[nexa] Tim Wu recensisce Zuboff (NYRB)

J.C. DE MARTIN demartin at polito.it
Sun Mar 22 13:27:33 CET 2020


Grazie molte per le sue riflessioni.

Due ulteriori osservazioni, però questa volta di metodo,
se mi consente di condividere con lei e con tutti
- senza il minimo intento polemico, anzi! -
quel poco di esperienza editoriale che ho.

La prima è che il mio uso della parola "neo" è riferita al contenuto
effettivo della recensione del prof. Wu, non a tutto quello che avrebbe
potuto esserci ma non c'è.

La seconda osservazione, connessa con la prima, è che è perfettamente 
lecito,
anzi, benvenuto, criticare una recensione perché non contiene
elementi o riflessioni a nostro avviso importanti.
Allo stesso tempo però ogni recensione non solo riflette le priorità
e il retroterra della persona che la scrive, priorità che non sono a priori
migliori o peggiori di quelle di chiunque altro, ma a volte deve anche
- è il caso di Wu - restare entro un determinato numero di caratteri,
accentuando ulteriormente il tema delle priorità personali.

La vera risposta, dunque, a una recensione che riteniamo per qualche
motivo limitata temo sia solo una: scrivere la propria.

Grazie ancora!

juan carlos


On 22/03/2020 12:04, Giovanni Biscuolo wrote:
> "J.C. DE MARTIN" <demartin at polito.it> writes:
>
>> Una delle migliori recensioni del libro di Zuboff.
> Grazie! Non ho ancora deciso se è il caso di leggere il libro di Zuboff,
> queste recensioni mi aiutano moltissimo (e mi fanno capire che ci sono
> probabilmente letture migliori :-O )
>
>> L'unico neo di un certo rilievo
> Non è l'unico neo (ce ne sono altri *due*, dopo ci torno)... e non è
> nemmeno un neo ma una gravissima lacuna, che mi fa persino infuriare da
> quanto è palese
>
>> è che ignora che il "dossieraggio" aveva un cospicuo valore economico
>> già a partire dagli anni '60 nell'ambito del "credit scoring"
>> (v. Frank Pasquale) e forse anche in altri ambiti.
> Grazie di averlo evidenziato perché troppi in occidente fanno la parte
> del cervo che fa notare all'alce (la Cina) quanto sia cornuta
>
> Io sono *offeso* nel constatare che Tim Wu (e Zuboff?) ignora bellamente
> due "vicenducole" passate alla storia come Echelon e le sue evoluzioni
> rivelate da Snowden nel DataGate: senza l'analisi di quei _fatti_ manca
> un pezzo fondamentale nella storia dell'evoluzione (anche) del
> capitalismo degli ultimi 30/40 anni, e il fatto che a coordinare quelle
> operazioni ci siano i "Five Eyes" vorrà pur dire qualcosa in merito... o
> no?
>
>> https://www.nybooks.com/articles/2020/04/09/bigger-brother-surveillance-capitalism/
>>
>>
>>      Bigger Brother
>>
>> Tim Wu <https://www.nybooks.com/contributors/tim-wu/>
>> April 9, 2020 Issue <https://www.nybooks.com/issues/2020/04/09/>
> [...]
>
> Secondo neo:
>
> --8<---------------cut here---------------start------------->8---
>
> Zuboff, in contrast, sees Silicon Valley’s project of behavioral
> observation in the service of behavior control as lacking an interest in
> human happiness (other than as a means); its goal is profit. That’s why
> Zuboff calls it “surveillance capitalism.” If “industrial capitalism
> depended upon the exploitation and control of nature,” then surveillance
> capitalism, she writes, “depends instead upon the exploitation and
> control of human nature.” The term refers to the idea, just described,
> that we spend our days under constant surveillance, motivated by the
> offer of small rewards and punishments—radical behavioralism made flesh.
>
> --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
>
> Quindi, se non intepreto male quanto letto qui e in altre recensioni,
> Zuboff sostiene che il tutto si basa sulla "behavioral psycology",
> ovvero sostanzialmente sulle teorie di B. F. Skinner: e se fossero
> sbagliate?!? :-) Non è un'ipotesi poi così peregrina visto che già negli
> anni '60 Noam Chomsky [1] aveva battezzato questo approccio come
> "scientismo", per nulla scientifico (ci sarebbero anche
> interessantissime considerazioni filosofiche da fare IMHO).
>
> Non va inoltre dimenticato che proprio la psicologia è tra quelle
> maggiormante in preda alla "replication crisis" [2]: «The consequence is
> that some areas of psychology once considered solid, such as social
> priming, have come under increased scrutiny due to failed replications.»
>
> Ciò non toglie che è molto probabile che Google, Facebook e compagnia
> cantante stiano facendo tutto questo _anche_ per mettere in pratica
> quelle vecchie teorie scientiste in forte odore di essere presto
> scartate come stupidaggini... ops! :-D
>
>
> Terzo neo:
>
> --8<---------------cut here---------------start------------->8---
>
> That’s why we must dare to say what would sound like blasphemy in
> another age. It may be that a little less knowledge is what will keep us
> free.
>
> --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
>
> ma neanche per idea, che sciocchezza è questa?
>
> Di conoscenza ce ne vuole "di più, di più, di più" [3]
>
> Bisogna saperlo che è tecnicamente fattibile una applicazione che
> registri *qualsiasi* dato dei propri utenti - dalla geolocazione ai
> battiti cardiaci [4] - senza condividerli forzatamente con altri e
> permettendoci di condividerli _selettivamente_ con coloro che decidiamo
> noi... oppure vogliamo _fare finta_ che l'attuale funzionamento della
> tecnologia digitale è il frutto di una qualche imperscrutabile legge di
> natura che non permette di fare in altro modo?
>
>
> Saluti, Giovanni
>
>
>
> [1] https://en.wikipedia.org/wiki/B._F._Skinner#Criticism
>
> [2] https://en.wikipedia.org/wiki/Replication_crisis#In_psychology
>
> [3] "Almeno tu nell'universo", Bruno Lauzi
>
> [4] esempio di raccolta (carente) di dati medici: https://f-droid.org/it/packages/org.paladyn.mediclog/
>



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