[nexa] Modelli economici x il trasporto digitale

cristina cristina at cossuavv.191.it
Fri Mar 6 17:51:30 CET 2020


Molto chiaro.Grazie per aver condiviso le Sue considerazioni ed esperienze..e di aver offerto importanti spunti di riflessione.Cordialmente.C


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-------- Messaggio originale --------Da: "Ing. Dino Bortolotto" <d.bortolotto at infotechsrl.it> Data: 06/03/20  16:19  (GMT+01:00) A: Nexa <nexa at server-nexa.polito.it> Oggetto: [nexa] Modelli economici x il trasporto digitale 

    Salve,

      è molto che leggo questa interessante ed utile mailing list ma è
      la prima volta che scrivo quindi è opportuno che mi presenti, sono
      il presidente di Assoprovider la più numerosa associazione
      italiana di fornitori di accessi a reti di trasporto digitale e
      cioè di PMI delle TLC  totalmente italiane e soprattutto
      totalmente auto-finanziate.

      

      Ho scorto diversi scambi riguardanti la diatriba tra
      infrastruttura in mano ai privati e infrastruttura in mano
      pubblica, come se queste fossero le uniche due opzioni sul
      terreno,  entrambe partono dal presupposto che le infrastrutture
      debbano essere gestite, pianificate, finanziate SOLO ed
      esclusivamente in modo centralizzato.

      

      Peccato che si tratti di beni/erogati in modo geograficamente
        distribuito perché le utenze sono geograficamente
        distribuite e che di conseguenza debbano essere realizzati
      facendo uso di risorse geograficamente distribuite
      (attraversamento di spazi fisici, utilizzo di porzioni dello
      spettro elettromagnetico) ... e quindi con le infrastrutture, la
      produzione  NON PUO' ESSERE DELOCALIZZATA, l'infrastruttura
      va costruita li dove si trova l'utilizzatore(ed il grosso
      dell'investimento è spesso in strutture EDILI costruite sul
      territorio dell'utente)

      

      Non saremmo ancora qui a parlare di digital divide da 20 anni se
      tutto fosse risolvibile a livello centralizzato.

      

      Fortunatamente per i cittadini non esiste un solo modello di
      infrastrutturazione  (centralizzato) dove vi sia da decidere solo
      chi sia il proprietario (pubblico o privato) ma esistono modelli
      distribuiti di realizzazione delle infrastrutture  che variano in
      funzione della densità di utenza ( o concentrazione geografica di
      utenze) cosi accade che se si abbandona l'ideologia centralistica
      (dominante e funzionale solo ad una certo tipo di finanza) e si
      scende sul campo si scopre che il medesimo servizio alle medesime
      condizioni economiche è erogato in una zona digital divisa da un
      soggetto che però ha caratteristiche economiche/organizzative
      totalmente diverse dai soggetti che da 20 non battono chiodo in
      quella stessa zona. 

      

      Non è quindi di un futuro sogno utopico che sto parlando  ma di
      una realtà che in Italia è rappresentata da circa 1000 imprese che
      attuano questo modello e danno il proprio servizio di connettività
      a circa 3 milioni di italiani e lo fanno con la MEDESIMA QUALITA'
      tecnologica delle big telco (scavano,  posano ed accendono fibra,
      posano tralicci ed accendono base station) ed anche il resto
      dell'Europa è piena di soggetti con le MEDESIME caratteristiche e
      che NON sono una big telco ne necessitano in alcun modo di essere
      una big telco per erogare un servizio di trasporto di altissimo
      livello.

      

      Perché dico tutto questo? perché il vero ostacolo  all'espansione
      di una infrastruttura che abbia tempi e servizi dettati dal
      territorio e non da ritorni finanziari ai soggetti centralizzati è
      collegato prima ancora che all'uso di denaro pubblico a soggetti
      privati tanto maggiore quanto maggiore è la dimensione del
      soggetto  (che faccio MOLTA fatica a far conciliare con il
      concetto secondo il quale l'incremento di dimensione dell'azienda
      DETERMINEREBBE anche l'incremento di efficienza) ...ma è collegato
      all'utilizzo esclusivo (e quindi discriminatorio) di beni
      collettivi territoriali come ad esempio lo spettro
      elettromagnetico ... 

      

      come dire che al paese X servirebbe un ponte (bene collettivo) e
      lo stato però effettua una gara che garantisce al soggetto Y
      l'esclusiva di costruire i ponti ovunque in Italia ma lascia
      libero  Y (nei fatti) di decidere se costruire o meno il ponte nel
      paese X .

      

      Non sarebbe forse MOLTO più LIBERALE e da VERO LIBERO MERCATO e
      molto meno da capitalismo truccato che fosse il paese X a decidere
      se e quando costruire un ponte sul suo territorio e chi incaricare
      della costruzione? specie se oggi con l'evoluzione tecnologica non
      serve una azienda con 500 dipendenti per costruire
      l'infrastruttura ma un singolo individuo tecnicamente preparato?

      

      Lo stato italiano ha fatto una gara per l'assegnazione delle
      frequenze denominate 5G e l'assegnazione è stata ovviamente di
      tipo esclusivo sull'intero territorio Italiano ... pensate
      veramente che un qualsiasi operatore big telco andrà mai a
      piazzare una cella 5G in un paese con meno di 1000 abitanti? (in
      italia sono circa 2000 e quelli sotto i 2000 abitanti sono circa
      6000)

      

      Non lo farà mai perché il modello di costi di una big telco
      implica che quella cella NON RITORNERA' mai dei costi sostenuti
      per gli apparati e per la gestione (CAPEX+OPEX), ma fortunatamente
      esistono soggetti italiani in grado di attivare celle che offrono
      i medesimi servizi con un profilo costi (CAPEX+OPEX) che possono
      arrivare ad essere un decimo di quelli della Big Telco ed il cui
      unico OSTACOLO è l'accesso a quelle frequenze in quel territorio.

    
    La gara per l'assegnazione delle frequenze 5G avrebbe anche
      previsto il principio "use it, lease it, loose it" (peccato che
      come al solito si sia enunciato il principio ma poi non si siano
      dettate le regole per applicarlo) il principio sostiene che un
      assegnatario se non utilizza le frequenze su di un territorio o le
      affitta oppure le perde. 

    
    Tutto ciò determina maggiori costi per lo Stato? NO

      Tutto ciò determina una perdita economica  per la Big Telco?NO,
      perchè l'operatore conduttore sarebbe ben disposto a pagare alla
      big Telco il costo di assegnazione delle frequenze ... circa 2
      euro/abitante/anno e quindi per la Big Telco saremmo in presenza
      addirittura della riduzione del costo di accesso alle frequenze
      ... della cui esosità da esse stesse determinata  si lamentano in
      continuazione nel tentativo di vedersi ritornare in modo diretto
      od indiretto dallo stato parte degli importi di gara (in gara dico
      che sono disposto a pagare 100 cosi tutti gli altri soccombono ma
      poi a gara finita pretendo di pagarne solo 50 perché altrimenti
      fallisco e sarebbe un problema per il paese se ciò accadesse)

      

      Perché non si fa? semplice perché dopo 30 anni che frequento
      questo settore (da dipendente, consulente, imprenditore) una cosa
      l'ho capita  e cioè che alle grandi/grandissime  aziende PRIMA
      ANCORA dei profitti e/o dei ricavi interessa il CONTROLLO TOTALE 
      del mercato e potersi assicurare che non nascano competitori. 

      

      Saluti

      Dino Bortolotto

    
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