[nexa] Modelli economici x il trasporto digitale

Giovanni Biscuolo g at xelera.eu
Sat Mar 7 17:16:33 CET 2020


Buongiorno Dino,

grazie mille per il suo intervento!

da osservatore informato sui fatti [1] e "praticone" di cittadinanza
digitale mi permetto un commento

"Ing. Dino Bortolotto" <d.bortolotto at infotechsrl.it> writes:

[...]

> Ho scorto diversi scambi riguardanti la diatriba tra infrastruttura in 
> mano ai privati e infrastruttura in mano pubblica

ultimo dei quali il thread "Critica della rete pura..." [2] (lo annoto
per collegare i due thread)

> , come se queste 
> fossero le uniche due opzioni sul terreno,  entrambe partono dal 
> presupposto che le infrastrutture debbano essere gestite, pianificate, 
> finanziate SOLO ed esclusivamente in modo centralizzato.

a me non piace la contrapposizione pubblico/privato, parlerei piuttosto
di bene comune contro bene *privatizzato*; sono convinto che il privato
_debba_ partecipare alla costruzione e mantenimento di un bene comune,
ma questo può funzionare _solo_ se il mercato di quel bene _non_
persegue nemmeno lontanamente la massimizzazione del profitto (il
mercato capitalistico lo fa)

[...]

> Perché dico tutto questo? perché il vero ostacolo  all'espansione di una 
> infrastruttura che abbia tempi e servizi dettati dal territorio e non da 
> ritorni finanziari ai soggetti centralizzati è collegato prima ancora 
> che all'uso di denaro pubblico a soggetti privati tanto maggiore quanto 
> maggiore è la dimensione del soggetto 

non ho capito bene la frase: qual'è il vero ostacolo?

> (che faccio MOLTA fatica a far 
> conciliare con il concetto secondo il quale l'incremento di dimensione 
> dell'azienda DETERMINEREBBE anche l'incremento di efficienza) ...ma è 
> collegato all'utilizzo esclusivo (e quindi discriminatorio) di beni 
> collettivi territoriali come ad esempio lo spettro elettromagnetico
> ...

io ritengo che anche il suolo sia un bene collettivo territoriale e che
le infrastrutture costruite su tale bene collettivo _debbano_ essere
_alienate_ all'uso esclusivo; oggi io non vedo altra maniera che
nazionalizzare l'infrastruttura, semplicemente perché oggi al privato
non è dato di stare sul mercato se non produce un ROI significativo: in
altre parole non esiste nessun privato al mondo che si può permettere
"il lusso" di gestire una infrastruttuta come bene comune (a meno che il
privato abbia delle sostanziali "spintarelle" dal pubblico, in una sorta
di scaricabarile alquanto furbesco dei rischi di impresa)

> come dire che al paese X servirebbe un ponte (bene collettivo) e lo 
> stato però effettua una gara che garantisce al soggetto Y l'esclusiva di 
> costruire i ponti ovunque in Italia ma lascia libero  Y (nei fatti) di 
> decidere se costruire o meno il ponte nel paese X .

come dire che al paese X servono le autostrade (bene collettivo?!?) e lo
stato però effettua una gara che garantisce al soggetto Y l'esclusiva di
(costruire e) manutenere autostrade ovunque in Italia ma lascia libero Y
(nei fatti) di decidere se costruire o manutenere l'autostrada nel paese
X... mi ricorda qualcosa...

io aggiungerei: come dire che il paese X fa finta che l'autostrada è un
bene _qualsiasi_, prima o poi succede un grave disatro... e nel
frattempo sono state _distratte_ quantità notevoli di risorse economiche
verso soggetti che le hanno usate per fare altro :-O

> Non sarebbe forse MOLTO più LIBERALE e da VERO LIBERO MERCATO e molto 
> meno da capitalismo truccato che fosse il paese X a decidere se e quando 
> costruire un ponte sul suo territorio e chi incaricare della 
> costruzione?

certo che lo sarebbe, purché non ci sia nemmeno da iniziare a discutere
che grazie alla costruzione del ponte il soggetto Y ha diritto di
esclusiva per X anni sulla gestione/manutenzione del ponte, compreso il
diritto di riscuotere le gabelle per il transito e di decidere se è il
caso di manutenerlo o meno

> specie se oggi con l'evoluzione tecnologica non serve una 
> azienda con 500 dipendenti per costruire l'infrastruttura ma un singolo 
> individuo tecnicamente preparato?

in questo contesto stiamo parlando di rete in fibra?

[...]

> Perché non si fa? semplice perché dopo 30 anni che frequento questo 
> settore (da dipendente, consulente, imprenditore) una cosa l'ho capita  
> e cioè che alle grandi/grandissime  aziende PRIMA ANCORA dei profitti 
> e/o dei ricavi interessa il CONTROLLO TOTALE del mercato e potersi 
> assicurare che non nascano competitori.

io ritengo che diverse categorie di beni e servizi comuni - dalla difesa
agli acquedotti, passando per la rete TLC - dovrebbero essere _escluse_
dalla competizione di mercato, per il semplice motivo che il mercato di
tali beni e servizi tende _per_sua_natura_ ad essere
esclusivo/monopolistico.

in altre parole, i diritti di esclusiva nuocciono gravemente alla salute
del mercato [3], digli di smettere :-) 

salvaguardiamo i beni comuni cooperando, _non_ competendo.

[...]

grazie ancora e cordiali saluti, Giovanni



[1] non sono un esperto di TLC, tanto meno un economista, però sono un
sistemista e conosco discretamente bene come funziona Internet.

[2] http://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2020-March/016929.htm
Message-ID: <VI1PR0502MB3838C2911611D895CEE17DC0EFE20 at VI1PR0502MB3838.eurprd05.prod.outlook.com>

[3] io trovo che _non_ sia un caso che espansione scriteriata di
copyright/brevetti sia coincisa con l'espansione delle privatizzazioni

-- 
Giovanni Biscuolo

Xelera IT Infrastructures
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