[nexa] (no subject)

Giuseppe Attardi attardi at di.unipi.it
Thu Mar 19 13:28:32 CET 2020


Si potrebbe fare molto se avessimo investito in infrastrutture pubbliche e in particolare cloud.

Mi sono impegnato per 4,5 anni in questa direzione, come coordinatore della divisione cloud del GARR.
Abbiamo creato una cloud per la ricerca italiana (http://cloud.garr.it <http://cloud.garr.it/>), interamente basata su strumenti OpenSource: OpenStack e Kubernetes.

Anche con caratteristiche originali, tra cui un servizio che abbiamo chiamato DaaS (Depolyment as a Service), che consente di fare deployment di applicazioni su cloud mi forma automatica, in self-service, scegliendo da un lista di applicazioni predisposte.
Qui ci son dei video che illustrano il meccanismo:

	https://cloud.garr.it/doc/videos/

Una delle applicazioni è proprio Moodle. Con pochi click un utente può direttamente creare la propria istanza di server Moodle che poi gestisce e amministra come vuole.
Viene usato per creare dozzine di istanze, ad esempio per gestire le Olimpiadi di Statistica dell’IStituto Nzionale di Statistica, oppure quando facciamo corsi per amministratori di Moodle.
Potremmo quindi creare in pochi minuti un Moodle per ciascuna scuola.

Un altro servizio che abbiamo attivato è il Workplace GARR, una piattaforma collaborativa per gestire documenti e progetti online, basata sul sw OpenSource OnlyOffice, che gestisce documenti in vari formati, inclusa completa compatibilità con Open Office.

Ma i miei sforzi sono caduti nel vuoto, perché a nessuno sembrava interessare una piattaforma di servizi cloud nostra, aperta e dedicata a università e ricerca.
Le università hanno preferito rivolgersi a Google e Microsoft, lavandosene le mani.

Non voglio qui stare a discutere i motivi di queste scelte.
Sta di fatto che noi avevamo dimostrato che una strada diversa era possible, realizzando servizi di alta qualità, rispondenti alle esigenze degli utenti, a fronte di investimenti ridotti, investendo pesantemente in tecniche di automazione, che ci consentivano di gestire il tutto con pochissimo personale.
BTW: la nostra soluzione è stata copiata da i due fornitori di SPC Cloud: Tim e DXC.

Ma a settembre ho dovuto prendere atto che a nessuno interessava ciò che stavano facendo, compresi i diretti destinatari.
Avevo chiesto un segnale di interesse, indicando un piano di investimenti dai costi limitati, ma necessario per aggiornare l’infrastruttura e farla crescere e consolidare.
Ma l’INFN ha dichiarato di volersi fare una propria cloud, l’INAF, che a loro il cloud non serve (anche se usano Google Cloud), mentre il CNR e le Università hanno nicchiato.

La conclusione sono state le mie dimissioni e un’occasione persa per la ricerca italiana di avere una infrastruttura cloud a sua disposizione.
Ora che tutti si sono abituati a Google Suite o Microsoft Team, è impossible tornare indietro.

— Beppe


> On 19 Mar 2020, at 08:14, nexa-request at server-nexa.polito.it wrote:
> 
> From: Giacomo Tesio <giacomo at tesio.it <mailto:giacomo at tesio.it>>
> To: nexa at server-nexa.polito.it <mailto:nexa at server-nexa.polito.it>
> Subject: [nexa] (no subject)
> Message-ID:
> 	<CAHL7psHq51xMW71Sd=t+bDTGY7+ZOcqBUOS5CP09pMJM200utw at mail.gmail.com <mailto:CAHL7psHq51xMW71Sd=t+bDTGY7+ZOcqBUOS5CP09pMJM200utw at mail.gmail.com>>
> Content-Type: text/plain; charset="UTF-8"
> 
> http://www.paolomauri.it/come-i-francesi/ <http://www.paolomauri.it/come-i-francesi/>
> 
> [...]
> 
> Allora vado ad approfondire e mi imbatto in un tweet del
> corrispondente francese del ministero dell’innovazione che mi rimanda
> ad una pagina in cui ricorda ai dipendenti pubblici che hanno a
> disposizione due strumenti utili per il lavoro a distanza:
> 
>    una chat dedicata ai dipendenti statali: Tchat basata sul software
> libero Riot
>    una videoconferenza dedicata ai dipendenti statali, basata sul
> software libero Jitsi
> 
> E allora il mio pensiero va a quello che propone il nostro ministero
> dell’istruzione: una pagina in cui ha raccolto varie idee di soluzioni
> di didattica a distanza in cui per esempio compaiono i due soliti noti
> e manca la piattaforma per eccellenza nella formazione a distanza:
> Moodle
> 
> Moodle ha alle spalle una ricchissima comunità, permette di creare e
> di gestire corsi di tutti i tipi con gli strumenti utili per le
> attività di didattica a distanza. È utilizzato da molte scuole
> superiori, da università in Italia e nel mondo. La rivista Bricks ha
> dedicato un numero intero per raccontare esperienze fatte con Moodle.
> 
> Non inserire Moodle, e anche altri servizi liberi utilizzabili nella
> didattica a distanza, tra le risorse a disposizione delle scuole mi
> sembra un errore enorme.
> 
> Andando a raccattare risorse gratuite prese dalle aziende è un po’
> come se lo stato rinunciasse a costruirsi le scuole, le caserme, gli
> uffici centrali e periferici e invece preferisse utilizzare in
> comodato tutto in blocco da privati.
> 
> L’emergenza di questi giorni ha evidenziato, se ancora ce ne fosse
> stato bisogno, che l’infrastruttura digitale è fondamentale per la
> crescita e il progresso di un paese, e non mi sembra una buona idea
> non dedicarci la progettualità, le risorse e l’impegno necessari senza
> affidarsi a soluzioni chiavi in mano di aziende ma facendo ricorso a
> strumenti liberi, per costruire servizi per il cittadino, liberi da
> logiche commerciali.
> _____
> 
> Fantastiche parole di Paolo Mauri.
> 
> Le sottoscrivo pienamente.
> 
> E' possibile. Se lo fanno i francesi, possiamo farlo anche noi.
> 
> 
> Giacomo
> 

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