo te quei tre punti della mia modestissima proposta non sono sufficientemente tecnocivici e ambiziosi? Hai presente cosa significa _praticamente_ la proposta 1.?!? :-O (domanda retorica scusa, hai presente) Riesci a immaginare cosa si riuscirebbe a fare connettendo in una Nuova Internet devices (dai SoC ai server con 128 cores) funzionanti solo con software libero e riproducibile/modificabile da chiunque?!? Mi sembro il George Clooney dei nexiani: "Immagina, puoi". :-D Certo questo NON basta, servono persone che hanno adeguate competenze per farne buon uso, ma _almeno_ potremmo contare su una infrastruttura che consente di costruire quello che dici sotto.
Dobbiamo offrirgli strumenti culturali e tecnici con i quali possano costruire
Sorpresa!.... Ci sono già, almeno quelli tecnici, solo che... non fanno rumore. [...] Ciao, Giovanni. -- Giovanni Biscuolo